Nell’era dell’intelligenza artificiale, le competenze più richieste non sono soltanto tecnologiche. Secondo il rapporto dell’International Labour Organization, le capacità cognitive e socio-emotive continuano a comparire con maggiore regolarità nelle offerte di lavoro, insieme a profili capaci di combinare comunicazione, collaborazione, pensiero analitico e competenze tecniche.
A confermare la centralità del tema è anche il recente paper Skills in the AI Age, pubblicato dall’OCSE, secondo cui l’intelligenza artificiale sta modificando il mercato del lavoro e le competenze richieste, rendendo necessario sviluppare nuove capacità coerenti con l’evoluzione delle professioni.
Nella quotidianità lavorativa, attività, riunioni e urgenze lasciano poco spazio per scegliere che cosa migliorare. Il rallentamento estivo può quindi diventare un’occasione per chiedersi non soltanto che cosa fare, ma che cosa imparare a fare meglio per ottenere risultati diversi.
Non si tratta di trasformare le ferie in un’ulteriore occasione di lavoro, né di riempire agosto con nuovi obiettivi. Il punto è individuare le capacità da rafforzare ed evitare di tornare a settembre ripetendo le stesse modalità e aspettandosi risultati differenti.
In un mercato attraversato dall’intelligenza artificiale, dall’automazione e dalla crescente standardizzazione degli strumenti, il vantaggio competitivo dipende infatti sempre meno dalla quantità delle azioni svolte e sempre più dalla qualità con cui vengono affrontate. Capacità relazionali, comunicative e decisionali diventano quindi centrali per imprenditori, manager e professionisti di ogni settore.
Dalla to-do list alla “develop list”
Durante l’anno, lo sviluppo delle competenze viene spesso rinviato a un momento successivo che raramente arriva. Per questo blackship, società di formazione e sviluppo manageriale, propone di affiancare alla tradizionale to-do list una “develop list”: non un elenco di cose da completare, ma una selezione delle capacità su cui investire con continuità.
Non una nuova lista da riempire, quindi, ma un modo per scegliere quali comportamenti allenare affinché restino disponibili anche quando ritmi, pressioni e urgenze torneranno ad aumentare.
“Il rischio è arrivare a settembre più riposati, ma esattamente allo stesso punto da cui si era partiti. La domanda utile da porsi è: quale asset ho costruito durante questo periodo e quale competenza continuerà a essermi utile nei prossimi tre, cinque o dieci anni? La pausa non deve necessariamente essere riempita di attività, ma può essere investita nella costruzione di qualcosa che rimane”, spiega Pasquale Acampora, CEO di blackship.
Sono cinque, in particolare, le competenze trasversali che possono essere allenate anche lontano dall’ufficio.
1. Scegliere per che cosa si vuole essere riconosciuti
La prima competenza è la consapevolezza, intesa soprattutto come capacità di scegliere il proprio posizionamento. In un contesto in cui l’intelligenza artificiale può svolgere un numero crescente di attività, diventa necessario scegliere che cosa delegare alla tecnologia e quali competenze devono continuare a caratterizzarsi come professionisti. La domanda da cui partire è: per che cosa voglio essere riconosciuto? Concentrarsi su pochi ambiti permette di evitare la dispersione e costruire una distintività reale. Non basta, però, scegliere definizioni generiche come qualità, professionalità o attenzione al cliente. Per diventare riconoscibile, una competenza deve tradursi in comportamenti e risultati che gli altri possano osservare ma non replicare (o quantomeno non così facilmente).
2. Comunicare per generare un effetto
Comunicare non significa soltanto parlare o trasferire informazioni, ma utilizzare parole, tono e linguaggio con la consapevolezza dell’effetto che si vuole produrre. Prima di un’email, di una riunione o di una conversazione, la domanda utile non è soltanto “che cosa voglio dire?”, ma “che cosa voglio far accadere?”. Anche le interazioni quotidiane possono diventare un esercizio: formulare una domanda che aiuti a riflettere, sostituire una frase automatica con un’espressione più personale e curata. Nel lavoro, questa capacità rende i messaggi non solo più comprensibili, ma anche e soprattutto più efficaci e in grado di generare impatto.
