Fondazione Oic. Il Civitas Vitae cresce


Un viaggio immersivo attraverso un vero e proprio ecosistema di cura, relazioni e servizi costruito attorno alle persone, alle famiglie e alle necessità del territorio. La Fondazione Opera Immacolata Concezione ha inaugurato ufficialmente il 24 luglio la nuova area del Civitas Vitae Nazareth, un intervento di rilievo realizzato nell’ambito dell’ampio progetto di ampliamento di Villa Rosario, in via Nazareth 38 a Padova. L’inaugurazione si inserisce come una tappa particolarmente significativa nell’anno del 70° anniversario della Fondazione e con questo tassello, l’ente non solo espande la propria capacità ricettiva, ma consolida e rafforza un modello di welfare integrato che è in grado di mettere in costante relazione la dimensione della residenzialità, la domiciliarità, la prevenzione sanitaria, la medicina di gruppo, il sostegno ai nuclei familiari, l’intergenerazionalità e la partecipazione attiva della comunità locale.
La giornata inaugurale non si è limitata a una serie di interventi formali, ma è stata strutturata come un’esperienza diretta nel cuore del modello Civitas Vitae. Autorità, rappresentanti delle istituzioni, professionisti del settore socio-sanitario, partner e ospiti hanno attraversato i diversi ambienti della struttura di via Nazareth. Hanno potuto constatare in prima persona come ciascun servizio sia parte di un unico progetto globale per accompagnare la persona lungo tutte le fasi della longevità. Dalla Casa dei Fondatori, i visitatori si sono mossi verso il centro diurno Nuovi Passi, dove è stato possibile osservare le attività quotidiane condivise fra le persone anziane e i bambini del centro infanzia. L’impatto di questa sinergia è stato commentato con entusiasmo dal vicesindaco di Padova, Antonio Bressa: «Abbiamo visto strutture all’avanguardia e soluzioni molto interessanti per stimolare gli ospiti, ma porto a casa soprattutto un’immagine molto potente: l’incontro tra gli anziani e i bambini dell’asilo, mentre interagivano insieme. È un messaggio e, allo stesso tempo, uno stimolo straordinario per la vita attiva delle persone nella terza età. Questo incontro tra generazioni è quasi commovente ed è la cosa più importante che porto con me».
La visita si è poi spostata negli appartamenti del residence riservati alla longevità attiva e alle esperienze di co-housing. Questo format abitativo permette di preservare l’autonomia individuale, la sicurezza e le relazioni sociali, garantendo l’accesso immediato a una rete assistenziale modulabile sull’evoluzione dei bisogni personali. Su questo specifico aspetto si è soffermata la consigliera regionale Giorgia Bedin: «L’esperienza che più mi ha colpito è stata l’incontro con una signora di novant’anni che aveva una brillantezza incredibile negli occhi e una grande capacità di stare insieme agli altri. Da questo incontro si comprende quanto l’autonomia possa rappresentare una delle cifre fondamentali della longevità e quanto sia necessario creare strutture come questa. Vivere a lungo deve significare vivere in maniera dignitosa e autonoma il più possibile. Vedere qui realizzato questo modello ci dimostra che può essere replicato per offrire ai nostri anziani una vita dignitosa e integrata con la comunità».
Il tour ha toccato anche lo sportello Nuovi Passi – uno spazio di orientamento e supporto per famiglie che affrontano le prime fasi della fragilità cognitiva, operativo proprio dal 24 luglio – e i locali della medicina di gruppo integrata, un presidio sanitario di prossimità aperto all’intero quartiere. Andrea Dini, segretario provinciale della Fimmg, ha illustrato il valore di questa medicina territoriale, sottolineando l’importanza dell’integrazione strategica tra i medici di medicina generale, i servizi sociosanitari, le famiglie e il territorio circostante.
Un capitolo centrale è quello legato alla continuità della cura: l’assistenza domiciliare attivata per le suore di Don Bosco testimonia come la presa in carico non debba per forza tradursi nell’ingresso permanente in una struttura residenziale, ma possa realizzarsi supportando le persone nel proprio ambiente di vita. In questo quadro si inserisce il fulcro strutturale dell’inaugurazione: il nuovo edificio di Villa Rosario, che mette a disposizione 47 nuovi posti letto (32 camere singole e otto doppie), ripensati per superare la tradizionale concezione ospedaliera e avvicinarsi all’idea di “casa”. L’edificio include una palestra riabilitativa, ampi spazi comuni e un giardino terapeutico con percorsi sensoriali ideati appositamente per le persone con decadimento cognitivo. Il momento formale del taglio del nastro è stato affidato alla signora Luciana Graziero, ospite centenaria della Fondazione e socia del Club Over 100, affiancata dalle autorità e dalla benedizione di don Luca Facco, vicario episcopale per le relazioni con il territorio della Diocesi di Padova.
L’orizzonte futuro della Civitas Vitae Nazareth prevede un’ulteriore apertura alla città attraverso il prossimo Parco intergenerazionale di via Nazareth: un’area a verde pubblico concessa dal Comune di Padova che l’Oic trasformerà in un parco tematico totalmente inclusivo e privo di barriere architettoniche, destinato a diventare uno strumento tangibile di rigenerazione urbana e di coesione sociale per tutta la cittadinanza.

