Il prossimo autunno, in ottobre (con conclusione a luglio 2027), partirà in Italia il primo Master Universitario in Contemporary Dance Performance, organizzato a Bari da Equilibrio Dinamico in collaborazione e con il riconoscimento della Northern School of Contemporary Dance di Leeds. Abbiamo approfondito la concezione e la strutturazione del percorso formativo e accademico con Roberta Ferrara, non senza un excursus sui quindici anni di attività della compagnia. Intervista
Questo Master è un passaggio importante per voi immagino.
Il progetto nasce perché da diverso tempo collaboriamo con Verve e con Matteo Marfoglia, la compagnia postgraduate della Northern School of Contemporary Dance. Negli anni ci siamo sempre confrontati con Matteo, da un’idea comune dell’universo della danza contemporanea è partita quella di chiedere un accreditamento alla Northern. Da quindici anni ci occupiamo di un nostro programma formativo e ospitiamo danzatori da tutto il mondo, per sei mesi o tre mesi. Il principale passaggio è l’evoluzione in Master, la durata, che è di un anno e la certificazione che in Italia in Contemporary Dance Performance non esiste. Per noi è un gol importante, sappiamo perfettamente di una fuga dei danzatori per poter rincorrere una certificazione, l’accreditamento di un’istituzione è fondamentale, vuol dire per i direttori, i coreografi aver fatto un tipo di percorso che viene sancito e, in qualche modo, permette agli stessi di avere una sicurezza maggiore. In un percorso universitario c’è una parte pratica e una teorica, quindi si arriva a una conoscenza più solida. Uniamo in questo master l’alta formazione e ciò che è legato alla produzione e alla tournée. Dopo i programmi di formazione i ragazzi cercano un internship per avere la possibilità di entrare nel mondo del lavoro.

La struttura è organizzata in tre moduli, di cui il primo è legato all’aspetto dello studio delle varie tecniche e linguaggi della danza contemporanea, per dare ai danzatori tutte le informazioni possibili per decidere cosa sviluppare, approfondire. Il secondo, invece, è legato alle residenze coreografiche, gli allievi lavoreranno per un mese a testa con tre coreografi. Come primo anno di Master abbiamo la firma di Marcos Morau, coreografo di punta della danza contemporanea, e ci sarà il riallestimento di uno dei suoi primi lavori, Cathedral, creato per la compagnia di Scapino. Il suo lavoro per la prima volta arriva all’interno del repertorio di una realtà italiana, ci tengo a dirlo perché è una scelta artistica il restaging di lavori o avere delle creazioni inedite. É una cosa che Equilibrio Dinamico fa da sempre, questo rapporto anche con l’internazionale crea già network, può essere sicuramente utile per i danzatori. Dopo questi tre mesi di residenza inizia il terzo modulo, legato alla tournée. I ragazzi, con questi tre lavori, con tre firme, faranno una tournée non solo in Italia, ma anche in Inghilterra e Svizzera. Hanno delle creative week in questo studio di ricerca, dove il tutor è Luca Braccia, che guiderà i danzatori nella stesura della tesi finale. Potrebbe essere una creazione o comunque qualcosa che a loro interessa e su cui hanno fatto ricerca per un anno, in altri programmi di formazione non hai la possibilità di farlo ed è fondamentale, ti permette di conoscerti, di capire quali sono le tue skills, cosa ti piace, cosa vuoi approfondire. Alla fine hanno una commissione accademica e con la presenza di diversi direttori di compagnie, dove mostreranno, condivideranno il loro percorso. Si concluderà a ottobre 2027, con la celebrazione in toga e cappellino british presso la Northern School, un’istituzione dal 1985, da cui è uscito Akram Khan, per dare dei parametri. É una delle istituzioni più importanti per la formazione nella danza, se ne occupa da tantissimi anni, quindi per noi è un grandissimo onore e anche una grande responsabilità, vuol dire immettere nel “mercato” dei danzatori che devono avere una certa competenza, un certo modo di stare in sala, dei contenuti e un certo modo di pensare, che sappiano condividerlo, quindi un atto tra condivisione e coraggio.
Il luogo di svolgimento?
Il luogo di svolgimento è una cosa molto bella: ufficialmente dopo quindici anni abbiamo deciso di fare il passo di avere una struttura che ci permetta di accogliere questo master. A Bari, non fuori ma all’interno della città, i danzatori possono svolgere le attività e vivere bene senza avere i costi esagerati dei grandi centri.

