Una situazione da tenere sotto controllo, ma non un’emergenza. La provincia di Ferrara è sostanzialmente autosufficiente per quanto riguarda la raccolta di sangue e di globuli rossi, ma guarda con attenzione al futuro della donazione, soprattutto alla luce del calo demografico e dell’invecchiamento della popolazione. A spiegare la situazione è Massimo Gallerani, segretario provinciale di Avis Ferrara, con accanto il direttore provinciale Federcio Gavioli. Il tema, sottolineano, non è quello di una carenza immediata, quanto piuttosto della necessità di garantire nel tempo un numero sufficiente di donatori.

In provincia sono 13.108 i donatori attivi con un’età media di 43,25 anni e a fronte di circa 23mila donazioni all’anno. Nel 2025 la percentuale di popolazione che dona si è attestata al 3,87%, un dato leggermente superiore alla media regionale, pari al 3,44%. Nel 2020 i donatori erano 11.631, con età media di 43,46. Negli ultimi sei anni c’è stato un incremento del 12,7% e un calo dell’età media.

Se prendiamo in considerazione il periodo gennaio-luglio 2026 e lo mettiamo a confronto con lo stesso periodo del 2025, si nota un leggero calo sia per quanto riguarda le donazioni di sangue mentre sono in aumento quelle di plasma. Nei primi sette mesi del 2025 le donazioni di sangue sono state 13.359 e quelle di plasma 1.097, nello stesso periodo del 2026 abbiamo invece 12.988 donazioni di sangue e 1.288 donazioni di plasma. Un leggero calo che non inficia il trend positivo degli ultimi anni.

Se guardiamo alla raccolta di plasma in aferesi, per portare un esempio, si è passati da 1.409 unità raccolte nell’anno 2021, alle 2.007 raccolte nell’anno 2025.

L’obiettivo, ci viene spiegato, è però quello di arrivare al 5-6% della popolazione attiva, con particolare attenzione ai giovani. “Non siamo assolutamente in una condizione di crisi – chiarisce Gallerani –. Questo però non significa che non dobbiamo tenere sotto controllo la situazione”.

Il problema, infatti, riguarda soprattutto il futuro. La popolazione invecchia e diminuisce il numero dei giovani che possono diventare nuovi donatori. Per questo Avis sta lavorando per avvicinare alla donazione le nuove generazioni, attraverso incontri nelle scuole, nelle università, iniziative culturali e sportive e una presenza costante sul territorio.

“C’è bisogno – spiega Gallerani – che più giovani percentualmente si avvicinino alla donazione rispetto a quello che avveniva negli anni precedenti”. L’obiettivo è quindi aumentare progressivamente la percentuale di donatori proprio tra le fasce più giovani della popolazione.

Il sangue per il centro delle talassemie

Una peculiarità ferrarese è rappresentata dal centro di riferimento per le emoglobinopatie e le talassemie, che segue circa 300-350 persone, tra pazienti talassemici e persone affette da anemia falciforme. Una parte consistente di questi pazienti necessita di trasfusioni continuative.

Per il centro servono indicativamente 8.000-8.500 sacche di globuli rossi ogni anno. Il fabbisogno non è però semplicemente una questione quantitativa: per questi pazienti la compatibilità del sangue assume un’importanza particolare, perché trasfusioni ripetute con sangue non sufficientemente compatibile possono favorire la formazione di anticorpi e reazioni avverse.

Ferrara, dunque, riesce a produrre una quantità di globuli rossi sufficiente a garantire l’autosufficienza generale, ma per il centro delle talassemie è necessario un sistema di coordinamento regionale che permetta di individuare e trasferire le unità maggiormente compatibili.

“In linea teorica noi produciamo la quantità che serve – spiega Gallerani –. Chiaramente c’è bisogno di un coordinamento a livello centrale a Bologna per fare in modo che ci arrivi il sangue migliore e più compatibile per queste persone”.

È anche per questo che Avis sta finanziando un progetto di ricerca finalizzato a migliorare la compatibilità tra donatori e pazienti attraverso banche dati specifiche, in modo da individuare per ogni ricevente le unità di sangue più adatte.

Il vero nodo è il plasma

Se per i globuli rossi il sistema riesce a garantire una sostanziale autosufficienza, la situazione è diversa per il plasma e soprattutto per i farmaci plasmaderivati.

Albumina, immunoglobuline e fattori della coagulazione utilizzati, tra gli altri, per il trattamento delle persone affette da emofilia vengono prodotti a partire dal plasma. La richiesta di questi prodotti è però in forte crescita, anche a livello internazionale.

“È cresciuta moltissimo la necessità dell’utilizzo dei derivati”, osserva Gallerani. E qui la quantità raccolta diventa particolarmente importante: una donazione di sangue intero consente di ottenere circa 200-250 millilitri di plasma, mentre una donazione specifica può arrivare a 700-750 millilitri.

Per questo la provincia di Ferrara sta progressivamente aumentando la raccolta di plasma, anche attraverso l’acquisizione delle apparecchiature necessarie. Attualmente la plasmaferesi viene effettuata nei centri di Ferrara e Cona, mentre i donatori delle altre sedi provinciali possono prenotare la propria donazione nei due punti.

Il plasma raccolto viene poi inserito nel sistema regionale. Una parte viene conservata per le necessità cliniche, mentre il resto viene destinato alla lavorazione industriale attraverso il meccanismo del “conto lavorazione”: le aziende farmaceutiche trasformano il plasma in medicinali e i prodotti ottenuti tornano alla Regione.

Un sistema che consente di mantenere sotto controllo sia la produzione sia i costi, in un settore nel quale la domanda di immunoglobuline e altri plasmaderivati è in costante aumento.

La donazione come sistema organizzato

Quello che emerge dalle parole di Gallerani è anche un cambiamento nel modo di intendere la donazione. Non più soltanto il gesto individuale di chi decide di andare a donare, ma un sistema complesso che richiede organizzazione, controlli e programmazione.

Le donazioni sono oggi effettuate su prenotazione e ogni passaggio, dalla raccolta alla conservazione e al trasporto, è sottoposto a procedure precise. Il sangue raccolto nelle diverse sedi provinciali viene trasportato secondo tempi e temperature controllate e successivamente lavorato nel centro di riferimento regionale di Bologna.

Anche la gestione delle scorte deve tenere conto della diversa durata degli emocomponenti: i globuli rossi possono essere conservati per alcune settimane, mentre le piastrine hanno tempi di conservazione molto più brevi e devono quindi essere disponibili quando servono.

“Il donatore non è una persona da ‘mungere’ per avere sangue – sottolinea Gallerani –. La sua disponibilità deve essere rispettata, coltivata e gestita per il suo bene, che è anche un bene sociale.”

Un modello basato sulla gratuità e sulla solidarietà che, proprio per poter funzionare nel tempo, deve riuscire a coinvolgere nuove generazioni.

“La donazione – conclude Gallerani – è una disponibilità per tutti. È indipendente da chi riceverà il sangue, dalla sua condizione economica, dalla sua religione o dalla sua nazionalità. Questo è il valore del nostro sistema.”


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Pietro Perelli

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