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I fatti, i personaggi ed i protagonisti delle ultime ore. Per capire cosa ci attende nella giornata di martedì 1 settembre 2026.
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DARIO FRANCESCHINI e MICHELA DI BIASE
La scelta dei tempi, la cura nelle parole: arriva un momento in cui la politica smette di essere teatro e diventa, semplicemente, vita. È quello che è accaduto nell’intervista che Dario Franceschini ha dato nelle ore scorse all’inviato Fabrizio Roncone sul Corriere della Sera. Ha scelto, nel momento giusto e con le parole più adatte, di raccontare, senza reticenze, che dal 2020 convive con il Parkinson.
Non lo ha fatto per commuovere, non lo ha fatto per calcolo: lo ha fatto, spiega, perché altri malati escano dalla penombra. Tutto lui, con la sua cifra e la sua coerenza: ha scelto di mettere sotti i riflettori la sua fragilità per farne servizio pubblico e non invece una merce da spendere sul mercato elettorale.
Franceschini è sempre stato l’uomo delle mediazioni notturne, il democristiano che sopravvive a ogni naufragio di Partito cambiando barca ma non stile. E nemmeno la rotta. Con la sua intervista (grazie anche alla delicatezza nello scrivere di una grande penna come quella di Roncone) ora si scopre che sotto la compostezza c’è un uomo che trascina i piedi, che fatica ad allacciarsi un bottone e che proprio per questo ha smesso di temere i retroscena che un tempo lo facevano infuriare.
Il coraggio di non recitare la parte del malato
La malattia, dice, gli ha tolto l’ossessione della performance e restituito il senso della misura. Il lato positivo anche nella più grande sofferenza: solo ai grandi ottimisti è concesso. O agli uomini di fede (il che rendeva Wojtyla estremamente pericoloso agli occhi del Kgb).
Accanto a lui, Michela Di Biase porta i fichi appena colti e un’allegria che non è ingenuità: è «fil di ferro» travestito da dolcezza. Entra in scena e con lei entra la parte spesso più dimenticata della storia: quella di chi sostiene senza esibirsi. Anche per lei poteva essere moneta elettorale: mai, per cinque anni, nemmeno un accenno. Ha fatto quello che tantissime donne vivono sulla propria pelle: assistito, incoraggiato, architrave della vita dei compagni con la loro sola presenza.
È proprio questo a restituire finalmente alla dimensione umana due personaggi che sono sempre stati letti solo alla luce dei riflettori della politica. Una confessione comune a quella vissuta ogni giorno da migliaia di pazienti: che la vivono con dolore, senso di colpa, paura per ciò che accadrà. Ma il racconto di Dario Franceschini è un modo per dire che si può e si deve resistere, andare avanti sfruttando ogni onda, senza averne vergogna. A viso aperto.
Onestà, non spettacolo.
RICCARDO MASTRANGELI
Il 7 ottobre, alle 12.25, doveva scattare un martelletto. Sul lotto 2, quello con dentro la scuola Pietrobono di Frosinone e cinquecento studenti. Quella lancetta, per ora, si è fermata: a fermarla è stato un sindaco con la sua ostinazione. A febbraio Riccardo Mastrangeli aveva perso. Ad aprile pure. Raramente nella politica italiana c’è chi è disposto a scommettere su un terzo schiaffo giudiziario: in genere si preferisce lavorare ad una transazione, limitare i danni. Il sindaco di Frosinone ha detto no: scegliendo di sfidare a viso aperto i mulini a vento della burocrazia italiana. Novello don Chisciotte. Ha avuto ragione.
Da gennaio Riccardo Mastrangeli rincorre un procedimento che vuole mettere all’asta la scuola Pietrobono, con 500 ragazzini dentro. Per essere chiari: una scuola costruita da zero dal Comune, edificio nato per essere scuola, che per tutta la sua esistenza è sempre stato una scuola pubblica. Perché è finito al centro di una procedura esecutiva?
L’iter dell’esproprio non è stato perfezionato: non si trovano le carte dell’ultimo passaggio. Formalmente quel terreno è ancora del vecchio proprietario al quale il Comune lo aveva espropriato. E c’è chi è andato da lui a battere cassa. (Leggi qui: Pietrobono, il Collegio ribalta il verdetto: asta sospesa).
Testardo, non vinto
Il sindaco ha messo in campo le evidenze: è un’opera pubblica della città. Da sempre. Ma la legge non ammette eccezioni. Il Comune ha perso due round, uno a febbraio e uno ad aprile, con due giudici diversi che gli hanno detto la stessa cosa: tutto ciò che è stato fatto dopo per regolarizzare le carte non basta, perché i creditori restano. Un sindaco più ragionevole avrebbe forse accettato il verdetto e cercato un’altra sede per la scuola. Forse avrebbe mediato una soluzione. Mastrangeli no: ha depositato un nuovo atto, diverso dal primo, ed ha aspettato che arrivasse un Collegio a leggere la stessa norma con occhi diversi.
