“Non ci interessa alimentare uno scontro tra centrodestra e centrosinistra, né stabilire chi possa mettere una bandierina sui finanziamenti. Ci interessa una cosa molto più semplice: che la scala mobile “Prima” torni a funzionare e che Potenza riabbia un’infrastruttura fondamentale per la mobilità della città e dell’intera comunità”. A dichiararlo è Michele Sannazzaro, segretario generale dello SPI CGIL Potenza, che torna sulla vicenda della scala mobile “Prima”, chiusa dal 1° gennaio 2026 per fine vita tecnica, chiedendo chiarezza sul finanziamento di 6,5 milioni di euro destinato al suo ammodernamento.
“Sono trascorsi mesi dagli annunci e dalle rassicurazioni – afferma Sannazzaro – e crediamo che sia arrivato il momento di ricostruire quanto accaduto e, soprattutto, di conoscere con precisione lo stato dell’iter. Non vogliamo fare polemica politica: partiamo dalle date, dagli atti e dalle dichiarazioni pubbliche che si sono susseguite negli ultimi due anni».
La vicenda, infatti, parte da lontano. Il 19 novembre 2024 sei consiglieri regionali di centrodestra eletti nel territorio potentino – Alessandro Galella, Fernando Picerno, Maddalena Fazzari, Michele Napoli, Francesco Fanelli e Mario Polese – incontrarono l’assessore regionale alle Infrastrutture Pasquale Pepe proprio per affrontare le criticità degli impianti meccanizzati della città di Potenza.
In quella occasione venne chiesto alla Regione un impegno urgente per finanziare gli interventi sulle scale mobili e la disponibilità a stanziare risorse regionali per interventi tempestivi e risolutivi. L’assessore Pepe manifestò la disponibilità a individuare soluzioni concrete e rapide.
“Questo passaggio è importante – sottolinea Sannazzaro – perché dimostra, a seguito della denuncia della Cgil, che il problema era conosciuto già nel novembre 2024, oltre un anno prima della chiusura dell’impianto. E proprio esponenti dell’attuale maggioranza regionale avevano correttamente sollecitato una soluzione”.
Successivamente, il 30 aprile 2025, la Regione Basilicata presentò una richiesta di finanziamento di 6,5 milioni di euro per la scala mobile “Prima” nell’ambito del Fondo di rotazione nazionale.
Il 27 novembre 2025, dopo l’approvazione dell’Assestamento di bilancio regionale, esponenti del centrodestra annunciarono inoltre lo stanziamento di 1,4 milioni di euro per la manutenzione straordinaria degli impianti meccanici di Potenza, presentandolo come una risposta concreta alle esigenze del capoluogo. Con l’inizio del 2026 e la chiusura della scala mobile “Prima”, gli interventi e le rassicurazioni si intensificarono.
Il 1° gennaio 2026 il consigliere regionale Fernando Picerno intervenne pubblicamente sulla vicenda chiedendo al presidente della Regione Vito Bardi di incrementare le risorse destinate ai Comuni che garantiscono servizi di rilevanza sovracomunale, proprio per consentire anche a Potenza di sostenere infrastrutture strategiche come il sistema delle scale mobili.
Nei giorni successivi anche l’assessore regionale Pasquale Pepe intervenne sulla questione, confermando il percorso avviato dalla Regione per reperire i 6,5 milioni di euro necessari all’ammodernamento dell’impianto.
Il 9 gennaio 2026 arrivò quindi il via libera del Ministero dell’Economia e delle Finanze all’addendum da 6,5 milioni di euro.
Il giorno successivo, 10 gennaio, durante una conferenza stampa del centrodestra, il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio regionale Michele Napoli annunciò pubblicamente che i 6,5 milioni erano in arrivo e che già nella settimana successiva sarebbe potuto arrivare il definitivo via libera del Ministero per gli Affari europei.