Ci sono tre costi diversi: per gli italiani novemila euro, invece per gli europei tredicimila e per gli extraeuropei ventiduemila. La cosa interessante è che partiamo dalla struttura di Equilibrio Dinamico, ma poi i danzatori nei periodi di residenze saranno ospitati dai teatri, quindi avranno la possibilità di vivere tutto quello che è la tecnica. Tra le materie teoriche c’è drammaturgia e illuminotecnica, insieme a storia della danza e dell’anatomia applicata alla danza, quindi vivere la lezione non solo a livello teorico, ma avere subito la possibilità di andare in teatro e capire che significa un faro alogeno, andare in terza e quinta, un fondale. Siamo in dialogo con Puglia Culture che supporta la progettualità creando connessione con i teatri che gestisce. Il lavoro in prima assoluta sarà all’interno del calendario del Teatro Piccini di Bari. C’è un dialogo molto bello con loro, sono felicissima di questo perché vuol dire aver capito in pieno il lavoro che abbiamo fatto, non adesso, ma da anni. In questo momento siamo felici di poter portare in Italia una cosa che non esiste. É un mercato anche questo, non abbiamo competitor in Italia rispetto a un master in Contemporary Dance Performance. Stiamo ricevendo tante application da italiani che vogliono ritornare, vuol dire aver gettato un seme nella direzione giusta, nel terreno giusto. Abbiamo un massimo di dodici/quindici posti, almeno per l’inizio di questo anno siamo convinti, come scelta artistica, di dare precedenza agli italiani. Perché poi è il popolo, il paese che ha sempre dovuto fare i bagagli per andare via. In tal senso ci piacerebbe prima di tutto sostenere il nostro paese nella formazione.

Quali sono i criteri con cui le eventuali candidature verranno valutate? Come sceglierete sulla base di un numero di posti che mi dicevi avete già in mente? Allo stesso modo ti chiedo con quale criterio o attraverso quale processo, non solo logistico ma credo anche artistico, poetico, sono stati scelti i formatori e i docenti?
Per quanto riguarda l’offerta formativa, quindi le persone che possono applicare, ci sono dei parametri. Uno è avere una triennale, preferibilmente in discipline artistiche o umanistiche, avere un pregresso nella formazione della danza, una competenza pratica, la possibilità di danzatori professionisti che vogliono entrare nel mondo universitario e centri coreografici o di formazione riconosciuti. Per gli europei le modalità di selezione sono state on line, un video di improvvisazione e uno di presentazione in cui parlano della loro vocazione e di cosa vogliono fare; invece per gli extra-europei abbiamo fatto delle audition in presenza, ma abbiamo lasciato aperta la possibilità candidarsi online, per ovviare alla difficoltà generale, anche dei danzatori, di dover sostenere costi aggiuntivi per potersi spostare, fare audizioni, abbiamo concordato con l’università che potevamo procedere in questo modo per il primo anno. Per quanto riguarda i docenti, è stata una scelta molto oculata, tutti sono già stati ospiti in Equilibrio Dinamico: una cosa è ospitare docenti che non conosci, un’altra è ospitare docenti di cui conosci perfettamente il lavoro. Avendo a che fare con giovani danzatori, è importante anche l’aspetto della sensibilità, tutto quanto riguarda la parte olistica a cui teniamo particolarmente. Infatti all’interno del Master hanno a disposizione la presenza di una counselor, oltre che del fisioterapista, perché se è vero che è un programma di formazione, allora che sia a trecentosessanta gradi, come persona, non solo formazione artistica, ma anche poter dare a questi ragazzi la possibilità dopo un anno di capire chi sono e di viaggiare nella direzione in cui desiderano, senza stress e senza ansia che già il mercato della danza ti impone con disegni e con parametri, almeno conoscere se stessi e sapere dove andare penso che sia già un ottimo inizio. Nel programma mi affianco alla presenza di una mia collega, che lavora con me già da anni, ci siamo conosciute alla Biennale di Venezia dove abbiamo danzato insieme ed è Livia Massarelli. Ricoprirà il ruolo di program leader, è già un’artista che lavora in tal senso con diverse istituzioni come la Rambert, la Northern, l’English National School, Trinity Laban, The Place, è già un’accademica e porterà la sua esperienza, oltre ad essere anche certificata come guida di couch e di meditazione per aiutare i ragazzi a essere pronti. Dimentichiamo sempre la parte della sensibilità, non sono tutti uguali, è importante supportarli per non lasciare che si possano perdere o possano vivere l’esperienza negativamente. Il supporto psicologico va di pari passo, non è una crescita solo artistica, ma è anche e soprattutto personale.

