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In breve: il latte è utile contro il bruciore da reflusso?
L’effetto del latte sul reflusso gastroesofageo è strettamente soggettivo e la scienza mostra risultati contrastanti, evidenziando sia potenziali benefici sia chiari fattori di rischio:
- Potenziali benefici: il pH quasi neutro del latte (tra 6,0 e 6,8) può offrire un sollievo immediato andando a tamponare provvisoriamente l’acidità. Inoltre, il calcio in esso contenuto può aiutare a migliorare il tono muscolare dello sfintere esofageo inferiore (LES) e a ridurre il rischio di reflusso acido, mentre le proteine favoriscono lo svuotamento gastrico.
- I rischi: i grassi presenti (circa 8 grammi in una tazza di latte intero) sono i principali imputati del peggioramento dei sintomi. I lipidi infatti favoriscono il rilassamento del LES e rallentano la digestione, prolungando il contatto tra le pareti dello stomaco e i succhi gastrici acidi.
Consigli pratici e alternative
Per gestire la situazione si consiglia di testare la propria tolleranza provando le versioni scremate o a ridotto contenuto di grassi, oppure valutando il passaggio a bevande a base vegetale come soia, mandorla o avena.
Poiché ogni individuo reagisce in modo differente, la strategia migliore consiste nel monitorare costantemente la propria dieta quotidiana per identificare i personali alimenti trigger. In caso di sintomi persistenti, è fondamentale consultare un medico o un gastroenterologo per ottenere indicazioni alimentari personalizzate e individuare le terapie più adeguate da seguire.
Introduzione
Il bruciore di stomaco è un sintomo molto diffuso che si manifesta in presenza di reflusso acido e malattia da reflusso gastroesofageo (MRGE). Questa fastidiosa sensazione si verifica quando i contenuti dello stomaco, compresi gli acidi gastrici, risalgono verso l’esofago, scatenando un bruciore al petto.
Sono molteplici i rimedi proposti per ottenere sollievo da questo sintomo e uno dei più noti è senz’ombra di dubbio il consumo di latte. Ma la domanda sorge spontanea: un bicchiere di latte può davvero calmare il bruciore oppure rischia di peggiorarlo? La risposta breve è che dipende, poiché se in alcune persone il latte può migliorare la sintomatologia, le prove scientifiche in merito non sono del tutto solide e le reazioni variano enormemente da individuo a individuo. Il latte ha infatti sia pro che contro quando si tratta di alleviare il bruciore di stomaco, agendo in alcuni casi come un potenziale aiuto (seppur per brevissimo tempo) e in altri come un trigger alimentare. Cerchiamo di capire insieme i meccanismi alla base di questa duplice e contrastante azione.
Perché il latte può dare un sollievo immediato
È pensiero comune che, se si soffre di gastrite o reflusso, bere un bicchiere di latte rappresenti la soluzione migliore. In effetti, dal punto di vista chimico, il latte si presenta come un alimento con un pH abbastanza neutro, compreso tra 6,0 e 6,8. Questa caratteristica fa sì che il latte possa regalare un senso di sollievo immediato, andando a tamponare l’acidità del contenuto gastrico.
Oltre al pH, un ruolo fondamentale è giocato dai nutrienti specifici in esso contenuti.
Il ruolo del calcio
Il calcio presente nel latte può alleviare il bruciore di stomaco in alcune persone. Non a caso, il carbonato di calcio è una sostanza frequentemente utilizzata negli antiacidi da banco proprio per il suo effetto neutralizzante sull’acidità di stomaco. Il calcio naturale del latte potrebbe quindi agire in maniera del tutto simile.
Inoltre, il calcio è un minerale essenziale per mantenere un buon tono muscolare. Le persone affette da malattia da reflusso gastroesofageo tendono ad avere uno sfintere esofageo inferiore (LES) indebolito; questo muscolo ha il delicato compito di impedire ai contenuti dello stomaco di risalire.
Alcune ricerche dimostrano che l’aumento dell’assunzione di calcio alimentare può essere utile nel ridurre il rischio di reflusso acido, tuttavia, va tenuto in considerazione che il latte contiene anche numerosi altri nutrienti che possono agire diversamente sul problema.
L’azione controversa delle proteine
Il latte è anche un’eccellente fonte di proteine, fornendone circa 8 grammi per tazza (245 ml).
Uno studio* del 2017 su 217 soggetti con bruciore di stomaco ha rilevato che chi consumava più proteine durante lo spuntino serale aveva meno probabilità di avvertire i sintomi.