3. Prestare attenzione all’altro anche quando non si ha nulla da ottenere
La capacità di prestare attenzione agli altri si allena soprattutto nelle relazioni in cui non esiste un interesse diretto. Prestare attenzione a chi ci serve al ristorante, rivolgere una parola gentile alla persona alla cassa o riconoscere il lavoro di chi ci accoglie in hotel, sono piccoli gesti che, se ripetuti intenzionalmente, aiutano a vedere la persona prima del ruolo che ricopre. È una capacità che si costruisce quando non serve ottenere nulla e che diventa determinante quando occorre comprendere un collega, guidare un collaboratore o costruire fiducia con un cliente. Nel lavoro aiuta a leggere meglio bisogni, esitazioni e aspettative, anche quando non vengono espressi direttamente.
4. Riconoscere il progresso, non soltanto gli errori
Il feedback viene spesso associato a ciò che deve essere corretto. Una competenza meno diffusa consiste invece nel riconoscere ciò che una persona sta facendo meglio rispetto al passato. Osservare i piccoli cambiamenti, negli altri e in sé stessi, permette di rendere visibile il progresso. Può trattarsi di una conversazione gestita con maggiore lucidità, di una reazione meno impulsiva o di una decisione presa con più consapevolezza. Chiedersi che cosa si è imparato o affrontato meglio rafforza i comportamenti positivi e aumenta la consapevolezza delle proprie capacità. Correggere un errore aiuta a non ripeterlo. Riconoscere un progresso aiuta invece a trasformare un comportamento utile in una nuova abitudine.
5. Scegliere che cosa far accadere
Avere molte attività da svolgere non significa avere priorità chiare. La domanda utile non è soltanto “che cosa devo fare oggi?”, ma “che cosa voglio far accadere entro questa sera?”. La prima domanda produce una lista di azioni; la seconda obbliga a individuare un risultato. L’esercizio consiste nell’individuare ogni giorno due o tre risultati essenziali. Agosto, con agende generalmente meno congestionate, può essere il momento giusto per completare la frase: “Alla fine del mese sarò soddisfatto se…” e tradurre la risposta in poche azioni da ripetere con continuità. Spostare l’attenzione dalle attività ai risultati permette di distinguere ciò che genera realmente un avanzamento da ciò che si limita a occupare tempo.
Competenze che l’AI può amplificare, ma non sostituire
Il tema non è rifiutare la tecnologia, ma evitare di delegarle le capacità che rendono distintivo il contributo umano. L’AI può velocizzare un processo o produrre una prima bozza, ma il professionista deve conservare la capacità di valutare, correggere e migliorare il risultato.
Utilizzata in questo modo, la tecnologia non sostituisce la competenza, ma ne aumenta la portata. Il rischio nasce quando viene impiegata per evitare di esercitare capacità che, nel tempo, finiscono per indebolirsi.
“L’intelligenza artificiale dovrebbe essere un’asta, non un bastone: uno strumento che permette di saltare più in alto, non qualcosa senza cui non si è più in grado di camminare. Le competenze su cui investire sono quelle che possono essere potenziate dalla tecnologia, ma non sostituite”, sottolinea Acampora.
Dalla crescita personale alla vendita: tre domande per settembre
Le cinque competenze assumono un valore particolare nella vendita, dove conversazioni, ascolto e fiducia incidono direttamente sulle relazioni commerciali. Il lavoro estivo può quindi essere completato da tre domande:
Per che cosa voglio essere scelto? Serve individuare un elemento preciso sul quale costruire la propria distintività, evitando caratteristiche generiche che potrebbero essere dichiarate da qualsiasi concorrente.
Come posso dimostrarlo? Una caratteristica diventa credibile quando è sostenuta da dati, risultati o prove osservabili. La differenza non deve soltanto essere raccontata, ma resa verificabile agli occhi del cliente.
Quale impatto voglio generare per il cliente? Non conta soltanto ciò che un’azienda sa fare, ma il risultato concreto che permette di ottenere. La domanda sposta il centro della proposta dal servizio offerto al cambiamento prodotto: che cosa sarà diverso, migliore o più semplice dopo aver lavorato insieme?
Collegare distintività, prove e impatto consente di arrivare alla ripresa con una proposta più chiara e meno basata su affermazioni generiche. La pausa estiva non deve necessariamente produrre una trasformazione radicale: può essere sufficiente scegliere una direzione e iniziare a consolidare comportamenti migliori nel tempo.
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