Siamo sempre stati una compagnia molto votata al dialogo e all’internazionalità, però conservando, credo, quel modo di pensare che per me parte dagli studi classici. Se non li avessi fatti probabilmente la mia realtà non respirerebbe questo, i lavori che portiamo avanti come visione poetica sono sempre legati alla sfera dell’umano e alla capacità di ascolto interiore, di sguardo, di dialogo. Deriva sicuramente dai miei studi umanistici, con la mia laurea in Lettere e con la mia tesi sperimentale sul tarantismo, quindi da quanto per me sia fondamentale prendere dal passato – che altro non fa che insegnare – e portarlo nel presente. Faccio una postilla: all’interno del Master il nostro Triple Bill prende una creazione già esistente, quindi di repertorio per i ragazzi (Cathedral), però oltre ad esserci la mia firma c’è anche quella di RIKEWA, danzatrice straordinaria, già assistente di Damian Jalet. Il lavoro che farà è proprio sulla danza folk cinese, nel Master ho questa forte idea di voler inserire lo studio delle tradizioni, perché lì c’è la verità anche dell’utilizzo del corpo, dei sentimenti. Non è un caso che all’interno del percorso, oltre ad avere la presenza dei docenti che arrivano dalle più grandi compagnie che ci sono al momento per la danza contemporanea, i ragazzi avranno l’occasione anche di avere classi legate alla nostra danza di tradizione, perché se è vero che si vive un posto a trecentosessanta gradi, è allora bello poter anche capire la nostra tradizione, quella della Taranta, avere l’occasione di avere focus che permetteranno loro di capire quanto non è distante da quello che facciamo oggi nella danza, perché anche nel tarantismo c’era la spinta di andare a cercare da dentro per poi buttare fuori, ciò che la danza richiede di fare, entrare nelle viscere per poi portare fuori e condividere. Siamo partiti con alcuni danzatori che erano giovanissimi, quando abbiamo iniziato era veramente un sogno tutto ciò, e alcuni di loro sono ancora al nostro fianco, probabilmente quello che abbiamo desiderato è andato insieme, poi si è costruito grazie a una forza comune, per me è fondamentale.

Prima parlavamo dei luoghi in cui il Master si svolgerà. Mi piacerebbe indagare con te il concetto di luogo in senso più ampio: mi dicevi che stare a Bari rende tutto più accessibile anche a livello di costi, ma Bari è anche la città in cui Equilibrio Dinamico ha deciso di fare base. Una vocazione internazionale, ma con un forte radicamento, un ancoraggio, un po’ come per la danza, c’è una tensione aerea e una al suolo. Come questa dinamica, sia coreutica, sia figurata che reale, descrive il rapporto con il territorio, inteso appunto come concetto e come realtà concreta, fisica, di pubblico, di comunità?
Abbiamo scelto Bari, potevamo decidere di avere base dovunque, quando crei una cosa tua allora si sposta con te. A noi Bari piace, è una città dalle belle energie, negli ultimi anni è totalmente cambiata, anche per i giovani, come qualità di vita risponde secondo me a tutti i requisiti. La semplice possibilità di finire la sala prova e andare sul lungomare o di poter decidere di andare a fare una passeggiata a Ostuni, quello che la Puglia offre come possibilità di ispirazione. Lo abbiamo testato negli anni ospitando tanti artisti, erano tutti felici, dal cibo al clima e a quello che la città o i posti limitrofi offrono. Bari ha una popolazione molto diretta, è molto aperta, ha il senso dell’ospitalità, fondamentale per persone che si trasferiscono dall’altra parte del mondo, abbiamo danzatori che vengono dall’Australia, dalla Cina, dal Giappone, dalla Grecia, dal Canada ed è una grande responsabilità farli sentire in un posto confortevole. Bari lo permette, è sempre molto accogliente, oltre al fatto che, come dicevo all’inizio, i costi di vita sono completamente diversi rispetto alle grandi città che ospitano poi i master a livello europeo e nel mondo. Abbiamo un rapporto bellissimo con il territorio, facciamo tante azioni legate non solo al rapporto con le scuole di danza, quindi permettere loro di conoscere artisti e studiare con loro, condividere la serata, avere l’occasione di accedere a delle realtà con delle borse di studio. Abbiamo creato un format dove i danzatori arrivano e gli studenti delle scuole di danza hanno con loro un approccio, giornate dove prendono la classe dall’artista ospite, contestualmente vedono lo spettacolo e poi si esibiscono anche loro, un momento di grande condivisione rispetto all’apprendimento, rispetto all’esperienza artistica e personale in sé per sé. Lo facciamo anche con le comunità, spesso ospitiamo artisti che hanno delle pratiche che funzionano e sono adatte per la comunità stessa, significa avere un dialogo non unidirezionale con le persone, cioè con chi ama la danza, anche semplici amatori che hanno voglia di entrare in connessione con quello che stiamo facendo. Da quest’anno la scelta di avere la nostra struttura, che volutamente ha all’interno uno spazio di relax per i danzatori e uno studio legato alle pratiche olistiche, è proprio poter aprire la struttura a quante più persone possibili, perché se parliamo di arte inclusiva e danza inclusiva, allora che lo sia per davvero, che possa dare la possibilità a tutti di accedere e di essere presenti in quello che proponiamo, perché ha sempre la sua sfaccettatura terapeutica, un po’ come il tarantismo, la danza, il movimento ha valore di terapia e allora non deve essere classificabile.

