Poteva sottrarsi. Poteva trincerarsi dietro il più diplomatico ed elegante dei «no comment», soprattutto adesso che il suo nome circola nei ragionamenti del centrosinistra come una delle possibili figure di sintesi. Poteva attivare una specie di scudo spaziale per intercettare le potenziali minacce missilistiche provenienti dal fuoco amico. Invece Anselmo Pizzutelli ci ha messo la faccia, come sempre. Ed è un elemento che racconta molto di una certa idea di fare politica e di onestà intellettuale insita nel consigliere comunale dello Scalo. (Leggi qui: «Dissenziente e non dissidente»: l’Anselmo che piace in modo trasversale).

L’intervista rilanciata da AlessioPorcu.it arriva in un momento nel quale la partita per il Comune di Frosinone è già entrata, con largo anticipo, nella fase delle prove generali. Da una parte il sindaco uscente Riccardo Mastrangeli, certamente ricandidato. Dall’altra un centrosinistra, personificato da PD e PSI, che deve ancora trovare la formula per andare d’accordo e trasformare il malcontento in una candidatura competitiva. In mezzo, quel pezzo di Consiglio Comunale nato nella maggioranza e poi progressivamente allontanatosi dal sindaco, per prendere residenza stabile all’opposizione. Ed è proprio in questa specie di terra di mezzo che Pizzutelli si muove con particolare abilità. Le sue interrogazioni all’Amministrazione Mastrangeli durante il question time sono sempre documentate, dettagliate, precise e argomentate. In una parola: chirurgiche.

«Non credo che sarò candidato sindaco»: la differenza è enorme

Anselmo Pizzutelli

La prima risposta all’intervista è quella che tutti aspettavano. E, forse, quella che meno soddisfa chi (specialmente dalle parti del quartiere Stazione) avrebbe voluto una sua candidatura a sindaco annunciata con tanto di fanfara della banda musicale Antonio Romagnoli.

Pizzutelli si schermisce: «Io sono un civico. Sto a disposizione per lavorare per la città. Non so in quale ruolo, non credo che sarà quello di candidato sindaco». Non dice «mai». Non dice «non mi interessa». Dice «non credo». È una differenza piccola nelle parole, enorme in politica. A dieci mesi dalle Comunali, sarebbe probabilmente prematuro leggere quella frase come una candidatura mascherata. Ma sarebbe altrettanto ingenuo considerarla una chiusura definitiva. Certo è che non si ritira dalla partita della costruzione di una candidatura alternativa a Mastrangeli.

Michele Marini: «altissime qualità». Non è solo bon ton

Foto: Edoardo Palmesi

Indicativo, in tal senso, il passaggio su Michele MariniPizzutelli non solo non boccia l’ipotesi dell’ex sindaco. Al contrario, quando gli viene chiesto della cena tra Francesco De Angelis e Marini e del nome dell’ex primo cittadino circolato come possibile alternativa, risponde con parole che difficilmente possono essere archiviate come semplice cortesia istituzionale. Non è solo bon ton. (Leggi qui: Marini non dice no e i telefoni fondono: Schietroma chiama, Mastrangeli chiede).

Dice di Marini«Io ringrazio Michele, ma questo giudizio così buono sarà dovuto sicuramente all’amicizia che ci lega da tanti anni. È quasi un giudizio immeritato». E aggiunge: «A scanso di equivoci, non posso che sentirmi lusingato se hanno parlato di me, non è che posso aggiungere molto altro». Ma soprattutto riconosce a Marini «altissime qualità politiche, amministrative e umane».

Nicola Ottaviani (Foto © Stefano Strani)

È qui che l’intervista diventa politicamente interessante. Perché Pizzutelli non dice che Marini è il suo candidato. Non lo fa: perlomeno, non ancora. Ma nemmeno mette una distanza politica. E, cosa ancora più significativa, quando parla di profili autorevoli non si limita al centrosinistra: cita anche Nicola Ottaviani, definendolo «un sindaco capace, un professionista stimato». Il messaggio sembra abbastanza chiaro: il discrimine, per Pizzutelli, non è tanto il colore della maglietta con la quale si scende in campo, quanto la qualità della persona e la capacità di amministrare.