Un ecosistema di servizi integrati

La nuova area rappresenta un ulteriore tassello di un sistema nel quale convivono la residenzialità per persone autosufficienti e non autosufficienti, gli appartamenti di co-housing e il residence per la longevità attiva, il centro diurno Nuovi Passi, lo sportello di orientamento rivolto alle famiglie, la medicina di gruppo integrata, il micronido L’Isola che non c’è, i servizi domiciliari Civitas Vitae@Home, il corso di formazione per assistenti familiari, gli spazi riabilitativi e i luoghi dedicati alla socializzazione.

Una storia che continua a progredire

Fabio Toso e Andrea Cavagnis. Dal direttore generale e dal presidente della Fondazione Oic porte aperte alle istituzioni per sperimentare nuove soluzioni ai problemi emergenti

In occasione dell’inaugurazione dei nuovi spazi, nel 70° anniversario dell’ente, il Direttore generale di Fondazione Oic, Fabio Toso, ha aperto il momento istituzionale evidenziando la necessità di creare servizi integrati: «Oggi abbiamo mostrato concretamente che cosa significhi essere una Fondazione viva: una storia che continua a progredire, a creare nuovi servizi e ad affrontare i nuovi bisogni delle persone – ha sottolineato Toso – È la dimostrazione di un’imprenditorialità sociale non profit capace di generare bene comune. Alle istituzioni chiediamo di coinvolgerci per sperimentare insieme nuove soluzioni alle problematiche emergenti nel nostro tempo».
Il presidente della fondazione Andrea Cavagnis ha poi ricordato il valore dell’intervento: «Nel settantesimo anniversario della Fondazione, nata nel 1956, abbiamo voluto dare un nuovo significato al concetto di Civitas Vitae: prendersi cura e assistere a 360 gradi le persone in difficoltà». La struttura unisce due residenze e soluzioni come il centro Nuovi Passi, palestra, giardino sensoriale e asilo. Cavagnis ha concluso richiamando un principio cardine: «Vogliamo essere protagonisti del benessere delle persone più fragili e offrire loro una progettualità. Diciamo sempre che la differenza tra vivere e sopravvivere consiste nell’avere un progetto. Vivere significa poter progettare il domani e il proprio futuro, per lungo o breve che sia. Ogni persona ne ha diritto e noi abbiamo il dovere di renderlo possibile». Una visione in cui ogni servizio concorre alla qualità della vita.


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 Andrea Canton

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