Ora quel Collegio gli ha dato ragione, sospendendo l’asta fissata per il 7 ottobre. Non è un trionfo, sia chiaro: la materia resta «assai dibattuta e controversa», dicono gli stessi giudici, e la partita di merito è ancora tutta da giocare. I ventisei che bussano al vecchio proprietario, dal fallimento Mancini alle società di recupero crediti, non sembrano intenzionati a fermarsi qui.
Eppure c’è qualcosa di istruttivo in questa pervicacia amministrativa: mentre altrove un Comune avrebbe forse gestito la sconfitta con un comunicato e un trasloco o una transazione, a Frosinone si è scelto di giocare la partita fino in fondo, riga per riga del Codice civile. Che sia calcolo politico, senso del dovere o semplice tigna ciociara, poco importa: il risultato, per ora, è che la scuola resta dov’è.
L’arte di non mollare mai.
ENRICO COPPOTELLI
Il Lazio ha il tasso di climatizzazione scolastica più basso d’Italia: 1,6%. Il Segretario Generale Cisl del Lazio Enrico Coppotelli ha fatto il conto che alla Regione, evidentemente, non tornava: a 19 studenti su 20 manca un’aula fresca. Settembre è appena arrivato, i registri sono ancora chiusi ma Coppotelli ha già in mano il termometro: chiede un incontro urgente al presidente della Regione Francesco Rocca.
Lo fa per evitare che il Lazio scopra l’emergenza quando i bambini svengono nei banchi. Il dato che porta sul tavolo è da vertigine: appena l’1,6% degli edifici scolastici laziali ha un impianto di climatizzazione. Un numero che racconta decenni di manutenzione rimandata, resi evidenti da un’estate anomala.
Coppotelli vede il caldo prima che arrivi in classe
Coppotelli, insieme al collega Michele Sorge della Cisl Scuola, non si limita a fotografare il disastro: lo colloca dentro un problema strutturale, quello di un sistema scolastico costruito per un clima che non esiste più.
La mossa è tanto ovvia quanto, curiosamente, rara: chiedere di intervenire prima che gli studenti tornino tra i banchi, non dopo il primo malore da caldo raccontato dai telegiornali. Il rischio è quello di conquistarsi l’etichetta degli allarmisti, quelli che esagerano ogni più piccolo segnale pur di ottenere attenzione. Un rischio che la Cisl ha accettato di correre: meglio mettere in sicurezza i ragazzi da un clima ormai fuori controllo.
La storia degli annunci pre-settembre, in Italia, non è mai stata generosa di seguiti concreti. Coppotelli si è assunto l’onere.
Previdente, per ora.
FLOP
ACHILLE MIGLIORELLI
Cene organizzate e poi sconfessate, tentativi di allargare il campo che sconfessano ciò che era stato deciso in precedenza, soprattutto una totale assenza di iniziative. Come se il terrore fosse quello di lasciarci le impronte digitali e poter essere accusati quando la campagna elettorale sarà finita ed il risultato non dovesse essere quello sperato. È quello che emerge dalle continue conferme con cui il Partito Democratico, sente il bisogno di certificare che il suo candidato sindaco per il 2027 è Angelo Pizzutelli. Prima Francesco De Angelis, poi il segretario provinciale Achille Migliorelli. Come se la candidatura, pur proclamata «all’unanimità», avesse bisogno di un tagliando ogni settimana per non guastarsi.
Nel frattempo, chi dovrebbe far correre quella candidatura resta immobile. Il circolo di Frosinone non organizza, non accompagna, non mobilita: nessuna iniziativa, nessuna operazione di sostegno comunicativo, nessuna macchina organizzativa messa in moto, mentre alle urne mancano meno di nove mesi. Pizzutelli fa opposizione in solitaria, «senza un partito che lo accompagni». (Leggi qui: Frosinone ’27, Nuovo Cinema Pd: Chi ha paura di Angelo Pizzutelli candidato?).
Il PD di Frosinone cerca un colpevole. Ce l’ha già in casa
Ed è qui che affiora il vero problema: invece di guardare in faccia questa assenza, dentro i Dem si preferisce cercarne il colpevole. Un capro espiatorio comodo, un pretesto su cui scaricare la responsabilità di un ritardo che ha una sola vera origine: l’inerzia di tutta la squadra. Più facile discutere di correnti e responsabilità individuali che ammettere di non aver organizzato una sola iniziativa a sostegno di Angelo Pizzutelli durante un’intera estate. Non un solo invito alla mobilitazione. Nemmeno un tema identitario.
Nel frattempo il PSI di Vincenzo Iacovissi lancia le sue primarie delle idee, isolato ma almeno in movimento. E il sindaco uscente Riccardo Mastrangeli corre, letteralmente e politicamente, mentre il centrosinistra discute di chi guidi il pullman senza aver ancora acceso il motore.
Il colpevole è in casa.
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