Un abbonamento a bus e metro meno caro per gli studenti è l’ultima cosa finita nella lista. Prima erano arrivate pompe di calore, pannelli sui tetti di scuole e ospedali, batterie, case popolari da riqualificare. La clausola energetica Ue ha appena ricevuto le sue regole e in Italia i ministeri stanno già decidendo cosa provare a infilarci dentro.
Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti ha fatto sapere che Matteo Salvini e i tecnici del MIT stanno lavorando alla riduzione del costo di biglietti e abbonamenti del trasporto pubblico locale per gli studenti. L’obiettivo dichiarato è alleggerire la spesa delle famiglie e aumentare l’utilizzo dei mezzi pubblici. Cifre, soglie di reddito, età e forma dell’agevolazione devono ancora essere definite: per ora c’è una misura da costruire e da far entrare nel pacchetto italiano.
Lo spazio, almeno sulla carta, è parecchio. La Commissione europea consente agli Stati di chiedere una maggiore flessibilità sui conti per investimenti legati alla sicurezza energetica, fino allo 0,3% del PIL ogni anno tra il 2026 e il 2028 e allo 0,6% cumulato nel triennio. L’Italia ha già annunciato di voler utilizzare tutto il margine disponibile per l’energia: alle dimensioni attuali dell’economia, siamo nell’ordine di circa 14 miliardi di euro.
Lo sconto per studenti entra nella lista
Con il trasporto pubblico, la lista si allarga oltre caldaie, pannelli e batterie. Nelle linee guida pubblicate dalla Commissione europea trovano già spazio trasporto pubblico pulito, infrastrutture ferroviarie, elettrificazione e altri interventi capaci di ridurre la domanda di combustibili fossili. L’elenco europeo è inoltre esemplificativo: gli Stati possono proporre altre misure e sottoporle alla valutazione di Bruxelles.
L’idea è semplice: se costa meno prendere autobus, tram e metropolitana, una parte degli spostamenti quotidiani può spostarsi dall’auto al trasporto pubblico. Il legame con l’energia passa da lì, dai litri di carburante che eventualmente rimangono nel serbatoio. Per ora il MIT si è fermato all’annuncio della linea di lavoro. E del resto le tariffe del trasporto pubblico italiano sono un piccolo mosaico di Regioni, Comuni, aziende e agevolazioni già esistenti: prima di arrivare a una tessera scontata uguale o simile per gli studenti servirà capire come finanziare e organizzare la misura.
Il MIT ha già messo la misura nella propria lista, ma resta un piccolo passaggio da fare: Bruxelles dovrà considerare lo sconto agli studenti una misura capace di ridurre davvero la dipendenza dai combustibili fossili. Le linee guida citano trasporto pubblico pulito, ferrovie e infrastrutture; il prezzo dell’abbonamento non compare esplicitamente. Il biglietto, insomma, deve ancora essere convalidato.
L’iniziativa ha anche un vago sapore di ritorno. Il vecchio Bonus Trasporti da 60 euro si è fermato al 2023, quando oltre il 60% dei beneficiari aveva meno di trent’anni. Tre anni dopo, gli abbonamenti agevolati per gli studenti tornano sul tavolo, stavolta passando dalla porta della sicurezza energetica.
Pompe di calore nelle case, pannelli sopra gli edifici pubblici
Sul tavolo del Ministero dell’Ambiente ci sono interventi molto più facili da fotografare. Il ministro Gilberto Pichetto Fratin ha indicato tra le ipotesi un meccanismo sul modello di un nuovo Conto Termico, con incentivi rivolti soprattutto alla sostituzione degli impianti alimentati da combustibili fossili.
Una vecchia caldaia a gas lascia quindi spazio a una pompa di calore. Accanto possono arrivare fotovoltaico, solare termico, geotermia, batterie domestiche e ristrutturazioni energetiche: tutte tecnologie che Bruxelles ha inserito nel perimetro della nuova flessibilità.
Il modello italiano esiste già. Il Conto Termico 3.0, approvato nel 2025, sostiene efficienza energetica e produzione termica da fonti rinnovabili. Pichetto sta però parlando di un intervento ulteriore: le regole europee considerano le nuove misure adottate dopo il 28 febbraio 2026, quindi per utilizzare questo spazio servirà una decisione di bilancio costruita apposta.
Poi ci sono gli edifici pubblici. L’ipotesi è mettere pannelli fotovoltaici su scuole, università e ospedali, intervenire sull’efficienza energetica e portare una parte degli investimenti anche nell’edilizia residenziale pubblica. Le case popolari hanno consumi, caldaie e bollette esattamente come tutte le altre case, spesso con edifici parecchio meno giovani.
Qui la clausola europea trova un’applicazione quasi letterale: produrre energia direttamente sugli immobili pubblici, conservarla negli accumuli e ridurre ciò che quegli edifici devono comprare dalla rete o bruciare nelle caldaie.
Dai pannelli ai contratti che servono per costruirli
La lista italiana prosegue con nuovi impianti fotovoltaici ed eolici, batterie, sistemi di accumulo, reti elettriche e interventi sull’idroelettrico. Pichetto ha citato anche l’elettrificazione delle ferrovie tra le possibili destinazioni della maggiore flessibilità. Il ministro ha precisato che le misure sono ancora da individuare definitivamente e dovranno passare da una verifica tecnica e politica.
Una delle proposte meno immediate riguarda i PPA, i Power Purchase Agreement. Sono contratti di lungo periodo attraverso i quali chi produce energia rinnovabile concorda in anticipo la vendita dell’elettricità a un’impresa o a un altro grande consumatore.
Per chi deve costruire un parco solare o eolico avere già un acquirente per diversi anni significa entrate più prevedibili e, soprattutto, più possibilità di convincere qualcuno a finanziare l’impianto. Pichetto ha proposto di rafforzare le garanzie pubbliche su questi contratti.
Il GSE sta già lavorando a un sistema di garanzia di ultima istanza sui PPA. La clausola potrebbe dare più spalle pubbliche al meccanismo. Meno fotogenico di un tetto pieno di pannelli, certo. Anche i pannelli, prima di arrivare al sole, devono però passare dalla banca.
Dentro il perimetro europeo c’è anche il nucleare. Il Governo italiano vuole verificare quali spese per ricerca, sperimentazione sulle nuove tecnologie e fusione possano essere compatibili con le regole della clausola. Per l’atomo i tempi sono inevitabilmente diversi: l’Italia sta ancora costruendo il quadro normativo per un eventuale ritorno al nucleare e nuovi reattori da finanziare oggi non ce ne sono.
Lo 0,6% adesso va riempito
La decisione politica di chiedere la clausola è già stata presa. Il 5 agosto il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha comunicato al Parlamento l’intenzione del Governo di utilizzare lo 0,6% del PIL nel triennio per la sicurezza energetica, insieme allo 0,9% destinato a difesa e sicurezza. Il totale resta entro l’1,5% previsto dalla cornice europea.
Quei circa 14 miliardi misurano quindi il margine massimo che l’Italia potrebbe utilizzare. Ora vanno distribuiti tra progetti, incentivi e infrastrutture, con costi da quantificare e misure da sottoporre alla Commissione.
La lista, intanto, si allunga. C’è la pompa di calore di una famiglia, il pannello sul tetto di un ospedale, la batteria di un impianto, una ferrovia da elettrificare. Ora c’è anche lo studente che prende l’autobus per andare a scuola e potrebbe pagarlo un po’ meno.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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