Fraternità Missionaria di Cadoneghe. Nel segno della fraternità


Trent’anni di sostegno alle missioni nel segno della fraternità. Li festeggia in questo 2026 l’associazione Fraternità Missionaria di Cadoneghe, nata in seno alla parrocchia di San Bonaventura. Era il marzo del 1996 quando il bancario Dario Bedin e il parroco don Paolo Scalco decidono di fondare l’associazione per sostenere attività sociali in Paesi poveri e lontani, occupandosi soprattutto di sanità, agricoltura, educazione; da allora, il sostegno non ha mai smesso di essere attivo arrivando a contare cinquecento “amici” tra soci e sostenitori. L’importante anniversario è stato ricordato poche settimane fa, con una cena a margine della festa parrocchiale, in una serata all’insegna dell’amicizia e dei ringraziamenti per quanti si sono spesi negli anni dedicando tempo, competenza e professionalità all’associazione, riconoscendosi nei suoi valori.
«Fraternità Missionaria è nata per sostenere il lavoro in Ciad di padre Franco Martellozzo, gesuita originario di Camposampiero e missionario nel paese africano – racconta il presidente Sergio Mirandola, che dal 2014 è alla guida dell’associazione – Ancora oggi sosteniamo i progetti in quella terra, ma di strada ne abbiamo fatta tanta, impegnandoci in diversi Paesi del mondo, come Thailandia, Brasile, Kenya, Gabon, Congo, Uganda, Burkina Faso, Mauritania, Angola».
Dario Bedin, mancato nel 2017 a causa di una malattia, fonda l’associazione negli anni in cui ha un lavoro in banca come ragioniere; è un tipo tranquillo e desidera fortemente dare il suo aiuto all’amico Martellozzo che conosce fin dai tempi della scuola; coinvolge diversi colleghi affinché lo aiutino a sostenere i progetti in Africa e, negli anni, si diplomerà anche in agraria acquisendo competenze che metterà a disposizione delle missioni. «Dario si recava in Africa ogni anno, ormai le ferie le trascorreva lì – ricorda la moglie Marisa Cecchinato – Era un uomo di poche parole eppure sapeva relazionarsi bene con le persone, credo avesse affinato questa capacità grazie al suo lavoro. Era paziente, attento al prossimo, mediatore e molto rigoroso riguardo all’utilizzo delle entrate economiche dell’associazione». Lo ricorda bene anche don Giancarlo Cantarello, attuale parroco di Rubano, a San Bonaventura dal 2003 al 2013. «Dario è stato un uomo di profonda spiritualità cristiana. Sapeva coinvolgere le persone, era empatico e sempre propositivo; trascinava le persone e anche le istituzioni, con intelligenza, era proprio una sua qualità».
Bedin insegna alle popolazioni più povere del Ciad a realizzare il compost per l’agricoltura e pubblica un libretto esplicativo in diverse lingue; invia dall’Italia anche un biotrituratore e contatta l’azienda padovana che si occupa di rifiuti per realizzare un dispositivo che purifichi l’acqua, che poi invia in Africa. Sul posto si reca periodicamente un tecnico, Giorgio Ferro, che realizza centocinquanta di questi apparecchi, che la popolazione utilizza anche per la disinfezione. Padre Martellozzo opera ancora oggi, soprattutto nell’area della città di Mongo, nel Ciad centrale, dove grazie a Fraternità Missionaria sono stati realizzati anche orti e recinzioni, pozzi e dighe, forniti duemila aratri, creati dispensari per medicinali, costruite scuole.
L’associazione, che ha iniziato ad avere i primi soci intorno all’anno Duemila, è riuscita a finanziarsi grazie anche alla partecipazione a diversi bandi e progetti regionali ma anche di enti terzi come la Cei, Caritas Antoniana e fondazione Cariparo. L’attività degli ultimi anni ha regalato molte soddisfazioni e una delle più grandi, avviata fin dal 2010, riguarda la costruzione di un ospedale in Kenya, dove da oltre cinquant’anni opera il vescovo emerito Luigi Pajaro, nella Diocesi di Nyahururu. «L’ospedale, intitolato a papa Benedetto XVI, rappresenta il fiore all’occhiello della nostra associazione, una struttura