Sicurezza in acqua e prevenzione degli annegamenti: guida pratica



In breve: guida pratica alla sicurezza in acqua e prevenzione degli annegamenti

Incidenza e fattori di rischio

L’annegamento è una compromissione respiratoria da immersione in liquido che causa 300.000 decessi annui globali, specie tra i 5 e i 14 anni. In Italia l’ISS registra 604 morti nel biennio 2024-2025 tra mare (46,8%) e acque interne (46,2%), soprattutto maschi (80%) e over 65 (30%). I rischi principali includono malori improvvisi, condotte imprudenti, shock termici e correnti avverse.

Raccomandazioni nazionali per la sicurezza acquatica

Le linee guida dell’Osservatorio Nazionale indicano regole comportamentali salvavita suddivise per target:

  • Genitori e accompagnatori: è tassativo mantenere un controllo visivo continuo sui bambini. Le piscine domestiche o condominiali devono essere recintate su 4 lati, con un’altezza minima di 1,2 metri e cancelli autobloccanti, misura che azzera la mortalità dei più piccoli.
  • Giovani e adulti: è vietato entrare in acqua con la bandiera rossa. Se si viene sorpresi da correnti di ritorno, bisogna nuotare lateralmente in parallelo alla costa e mai controcorrente. I tuffi vanno eseguiti sempre di piedi e mai di testa per evitare danni irreversibili alla colonna vertebrale.
  • Adulti e anziani: gli over 60 devono limitare le prestazioni faticose, evitare il mare mosso e consultare il medico in caso di patologie.
  • Norme per tutti: occorre rispettare i divieti della cartellonistica e scegliere spiagge sorvegliate dalla presenza degli assistenti bagnanti.

Le strategie PROTECT dell’OMS e il primo soccorso

L’OMS promuove il pacchetto tecnico PROTECT, un insieme di sette linee guida politiche interconnesse per ridurre sistematicamente il rischio globale:

  • Infrastrutture e salvaguardia (P – C): installare barriere fisiche protettive attorno alle fonti d’acqua pericolose e garantire sistemi di custodia vigilata per i bambini in età pre-scolare.
  • Standard di lavoro e trasporto (O – T): adottare norme di sicurezza per i trasporti idrici e definire codici di protezione per le professioni ad alto rischio come i pescatori.
  • Educazione e resilienza (E – R – T): inserire nei programmi scolastici il nuoto di base dai 6 anni, pianificare la gestione delle alluvioni e formare i passanti alla rianimazione cardiopolmonare (RCP) secondo standard ILCOR/ERC.

La formazione pratica alla RCP richiede un aggiornamento ogni 12 mesi ed è indicata dai 12 anni (o sopra i 50 kg) per consentire la forza fisica necessaria alle compressioni. Nei soccorsi immediati, i passanti devono prediligere tecniche da terra (“reach and throw“) con funi o oggetti galleggianti, evitando il contatto diretto in acqua per non rischiare di diventare a loro volta vittime.

Annegamento: definizione e incidenza

L’annegamento si definisce dal punto di vista medico come il processo di subire una compromissione respiratoria causata dall’immersione o sommersione in un liquido. Gli esiti di questo evento vengono classificati clinicamente in tre categorie: decesso, morbilità o nessuna morbilità. Questa problematica costituisce una delle principali cause di mortalità accidentale su scala globale, configurandosi come una priorità sanitaria di assoluta gravità. Ogni anno nel mondo si registrano circa 300.000 decessi a causa di questo fenomeno, con un’incidenza particolarmente drammatica che lo colloca tra le prime dieci cause di morte per i bambini e i ragazzi di età compresa tra i 5 e i 14 anni.

I dati epidemiologici raccolti dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) evidenziano inoltre una profonda disparità socioeconomica e geografica: oltre il 90% delle morti per annegamento si concentra nei Paesi a basso e medio reddito. Più della metà dei decessi complessivi a livello mondiale interessa individui sotto i 30 anni di età, mentre i bambini sotto i 5 anni rappresentano da soli quasi un quarto (24%) dell’intera mortalità globale per questa causa.

L’impatto epidemiologico in Italia: i dati dell’Osservatorio Nazionale

Per monitorare il fenomeno sul territorio italiano e strutturare una strategia organica di contrasto, dal 2019 è attivo presso il Ministero della Salute l’Osservatorio per lo sviluppo di una strategia nazionale di prevenzione degli annegamenti ed incidenti in acque di balneazione. La relazione annuale riferita al biennio 2024-2025, curata e pubblicata dall’Istituto Superiore di Sanità (ISS), ha registrato in Italia un totale di 604 annegamenti letali.

