Prima dei numeri ci sono i nomi. Ad Amatrice, alle 3:20 del 24 agosto, vengono letti ancora una volta nel Parco Minozzi. Come da tradizione, sedici minuti dopo, alle 3:36, la campana della Torre civica suonanell’ora esatta in cui il terremoto cambiò la vita di migliaia di persone. Per chi quella notte ha perso qualcuno, e per chi da allora convive con l’assenza e la fatica di ricominciare, dieci anni sono un pezzo di vita.
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È dentro questo tempo che va letto anche il bilancio della ricostruzione. Secondo l’analisi di ActionAid, al 30 aprile 2026 due interventi di ricostruzione pubblica su tre nel cratere non avevano ancora raggiunto l’apertura materiale del cantiere.
Che cosa fotografa l’analisi di ActionAid
Il dato è il 66,3% degli interventi e riguarda esclusivamente la ricostruzione pubblica: scuole, municipi, ospedali, strade e altri luoghi che tengono insieme la vita quotidiana di una comunità. La ricostruzione privata segue un percorso differente e negli ultimi anni ha prodotto migliaia di cantieri, molti dei quali già conclusi.
Al 30 aprile 2026 erano programmati nel cratere 3.667 interventi pubblici per oltre 4,85 miliardi di euro, 125 opere e circa 252 milioni in più rispetto al 2025.
Il Rapporto 2026 della Struttura commissariale indica come avviato il 97,5% degli interventi, considerando la nomina del RUP, il responsabile unico del progetto, oppure il raggiungimento di una fase procedurale successiva. Lo stesso documento registra anche un’accelerazione materiale: lavori in corso e opere concluse rappresentano circa il 40% della programmazione pubblica, contro il 34,4% dell’anno precedente.
Le percentuali descrivono passaggi differenti dello stesso percorso. Nel rapporto commissariale un intervento risulta avviato già dalla nomina del RUP; ActionAid concentra l’analisi sull’apertura materiale del cantiere. Per questo un’opera può risultare avviata sul piano amministrativo e trovarsi ancora nelle fasi precedenti ai lavori. Nell’elaborazione di ActionAid, il 33,6% è in fase esecutiva o conclusiva.
ActionAid spiega inoltre di avere ricostruito il quadro attraverso richieste di accesso agli atti, incontrando dati frammentati, lacune e informazioni non sempre aggiornate allo stesso momento. Seguire opera per opera una ricostruzione che dura da dieci anni richiede ancora un lungo lavoro di raccolta, verifica e incrocio dei dati.
Nei 44 Comuni maggiormente colpiti risultano programmati 1.544 interventi per circa 2,1 miliardi di euro. ActionAid ne colloca 1.031 nelle fasi precedenti all’avvio dei lavori, mentre il 18,4% era arrivato alla conclusione o al collaudo.
Il tempo delle procedure si sente soprattutto dove dovrebbe esserci un servizio. ActionAid ha analizzato 767 interventi su scuole, palestre, università, municipi e strutture sanitarie e sociosanitarie. Di questi, 235, pari al 30,6%, avevano raggiunto almeno l’avvio dei lavori. Al collaudo ne erano arrivati 77: circa uno su dieci.
Ad Amatrice la Struttura commissariale conta 172 interventi di ricostruzione pubblica per oltre 250 milioni di euro. Nell’elaborazione di ActionAid, per 136 di queste opere il cantiere non era ancora materialmente partito al 30 aprile 2026.
I dati di Amatrice: case ricostruite, cantieri e opere pubbliche
Nel perimetro comunale, il documento dell’Ufficio tecnico elenca 20 interventi nei quali il Comune di Amatrice è soggetto attuatore, distribuiti tra affidamento, progettazione e avanzamento dei lavori. Si tratta di una parte dei 172 interventi complessivamente programmati sul territorio, che comprendono opere affidate anche ad altri enti.
Per 26 interventi sulle infrastrutture viarie nelle frazioni, per esempio, il soggetto attuatore è l’Ufficio speciale per la ricostruzione della Regione Lazio. L’Ufficio tecnico comunale stima al 40% l’avanzamento complessivo della ricostruzione pubblica e privata e indica 540 aggregati costituiti, 247 case ricostruite e agibili e 679,50 milioni di euro concessi su 1,10 miliardi richiesti.
Il rapporto sulla ricostruzione nel Lazio, aggiornato al 28 maggio 2026, conta ad Amatrice 1.501 richieste di contributo e 828 interventi privati attivati: 348 cantieri completati. Il Comune indica 480 attivi o in corso. È la fotografia di un segmento della ricostruzione già entrato, in molti casi, nella fase materiale dei lavori.