Civico sì, politicamente orfano no: il messaggio a PD e PSI

Pizzutelli insiste sulla necessità di un profilo civico per chi dovrà contendere il Comune a Mastrangeli. Ma attenzione: civico non significa apolitico. «Le persone sono diffidenti rispetto ai Partiti e quindi la scelta di un nome di Partito potrebbe già in qualche maniera essere vista con diffidenza». Subito dopo, però, evita accuratamente l’equivoco: «I Partiti ci sono, esistono, non è che si può fare a meno del fatto che esistano i Partiti. Poi ogni Partito può fare le scelte che ritiene più opportune rispetto a un progetto che si ha».

Riccardo Mastrangeli (Foto © Massimo Scaccia)

È una posizione che, politicamente, parla soprattutto a PD e PSI. Non chiede di cancellare i Partiti. Chiede, semmai, di non metterli davanti al candidato. Prima la personalità, poi la coalizione. Prima il progetto, poi i simboli. Lo spiega ancora meglio dopo: «Se il candidato è un candidato più vicino alle posizioni civiche, i Partiti decideranno che tipo di posizione assumere». Tradotto dal politichese: chi vuole sfidare Mastrangeli tra dieci mesi dovrà probabilmente costruire un candidato con un profilo riconoscibile, ma non completamente sovrapposto ai Partiti che lo sosterranno. Civico sì, politicamente orfano no.

«Sono stato cacciato»: la versione che ribalta la narrazione ufficiale

Pizzutelli vuole togliersi qualche macigno dalla scarpa (altro che sassolino) e lo fa quando parla della sua esperienza dentro la maggioranza. Arriva una precisazione che evidentemente considera fondamentale: lui non se ne sarebbe andato. È stato cacciato. «Io sono stato cacciato e a tutti gli altri è stata tolta la delega». Un passaggio che smentisce, almeno dal suo punto di vista, la narrazione ufficiale del «se ne sono andati via loro» e ribalta le responsabilità politiche di una spaccatura mai rimarginata.

Anselmo Pizzutelli (Foto: Massimo Scaccia)

Ma la parte forse più significativa è quella nella quale corregge anche la definizione che gli è stata affibbiata dai commentatori politici. «Io non sono un dissidente. Sono un dissenziente. Ho dissentito: dissidente è un’altra cosa. Semmai io dissento, non sono d’accordo, non mi piace».

Qui la distinzione semantica diventa sapientemente politica. Il dissidente rompe con un sistema. Il dissenziente contesta singole scelte. Il Devoto-Oli ne dà queste definizioni: il dissidente è chi manifesta in modo netto e duraturo un disaccordo politico rispetto a un’autorità o a un partito; il dissenziente è chi esprime un parere difforme su una specifica questione. Pizzutelli sembra voler dire esattamente questo: non ho contestato l’esistenza della maggioranza o l’intero progetto amministrativo. Ho contestato alcune decisioni che ritenevo sbagliate. E rincara: «Sono mai stato smentito in quattro anni? Nessuno ha potuto dire “Pizzutelli sta dicendo una cavolata”». E poi: «Secondo me Riccardo Mastrangeli non ha sbagliato solo dal punto di vista politico, ma ha sbagliato anche dal punto di vista umano». Una frase che probabilmente avrà fatto fischiare le orecchie al sindaco a velocità supersonica.

«Quel documento era un atto di fede»: non firmo senza discutere i fatti

Foto © Massimo Scaccia

La ricostruzione del rapporto con Mastrangeli passa anche da un episodio preciso: il documento di fiducia nei confronti del sindaco e della Giunta. Pizzutelli racconta di essersi rifiutato di firmarlo perché avrebbe voluto prima discutere nel merito le questioni amministrative. La frase è inequivocabile: «Io non firmo nulla se non discutiamo di fatti. Discutiamo del BRT, discutiamo delle piste ciclabili, discutiamo della piazzetta davanti alla Sacra Famiglia: sui fatti, posso prendere in considerazione l’ipotesi di firmare. Ma qui fatti non ce ne sono». Poi la definizione destinata a restare: «Quel documento era un atto di fede verso il sindaco, io non faccio l’atto di fede, l’atto di fede è un’altra cosa. Discutiamo sui punti, mettiamoci d’accordo sui punti».