Il fenomeno mostra distribuzioni anagrafiche, di genere e spaziali ben definite:

  • Mortalità giovanile: i bambini e i giovani fino ai 24 anni di età costituiscono circa il 23% dei decessi complessivi registrati sul territorio nazionale nel biennio di riferimento.
  • Distribuzione di genere: si rileva una netta e costante sproporzione legata al sesso dei soggetti coinvolti; oltre l’80% dei decessi totali riguarda infatti individui di sesso maschile, a fronte di una quota pari al 19,3% che interessa le vittime di sesso femminile.
  • Popolazione anziana: circa il 30% degli annegamenti mortali in Italia coinvolge persone con un’età superiore ai 65 anni.
  • Localizzazione dei sinistri: gli eventi letali si distribuiscono in modo quasi identico tra l’ambiente marittimo e le acque interne. Nello specifico, il 46,8% dei sinistri mortali si verifica in mare, interessando in modo prevalente le spiagge libere. Il 46,2% dei casi si concentra invece nelle acque interne, ovvero fiumi e laghi. Le piscine registrano una quota pari al 6,2% degli eventi totali; pur trattandosi della percentuale minore, il dato rimane di massima allerta poiché in questo contesto risultano coinvolti principalmente bambini e adolescenti.
  • Distribuzione territoriale: l’analisi geografica regionale per il biennio evidenzia che la regione con il più alto numero di casi è la Lombardia (90 casi), seguita nell’ordine da Veneto (73), Toscana (52), Lazio (51), Puglia (41), Sardegna (41), Sicilia (41) ed Emilia-Romagna (37).

I principali fattori di rischio negli ecosistemi naturali

L’Istituto Superiore di Sanità ha evidenziato che i principali fattori di rischio rilevati negli ecosistemi naturali comprendono l’insorgenza di malori improvvisi, la presenza di condizioni idrodinamiche avverse (come correnti intense e l’instabilità cronica dei fondali) e, in misura significativa, la messa in atto di condotte imprudenti. Queste ultime sono spesso determinate da una carente percezione del pericolo reale o da insufficienti abilità natatorie rispetto alle difficoltà del corpo idrico.

Negli ambienti fluviali e lacustri, in particolare, i pericoli specifici includono lo shock termico causato dalle basse temperature delle acque, la forza insolita delle correnti del corso d’acqua, le irregolarità del fondale, la presenza di materiali sommersi insidiosi e la stabilità precaria delle sponde, che si presentano spesso scoscese e instabili. Nei soli corsi fluviali e lacustri italiani perdono la vita circa 70 persone ogni anno.

Raccomandazioni per la sicurezza balneare e la prevenzione dei rischi

Sulla base delle indicazioni dell’Osservatorio Nazionale, sono state strutturate linee guida comportamentali suddivise per specifici gruppi di popolazione.

Linee guida per genitori e accompagnatori

Linee guida per giovani e adulti

  • Rispetto delle bandiere di segnalazione: è assolutamente vietato fare il bagno quando è issata la bandiera rossa. Va tenuto presente che nelle spiagge libere i sistemi di segnalazione dei pericoli non vengono quasi mai organizzati. Se il mare si presenta mosso, non bisogna immergersi né avvicinarsi a moli, frangiflutti o aree esposte alla forza delle onde, nemmeno per scattare una fotografia. Immergersi in queste condizioni mette a repentaglio la propria vita e quella dei soccorritori.
  • Gestione delle correnti di ritorno: se si viene sorpresi da una corrente di ritorno (correnti intense che spingono verso il largo, frequenti con mare mosso sulle spiagge naturali o vicino a moli e barriere artificiali), la condotta corretta prevede di nuotare lateralmente in parallelo alla costa per uscire dal flusso, senza mai tentare di nuotare controcorrente.
  • Prevenzione dei traumi da tuffo: non ci si deve mai tuffare senza aver prima verificato l’esatta profondità dell’acqua e l’assenza di rocce o sporgenze sommerse. In ogni caso, i primi tuffi in un luogo sconosciuto vanno eseguiti sempre di piedi e mai di testa. Gli impatti sul fondale causano lesioni traumatiche gravissime alla colonna vertebrale, con esiti che spaziano da danni neurologici permanenti e irreversibili fino al decesso.

Linee guida per adulti e anziani

  • Autovalutazione e consulto medico: con l’avanzare dell’età, o qualora non si possieda un livello di allenamento ed esperienza adeguato, è indispensabile limitare le prestazioni fisiche faticose in acqua ed evitare tassativamente l’immersione con mare sfavorevole. Chi è affetto da patologie croniche deve consultare preventivamente il proprio medico per ricevere indicazioni specifiche sui comportamenti da tenere. In Italia, gli incidenti legati a malori in acqua sopra i 60 anni sono elevati e coinvolgono circa 120 persone ogni anno.