I ricercatori ipotizzano che le proteine possano aiutare a trattare il bruciore perché stimolano la secrezione di gastrina. La gastrina è un ormone che favorisce la contrazione del LES e promuove lo svuotamento gastrico, riducendo così la quantità di cibo disponibile per risalire verso l’esofago. Tuttavia, la gastrina è anche coinvolta nella secrezione dei succhi gastrici. Questo aumento di acidità nello stomaco potrebbe finire per accentuare la sensazione di bruciore al petto. Pertanto, non è ancora del tutto chiaro se le proteine del latte prevengano effettivamente il bruciore o se rischino di peggiorarlo.
* Ebrahimi-Mameghani M, Sabour S, Khoshbaten M, Arefhosseini SR, Saghafi-Asl M. Total diet, individual meals, and their association with gastroesophageal reflux disease. Health Promot Perspect. 2017 Jun 14;7(3):155-162. doi: 10.15171/hpp.2017.28. PMID: 28695104; PMCID: PMC5497367.
L’altra faccia della medaglia: perché il latte può peggiorare il reflusso
Gli effetti dei latticini sul reflusso acido rimangono, nel complesso, poco chiari. Mentre alcuni studi suggeriscono dei benefici, altri non mostrano alcun effetto o indicano addirittura un peggioramento della condizione.
I principali imputati, in caso di peggioramento sintomatologico, sono i grassi. In uno studio del 2017, è emerso che le persone che bevevano latte sperimentavano un maggior numero di episodi di acidità e reflusso. Questo fenomeno è legato al contenuto lipidico della bevanda. Una tazza di latte intero (245 ml) racchiude infatti circa 8 grammi di grassi. I cibi ad alto contenuto di grassi possono infatti favorire il rilassamento dello sfintere esofageo inferiore, facilitando la risalita del contenuto gastrico, ma non solo. Il problema principale, infatti, risiede nei tempi di digestione: i grassi impiegano più tempo per essere digeriti rispetto alle proteine e ai carboidrati, con conseguente aumento del tempo di permanenza nello stomaco, ritardato svuotamento gastrico e incremento della pressione intragastrica. Tutto ciò fa sì che le pareti dello stomaco rimangano a contatto con i succhi gastrici per un tempo prolungato, determinando così un peggioramento del bruciore.
Per questi motivi, in caso di gastrite, esofagite o duodenite, è sconsigliabile consumare formaggi (specialmente stagionati o fermentati), carni grasse, panna, cibi fritti o sottoposti a cotture troppo prolungate.
Intero, scremato o vegetale: quale latte scegliere?
Poiché le risposte individuali variano enormemente, l’approccio migliore è testare in prima persona il latte intero, quello a basso contenuto di grassi e quello scremato, per osservare la reazione del proprio corpo. Se non si vuole rinunciare al latte vaccino, optare per una versione a ridotto contenuto di grassi o scremata può essere d’aiuto. Difatti, alcuni ritengono che il latte scremato influisca sul reflusso in modo diverso da quello intero proprio grazie al ridotto contenuto di grassi e al conseguente minore impatto sui tempi di svuotamento gastrico. Tuttavia, è bene precisare che i risultati degli studi condotti in merito sono contrastanti e non sono in grado di fornire risposte certe in merito al reale impatto dei diversi tipi di latte in presenza di acidità di stomaco e malattia da reflusso gastroesofageo.
Le alternative vegetali
Se si nota che il latte vaccino innesca i sintomi, passare a bevande a base vegetale può fare la differenza. Esempi sono le bevande a base di soia, mandorla o avena.
L’importanza di monitorare i sintomi e il ruolo del medico
Quando si soffre di acidità e MRGE le reazioni agli alimenti (incluso il latte) possono variare da individuo a individuo. Per questo motivo, la strategia più utile è quella di monitorare costantemente i propri sintomi in relazione alla dieta quotidiana. Tenere traccia di ciò che si mangia permette infatti di individuare i propri “alimenti trigger”, aiutando a capire empiricamente quali sono i cibi o le bevande che scatenano i fastidi.
In presenza di gastrite, esofagite, duodenite o episodi frequenti di reflusso, è essenziale evitare il fai da te e rivolgersi a un medico o a un gastroenterologo. Queste figure sanitarie saranno in grado di fornire indicazioni specifiche e personalizzate in merito a quale alimentazione è meglio seguire. Inoltre, se i sintomi persistono o peggiorano, il consulto medico si rivela l’unica strada sicura per individuare le eventuali terapie e i trattamenti più adatti da seguire.
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Team MyPersonalTrainer
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