Un mondo senza Israele sarà più al sicuro e più pacifico?



Nessun essere umano, ebreo o meno, che desideri vivere in pace e armonia con gli altri, può più girellare attorno ai temi di portata globale dei Suprematisti Ebrei in cerca di attuare “Mein Kampf a rovescio”.

Specificamente, non c’è assolutamente alcun rifiuto del tentativo dei sionisti alla guida d’Israele di controllare le istituzioni globali, compresi i mass media e i meccanismi di giustizia globale, nonché le narrazioni sull’Olocausto in Palestina da parte d’Israele e sul proprio paradigma di “sicurezza permanente”, ossia di guerre preventive e perpetue contro stati e organizzazioni percepiti da Israele come minacce potenziali al proprio Disegno Suprematista.

L’articolazione d’Israele come la massima minaccia alla pace mondiale non è l’espediente narrativo razzista de “Gli anziani di Sion” riacceso e di nuovo spacciato in giro per odio razziale, invidia o bigotteria religiosa per quel che il fanatico ambasciatore USA Mike Huckabee chiama lo “0,2 per cento”, il popolo ebreo globale.   Secondo tutte le indicazioni, Israele stesso – cioè, le sue politiche d’apartheid verso i palestinesi, il suo perseguire un hitleriano “Mein Kampf a rovescio” nella Palestina Occupata e il suo inequivocabile comportamento eccezionalista a livello mondiale  – è divenuto il motore primario dello scandalo morale mondiale; come evidenziato dalle massicce manifestazioni di protesta anti-genocidio e per una Palestina Libera nelle varie capitali, sia in Occidente che nel resto del mondo.

C’è anche un riconoscibile aumento globale risultante di paura e ribrezzo per gli ebrei come categoria demografica, nonostante i tentativi al meglio degli attivisti e cittadini ebrei antisionisti di distinguere identità ebraica e d ebraismo da Israele. Ho visto vari post sui social media, solidamente antiebraici, tipo “l’imbianchino austriaco aveva ragione”; senza bisogno di spiegazioni.

In quanto alle politiche e pratiche dello stato d’Israele, il mondo osserva con assoluto sdegno e disgusto i sionisti eseguire il loro Progetto di insaziabile arraffamento coloniale di terre in ogni porzione della Palestina di assegnazione ONU (con confini pre-1967) mediante pulizia etnica e a Gaza il genocidio apertamente sadico.

Come ha detto causticamente il noto reverendo Munther Isaac di Shepherd’s Field, a Betlemme, Israele è uno stato d’occupazione coloniale, e il suo atto fondativo e integrale è per definizione la pulizia etnica, il terrorismo e il genocidio – appunto per l’acquisizione di territorio.

Da notare in proposito è che tutte le narrazioni coloniali sono senza eccezioni orwelliane, qualunque ne sia il ceppo: la barbarie è la civiltà. Tutte le popolazioni native sono comunità di selvaggi senza legge né cultura, e tutti i pulitori etnici sono Civilizzatori, Liberatori, Liberalizzatori, o tutto quanto insieme.

I sionisti, smorzati o rigorosi, possono anche modulare la propria posizione di colonialisti mediante occupazione, normalizzando l’arraffamento di terre nell’ambito di nazionalismi emancipatorii anti-colonialisti di dignità morale, che hanno dato la luce a tanti stati di recente indipendenza in Asia, Africa e LatinAmerica.

Di recente il professore israeliano Omer Bartov della Brown University ha capeggiato il movimento digressivo che inquadra il sionismo e i progetti sionisti come “un movimento per l’autodeterminazione ebraica”: un sionista che distorce gli oppressi che si liberano dal giogo dei colonizzatori europei venuti a carpirne le terre e schiavizzarne gli indigeni. Bartov, accademico genocida, vorrebbe che credessimo che i sionisti da Combattenti per la Liberazione, siano come tutti gli altri gruppi colonizzati in lotta per la propria; proprio come qualunque altro gruppo etnico o su base identitaria. Che però non sono: fin dall’avvio, i sionisti d’origine europea, orientale o altra, avevano dichiarato apertamente “colonizzeremo la Palestina”. La loro liberazione è a spese della popolazione indigena della Palestina e sulla terra sua – degli “arabi” o “palestinesi”che dir si voglia –  con l’appoggio imperialista occidentale apertamente cercato e il suo sostegno materiale.   Nessuno di questi fatti importa ai sionisti. 