Ancora il 26 gennaio, quando il Comune risultava in attesa delle risorse, lo stesso Napoli rassicurava sullo stato della procedura, dichiarando che si era ormai “in dirittura d’arrivo”.
Infine, il 6 febbraio 2026, fu la stessa Regione Basilicata a comunicare ufficialmente che, attraverso l’Atto integrativo all’Accordo per la Coesione, erano “in arrivo 6,5 milioni per le scale mobili”.
“Non stiamo ricordando queste dichiarazioni per mettere qualcuno sul banco degli imputati – precisa Sannazzaro – ma perché da allora sono trascorsi oltre sei mesi. Quelle rassicurazioni furono date alla città e oggi la città ha il diritto di sapere che cosa è accaduto dopo quegli annunci” .
Da qui la richiesta dello SPI CGIL Potenza alla Regione Basilicata di comunicare pubblicamente e con atti verificabili se i 6,5 milioni siano stati definitivamente assegnati e trasferiti, quali passaggi amministrativi siano stati completati, quali eventualmente manchino e quando le risorse potranno essere concretamente utilizzate dal Comune di Potenza.
Una richiesta di chiarezza viene rivolta contemporaneamente anche all’amministrazione comunale, affinché renda noto lo stato degli atti di propria competenza e il cronoprogramma previsto per arrivare alla progettazione, all’affidamento e all’esecuzione dei lavori.
“Non cerchiamo un colpevole, cerchiamo una soluzione. Regione e Comune hanno responsabilità e competenze diverse, ma ai cittadini interessa il risultato. Se esiste un problema amministrativo bisogna dire qual è. Se manca un atto bisogna sapere quale. Se le risorse sono disponibili bisogna capire quando potranno essere utilizzate. Non possiamo continuare a vivere di annunci”
Per lo SPI CGIL Potenza la questione, inoltre, va ben oltre il semplice funzionamento di un impianto di trasporto urbano. Potenza è un capoluogo che ogni giorno accoglie migliaia di persone provenienti dall’intera provincia e dal resto della Basilicata per raggiungere ospedali, uffici pubblici, scuole, università, attività commerciali e servizi. Il sistema della mobilità verticale assume pertanto una funzione che supera i confini comunali. E le conseguenze della chiusura non sono uguali per tutti.
«Un giovane può affrontare una salita a piedi – evidenzia Sannazzaro – una persona anziana, una persona con disabilità o con difficoltà motorie spesso non può farlo. Per queste persone una scala mobile non rappresenta una comodità, ma uno strumento di autonomia, accessibilità e inclusione. È questa la ragione per cui come sindacato dei pensionati abbiamo seguito la vicenda fin dall’inizio».
Già nei mesi scorsi CGIL, SPI CGIL e FILT CGIL avevano chiesto tempi certi, un cronoprogramma e soluzioni capaci di ridurre i disagi provocati dalla chiusura dell’impianto. Richieste che, con il trascorrere dei mesi, diventano ancora più urgenti.
«Vogliamo essere molto chiari – conclude il segretario generale dello SPI CGIL Potenza –: le scale mobili di Potenza non appartengono al centrodestra e non appartengono al centrosinistra. Appartengono alla città. Per questo chiediamo a Regione Basilicata e Comune di Potenza di superare qualsiasi contrapposizione e di fornire insieme un cronoprogramma pubblico e trasparente: stato effettivo del finanziamento, atti ancora necessari, progettazione, affidamento dei lavori, apertura del cantiere e tempi previsti per la riattivazione dell’impianto.
Dopo quasi due anni dal primo incontro istituzionale del novembre 2024 e oltre sei mesi dall’annuncio ufficiale dei 6,5 milioni, Potenza non ha bisogno di nuove rassicurazioni. Ha bisogno di date. Non è una battaglia di una parte politica contro un’altra. È una battaglia per il diritto alla mobilità di un’intera comunità”.
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Giusi Cavallo
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