Su 4.333 edifici danneggiati censiti dopo il terremoto, 3.151 risultano interessati da richieste di contributo non rigettate, circa il 72%. La percentuale misura gli edifici entrati nel percorso di ricostruzione; completamento e agibilità appartengono alle fasi successive.
Anche alcune opere strategiche hanno fatto passi avanti. La Struttura commissariale segnala tra gli interventi principali il nuovo ospedale, l’Istituto Alberghiero, il Municipio, la Caserma dei Carabinieri e il complesso Don Minozzi. Secondo il Comune, i lavori dell’Alberghiero sono definitivamente iniziati dopo una variante al progetto.
Nel maggio 2026 è stato approvato un ulteriore finanziamento di 1.475.013,85 euro per l’ospedale, che porta il valore complessivo dell’intervento a 28.994.260,51 euro. La variante comprende un reparto per i pazienti dialitici e gli impianti della sala destinata alla risonanza magnetica. Nel materiale comunale la conclusione dell’opera viene indicata entro il 2026.
Sul territorio è stata avviata anche Rescue&Care, la piattaforma per la teleassistenza e la futura telemedicina sviluppata con il coinvolgimento del Comune, degli operatori sanitari e sociali e della Croce Rossa. Una convenzione triennale con la ASL di Rieti ne prevede l’evoluzione verso servizi di telemedicina; secondo il Comune sono già stati consegnati oltre 30 dispositivi.
Rimane poi la vita nelle SAE, le soluzioni abitative nate per affrontare l’emergenza. Il materiale comunale ne censisce 537 complessive; 456 risultano ancora abitate da circa mille persone. Per loro, il tempo della ricostruzione continua a trascorrere dentro case che portano ancora nel nome la parola “emergenziale”.
Il sindaco: “La ricostruzione deve essere anche economica, sociale e culturale”
Il sindaco Giorgio Cortellesi definisce il decimo anniversario un momento importante di riflessione e di bilancio su “ciò che è stato fatto e ciò che deve essere ancora fatto”. Il decennale, nelle sue parole, può diventare anche “un’occasione per fare un salto di qualità alla ricostruzione”.
Cortellesi richiama la definizione di “primo Cratere” per Amatrice, Accumoli e Arquata del Tronto e gli strumenti economici destinati ai territori più colpiti. La ricostruzione, spiega, deve essere anche “economica, sociale e culturale” e puntare al ripopolamento delle aree appenniniche.
Dal terremoto è cambiato anche il modo di leggere il territorio
Dieci anni di studi hanno lasciato strumenti che oggi servono ben oltre Amatrice. Il Consiglio nazionale delle ricerche ricorda che il lavoro svolto dopo il sisma insieme a Protezione civile, INGV e ISPRA ha permesso di affinare la conoscenza delle faglie dell’Appennino centrale e della risposta locale dei terreni.
Nel 2016 soltanto il 22% dei Comuni del cratere disponeva di una Condizione limite per l’emergenza approvata, lo strumento che verifica se un sistema urbano può conservare accessi e funzioni strategiche dopo un terremoto. Oggi, secondo il CNR, la quota è arrivata all’86%.
Amatrice fu inoltre uno dei primi casi italiani di utilizzo operativo delle immagini radar satellitari subito dopo un terremoto. Le elaborazioni rilevarono deformazioni del suolo fino a circa 20 centimetri nell’area di Accumoli. Tecniche che allora servivano a leggere le conseguenze di quella sequenza sismica sono oggi impiegate anche nel monitoraggio di Campi Flegrei, Vesuvio, Etna e altri territori soggetti a deformazioni e dissesti.
La memoria e l’auspicio per Amatrice
Il programma diffuso dal Comune di Amatrice prevede per la notte tra il 23 e il 24 agosto il ritrovo alle 2:00 all’Auditorium della Laga. Alle 2:30 partirà la fiaccolata, alle 3:20 saranno letti i nomi delle vittime al Parco Minozzi e alle 3:36 suonerà la campana della Torre civica.
Il Comune ha chiesto espressamente che la veglia resti un momento riservato, senza stampa, fotografie e riprese video. Nel pomeriggio, alle 16:30, sarà deposta una corona al Monumento alle vittime; alle 17 il cardinale Matteo Maria Zuppi presiederà la Messa al Campo Sportivo e alle 20:30 si terrà il Requiem Rimembranza.
Il 24 agosto, per qualche ora, percentuali e stati di avanzamento resteranno fuori dalla veglia. Dentro ci saranno i nomi, il silenzio e una comunità che da dieci anni prova a ricostruire case, servizi e possibilità di rimanere.
L’auspicio è che i cantieri ancora attesi possano aprire presto e quelli già partiti arrivino alla conclusione. Perché, dieci anni dopo, ricostruire Amatrice significa anche rendere possibile una scelta semplicissima: poterci restare.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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