Qualche giorno fa, sul programma di Piers Morgan, in un dibattito con il noto profesore iraniano Marandi dell’Università di Teheran, il “fiero sionista” avvocato Alan Dershowitz, ha ripetuto impassibile testualmente la linea di Omer Bartov – che il sionismo è una fra le tante ideologie di liberazione nazionale – e che il progetto sionista riguarda appunto la liberazione ebraica.   Dershowitz ha rappresentato Jeffrey Epstein e la squadra d’intelligence e assassinio d’Israele, ossia il Mossad in diverse cause legali.

Il mondo non si svaga con l’aperto discorso israeliano sul Progetto di Grande Israele e relativa fanatica ricerca di dominio, controllo e coercizione non solo sulla Palestina storica ma su tutto il mondo arabo adiacente, dritti fino a Turchia e Iran.

Israele è l’unico stato al mondo che cerchi enfaticamente in quanto a strategia e politica, d’indebolire, destabilizzare, smembrare e comunque distruggere qualunque suo vicino. Gli oligarchi israeliani di “per primo Israele” sono intenti a comprare, e spronare aspramente, politici di regimi occidentali chiave, a Londra, Washington, Parigi, Ottawa, Budapest, e così via, per insinuare la linea suprematista ebraica.

I capi israeliani si vantano apertamente delle operazioni terroristiche di stato, compresi gli attacchi con cercapersone in Libano, la consegna teatrale dell’Elenco Uccisioni da parte di Netanyahu all’ambasciatore USA Mike Huckabee perché lo passasse a Donald J. Trump, gli assassinii dei avversari d’Israele con bombardamenti a tappeto di interi quartieri e isolati residenziali, nonché il dichiarato intento di controllare e passare al setaccio l’intero ecosistema dei social media compresi Meta, Google, TikTok e YouTube.

Per le strade israeliane l’aria è satura di razzismo sadicamente genocida verso i palestinesi – o “gli arabi”!

Il 1° agosto perfino la filo-israeliana BBC si è sentita costretta a trasmettere parola per parola la sua intervista a Yehuda Shimon, avvocato israeliano e colono che rappresenta gli estremisti ebrei che terrorizzano i palestinesi nella Cisgiordania occupata. Letteralmente:

«Adesso penso che dopo l’uccisione di un israeliano bisogna che uccidiamo tutti quelli (palestinesi) di Tal e Sarra, anzi anche di Jit e Farata”. Quando il corrispondente BBC insisté: “è come se dicesse che una vita ebraica valga migliaia di vite palestinesi”, l’avvocato israeliano ribatté enfaticamente “una vita ebraica ne 10 milioni, OK?”. Il giornalista non mollava: “suona razzista”. Yehuda Shimon convenne: “Sì, lo so. E’ vero, è perché Dio ha scelto noi, e voi ne siete gelosi”. (Mid-East Eye, 1 agosto 2026).

Quello stesso giorno, Haaretz pubblicava un editoriale del dr. Ariel Handel, intitolato “Non meraviglia che gli israeliani vogliano la guerra: la violenza è diventata fonte di gioia”.

Handel citava da “The Complete Hilltop Lexicon”, un resoconto investigativo del 2015 di Akiva Novick e Chaim Levinson, i due giornalisti israeliani, che studiava la violenza dei coloni a Hebron, al che scriveva “Ebrei felici” sono quelli non vincolati alle convenzioni e regole morali arcaiche ed eseguono “’etichette col prezzo’ [operazioni di rappresaglia contro palestinesi] col sorriso in faccia”. Handel osserva inoltre: “Circolano inviti a fare pogròm su allegri manifesti colorati che sembrano più volantini per una baldoria all’aperto che appelli alla violenza”.   Appelli diretti contro i palestinesi arabi nativi, sia musulmani che cristiani, ovunque nella Palestina occupata, mentre si esibiscono le giustificazioni discorsive su gran manifesti nella città vecchia di Hebron di cui è originario il ricercato dalla Corte Penale Internazionale Itama Ben-Gvir.

A gennaio dell’anno scorso, ospitata da Sabeel, lo stimabilissimo Centro di Teologia della Liberazione a Gerusalemme la nostra piccolo delegazione di studiosi e scrittori internazionali di sei paesi era in visita ad Issa Amro, prominente figura della resistenza nonviolenta palestinese e superstite a stupri nelle prigioni (centri di tortura, in realtà) israeliane, e ai suoi compagni attivisti palestinesi, in un centro comunitario degradato a pochi minuti a piedi da un sito segnato come “Pozzo di Abramo“.

