Politico Poetico. Bologna spezzata – Teatro e Critica


Ph Mattia Belletti

Mentre la cronaca invade la città di Bologna, il progetto Politico Poetico di Teatro dell’Argine con Habil delle città offre uno spazio di riflessione, di comprensione alla violenza che si annida nelle tante città sommerse e spesso invisibili. Recensione

Ph Mattia Belletti

Bologna. Nel momento in cui scrivo è al centro del discorso politico per un fatto di cronaca che assedia il dibattito e scatena l’opinione pubblica: la morte di Abderrahim Fakir, cittadino 42enne di origini marocchine, nel quartiere Pilastro, bloccato a terra da un’azione di Polizia e morto, in diretta video, un respiro dopo l’altro, una richiesta d’aiuto dopo l’altra. E poi nulla più. Bologna. La sera in cui ci sono stato, poche settimane prima, l’ho conclusa bevendo birra di notte, nel centro della movida proverbiale che accompagna la narrazione della città da decenni, la Bologna giovane, universitaria, crocevia della creatività; ma non ero lì, in origine, per bere a tarda notte: ci sono stato per vedere Habil delle città, nuovo spettacolo del Teatro dell’Argine con la regia di Andrea Paolucci assieme a Luca Ruggieri e Micaela Casalboni, nato nell’ambito del progetto più ampio Politico Poetico, portato avanti durante gli ultimi 18 mesi con laboratori, incontri, nei quartieri e nelle scuole, per un’indagine artistica e umana su cosa sia oggi la post adolescenza, quel magma di esperienze, confronti con la realtà, meccanismi che guidano il diventare adulti. E no, non è un caso che ne stia parlando proprio qui.

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Ph Mattia Belletti

La narrazione della Bologna che ride e si gode la notte, si scontra con un’altra narrazione che nasce nelle periferie e racconta un’altra città, diametralmente opposta, che vive secondo propri parametri, regole d’ingaggio, come ci fosse una città di sotto che non ha nulla a che vedere con la città di sopra. E viceversa. Ma questo, dove viviamo oggi, è già di per sé il sottosopra, un corpo unico che deve, necessariamente, tenere insieme la molteplicità delle esperienze e delle prospettive; ben lo hanno inteso al Teatro dell’Argine: non si può fare un progetto artistico che riguardi l’evoluzione della comunità urbana senza tener conto delle grandi, penetranti trasformazioni in atto. E allora Habil delle città, che non a caso è una parola collettiva ma qui declinata al plurale, entra in modo dirompente, oggi più del giorno in cui l’ho visto, in quel grande, dispersivo dibattito che si svolge ovunque: nei salotti in TV, sui propri profili social, in ogni spazio che non è però la periferia di Bologna, dove oggi si piange un uomo ucciso forse da un eccesso di forza dell’ordine, e dove, qualunque sia poi la conclusione dell’indagine sul decesso, ci si sente di temere per la propria vita, per paradosso quando si trova nelle mani di chi dovrebbe, in ogni caso, prenderla in carico e proteggerla.

Ph Mattia Belletti

Habil e Qabil. Abele e Caino. Non sono fratelli, ma sono due ragazzi (Rayen Labidi e Aymen Tampellini) che vivono esistenze speculari: nella sala dell’Archiginnasio di Bologna, luogo simbolico che fu della prima università d’Europa, ognuno ha il visore VR sugli occhi per vedere il risveglio di entrambi nella propria casa, le interazioni con un contesto familiare non dissimile, la ricerca del fuori dove sfogare un bisogno di socialità e dove scontrarsi con chi si trova accidentalmente sul cammino, da zittire, da annientare con la rabbia di chi si sente emarginato, espulso. È una giornata come tante per Habil e Qabil, potrebbero chiamarsi in qualsiasi modo e vivere in qualunque città, finché un incontro porterà le loro vite nella cronaca, la strada dove camminano tutte e tutti ora è il teatro di un omicidio, c’è un lenzuolo bianco e un corpo steso a terra. Questa città, Bologna, può dirsi ora inconsapevole? Può sentirsi incolpevole?

Ph Mattia Belletti

Conclude la visione in realtà aumentata, nella stessa sala due attori e quattro attrici under 25 (Valeria Andreanò, Giacomo Gaetano Liva, Sara Mendo, Carlotta Pistillo, Arianna Ridolfi, Daniele Santoro) in abito candido abitano la scena, al centro di un cerchio, perché l’esperienza della tragedia non scorra via, ma si fermi con tutto il carico di una responsabilità che ci riguarda, abitanti o meno di quella città. È Antigone, sorella di un fratricidio insepolto, a offrire le parole e le intenzioni per comprendere, far proprio, l’accaduto. Chi siamo noi nella tragedia? Chi sono e quante le vittime? E i colpevoli? Quale parte prendiamo? Dall’antichità le domande restano sempre le stesse, oggi più che mai si annidano nelle urla delle opinioni. Senza risposta.

Ph Mattia Belletti

Habil e Qabil sono Abele e Caino, Eteocle e Polinice, Romolo e Remo, sono in ogni punto della storia e del mito dove il sangue fratricida ha iniziato a scorrere, irrigando la civiltà che avrebbe alzato così il fusto dell’evoluzione. Ma c’è una differenza a mio parere decisiva: le storie di battaglie consanguinee hanno in comune una centralità della narrazione e come unica ragione di lotta il potere, la tragedia contemporanea di questi due ragazzi in primo luogo non è un fatto privato, ma un’azione derivata da una condizione della comunità, in secondo luogo ha come teatro non il centro ma la periferia, quella dove il potere, ben lontano, marginalizza il disagio come scelta assolutamente politica, dove la repressione può avere l’effetto di un esercizio edificante, portando violenza là dove la violenza è già un linguaggio esibito. L’arte, il lavoro di Politico Poetico, va in direzione diametralmente opposta, porta qui la cura di una quotidianità umana e civica, si prende carico della missione più scomoda della polis, convoca vittime e carnefici in una riflessione collettiva da cui solo può avere origine la società futura. Ma nel frattempo il tempo scorre, come scorre il sangue, la rabbia aumenta, il disagio invade le strade e urla parole sconnesse con l’ultimo fiato che ha in corpo, finché il fiato, sull’asfalto ruvido di una periferia, finisce, portandosi via tutte le parole non più dette, che continueranno in eterno a non essere ascoltate.

Simone Nebbia

Visto a Bologna, giugno 2026

HABIL DELLE CITTÀ
uno spettacolo del Teatro dell’Argine
diretto da Andrea Paolucci
con Rayen Labidi, Aymen Tampellini, Valeria Andreanò, Giacomo Gaetano Liva, Sara Mendo, Carlotta Pistillo, Arianna Ridolfi, Daniele Santoro

atto I – video

regia Luca Ruggieri e Andrea Paolucci
scritto da Giacomo Armaroli e Andrea Paolucci

atto II – teatro

regia Andrea Paolucci e Micaela Casalboni
scritto da Nicola Bonazzi, Mattia De Luca, Andrea Paolucci


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