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Alessandro Iori a Radio Tutto Napoli analizza Costantino Favasuli, il suo arrivo al Napoli, le prospettive con Allegri e il futuro dei giovani italiani

Domani sarà il giorno di Favasuli al Napoli con la firma e l’annuncio dopo le visite mediche. Di questo e non solo ne ha parlato Alessandro Iori, giornalista al seguito della Serie B per Dazn, è intervenuto sulla nostra Radio Tutto Napoli, l’unica radio tutta azzurra e live tutto il giorno su sito, app smartphone e smartTv e DAB Campania.

Costantino Favasuli è pronto per il Napoli: che tipo di giocatore è e perché merita questa occasione?

“Un giocatore secondo me che merita questo tipo di occasione, perché nell’ultima stagione in Serie B è stato largamente uno dei giocatori migliori del campionato. Soprattutto un interprete perfetto di questo ruolo, è chiaramente un giocatore con vocazione più offensiva che difensiva. Un giocatore anche di grande quantità, di grande costanza nel suo percorrere la fascia avanti e indietro. Un giocatore davvero di ottima qualità e poi tratta con grande competenza il pallone anche quando arriva al momento della rifinitura o della conclusione. Un giocatore che comunque ha mezzi significativi, ancora migliorabile ovviamente vista l’età. Un giocatore che secondo me rappresenta un investimento di quelli che il calcio italiano dovrebbe cominciare a rifare di più. Nel senso: guardare con maggiore attenzione al campionato di Serie B, ai migliori talenti proposti da questo campionato. Nella scorsa stagione abbiamo visto e misurato la crescita in un contesto importante come quello dell’Inter di Francesco Pio Esposito. Credo che andando a setacciare meglio la Serie B si possano trovare diversi, non dico tantissimi, però comunque un numero significativo di giocatori che può recitare da protagonista anche al piano superiore.”

Che cosa ci puoi raccontare del carattere di Costantino Favasuli? Che persona dobbiamo aspettarci in campo e fuori?

“Diciamo che comunque ha giocato in due piazze nelle ultime due stagioni. Catanzaro, poi, dove chiaramente la pressione non può essere paragonata a quella di Napoli, ma sono due piazze comunque che mettono pressione, due piazze a loro modo e su parametri differenti comunque molto esigenti. Quanto bene abbia fatto a Catanzaro Favasuli lo avete visto anche sabato prima della partita di Coppa Italia Catanzaro-Südtirol, con il saluto di Favasuli al Ceravolo, l’abbraccio della folla, dei tifosi di Catanzaro. Però, insomma, per un ragazzo poco più che ventenne, o addirittura ventenne come era nella stagione di Bari, giocare in due piazze come Bari e Catanzaro credo che sia formativo, preparatorio a un salto che è un salto importante come quello verso il Napoli. Però resta comunque un giocatore abituato a piazze abbastanza esigenti e che mettono pressione. Diciamo che non è esattamente un ambiente soft come potrebbe essere, faccio degli esempi, Sassuolo, Empoli, dove crescono tanti giovani per motivazioni diverse, nel senso che sono ambienti da un certo punto di vista anche più protetti, in cui i ragazzi hanno più margine per sbagliare. Favasuli si è trovato prima in prestito alla Fiorentina, poi al Bari, sempre con delle squadre che hanno dovuto lottare anche per non retrocedere. Nella scorsa stagione invece si è trovato proiettato in una situazione di classifica completamente diversa, con il Catanzaro che ha davvero sfiorato per pochissimo la promozione in Serie A, e si è distinto in tutti questi contesti. Quindi credo che anche dal punto di vista della preparazione così, fuori dal campo, sia un giocatore pronto per sopportare ciò che comporta essere un giocatore del Napoli.”

Alberto Aquilani è stato tra gli artefici della grande cavalcata del Catanzaro e anche dello sviluppo di Favasuli: quanto può crescere con Allegri?

“Alberto Aquilani è partito dalla Fiorentina, adesso è in forza al Sassuolo ed è stato lui il grande scopritore di Costantino Favasuli, perché in quel periodo giocava anche da centrocampista. Il ruolo non era propriamente definito ed è Aquilani che ha capito in Favasuli le possibilità di vederlo come esterno a tutta fascia, sia a destra che a sinistra. Con un altro grande allenatore di tattica come Massimiliano Allegri può crescere sicuramente anche in termini di determinazione, di grinta, di contenuti proprio per crescere come calciatore oltre che da uomo in una piazza così importante come Napoli.”

Il Napoli punta su Favasuli come erede di Di Lorenzo: quali caratteristiche può portare in azzurro?

