Riceviamo e pubblichiamo la nota che il Wwf Costa Ionica Lucana ha inviato agli enti coinvolti nel riconoscimento dellatartufaia controllata nei Comuni di Pisticci e Scanzano Jonico.
Il WWF Costa Ionica Lucana, ha esaminato la documentazione ricevuta in relazione al D.P.G.R. della Basilicata n. 96 del 21 aprile 2026 trasmessa con nota dell’AMSCIL (Associazione Micologica Sostenitori della Cultura Idrologica Lucana – ETS) in data 23 luglio scorso e riferita alle preoccupazioni sull’intervento autorizzato dalla Regione Basilicata con il quale è stato disposto il riconoscimento come tartufaia controllata di terreni di proprietà dell’ALSIA, ubicati nei Comuni di Pisticci e Scanzano Jonico (Mt), per una superficie complessiva di 143,38 ha interamente censita catastalmente come bosco. Con la presente nota il WWF intende esprimere le proprie preoccupazioni di carattere naturalistico e conservazionistico derivanti dalla localizzazione dell’intervento all’interno di tre Zone Speciali di Conservazione della Rete Natura 2000 (ZSC IT9220080 “Costa ionica Foce Agri, ZSC IT9220095 “Costa ionica Foce Cavone”, ZSC IT9220085 “Costa ionica Foce Basento”), interessando anche la Riserva Biogenetica di Metaponto (Codice EUAP: 0037) nell’attraversamento dei potenziali mezzi per effettuare i lavori.
Le stesse preoccupazioni si riferiscono anche alla nascente ZPS metapontina denominata “Corridoio Ionico di Migrazione” individuata dalla Regione Basilicata nell’area in corrispondenza delle foci dei fiumi Agri, Cavone, Basento e Bradano. Il decreto approvato dall’Ente Gestore richiama infatti un Piano colturale degli interventi che prevede, nel corso del quinquennio, “eventuali operazioni di spalcatura, diradamento dei soggetti arborei morti o fortemente deperienti, eventuale drenaggio e governo delle acque superficiali e messa a dimora di piante tartufigene nelle radure di maggiore estensione”.
Il WWF prende atto della posizione espressa dall’ALSIA e dagli uffici regionali, secondo la quale il decreto avrebbe natura prevalentemente ricognitiva e la concreta esecuzione degli interventi sarebbe subordinata alla presentazione di specifici progetti esecutivi e all’acquisizione delle autorizzazioni forestali, ambientali e paesaggistiche previste dalla normativa. Il decreto, tuttavia, recepisce e legittima un assetto tecnico-gestionale determinato, con effetti amministrativi immediati, senza che allo stato attuale risultino definiti elementi essenziali quali localizzazione puntuale, superfici interessate, tecniche e mezzi utilizzati, tempi di esecuzione e caratteristiche delle piante da mettere a dimora. Proprio tale indeterminatezza non consente, al momento, di escludere ragionevolmente incidenze significative sugli habitat e sulle specie che costituiscono gli obiettivi di conservazione delle tre ZSC. In considerazione della mancanza di V.Inc.A., le perplessità del WWF si riferiscono al fatto che le ZSC coinvolte non siano costituite da semplici superfici boscate isolate, ma da un sistema ecologico unitario e particolarmente delicato, caratterizzato da habitat diversificati e strettamente connessi che si sviluppano lungo un gradiente in sensibile equilibrio dinamico. In questi contesti anche interventi localizzati sulla componente forestale possono produrre effetti indiretti sul regime delle acque, sul gradiente di salinità, sulla struttura della vegetazione e sulla continuità tra gli habitat.
Le tre ZSC sono interessate da aree umide retrodunali, prati e ambienti salmastri periodicamente inondati, arbusteti alofili e macchia mediterranea retrodunale oltre alla presenza di ambienti fluviali e boscaglie ripariali particolarmente importanti per l’avifauna acquatica, migratrice e svernante. Sono presenti endemismi tra le specie di erpetofauna presente e sono riportate aree di riproduzione di Testuggine di Terra (Testudo hermanni) e Testuggine palustre europea (Emys orbicularis) oltre alla presenza di siti riproduttivi di Tartaruga marina comune (Caretta caretta) e Fratino (Charadrius alexandrinus) che interessa la porzione di arenile priva di vegetazione, ma comunque connessa al delicato sistema ecologico oggetto degli interventi. Le aree, inoltre, sono interessate dalla presenza della Lontra (Lutra lutra). Nei formulari standard dei SN2000 interessati dagli interventi si fa riferimento ad aree particolarmente importanti per le estese aree umide retrodunali e per l’avifauna acquatica migratrice e svernante in cui la pineta svolge in parte la funzione ecologica della macchia per l’avifauna stanziale e migratoria, prospettando nel PdG un eventuale diradamento esclusivamente in termini graduali e finalizzati al ripristino dell’habitat originario. Tale indicazione non può pertanto essere interpretata come legittimazione di diradamenti generalizzati o funzionali a finalità produttive, ma richiede una preventiva progettazione di restauro ecologico fondata su rilievi puntuali (ZSC IT9220080 “Costa Ionica Foce Agri”).