Sul BRT la posizione è netta: «L’Amministrazione pubblica deve dare un’alternativa più comoda a te cittadino, non renderti impossibile il resto affinché tu sia costretto». E sulla distanza tra il modello di Frosinone e quello di Roma, Pizzutelli affonda: «Leggo che Gualtieri copia Frosinone perché vuole collegare l’Eur a Ostia. Ma il sindaco Gualtieri non vuole sostituire la sua rete di circolari con il BRT: vuole collegare in maniera rapida due poli. È una cosa diversa. A Frosinone ci sono fermate talmente ravvicinate da rendere inutile un’opera che altrove è utilissima».

Poi arrivano le pensiline sui marciapiedi stretti, le criticità per le persone con disabilità e, soprattutto, il caso dei cordoli di via Giacomo Puccini. Pizzutelli aveva sollevato perplessità, l’Amministrazione sarebbe andata avanti e successivamente i cordoli sarebbero stati rimossi, con una spesa indicata in 50mila euro. Da qui l’espressione: «In dialetto si dice “mitti e leva”, metti e togli. È quello che stiamo facendo». E la conclusione: «Non è da buon padre di famiglia gestire le risorse pubbliche in questo modo».

Cosa resta

Il punto politicamente più pesante arriva quando si parla dei numeri. La presidenza del Consiglio comunale è ancora un problema aperto e Pizzutelli non fa sconti: «È normale che in tre mesi una maggioranza non riesca a trovare 17 voti per eleggere un Presidente del Consiglio? Significa che la maggioranza non esiste». E subito dopo: «Significa che il sindaco è ostaggio, perché quando i numeri diventano stretti, chiunque, anche chi rappresenta un voto, diventa determinante». È una lettura politica, non soltanto numerica. Ed è anche la fotografia di una consiliatura nella quale il peso dei singoli gruppi è diventato progressivamente più importante.

Resta innanzitutto un Pizzutelli che non ha sciolto definitivamente la riserva sulla propria candidatura. Ma che, contemporaneamente, non ha chiuso alcuna porta. Resta un giudizio molto positivo su Michele Marini. Resta l’idea di un candidato espressamente civico, sostenuto dai partiti, ma non schiacciato dai partiti. Resta la convinzione che il centrosinistra debba uscire dalla logica della semplice sommatoria dei simboli, se vuole veramente provare a vincere. E resta, soprattutto, una dichiarazione di disponibilità a far parte della squadra: «Io sono un civico. Sto a disposizione per lavorare per la città».

Nel frattempo, il nome di Michele Marini è effettivamente entrato nel dibattito politico come possibile candidatura civica e l’ipotesi è una delle prime vere opzioni capaci di rompere lo stallo del centrosinistra. E Pizzutelli, guarda caso, non la chiude. Anzi, la accarezza con parole di miele. E questo è un segnale politico grande quanto l’impalcatura dei piloni del viadotto Biondi.

Chi ha orecchie per intendere, intenda.


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse. Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link Roberta Di Domenico
Source link

🚀 #Finsubito | Gruppo Retefin

Affianchiamo imprese e professionisti in tutta Italia nell’accesso alle migliori opportunità di Finanza d’Impresa, Finanza Agevolata, Sostenibilità e Compliance. 🇮🇹

💼 Operiamo esclusivamente attraverso mediatori e operatori autorizzati, offrendo un servizio professionale, trasparente e orientato alle reali esigenze della tua impresa.

Consulenza gratuita e zero costi di istruttoria: analizziamo la situazione della tua azienda, individuiamo le opportunità più adatte e ti supportiamo nella valorizzazione del tuo profilo finanziario e aziendale nei confronti di banche e partner.

📈 Dalla diagnosi iniziale alla strategia finanziaria, siamo al tuo fianco per trasformare le esigenze della tua impresa in concrete opportunità di crescita, investimento e sviluppo.

🔎 Scopri come possiamo supportare la tua impresa. 👉 Contattaci per una prima valutazione.