“Sì, assolutamente, anche se magari in un ruolo differente. Di Lorenzo ha fatto il quarto per la maggior parte della carriera, poi anche il braccetto a destra, oltre che il quinto a destra. Diciamo che Favasuli è chiaramente un quinto come ruolo prediletto, è un giocatore che proprio per questa caratteristica di avere tanti chilometri nelle gambe può assicurare copertura e spinta contemporaneamente, con un giocatore che a mio modo di vedere in questo momento, in questa fase della sua carriera, si esprime meglio con tre difensori centrali alle spalle, proprio per liberare al meglio la sua propensione offensiva. Un giocatore che però chiaramente, come dicevo prima, ha ampi margini di miglioramento. Con Aquilani, nella scorsa stagione, il Catanzaro ha giocato un calcio molto offensivo, molto ambizioso, con due trequartisti alle spalle di una punta e con due esterni che erano, da una parte Favasuli e dall’altra Alessandro, iperoffensivi anche loro. Quindi un calcio molto votato a stare nella metà campo avversaria. Con Allegri questo potrebbe cambiare, stando alla tradizione tattica anche recente di Allegri. Questo però potrebbe aiutare Favasuli a migliorare dal punto di vista della fase difensiva, che è forse il lato del gioco in cui ha ancora più margini e più spazio di apprendimento. Il resto è un giocatore che ha la possibilità di essere ulteriormente plasmato, che può diventare anche un quarto di difesa, che può giocare anche eventualmente da esterno offensivo in un 4-2-3-1. Quindi è un giocatore secondo me ancora molto duttile, in una fase della carriera che gli permette di essere ancora una spugna dal punto di vista tattico per poter apprendere ancora tanti concetti.”

Liberali può essere una grande sorpresa del Como di Fabregas?

“Sì, è un giocatore di cui si parla da tempo e che spesso è stato bollato come limitato dalle caratteristiche fisiche. Ora credo che le lezioni che il nostro calcio ha ricevuto in maniera anche violenta, brutale, negli ultimi tempi ci impongano di cambiare anche il modo, l’approccio, i criteri di giudizio con cui valutiamo i ragazzi. Diciamo che in questo circolo, su cui il Catanzaro è sempre molto attento, quest’anno al posto di Liberali arriva Pafundi, che è un giocatore di cui si parla da ancora più tempo di Liberali e che ancora non è riuscito a fare quel salto che a Liberali è riuscito negli ultimi sei mesi a Catanzaro, perché nella prima parte di stagione era stato in parte oscurato, chiuso dall’esplosione di un altro giovane come Francesco Camarda, che secondo me meriterebbe di rimanere al Milan ma che leggo potrebbe essere girato al Torino, un giocatore che ha una connessione di mezzi tecnici e fisici secondo me eccellente. Liberali dal suo punto di vista è un giocatore perfetto nel contesto Fabregas, nel contesto Como, nel contesto in cui si gioca tenendo tanto il pallone tra i piedi, il possesso, la qualità vengono esaltati e Liberali nella seconda parte di stagione a Catanzaro è stato l’erede perfetto di Camarda che si è infortunato a febbraio e non lo ha fatto rimpiangere. Ha disseminato la sua stagione di giocate di grande qualità. Il Como ha sfruttato questa clausola da 6 milioni che era inserita nel contratto di Liberali. Il Milan ha provato a riprendere il ragazzo che ha cresciuto Liberali e che poi l’aveva ceduto un anno fa a titolo definitivo al Catanzaro, ma Liberali stesso ha preferito andare al Como dopo che dall’ambiente Milan è stato un pochino allontanato.”

La gestione dei giovani da parte dei grandi club italiani dovrebbe essere rivista?

“Una situazione che ci impone poi anche una riflessione, siccome le squadre di più alto livello gestiscono i ragazzi che allevano e che fanno crescere. Perché, per esempio, anche sabato abbiamo visto l’esplosione a sorpresa di Lontani nel Parma, doppietta in Coppa Italia, vero, contro il Catania e quindi con tutte le cautele del caso, però anche questo è un ragazzo che il Milan ha cresciuto e che poi ha lasciato andare via. Quindi, nel tema di una standing review del nostro calcio, bisognerebbe anche poi fare più attenzione a come crescono i ragazzi prodotti del settore giovanile. Atalanta, Inter e Juventus hanno le seconde squadre, però per esempio dalla Juventus sono pochissimi i giocatori che hanno fatto il salto in prima squadra e alcuni, per esempio Muharemovic dalla Juventus Next Gen, è andato via, è andato al Sassuolo e adesso è stato pagato 40 milioni dal Leeds, con la Juventus che avrebbe bisogno di un difensore. Ecco, è vero che metà di quei 40 milioni sono andati alla Juventus stessa, però le seconde squadre dovrebbero produrre giocatori pronti per le prime squadre, non solo eventuali plusvalenze e poi dare a investire su altri prodotti sul mercato. Anche perché, insomma, i ragazzi che crescono nel settore giovanile e poi arrivano alla seconda squadra hanno anche un senso di appartenenza differente rispetto a chi arriva fuori e viene talvolta strapagato. Quindi secondo me è un percorso che andrebbe seguito con maggiore attenzione.”


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