che abbiamo contribuito a realizzare e attrezzare, ad accesso quasi gratuito (solo chi può, paga un contributo minimo) – prosegue Sergio Mirandola – Oggi ci lavorano medici, infermieri, suore; sono presenti sale operatorie e stanze per il post-partum, sale d’attesa e di degenza, un laboratorio analisi, ambulatori per le visite e uno per l’emodialisi. Una volta al mese i medici si addentrano fino ai villaggi situati nel cuore delle foreste per portare cure, percorrendo fino a cento chilometri. Ora è in fase di costruzione una nuova ala dell’ospedale, di due piani, e dopo quattro anni di lavori si è arrivati finalmente al tetto; anche qui ci saranno sale per il parto, ambienti per la vestizione del personale, sale d’attesa e persino un obitorio. Nel frattempo, abbiamo inviato materiale di ogni tipo: letti, comodini, armadi, tavoli, occupandoci talvolta personalmente dell’imballaggio e di tutte le operazioni necessarie per approntare le spedizioni, grazie all’aiuto di tanti amici dell’associazione. Abbiamo inviato in Kenya anche un ecografo, due sterilizzatrici, attrezzature per il gas elettromedicale; sul posto è presente spesso un tecnico, Fernando Schiavon, che ci supporta per la messa a punto dei dispositivi medicali e per la formazione del personale, e vi si recano anche il dottor Francesco Meduri per l’organizzazione medica e il geometra Giacomino Padoan, direttore dei lavori delle strutture ospedaliere».
Va sottolineato che l’associazione è nata e ha operato in questi anni sotto una “buona stella” poiché, nonostante non siano mancate le difficoltà, è sempre riuscita a proseguire il suo lavoro compiendo opere buone, concrete e utili alle persone. «Pensiamo che ci sia stato uno sguardo benevolo dall’alto, negli anni l’attività è aumentata e i finanziamenti sono sempre arrivati, anche in modo provvidenziale – commenta ancora il presidente – Per fare un esempio, un privato residente a Milano ha lasciato a Fraternità Missionaria il quaranta per cento di un suo appartamento: ci aveva conosciuti soltanto attraverso internet eppure ha scelto di contribuire a una causa che gli è sembrata degna di fiducia. Un’azienda del nostro territorio ci ha donato quattro forni professionali: quando ci rivolgiamo a qualcuno per chiedere sostegno, quasi sempre troviamo le porte aperte. All’interno dell’associazione c’è anche un gruppo di signore molto brave che realizza oggetti poi venduti nei mercatini ai quali si aggiungono oggetti dai luoghi delle missioni».
«Questa associazione è così longeva grazie alla motivazione che ha sempre contraddistinto i soci – conclude Mosè Pagnin, tra i fondatori di Fraternità Missionaria e responsabile della comunicazione – Certo, il ricambio generazionale non è semplice e la burocrazia è diventata più stringente. Ma confidiamo che non vada perduto ciò che ci ha sempre motivati ovvero l’aiuto al prossimo e il rapporto umano e sincero con i missionari».

L’impegno nel mondo

L’associazione sostiene missioni anche in Brasile, come a Belém dove, tra i vari progetti, ha realizzato un simulatore per l’addestramento nei campi minati, così da evitare che i giovani incappino in queste armi. In Camerun ha contribuito a costruire una scuola così come in India, Angola e Thailandia, dove si formano tornitori e falegnami, e le ragazze imparano taglio e cucito. Fraternità Missionaria ha operato in Papua Nuova Guinea dove si sono recati alcuni volontari per insegnare ai giovani vittime della droga a realizzare orti e a lavorare i campi. Info: framiss.it

A Nyahururu c’è un ospedale a pieno regime

L’ospedale di Nyahururu, in Kenya, riconosciuto ufficialmente nel 2016, è a servizio oggi di 670 mila abitanti. Nel 2024 sono state realizzate oltre 60 mila visite, 4.200 ricoveri, 700 interventi chirurgici e le nascite sono state 1.300.


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 Andrea Canton

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