26 agosto 2026 | 00:07
La sindaca di Genova alla Spezia rilancia il modello della coalizione larga e di un programma condiviso: “Non volevo essere la candidata di un pezzo di campo largo, ma di tutto il centrosinistra”. Orlando guarda già alle amministrative spezzine del 2027. Sul palco anche Massimo Giannini, tra sicurezza e crisi della democrazia: ““Le destre hanno un’idea autoritaria del potere”.
“Abbiamo vinto la scommessa di riportare in centro città la Festa provinciale dell’Unità. Grazie a tutti i volontari per questi giorni”. Le prime parole della serata forse più importante della festa dei ‘dem’ spezzini sono di Andrea Orlando, per una sera nell’insolita veste di moderatore-intervistatore. Si parte con il giornalista Massimo Giannini che racconta il suo “La Sciamana. Meloni, l’ultima trumpista: fenomenologia della destra illiberale”, aprendo di fatto la serata della Morin davanti a una platea che di fatto riempie totalmente lo spazio concesso con tanta gente in piedi, pronta all’ascolto: “Quando ti trovi di fronte a tanta gente come questa sera ti viene da pensare che questo Paese ha ancora una speranza. Questo libro non è un’invettiva contro Giorgia Meloni, mi interessava incrociare la sua vicenda con quella del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Il titolo riflette esattamente questo proposito”. Giannini, che oggi è editorialista di Repubblica dopo aver diretto “La Stampa” riparte dall’assalto Capitol Hill del 2021, che spiega anche il senso del titolo del libro, ma soprattutto motiva la sua necessità di scrivere un editoriale dopo la reazione di Meloni e Salvini a quella vicenda “perché sé queste destre sono quelle chiamate a guidare il Paese dobbiamo preoccuparci”.
Davanti al centrosinistra spezzino, nei vertici apicali così come nei militanti e semplici elettori, il discorso scivola presto su Vannacci e sulla X Mas alla Spezia: “Meloni è figlia dell’avventura missina, è stata una militante del Fronte della Gioventù e oggi adotta la stessa strategia usata nel dopo guerra di Almirante: non restaura ma non rinnega – spiega Giannini ricordando la recente intervista rilasciata dalla premier al New York Times -. È figlia di quella storia ma anche della lunga stagione populista italiana: Berlusconi riportó il populismo dall’alto: la sua parabola finì poi male nel 2011”. La cronistoria prosegue con Grillo e Salvini che portarono avanti un altro tipo di populismo rispetto al fondatore di Forza Italia, prima e dopo un governo tecnico “altro brodo di cultura per il populismo che non avevamo ancora provato, quello di Giorgia Meloni e ora Vannacci. Siamo nell’anomalia fino al collo”. Giusto il tempo di scaldare l’ambiente che tocca a Silvia Salis che saluta in platea Raffaella Paita e Roberta Pinotti ricordando i tempi di giovane atleta al centro sportivo “Montagna”. Parla di aspetti nazionali, volutamente con il piglio di un amministratore locale: “Levare risorse che arrivano dal centro obbliga i comuni a consumare il proprio capitale politico. La coperta è sempre più corta ed è sulle spalle degli enti locali; guarda caso le grandi città metropolitane in Italia sono amministrative del centrosinistra e le seconde file del governo sono sempre ad attaccare su responsabilità che non riguardano le responsabilità dei comuni”. Poi su Genova, sul “testimone” raccolto, su Amt, la società del trasporto pubblico di Genova: “Cerchiamo di mettere a posto quello che abbiamo trovato. A partire da un trasporto pubblico agonizzante quando invece ci era stato venduto come un gioiellino”.