La ZSC IT9220085 “Costa Ionica Foce Basento”, invece, presenta gli habitat dei salicornieti 1410 e 1420, entrambi valutati dal Formulario con rappresentatività elevata e valutazione globale “A” ovvero Eccellente. Il Formulario evidenzia che la pineta artificiale si è sviluppata su aree potenzialmente riconducibili alla macchia retrodunale e, in alcuni tratti, su superfici potenzialmente occupate dai prati periodicamente inondati e dai salicornieti degli habitat 1410 e 1420. Il sito presenta inoltre boscaglie a Tamarix, canneti e un articolato mosaico di formazioni alofile retrodunali, la cui distribuzione dipende dalla sommersione stagionale e dalle caratteristiche delle acque salmastre. La macchia psammofila ospita una popolazione estesa di ginepro coccolone, mentre le formazioni a Salicornia e Tamarix sostengono una comunità ornitica diversificata e numerose specie migratrici e svernanti. Sono inoltre segnalati anche in questo caso Testudo hermanni e, nella tabella delle specie di interesse comunitario, il Succiacapre (Caprimulgus europaeus), con una popolazione riproduttiva stimata in venti coppie. La stessa valutazione emerge dal formulario della ZSC IT9220095 “Costa Ionica Foce Cavone” che evidenzia un’estesa presenza dell’habitat 2260, pari a circa 354 ettari, nonché gli habitat 1410, 1420, 3280 e 92D0. Per gli habitat 1410 e 1420 viene attribuito uno stato di conservazione e una valutazione globale particolarmente elevati, all’interno di un’area nel quale l’ecosistema mare-duna-pineta conserva un sostanziale equilibrio. La pineta retrodunale, prevalentemente costituita da Pino d’Aleppo (Pinus halepensis), occupa una parte molto rilevante della superficie terrestre del sito e svolge funzioni protettive nei confronti dell’erosione e dei venti marini, oltre a un riconosciuto ruolo ecologico, ambientale e paesaggistico. La foce e il canneto costituiscono habitat di sosta e svernamento per numerose specie, tra cui il Pettazzurro (Luscinia svecica), e il Forapaglie castagnolo (Acrocephalus melanopogon), la nidificazione del Fratino (Charadrius alexandrinus), le presenze di Testudo hermanni ed Emys orbicularis e il rilevante valore conservazionistico della Lontra, le cui tracce sono state ripetutamente rinvenute nell’area di foce.
Alla luce dei Formulari Standard, quindi il WWF ritiene che la realizzazione degli interventi ipotizzati nella delibera potrebbe avere i seguenti impatti: • Alterazione del regime idrologico. Le eventuali attività di drenaggio e governo delle acque superficiali rappresentano il profilo di maggiore preoccupazione. Gli habitat 1410, 1420, 3170 e 92D0 dipendono dalla durata e dalla periodicità della sommersione, dalla salinità, dalla falda superficiale e dalla connessione con canali, foci e depressioni retrodunali. Anche modeste variazioni del deflusso possono determinare la contrazione o la trasformazione delle comunità a Juncus, Salicornia, Sarcocornia e Tamarix, con conseguenze indirette su Testuggine palustrre europea (Emys orbicularis), Lontra (Lutra lutra), Martin Pescatore (Alcedo atthis) e sull’avifauna acquatica. • Modificazione della struttura forestale e della macchia retrodunale. Le eventuali spalcature e diradamenti, se estesi o non selettivi, potrebbero semplificare la struttura della vegetazione, interrompere i processi di evoluzione verso la macchia mediterranea e modificare le condizioni ecologiche delle radure e del sottobosco. Nei Formulari si evidenzia, invece, la necessità di una gestione differenziata. In alcuni settori la pineta svolge funzioni ecologiche e protettive, mentre in altri può essere opportuno un diradamento graduale finalizzato al recupero della vegetazione naturale. Ogni intervento dovrà pertanto essere localizzato sulla base della cartografia degli habitat e orientato esclusivamente a obiettivi di conservazione. • Messa a dimora delle piante tartufigene. La piantumazione nelle radure può modificare il mosaico tra ambienti aperti, arbustivi e forestali e interferire con la naturale evoluzione della macchia retrodunale. Prima di qualsiasi intervento devono essere precisati specie, provenienza del materiale vegetale, densità, numero di esemplari, tecniche di impianto, preparazione