L’auto è rimasta parcheggiata al sole, il volante scotta e dai sedili sale un calore capace di togliere il fiato. Si entra, si avvia il motore e la mano cerca subito il climatizzatore. Poco distante compare quel pulsante con il disegno di una vettura e una freccia ripiegata su sé stessa: è il ricircolo dell’aria, uno dei comandi più semplici del cruscotto e anche uno dei più discussi durante i viaggi estivi.
Attivarlo consente di raffreddare più velocemente l’abitacolo, perché l’impianto smette di aspirare continuamente aria calda dall’esterno e torna a lavorare su quella già presente nella vettura. Usarlo per ore, però, riduce il ricambio d’aria e favorisce l’accumulo dell’anidride carbonica prodotta con il respiro. La soluzione passa dall’alternanza: ricircolo nelle fasi più calde o inquinate, aria esterna quando la temperatura si è stabilizzata.
Prima conviene far uscire l’aria rovente
Dentro un’auto chiusa e lasciata sotto il sole, la temperatura può salire rapidamente ben oltre quella esterna. Accendere subito il climatizzatore con i finestrini serrati significa chiedergli di raffreddare una massa d’aria già rovente.
Per qualche istante conviene quindi aprire portiere o finestrini, lasciando uscire il calore accumulato. Bastano pochi minuti, oppure un breve tratto percorso a bassa velocità con i vetri abbassati. Il climatizzatore parte così da condizioni meno gravose e riesce a rendere l’abitacolo vivibile più in fretta. Anche il Dipartimento dell’Energia statunitense consiglia di viaggiare brevemente con i finestrini aperti prima di azionare l’aria condizionata, come ricorda anche ACI nelle indicazioni dedicate alla guida durante le giornate più calde.
Una volta dispersa l’aria più calda, entra in gioco il ricircolo. L’impianto raffredda nuovamente l’aria interna, che ha già perso una parte del proprio calore, anziché aspirare in continuazione quella esterna a 35 o 40 °C. Il compressore affronta un lavoro meno pesante e la temperatura richiesta viene raggiunta più rapidamente.
Il ricircolo può limitare i consumi
Il climatizzatore richiede energia e, nelle auto con motore termico, aggiunge un carico al motore. L’impatto cambia parecchio in base alla vettura, alla temperatura esterna, alla velocità e all’intensità impostata. Secondo l’Agenzia francese per la transizione ecologica, l’uso dell’aria condizionata può aumentare i consumi di carburante dall’1 al 7%.
Il ricircolo aiuta a contenere questa richiesta energetica perché evita di raffreddare senza sosta nuova aria bollente. Circolano anche stime che indicano risparmi vicini al 10% nelle condizioni più favorevoli, un valore difficile da applicare indistintamente a tutte le automobili. Il beneficio dipende dal sistema di climatizzazione, dal traffico, dal numero di passeggeri e dalla differenza tra la temperatura interna e quella esterna.
Sulle auto elettriche lo stesso meccanismo incide sull’autonomia: climatizzazione e riscaldamento assorbono energia dalla batteria, perciò il recupero dell’aria già raffreddata può alleggerire il lavoro dell’impianto. Molti modelli recenti gestiscono automaticamente temperatura, flussi e ricircolo, modulandoli attraverso sensori di umidità e qualità dell’aria. Una gestione corretta del climatizzatore permette quindi di migliorare il comfort evitando sprechi inutili, come spiega anche ACI.
Smog, pollini e odori restano fuori
Il pulsante diventa particolarmente utile in coda, nei tunnel, dietro un mezzo che emette molto fumo o attraversando zone cariche di polvere e odori. Chiudendo temporaneamente la presa dell’aria esterna si riduce l’ingresso di gas di scarico, particelle ultrafini, pollini e altri contaminanti presenti sulla strada.
Gli studi sulla qualità dell’aria negli abitacoli mostrano che il ricircolo può ridurre sensibilmente l’esposizione alle particelle provenienti dall’esterno. Il vantaggio appare evidente nel traffico intenso, dove la presa d’aria della vettura si trova spesso a pochi metri dal tubo di scarico del veicolo davanti.