Giannini ricentra il discorso sul suo libro, sulle colpe di Meloni, correa di seguire il flusso contribuendo all’isolamento dell’Europa: “Non c’è mai stata una subalternità così forte nei confronti dei grandi soggetti economici che dominano le democrazie. Altro che lotta contro l’elites”, dice Orlando. Inevitabilmente il discorso scivola sui “padroni della rete” che sono tutti dietro Trump. “Attraverso la leva del web e la diffusione sistematica di fake news orientano le elezioni: questo potere non risponde a nessuno. Pensate a mille miliardi di dollari in mano a una sola persona, Helon Musk. Questo è il potere ibridato col sistema politico, un potere autoreferenziale che non risponde a nessuno e la destra italiana è parte di quel combinat, in maniera diretta o indiretta. Chiediamoci perché l’Italia è uno dei pochi paesi europei che si sta opponendo al divieto di utilizzare i social agli under 16. E non lo vogliono fare. È un sistema che minaccia le democrazie”, attacca l’ex conduttore di Ballarò. Si parla poi di sicurezza, il tema per eccellenza della destra. Salis parte da un aneddoto ma poi fa una riflessione e una proposta conseguente: “Ricordo quando diventai sindaca e poco dopo Genova fu inserita tra le prime dieci per criminalità. Peccato che le classifiche vengono fatte sull’anno precedente, quando governavano loro… ma il messaggio è partito lo stesso e penso che come centrosinistra, differentemente dal passato, dobbiamo dire con chiarezza quanto sia importante che la presenza delle forze dí polizia per le nostre città”. Non lasciare alle destre un tema così dirimente, è alla fine il sottotesto di questo assunto: “Il nostro compito è costruire un presidio di sicurezza che parli anche di tutto il resto perché la promessa messa in piedi dal centrodestra non risponde poi realmente alle richieste”.
Salis, parlando di Genova, punta sulla necessità di aumentare gli agenti di Polizia a disposizione (“ne ho parlato con il Ministro Piantedosi”), ma il discorso si allarga alla stessa Polizia Locale, a un potenziamento dell’illuminazione pubblica che aumenti anche la percezione della sicurezza…, e poi un discorso serio sulla droga perché “una dose di crack in centro storico si paga ormai 15 euro”. Salis serra le fila spiegando che l’obiettivo deve essere quello di “produrre un modello di sicurezza sociale che funzioni perché ad oggi non sta funzionando, il mio spirito costruttivo è cercare un piano che contempli questo diverso piano di azione. Senza la paura di dire che le forze dell’ordine sono importanti, e producendo una soluzione che non guardi la pancia delle persone ma che punti a un risultato. L’ambizione che dobbiamo avere è quella di riabituare le persone ad ascoltare dei pensieri complessi”. Non inseguire la deriva della banalizzazione, riprende Orlando, rimettere al centro la discussione, il dialogo, anche ascoltando chi la pensa diversamente. Giannini riparte dai tre poteri di Montesquieu: “Le destre del mondo hanno in testa un’idea autoritaria del potere. Elezione diretta del presidente del Consiglio per togliere di mezzo il presidente dell Repubblica, riforma della giustizia per togliere di mezzo la Magistratura, autonomia differenziata che distruggerebbe la sanità pubblica. Per fortuna per motivi diversi non sono riusciti ad andare avanti in nessuna delle tre”. Giannini richiama le forze oggi all’opposizione ad un’assunzione di responsabilità collettiva che sarebbe dovuto già essere stata presa: “Dopo il referendum sulla giustizia mi sarei aspettato che la mattina dopo i vari esponenti del Campo Largo si presentassero insieme per rappresentare un’altra Italia possibile e abbiamo già pronto un programma. Poi mi sarei aspettato che ci dicessero che insieme si sarebbe scelto il leader. E invece sono stati persi mesi preziosi e vedo leader che oggi si fanno intortare a parlare di woke facendo un altro favore all destra. Tasse, salari, questo la gente aspetta”.
Un programma da costruire dal basso, un lavoro di sintesi ma anche di mobilitazione, aggiunge Orlando che nel finale lancia la sfida delle prossime amministrative del comune capoluogo, lasciando le parole conclusiva alla sindaca di Genova e ricordando l’intuizione di quella candidatura, condivisa un anno e mezzo fa con Roberta Pinotti. E salutando dal palco Raffaella Paita, Guido Melley, giusto per chiamare a raccolta tutti i vettori della coalizione che nel 2027 proverà a confrontarsi con un centrodestra che governa da due legislature. Salis ricorda come andò e che cosa pretese per partecipare a una sfida ai più sembrata improbabile: “Non volevo essere la candidata della un pezzo di campo largo ma di tutto il centrosinistra. In tre mesi con una coalizione forte e un programma condiviso ho vinto le elezioni della sesta città in Italia in un momento in cui la destra governa il Paese. Sicuramente viviamo un momento di difficoltà ma credo che in questo Paese un buon progetto col giusto leader ce la può fare. Senza bisogno di spaventarli, senza bisogno di parlare alla pancia della gente. Genova è stato un buon esempio, serve dare una speranza e allora sì che tornano a votare per noi”.
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Fabio Lugarini
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