del terreno e necessità di irrigazione o di altre lavorazioni. In assenza di tali informazioni non è possibile valutare l’eventuale occupazione o trasformazione degli habitat 2260, 1410, 1420 e 92D0. • Disturbo e alterazione del suolo. L’eventuale impiego di mezzi meccanici, l’apertura o l’ampliamento di piste, lo scavo delle buche e il transito ripetuto potrebbero produrre compattazione e alterazione di terreni sabbiosi e limo-argillosi particolarmente fragili, nonché disturbo durante i periodi di nidificazione, migrazione, svernamento e riproduzione delle specie segnalate nei Formulari. Sarà necessario, pertanto, specificare i tempi e le modalità di esecuzione di tale intervento. • Effetti cumulativi. Gli interventi colturali, la rete di canali e viabilità esistente, le attività turistiche e agricole, l’erosione costiera e le pregresse trasformazioni dei sistemi dunali e retrodunali potranno avere poi impatti cumulativi.
Non appare sufficiente esaminare separatamente le singole operazioni senza valutarne gli effetti complessivi sull’integrità ecologica delle tre ZSC. Per quanto sopra, il WWF chiede agli Enti preposti la conferma formale che nessuna operazione colturale, idraulica, forestale o di piantumazione sarà avviata sulla base del solo D.P.G.R. n. 96/2026. e che si avvii la procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale (V.Inc.A.) riferita agli interventi concretamente previsti e condotta tenendo conto degli obiettivi di conservazione di ciascuna delle tre ZSC, nonché degli effetti diretti, indiretti, cumulativi e a lungo termine, predisponendo una valutazione di II° Livello e non semplicemente di Screening. Il WWF, infine, in qualità di portatore di interessi collettivi e diffusi relativi alla salvaguardia della natura, ai sensi delle normative vigenti in materia di accesso agli atti amministrativi, chiede la trasmissione e pubblicazione della documentazione tecnica completa, comprendente relazione, Piano colturale, cartografie georeferenziate, localizzazione delle singole operazioni, superfici coinvolte, cronoprogramma, mezzi impiegati e piedilista delle piante esistenti e di quelle eventualmente destinate alla messa a dimora. Si chiede, inoltre, delucidazioni sulla sovrapposizione cartografica delle particelle interessate con la distribuzione aggiornata degli habitat 1410, 1420, 2250, 2260, 3170, 3280 e 92D0, con le aree umide, i canneti, i corridoi ripariali e le aree di presenza delle specie di interesse comunitario. Allo stesso tempo preme sottolineare l’importanza che la V.Inc.A di II° Livello sia corredata di rilievi botanici e faunistici aggiornati e distribuiti nelle diverse stagioni, considerato che i Formulari allegati risultano parzialmente aggiornati e non possono, da soli, rappresentare la situazione ecologica puntuale allo stato attuale.
Per tutte le motivazioni suddette la scrivente auspica il coinvolgimento degli enti scientifici competenti e delle associazioni ambientaliste riconosciute nella fase di valutazione, progettazione e monitoraggio degli interventi. Il WWF non esprime una contrarietà pregiudiziale alla ricerca, alla valorizzazione micologica o alla gestione attiva delle pinete costiere. Tali attività, tuttavia, possono essere considerate compatibili soltanto quando risultino chiaramente subordinate agli obiettivi di conservazione della Rete Natura 2000 e siano sostenute da un’istruttoria scientifica capace di escludere, con ragionevole certezza, il pregiudizio all’integrità dei siti. In assenza di una progettazione esecutiva completa, di rilievi aggiornati e di una preventiva Valutazione di Incidenza di II° Livello, il principio di precauzione impone che non venga avviata alcuna attività suscettibile di modificare la vegetazione, il suolo o il regime idrologico delle aree interessate. In attesa di un riscontro formale, il WWF Costa Ionica Lucana si riserva ogni ulteriore valutazione e iniziativa a tutela delle tre Zone Speciali di Conservazione e degli habitat e delle specie in esse presenti. La presidente OA WWF Costa ionica Lucana Annachiara Colucci
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Giusi Cavallo
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