Una parte del lavoro spetta al filtro abitacolo, chiamato spesso filtro antipolline. Quando è sporco o intasato, il flusso dalle bocchette si indebolisce, aumentano gli odori sgradevoli e il climatizzatore deve lavorare più a lungo. La sostituzione va effettuata seguendo le indicazioni previste dal costruttore, anticipandola quando si guida spesso in città molto trafficate o su strade polverose.
Anche ciò che si trova dentro continua a circolare
Il ricircolo tiene fuori una parte degli inquinanti stradali e trattiene più a lungo anche ciò che si trova già nell’abitacolo. Il respiro, gli aerosol emessi parlando o tossendo, gli odori e l’umidità restano nella stessa massa d’aria finché la ventilazione esterna rimane chiusa.
La frase secondo cui il pulsante “ricicla i microbi” descrive quindi il fenomeno in modo un po’ grossolano. Batteri e virus presenti nell’auto continuano a circolare insieme all’aria, soprattutto quando viaggiano più persone e una di loro presenta sintomi respiratori. Il comando, da solo, né crea microrganismi né li elimina. Per ridurne la concentrazione servono il ricambio d’aria, un impianto pulito e un filtro mantenuto correttamente.
Durante un tragitto breve questa permanenza ha un peso limitato. In un viaggio lungo, soprattutto con l’auto piena, diventa sensato disattivare periodicamente il ricircolo oppure aprire per poco tempo un finestrino.
L’ossigeno resta, l’anidride carbonica aumenta
Dopo qualche minuto con il ricircolo inserito l’ossigeno nell’abitacolo resta sufficiente. A cambiare più rapidamente è la concentrazione di anidride carbonica, o CO₂, che ogni passeggero emette respirando.
Alcuni esperimenti condotti su automobili in movimento hanno registrato livelli superiori a 800 parti per milione già entro dieci minuti con la ventilazione impostata sul ricircolo. In alcune prove, dopo venti o venticinque minuti, le concentrazioni hanno superato 1.700 parti per milione. L’apertura di un finestrino ha riportato rapidamente i valori verso quelli dell’aria esterna.
L’accumulo dipende dal volume dell’abitacolo, dal numero di persone presenti, dalla tenuta della vettura e dalla quantità di aria che riesce comunque a infiltrarsi. Più passeggeri significano una crescita più rapida della CO₂. Valori elevati possono accompagnarsi a una sensazione di aria pesante, stanchezza e calo dell’attenzione. Una ricerca più recente ha osservato possibili effetti anche su alcuni aspetti della guida.
Aumenta inoltre l’umidità generata dalla respirazione. Quando incontra vetri più freddi può formare condensa e appannamento. In quel caso il ricircolo va escluso e occorre utilizzare la funzione dedicata al disappannamento, che richiama aria più asciutta e dirige il flusso verso il parabrezza.
Quando premere il pulsante del ricircolo
Il ricircolo dell’aria in auto offre il meglio nei primi minuti dopo aver arieggiato una vettura surriscaldata. Serve anche negli ingorghi, nei tunnel, dietro camion e autobus, vicino a incendi, cantieri, campi appena trattati o aree attraversate da odori intensi.
Quando l’abitacolo raggiunge una temperatura gradevole, si può riaprire la presa esterna per qualche minuto. Nei lunghi viaggi questa alternanza mantiene l’aria più fresca e limita l’accumulo di CO₂. Le soste consigliate durante gli spostamenti autostradali aiutano già parecchio: aprire le portiere e scendere dalla vettura disperde velocemente l’aria viziata.
Sui climatizzatori automatici conviene lasciare lavorare la modalità “Auto”, salvo esigenze particolari. Il sistema può inserire il ricircolo durante il raffreddamento iniziale, riaprire gradualmente l’aspirazione esterna e intervenire quando rileva umidità o rischio di appannamento.
In molte famiglie il pulsante continua a produrre la stessa scena: qualcuno lo preme appena parte il climatizzatore, qualcun altro lo spegne convinto di dover respirare sempre aria nuova. Entrambi afferrano un pezzo della questione. Il ricircolo raffredda prima, alleggerisce il lavoro dell’impianto e protegge dallo smog esterno. Tenerlo inserito troppo a lungo riempie l’abitacolo del respiro di chi viaggia dentro. Il compromesso dura quanto basta per sentire il volante smettere di bruciare: qualche minuto di ricircolo, poi una boccata d’aria nuova.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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