Sul percorso verso il centro di Amro abbiamo visto un enorme cartellone a un angolo di strada deserto con su scritto “Il Ritorno Ebraico a Hebron (e alla Palestina) dopo 2.800 anni è giustizia”, superando 5 punti di controllo israeliani nei ben 500 metri dal posteggio del nostro pullman fino alla nostra destinazione, il centro comunitario in cima alla collina.   Ad ogni checkpoint, i plotoni di sicurezza armati israeliani ci hanno fermati, chiesto i passaporti e fatto una sola domanda, “Musulmani?, siete musulmani?” Gli israeliani incontrati alitano paura e ribrezzo per i musulmani, mentre i loro capi a quanto risulta promuovono una islamofobia a livello mondiale, anche già prima dell’11 settembre 2001.

Il fatto è che gli israeliani hanno stabilito un controllo monopolistico sia sulla terra di Palestina mediante la loro violenza sadica e la narrazione del “Popolo Eletto da Dio”, sia perseguitando sistematicamente cristiani e musulmani palestinesi.

Non potevo fare a meno di chiedermi che avrebbe detto in merito il Padre Abramo, nato nella regione siriana orientale e turca meridionale di Sanliurfa / Città del Profeta – (Gloriosa Urfa o biblica Ur nell’antica Mesopotamia).

A cento metri da un checkpoint, ho visto coppie di coloni israeliani Eletti da Dio andare a e venire da la Tomba dei Patriarchi, fra cui un giovane marito/padre con un M-16 ciondolante dalle spalle e una giovane madre colona che spingeva il loro piccolo in carrozzina.

Tanto come nozione di contorno, di coloni ebraici sulle terre occupate in Cisiordania e Gerusalemme-est ce ne sono 750.000  – provenienti da Oakland, San Francisco, Evanston/Chicago, New York, e così via. Il regime di coalizione dei ricercati ICC Netanyahu-Ben-Gvir-Smotrich ha fornito loro 200.000 M-16 e altri fucili semi-automatici con centinaia di rotoli di munizioni e tutte le istituzioni statali di rilievo  – i tribunali, la polizia, l’IDF (esercito), lo Shin-Bet – concedono un’impunità a tappeto a questi coloni armati e sempre più terroristici.

Ancor sempre andando al centro comunitario palestinese di Issa Amro, abbiamo visto anche alcuni pullman che portavano gruppi di ebrei sionisti ben vestiti della diaspora. Che uscivano da appartamenti publicizzati della Sacra Hebron etnicamente ripulita, dove variopinti manifesti immobiliari indicano quanto dista a piedi il tal edificio da siti sacri ebraici come la Casa di Lea o la Tomba dei Patriarchi, dove un colono di precedente generazione, tal dottor (medico) Goldtsein da Brooklyn (New York) massacrò varie dozzine di musulmani palestinesi in preghiera nella moschea dove c’è la Tomba dei Patriarchi. Goldstein è un idolo risaputp di Ben-Gvir, detentore degli Affari Interni del Ministero delle Sicurezza Nazionale nel governo Netanyahu.

Handel ha scritto che gli inviti ai pogròm ebraici diretti contro gli arabi palestinesi indigeni sono stampati su volantini colorati (patinati?). Ci si chiede se vale anche per gli inviti alle aste di terreni cisgiordani; gli avvenimenti criminali ospitati da e tenuti nelle sinagoghe di Londra, Montreal, Toronto, Sydney, New York e così via. Continua Handel:

“Che cosa differenzia gli ebrei felici da quelli che non lo sono non è la loro visione del mondo, ma l’atto stesso di partecipare alla violenza. […] la felicità risultante dall’usare violenza contro i palestinesi è migrata dalle milizie dei coloni all’esercito istituzionalizzato, come sì è visto in migliaia di espressioni di felicità postate sui social media per la distruzione della Striscia di Gaza: dalle abitazioni bombardate o date alle fiamme alle feste danzanti con soldati che brandivano mutandine di donne gazawi, alla distruzione e la brutalità apertamente celebrate”.

Pur odiando con passione gli ebrei — basti guardare il documentario “Devil’s Confessions” (interviste audio perse a Eichmann) – i carnefici nazisti erano generalmente genocidi burocratici, da cui la “banalità del male” di Hannah Arendt dopo aver osservato quanto ordinario, spento e burocratico fosse Adolf Eichmann, il colonnello SS incaricato della Divisione Affari Ebraici e partecipante chiave alla produzione dei Verbali Incontri “La soluzione finale della questione ebraica” (abbreviati in “La Soluzione Finale”).