Norme di comportamento valide per tutti

  • Rispetto delle ordinanze: rispettare rigorosamente i divieti e leggere sempre con attenzione i cartelli informativi che indicano i pericoli locali, gli orari della sorveglianza balneare e i numeri telefonici di emergenza. Se la cartellonistica è assente, è dovere dell’utente informarsi sui potenziali rischi del luogo.
  • Frequentare zone sorvegliate: scegliere spiagge presidiate da assistenti bagnanti riduce drasticamente il rischio di incidenti. Nelle spiagge libere, è fortemente consigliabile preferire le aree in cui i Comuni, le Regioni o le Autorità portuali assicurano una gestione strutturata della sicurezza.


Leggi anche:
Cosa si deve fare in caso di annegamento? Pericoli da evitare e manovre corrette

Il pacchetto tecnico PROTECT dell’OMS

Per offrire ai decisori politici linee guida concrete basate sulle evidenze scientifiche, l’OMS (in collaborazione con la Global Alliance for Drowning Prevention, istituita nel 2025) ha lanciato il pacchetto tecnico denominato “PROTECT“. Questo acronimo racchiude sette strategie interconnesse volte a rafforzare la sicurezza e la resilienza delle comunità attorno all’acqua:

  • P – Physical infrastructure: sviluppo di infrastrutture fisiche che promuovano un’interazione sicura con l’acqua e impediscano l’accesso non protetto in contesti pubblici, privati e domestici.
  • R – Rescue and resuscitation: potenziamento delle capacità di soccorso e rianimazione sia per i passanti sia per i soccorritori professionisti.
  • O – Occupational safety: adozione di standard di sicurezza sul lavoro per proteggere la vita e i mezzi di sussistenza dei lavoratori esposti a rischi di annegamento.
  • T – Transport safety standards: definizione di standard stringenti di sicurezza per i trasporti e i viaggi effettuati su corpi idrici.
  • E – Education: istituzionalizzazione dell’educazione al nuoto di base e alla sicurezza in acqua nei programmi scolastici e comunitari.
  • C – Child-care systems: rafforzamento dei sistemi di assistenza e custodia vigilata per i bambini in età pre-scolare come misura fondamentale di salvaguardia.
  • T – Threat preparedness: pianificazione e preparazione alle minacce derivanti da alluvioni e altre emergenze multi-rischio.

Focus tecnico sull’educazione al nuoto e la rianimazione laica

Le linee guida dell’OMS contenute nel pacchetto “Preventing drowning” chiariscono alcuni standard tecnici essenziali sia per i corsi di nuoto sia per il soccorso effettuato da personale laico (passanti).

Educazione al nuoto

Per quanto concerne l’educazione al nuoto, quando si parla di bambini, l’obiettivo principale non dovrebbe essere quello di insegnare subito la perfetta esecuzione dei vari stili, ma quello di fornire gli strumenti essenziali per sopravvivere a una caduta accidentale. Per questo motivo, l’OMS raccomanda un approccio ben preciso:

Ma cosa deve saper fare concretamente un bambino per considerarsi autonomo? Il programma minimo di sicurezza deve testare tre traguardi:

  • Saper galleggiare sul posto mantenendo le vie aeree libere per almeno 30 secondi.
  • Riuscire a spostarsi in una direzione precisa (con qualunque stile o movimento) per almeno 25 metri.
  • Dimostrare di saper entrare in acqua in modo sicuro e di saper gestire le prime manovre di auto-salvamento.

Primo soccorso e rianimazione laica

In merito al soccorso da parte di passanti (bystanders), l’addestramento deve basarsi su tecniche di salvataggio all’asciutto (“reach and throw“), impiegando pali, funi o oggetti galleggianti improvvisati (come contenitori di plastica o palloni), vietando il contatto diretto in acqua se non come ultimissima risorsa, al fine di evitare che il soccorritore diventi a sua volta una vittima.

La formazione alla rianimazione cardiopolmonare (RCP) deve essere strutturata secondo linee guida internazionali (come quelle dell’ILCOR o dell’European Resuscitation Council) e non dovrebbe essere tenuta a soggetti sotto i 10 anni di età. I programmi scolastici standard indicano i 12 anni come età strutturalmente idonea per l’avvio della formazione pratica, poiché i ragazzi sotto questa soglia o con un peso corporeo inferiore ai 50 kg faticano a esercitare la forza necessaria per ottenere la profondità di compressione toracica richiesta dai protocolli. Poiché le competenze sulla RCP subiscono un decadimento rapido già tra i 3 e i 6 mesi dal corso, la frequenza raccomandata per i corsi di aggiornamento (refresher training) è stabilita in almeno una volta ogni 12 mesi.


Per approfondire:
Rianimazione Cardiopolmonare – RCP: a cosa serve? Come si pratica in adulti e bambini


#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
 Team MyPersonalTrainer

Source link

Di