Non voleva chiudere la discussione: puntava ad aprirla. Apparenza e sostanza. In apparenza il sindaco di Alatri Maurizio Cianfrocca voleva chiudere una fase, raccontare i suoi risultati, lasciare spazio poi al dibattito politico per decidere chi prenderà il suo posto dal momento che nei mesi scorsi ha ufficializzato la sua indisponibilità ad un mandato bis. Invece ha scatenato una doppia reazione. (Leggi qui: Cianfrocca chiude con il suo bilancio. Il centrodestra, sul dopo resta in silenzio).
Da un lato Dario Ceci, portavoce di Patto Civico cioè il Gruppo che ne aveva sostenuto la candidatura me non era riuscito ad eleggere Consiglieri; dopo quattro anni di critiche fatte dall’esterno, nei mei scorsi due Consiglieri usciti dalla maggioranza hanno aderito alla formazione di Ceci. Che ora esprime due persone, reclama un assessorato e di fronte al no della maggioranza ha ripreso a criticare. Oggi Dario Ceci boccia senza appello i quasi cinque anni di governo cittadino. (Leggi qui).
Dall’altro, il coordinatore di Forza Italia Bruno Addesse ha risposto con durezza al consigliere di opposizione Matteo Recchia (Pd), chiudendo almeno per ora il terzo round del confronto a distanza tra centrodestra e centrosinistra. (Leggi qui).
Patto Civico: «Cianfrocca parla da solo»
La critica di Ceci parte da un’osservazione di metodo prima ancora che di merito: «Un’amministrazione comunale non è un’esperienza personale del sindaco. È il risultato di un’attività che dovrebbe essere collegiale. Eppure Cianfrocca parla ancora una volta da solo: nessun assessore al suo fianco, nessun consigliere delegato, nessuna voce della maggioranza chiamata a condividere responsabilità , risultati e prospettive».
Per Ceci questo non è un dettaglio formale ma la fotografia di un isolamento politico reale: «È la fotografia del suo progressivo isolamento politico e di una maggioranza che formalmente continua a sostenerlo ma che nei fatti guarda già altrove». E c’è un’incongruenza che Ceci non manca di sottolineare: «Nell’attuale Giunta siede ancora il vicesindaco Roberto Addesse (Lega), lo stesso che ha ormai annunciato pubblicamente la propria intenzione di candidarsi a sindaco, scalzando così l’uomo che oggi lo tiene al proprio fianco».
Ineccepibile. Ma il ragionamento fa una grinza. E cioè: Cianfrocca ha detto con chiarezza che non intende ricandidarsi. Logico che il suo vice, nonché responsabile dei Lavori Pubblici, ambisca a proseguire su quella linea ed a portare avanti quel progetto asmministrativo.
«Quale Alatri vogliamo costruire?»
Sul merito del Bilancio personale tracciato nei giorni scorsi da Cianfrocca, Ceci è altrettanto diretto: «Molte delle opere elencate non discendono dal programma elettorale 2021. Sono interventi maturati dal PNRR oppure progetti ereditati». E lancia la domanda che considera centrale: «Quale Alatri si vuole costruire nei prossimi venti o trent’anni? Qual è il progetto per contrastare lo spopolamento, sostenere il commercio e il lavoro, valorizzare il patrimonio storico, rilanciare il turismo, migliorare i servizi sociali, proteggere l’ambiente e restituire dignità alle periferie e alle contrade? Battaglie che Cianfrocca quando era consigliere sosteneva e oggi se ne è dimenticato».
La chiusura di Ceci è la più politicamente tagliente: mette in dubbio il no alla ricandidatura pronunciato dal sindaco uscente. Perché dopo l’annuncio fatto in Aula ha dato vita a «frequenti sortite autocelebrative che sembrano lasciare intravedere la speranza che i partiti possano ripensarci».
L’uomo che 5 anni fa sostenne con forza la candidatura di Maurizio Cianfrocca e la sua elezione, ritiene che «dovrebbe candidarsi. Non perché auspichi la sua riconferma, tutt’altro. Ma perché sarebbe giusto che si sottoponesse direttamente al giudizio degli elettori. Il mio giudizio è netto: Alatri è arretrata». Patto Civico apre le danze e si dichiara pronto a ogni scenario in vista delle prossime comunali.
Addesse risponde al PD: «I fatti parlano da soli»
Sul versante del confronto tra Forza Italia e Partito Democratico, Bruno Addesse (fratello dell’assessore ma su posizioni politiche differenti) replica a Matteo Recchia con toni altrettanto diretti. Recchia nei giorni scorsi aveva parlato di una Alatri ferma, Recchia gli aveva replicato che nella storia della città mai si erano visti così tanti cantieri. E Recchia aveva ribattuto facendogli notare che si trattava di progettualità del Pnrr non della città .
 I fatti, secondo Addesse, raccontano una storia precisa. «Alatri viene da dieci anni di predissesto ereditato dalla Giunta di centrosinistra guidata dal sindaco Morini. Un predissesto che ci ha sì limitato ma non fermato. Grazie alle opportunità offerte dal PNRR, ai fondi del Giubileo e agli altri finanziamenti intercettati, sono state avviate, finanziate e realizzate tantissime opere. Aver intercettato tanti finanziamenti è il risultato dell’attenzione, della capacità e del lavoro di squadra dell’intera amministrazione insieme agli uffici comunali».
Sulla prospettiva futura, il ragionamento è consequenziale: «Una volta definitivamente superata la situazione di predissesto, l’amministrazione avrà maggiori margini per programmare e finanziare con risorse proprie anche quegli interventi ordinari di cui Alatri ha bisogno, a partire dalla manutenzione e dal rifacimento delle strade».
«Il PD non dia lezioni»
Addesse ribadisce che sul fronte Sanitario le responsabilità degli attuali problemi di Alatri sono da addebitare al periodo in cui la Regione Lazio è stata guidata dal centrosinistra di Nicola Zingaretti. In quella fase «abbiamo assistito a chiusure, ridimensionamenti di strutture ospedaliere e riduzione di servizi sanitari. Per questo trovo quantomeno singolare che proprio dal centrosinistra arrivino oggi lezioni sulla sanità ».
Addesse risponde anche alle osservazioni più personali: «Leggo che sarei una persona che si è “avvicinata da poco alla politica”. Il mio impegno politico attivo risale al 2016». E sul Q Shop: «Non sarà semplicemente “il negozio di Bruno Addesse”. Sarà il primo Q Shop al mondo, il negozio pilota dal quale prenderà il via il progetto franchising di Quattrociocchi. E nascerà nel nostro centro storico».
Il coordinatore cittadino di Forza Italia dice che la critica avanzata da Recchia è legittimo e fa parte della politica, mentre «altra cosa è descrivere Alatri come una città senza futuro. Le parole hanno un peso. Una rappresentazione continuamente negativa del nostro territorio rischia di scoraggiare chi potrebbe scegliere Alatri per investire. La battaglia politica contro il centrodestra non può trasformarsi, anche involontariamente, in una battaglia contro l’immagine di Alatri e raccontarla come una città morente».
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