Nei giorni scorsi a Oakland si sono tenute le dichiarazioni introduttive del processo in cui Meta � accusata da quattro Stati americani di aver progettato Facebook e Instagram per trattenere i minori il pi� a lungo possibile, e di aver poi mentito al pubblico sui rischi. A sostenere l’accusa davanti alla giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers sono California, Colorado, Kentucky e New Jersey, quattro della trentina di Stati che nel 2023 hanno promosso la causa. � il primo processo che ne nasce, e per gli altri Stati sono attesi procedimenti separati pi� avanti.

Meta � arrivata all’udienza dopo aver perso l’ultimo tentativo di evitarla. La Corte d’appello del Nono Circuito ha respinto il ricorso con cui la societ� contestava la causa sulla base della Sezione 230 del Communications Decency Act, e ha negato anche l’istanza d’urgenza con cui Meta chiedeva di sospendere il dibattimento. Nel 2024 la corte aveva gi� respinto in larga parte la richiesta di archiviazione, e in giugno aveva negato la pronuncia anticipata che avrebbe chiuso la causa senza arrivare al processo.

“Alla vigilia del processo Meta ha cercato una sospensione d’urgenza davanti alle corti d’appello, e l’ennesimo tentativo di sottrarsi alle proprie responsabilit� � fallito ancora una volta”, ha dichiarato il procuratore generale della California Rob Bonta. “Meta ha progettato un prodotto pericoloso per gli utenti pi� giovani, sapeva che era pericoloso e poi ha mentito a bambini, famiglie e comunit� su quanto lo fosse”. I quattro Stati contestano violazioni delle leggi statali a tutela dei consumatori e, per la California, della legge sulla pubblicit� ingannevole e di quella sulla concorrenza sleale.

Le funzioni sotto accusa e l’incentivo pubblicitario

Gli Stati sostengono che Meta abbia costruito Facebook e Instagram con funzioni pensate per massimizzare il tempo di permanenza dei pi� giovani. Nella causa vengono indicati il pulsante like, lo scorrimento infinito e i sistemi di raccomandazione come meccanismi capaci di alimentare un uso ripetuto e compulsivo. L’incentivo, secondo l’accusa, � economico prima che tecnico: il modello di business dell’azienda poggia sulla pubblicit�, e pi� tempo gli utenti passano sulle piattaforme pi� gli annunci possono essere mirati con precisione, quindi pi� cresce il ricavo potenziale.

All’uso eccessivo delle piattaforme gli Stati imputano poi effetti concreti sul sonno e sul rendimento scolastico degli adolescenti, e attribuiscono ad alcuni filtri visivi un contributo a disturbi alimentari e dismorfofobia. Meta sapeva inoltre che bambini sotto i 13 anni usavano Instagram e Facebook e ne ha raccolto i dati senza il consenso dei genitori, sostiene l’accusa, in violazione del COPPA, la legge federale che protegge i dati dei minori online. � il capo che accomuna il maggior numero di ricorrenti: ai quattro Stati che vanno a processo se ne aggiungono altri 25, per un totale di 29.

Meta respinge l’intero impianto. “I procuratori generali possono anche definirlo un caso storico, ma le loro rivendicazioni sono limitate e prive di fondamento, e le richieste economiche enormemente sproporzionate”, ha dichiarato un portavoce dell’azienda. “I procuratori non offrono alcuna prova che qualcuno nei loro Stati sia stato ingannato, sostengono che funzioni innocue come avere un secondo account Instagram abbiano danneggiato i loro residenti, e cercano di sanzionare Meta per problemi che riguardano l’intero settore, come la verifica dell’et�. Invece di attenersi ai fatti o al diritto, gli Stati hanno deciso di inseguire un risarcimento fuori misura�.

Da dove arrivano i 1.400 miliardi

I 1.400 miliardi di dollari che circolano come posta del processo non sono una cifra pubblicata dai quattro Stati, che non hanno reso noto quanto intendano chiedere. Il numero compare in un atto depositato da Meta prima del dibattimento, dove l’azienda lo usa per definire fuori misura la richiesta avversaria. La giudice Rogers ha gi� fatto sapere che quella somma le pare “irragionevole”, stando alle sue osservazioni in aula riferite da Law360, ma ha trovato da ridire anche sulla stima alternativa proposta da Meta, ferma a 4 milioni di dollari.

Oltre alle sanzioni, i quattro Stati chiedono modifiche al funzionamento di Facebook e Instagram, fra cui limiti proprio alle funzioni che l’accusa considera il motore dell’uso compulsivo: il conteggio dei like e lo scorrimento infinito. Una decisione in quella direzione toccherebbe il modo in cui le due piattaforme sono costruite, non soltanto i conti dell’azienda. Su entrambi i fronti la parola definitiva spetta alla giudice, perch� in questo processo il verdetto non � affidato alla giuria.

Una giuria consultiva e sei settimane di udienze

La giuria � gi� stata selezionata, otto membri, e siede con funzione consultiva: a differenza di un processo con giuria ordinario il suo pronunciamento non vincola, e su verdetto finale e sanzioni decide la giudice Rogers. Le udienze dovrebbero durare circa sei settimane, dopo una selezione dei giurati partita il 12 agosto. L’audio del dibattimento sar� trasmesso in diretta sul canale YouTube della corte.

Fra i testimoni attesi ci sono i vertici della societ�: secondo Reuters dovrebbero deporre sia Mark Zuckerberg sia il capo di Instagram Adam Mosseri. Entrambi sono gi� saliti sul banco dei testimoni in altri processi di quest’anno. A febbraio, deponendo a Los Angeles, Zuckerberg ha sostenuto che Instagram � pensato per essere “utile”, non per creare dipendenza.

A marzo una giuria di Los Angeles ha ritenuto Meta e Google responsabili dei danni patiti da una giovane che dice di aver sviluppato da bambina una dipendenza dalle loro piattaforme, riconoscendole 6 milioni di dollari. La settimana scorsa una corte del New Mexico ha condannato Meta a pagare altri 567 milioni di dollari per i danni contestati sui minori, dopo i 375 milioni gi� imposti a marzo. L’azienda ha annunciato appello in entrambi i casi.

Migliaia di altre cause accusano Meta di aver danneggiato i propri utenti, e una sconfitta a Oakland renderebbe la strada pi� agevole a chi le ha promosse. Pesano intanto anche i costi della difesa: nel solo secondo trimestre del 2026 l’azienda ha dichiarato 2,4 miliardi di dollari di spese legali. Il verdetto non arriver� comunque prima della fine di settembre, visto che le udienze sono previste per circa sei settimane.


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