In acuto contrasto, sia lo stato israeliano (la burocrazia) sia la società civile suprematista ebraica nonché i suoi sostenitori Per primo Israele della diaspora, ebrei e non, oligarchi sionisti e persone comuni, in tutto “l’Occidente”, sono infiammati nel loro fanatico verso i palestinesi. Chiunque di noi si erga a parlare contro il persistente olocausto inflitto da Israele e l’atteggiamento guerrafondaio hitleriano verso tutta l’Asia occidentale [lo sperimenta con veemenza].

Certo, fra i carnefici di Hitler c’erano dei sadici, particolarmente fra le SS di Himmler. Ho letto didascalie di curatori del [museo] campo di concentramento di Mauthausen in Austria Superiore, che certi ufficiali SS erano famigerati per la loro crudeltà sadica, che spingevano i loro prigionieri ai lavori forzati giù dai precipizi delle cave, ridendo intanto sgangheratamente e urlando “un elicottero!”

Il sadismo israeliano pervade la società suprematista ebraica e lo stato, ivi comprese le inviolabili forze armate (IDF), permanenti e riservisti.

E’ allora che ci si può ben aspettare che il mondo dell’umanità si sia rivoltato categoricamente e irreversibilmente contro i suprematisti israeliani e il loro stato d’Israele.

Perfino il più seguito avvenimento della Coppa Mondiale FIFA 2026 è stato visto attraverso la lente di un’ Argentina alleata d’Israele contro una Spagna pro-Palestina. Il resto del mondo ha celebrato la vittoria della Spagna come fosse un presagio della Caduta d’Israele e la nuova alba per una Palestina liberata.

Al momento gli stati Uniti con Donald J. Trump, “il primo presidente ebreo” come il conduttore del Fox Talk-show Mark Levin ha caratterizzato il suo “amico” abbracciando lo scardinato immobiliarista americano criminale di classe A, sta conducendo la sua guerra d’aggressione hitleriana contro l’Iran – su ordine di Israele. Lo stesso Levin ha usato la sua considerevole piattaforma mediatica per sollecitare il presidente USA a trattare l’Iran con bombe nucleari, proprio come fece Harry Truman con Hiroshima e Nagasaki nell’agosto 1945.

Nel 2022, Daniel Shapiro, illustre membro del Consiglio Atlantico ed ex-ambasciatore USA in Israele, approvò la visione del presidente ucraino Zelensky dell’Ucraina come “un grosso Israele”, e propose “una roadmap”, nel suo breve intervento patrocinatore intitolato “Zelensky vuole che l’Ucraina sia ‘un grosso Israele’. Eccone una roadmap”.

Molto inquietante è che Zelensky, il clown televisivo di Kiev che interpretava “Churchill” 2.0, stia tentando di fondere la guerra per procura NATO del suo paese contro la Federazione Russa con la guerra hitleriana USraeliana contro l’Iran.

Insistendo sull’ovvio, il nostro mondo umano non ruota attorno agli ebrei o Israele, contrariamente alla cosmologia suprematista ebraica pateticamente autocentrata. Ma le guerre di vaste conseguenze odierne ruotano sì attorno a Israele e i suoi alleati/sostenitori, ivi compresi i neo-con USA che ci han fatto dono della “guerra al terrore” massacratrice di massa.

Che Israele non abbia alcun diritto legale di esistere va oltre la disputa/dibattito intellettuale come Craig Mokhiber ha brillantemente argomentato nel suo saggio “No, Israel does not have ‘a right to exist” [No, Israele non ha ‘diritto’ ad esistere” *] (Mondoweiss, 14 luglio 2026).

Ciò che bisogna dibattere urgentemente è se il mondo degli umani sarà più al sicuro e più pacifico senza Israele.


Nota

* “A differenza dell’asserzione sionista che “Israele ha diritto ad esistere”, la mia è radicata nel diritto internazionale. Ovviamente, data la propensione d’Israele a violare tali norme, non sorprende che asseriscano un diritto che non ha base nella realtà”.


EDITORIAL, 3 Aug 2026

#962 | Maung Zarni – TRANSCEND Media Service

Traduzione di Miki Lanza per il Centro Studi Sereno Regis


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