Meta ha raggiunto un accordo per chiudere una vasta causa intentata da 29 Stati statunitensi, che accusavano il gruppo di aver progettato Facebook e Instagram in modo da favorire comportamenti di utilizzo compulsivo tra i minori, oltre ad aver raccolto dati personali di bambini senza il consenso dei genitori. L’intesa, raggiunta durante la seconda settimana del processo presso il tribunale federale di Oakland, in California, mette fine al procedimento senza arrivare al verdetto della giuria.

La cifra dell’accordo presenta una differenza tra i documenti depositati presso il tribunale e la comunicazione diffusa direttamente da Meta. I documenti giudiziari indicano un pagamento massimo di 16,68 miliardi di dollari, mentre l’azienda parla di circa 18 miliardi di dollari, da corrispondere in rate annuali nell’arco di dieci anni. Meta non ammette alcuna responsabilità o violazione con la definizione del caso.

Secondo quanto comunicato dalla società, circa il 70% della somma, pari a 12,7 miliardi di dollari, sarà destinato agli Stati partecipanti. Il restante 30%, circa 5,3 miliardi, è invece subordinato all’adozione da parte di YouTube e TikTok di specifiche misure per la tutela degli adolescenti. Meta chiede in particolare alle due piattaforme di introdurre un limite giornaliero di un’ora, una modalità notturna e sistemi di verifica dell’età, oltre a versare un importo equivalente.

L’accordo nasce da un procedimento avviato nel 2023 e guidato da California, Colorado, Kentucky e New Jersey, con la partecipazione complessiva di 29 Stati. Le autorità sostenevano che Meta avesse consapevolmente sviluppato Facebook e Instagram per rendere difficile interromperne l’utilizzo da parte dei minori e che avesse fornito informazioni fuorvianti sulla sicurezza dei propri servizi.

Un’ulteriore contestazione riguardava il Children’s Online Privacy Protection Act (COPPA). Secondo gli Stati, Meta avrebbe raccolto informazioni personali appartenenti a utenti che sapeva essere bambini senza informare i genitori e senza ottenerne il consenso. Le accuse comprendevano anche l’impiego di tali dati nell’addestramento di modelli di machine learning e di intelligenza artificiale generativa.

Il processo avrebbe dovuto protrarsi per circa sei settimane. Tra i testimoni era previsto anche il CEO Mark Zuckerberg, che però non è arrivato a deporre. Nei giorni precedenti all’accordo aveva invece testimoniato Adam Mosseri, responsabile di Instagram, soffermandosi tra l’altro sull’utilizzo della funzione “Prenditi una pausa”. Mosseri aveva affermato che, prima della sua impostazione come funzione predefinita, la percentuale di adolescenti che la utilizzava era nell’ordine delle basse cifre percentuali e che la maggior parte dei ragazzi non la desiderava.

Meta ha sempre respinto l’accusa di aver cercato deliberatamente di creare dipendenza nei minori. Durante il processo l’azienda ha sostenuto che le proprie ricerche non evidenziassero un legame chiaro tra utilizzo dei social network da parte degli adolescenti e peggioramento del loro benessere. Ha inoltre contestato l’accusa di aver ingannato gli utenti, sostenendo che la cosiddetta “dipendenza dai social media” non costituisca una condizione psichiatrica riconosciuta.

L’accordo introduce una serie di modifiche che, una volta ottenuta l’approvazione giudiziaria, dovrebbero rimanere in vigore per dieci anni. Per gli utenti sotto i 18 anni di Facebook e Instagram negli Stati e nei territori coinvolti viene previsto un limite predefinito di due ore al giorno, calcolato complessivamente sulle due piattaforme. Gli adolescenti riceveranno avvisi dopo 60 e 90 minuti e ulteriori notifiche a intervalli di 15 minuti con l’obiettivo di incoraggiare un utilizzo più consapevole.

La modalità “Night Mode” bloccherà invece l’accesso alle applicazioni tra mezzanotte e le 6 del mattino, mentre la “School Mode” silenzierà le notifiche tra le 8 e le 15. I messaggi diretti resteranno esclusi sia dal conteggio delle due ore sia dal blocco delle notifiche, così da consentire agli adolescenti di mantenere i contatti con amici e familiari.

L’accordo prevede anche il blocco predefinito della visualizzazione del numero di “Mi piace” e delle reazioni sui propri contenuti e su quelli degli altri utenti. Meta limiterà inoltre l’accesso degli adolescenti ai cosiddetti “filtri trucco estremi”, estendendo una precedente restrizione applicata ai filtri associati alla chirurgia estetica.

Sul fronte della verifica dell’età, Meta aumenterà gli investimenti per individuare in modo proattivo gli account che potrebbero appartenere a utenti sotto i 13 anni oppure a adolescenti che hanno registrato un’età adulta. L’azienda intende anche rafforzare i sistemi che impediscono agli adulti di trovare, seguire e interagire con adolescenti, oltre a potenziare gli strumenti di controllo parentale e a ridurre i tempi di risposta alle segnalazioni di contenuti dannosi effettuate dai minori.

Meta descrive l’intesa come parte di un intervento più ampio che dovrebbe coinvolgere l’intero settore. “Poiché gli adolescenti passano liberamente da un’app all’altra, abbiamo bisogno di una soluzione che riguardi l’intero settore”, ha dichiarato C.J. Mahoney, Chief Legal Officer di Meta. “Chiediamo quindi ai nostri colleghi del settore, TikTok e YouTube, di adottare immediatamente questo nuovo quadro”.

La definizione del caso non chiude però il contenzioso più ampio sull’impatto dei social network sui minori. Meta, Snap, Alphabet e ByteDance continuano ad affrontare migliaia di procedimenti federali e statali negli Stati Uniti.

Meta, inoltre, ha già subito alcune decisioni sfavorevoli. Nel procedimento del New Mexico, una giuria aveva disposto a marzo un risarcimento da 375 milioni di dollari e, il 6 agosto, un giudice ha stabilito che l’azienda aveva creato un danno alla collettività, imponendo ulteriori 567 milioni di dollari.

La vicenda ha inoltre una dimensione internazionale. A luglio la Commissione europea ha intensificato la propria indagine su Meta in relazione a presunti meccanismi di design orientati a favorire un utilizzo compulsivo da parte dei minori. Australia e Regno Unito hanno adottato iniziative sull’accesso alle piattaforme da parte degli under 16, mentre la Nuova Zelanda ha annunciato l’intenzione di presentare un disegno di legge per introdurre un divieto. Le misure previste dall’accordo statunitense non si applicano all’Europa.

L’accordo diventerà operativo dopo l’approvazione definitiva del tribunale. Solo a quel punto entreranno in vigore anche le rinunce al diritto di appello previste dall’intesa. Restano inoltre da definire le modalità con cui gli Stati distribuiranno e utilizzeranno le somme ricevute.


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