Durerà sino al 26 luglio il Festival degli “Alfieri nel Borgo Unesco”. Tra i tantissimi appuntamenti, stasera 25 luglio Gabriele Lavia e domani, 26 luglio, la prima nazionale di “Sorelle O della fine del mondo”, l’ultimo lavoro di Casa degli alfieri
CALAMANDRANA – A pelle nuda, ovvero senza una barriera a qualcosa che può attraversare e abitare corpo e mente. E’ così che, in “A pelle nuda sul palco”, Lucilla Giagnoni interpreta e racconta Shakespeare ed è così che chi la ascolta si sente. Lo spettacolo, il cui sottotitolo è “Eroine ed eroi shakespeariani per voce femminile”, è stato presentato ieri 24 luglio al Festival Teatro e colline. Alfieri nel borgo Unesco, organizzato dal Comune di Calamandrana con il suo sindaco Pinuccia Lovisolo e diretto da Massimo Barbero di Casa degli alfieri.
E’ così stata inaugurata una tre giorni, che durerà sino al 26 luglio, “non di singoli eventi – come Barbero ha sottolineato – ma di incontri e sensazioni”. Ieri la prima serata del fine settimana è iniziata con la presentazione del programma fittissimo, ambientato nei cortili del borgo alto del paese, tra scorci collinari, antiche pietre, una chiesetta del ‘600 e un nuovissimo anfiteatro panoramico che sarà aperto sabato 25 luglio per ospitare un gigante del teatro: Gabriele Lavia in “Lavia “dice” Leopardi”.
La stessa presentazione del programma del festival è stata spettacolare, perché arricchita da due contributi di Danio Manfredini. Il Maestro del teatro italiano, già vincitore negli anni di tre premi Ubu, ha dato voce ad estratti di “Minetti. Ritratto di un artista da vecchio” di Thomas Bernhard e di “Conversazione con la morte” di Giovanni Testori. Due testi per un tuffo in una dimensione dove teatro, vita e morte colloquiano, entrano in chi li accoglie e dove la parola recitata può riunire “la morte alla vita in un bacio”.
Con questo stato d’animo noi, pubblico, abbiamo iniziato ad assistere al famoso momento del balcone in “Romeo e Giulietta” nell’interpretazione di Lucilla Giagnoni, che inizia così il suo spettacolo. Il balcone è “il confine della vita” e della morte, in mezzo la notte d’amore di due adolescenti, “simbolo del sacrificio dell’amore vitale…dell’olocausto della gioventù”. Giagnoni si cala in personaggi femminili e maschili, racconta Shakespeare, il suo tempo, la sua vita e le ipotesi sulla sua identità. Soprattutto racconta e interpreta tre opere fondamentali del Bardo: appunto Romeo e Giulietta, Otello e Macbeth.
La logica del suo narrare affascina, traccia delle linee di ragionamento tra passioni innate e tempi diversi, crea un ponte con l’oggi e passa da momenti di poesia tragica ad altri dialogici, esplicativi e ammiccanti verso il pubblico. C’è un filo che tesse ogni spettacolo di Giagnoni ed è il sottile equilibrio tra profondità, ricerca di connessioni, interpretazione sublime di testi difficili (qui Shakespeare, altrove Dante, solo per fare un esempio) e una chiarezza espositiva che sa di luce.
In “A pelle nuda…” eroine ed eroi hanno la sua voce e il suo corpo e rivelano una complessità che prende forma in ognuno di loro. In una sorta di compensazione rispetto ai tempi del Bardo, quando le donne non potevano calcare la scena, Lucilla dichiara di aver “regolato i conti, recitando più personaggi di Shakespeare” di entrambi i generi. “Interpretare i personaggi maschili è stato divertente”, ma, racconta, calarsi nelle creature femminili “è stato entrare in un mistero”. E nel mistero della vita, della morte e delle passioni che animano e uccidono si entra attraverso il teatro, tramite personaggi che ne sono la chiave.
Così Giulietta, interpretata con voce cristallina, ma determinata e più pragmatica di un Romeo semplicemente “innamorato dell’amore”, è un totem della femminilità. Muore per amore, mentre Desdemona si consegna al suo amato e muore non per la tragedia della gelosia, ma per la sua personale caduta e involuzione. La moglie di Otello da eroina ribelle (“protofemmista”, anche se mai Shakespeare l’avrebbe potuta pensare così) si trasforma in moglie casta e infantilmente fiduciosa, arrendendosi alla violenza del Moro, che lei “scambia fino all’ultimo per amore”.
La castità, la stessa “chiave dell’anonimità”, che viene imposta ancora oggi a tante donne, rimanda alla condizione femminile in Afghanistan, alla violenza e alla sopraffazione. Giagnoni apre finestre su interi mondi e lo fa con una naturalezza che suscita immediato riconoscimento. Così anche la lettura del Macbeth e l’interpretazione apicale della diabolica Lady Macbeth appaiono alla luce della rinuncia al femminile. In un monologo che Giagnoni incarna in modo strepitoso, l’eroina più oscura del Bardo implora gli spiriti, rinnegando la sua femminilità per la sete di potere. Quella femminilità che è amore e morte in Giulietta, che è determinazione prima e capitolazione poi in Desdemona, qui è soffocata, ma trova il varco della follia e, tanto per cambiare, della morte.
Non ci sono parole per descrivere il teatro, quando è così alto e profondo, non si possono descrivere i passaggi di registro, la facilità apparente con cui si viene trasportati da apici di tragicità poetica a digressioni ironiche, momenti di ammiccamento con il pubblico, aneddoti personali. Uno spettacolo di tale grandezza deve, assolutamente deve essere visto, da chi ama il teatro e da chi non sa ancora di amarlo. Non è solo interpretazione, anche se la pelle nuda si sente, e neppure solo narrazione e ricerca: è qualcosa che si ritrova come una traccia dimenticata che segna e dà significato ad un cammino. Lucilla Giagnoni brilla, di nome e di fatto, come questa traccia e la si segue affascinati.
Teatro e Colline riserva tantissimi appuntamenti tra spettacoli, arte, performance, danza e passeggiate nella natura. Riserva la scoperta di un borgo affascinante e panoramico, un vero teatro all’aperto dalle tante scenografie. Qui tutto il programma che terminerà domenica 26 luglio con l’ultimo lavoro di Casa degli alfieri: “Sorelle O della fine del mondo” di Antonio Catalano con Patrizia Camatel, Federica Molteni, Michele Eynard.
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Nicoletta Cavanna
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