Prima parlavi di Puglia Culture, oggi Equilibrio Dinamico è una realtà riconosciuta, ti chiedo com’è e come si è evoluto nel tempo il vostro rapporto con le istituzioni?
Gradatamente, è stato veramente uno step by step di tante cose che sono avvenute e che non immaginavamo. Quindici anni fa avevo ventidue o ventitré anni, semplicemente ho fatto quello che ho desiderato, ho cercato di farlo con competenza e con la presenza di persone al mio fianco capaci nel loro lavoro. Gestire una compagnia non è solo una questione artistica, ma anche di dialogo con le istituzioni e di competenza e capacità di gestione amministrativa, economica. Oggi siamo riconosciuti dal Ministero della Cultura, eravamo prima nella fascia ministeriale under 35 e abbiamo poi deciso di applicare nella fascia successiva, che ci porta maggiore dispendio di energie e di lavoro da condurre, aumentano le responsabilità. Lavoriamo sempre con un grande criterio e tante riunioni, è fondamentale parlare con il team, le scelte vengono prese in una forma comune. Stiamo cercando di creare un posto che sogniamo di avere, con tutti i criteri possibili, e le forze istituzionali in questo sono fondamentali, le economie servono per poter investire al meglio. Oltre al riconoscimento da parte del Ministero della Cultura, abbiamo il supporto e il riconoscimento della Regione Puglia e del Comune di Bari. Sicuramente queste istituzioni ci permettono di avere uno sguardo che ci dà modo di fare dei passi concreti, anche rispetto a determinate scelte artistiche, di autori che desideriamo supportare e avere nel nostro repertorio. Ad esempio l’ultimo lavoro della compagnia è firmato dal collettivo francese (LA)HORDE, una delle massime firme della danza contemporanea, siamo gli unici in Italia ad avere in seno al repertorio questo. Insomma è un lavoro costante, non solo di scelta artistica, ma anche di supporti istituzionali che credono nel nostro lavoro, in special modo Puglia e Cultura con la presenza di Gemma De Tullio. Il dialogo è completo, vero, ci sentiamo molto supportati. La Puglia è una regione dove si respira tanta danza, molte volte ci sono tre o quattro spettacoli la stessa sera in posti diversi e credo che tutti i colleghi facciano del loro meglio per permettere alla Puglia un respiro internazionale e di qualità. Questo è possibile perché le istituzioni in qualche modo lo permettono, non basta mai, però quello che fanno è tangibile.

Sai, quando ricopri il ruolo di direttore, artistico per una compagnia, poi anche di un master universitario, c’è bisogno di responsabilità, ma deve far sì che non venga meno la sensibilità rispetto alle scelte, molte volte le due cose purtroppo potrebbero per questioni economiche non combaciare. Quindi cercare, sì, di avere responsabilità rispetto alle scelte e lasciare che tutto sia coerente. Coerenza è parola chiave per Equilibrio Dinamico, siamo sempre stati coerenti, non è un caso che Carmelo Zapparata parli di noi come una voce fuori dal coro da più di dieci anni. Effettivamente non è uno stare insieme al gregge o a ciò che il mercato predispone, ma a quello che a noi piace ed è il motivo per cui siamo sempre stati una compagnia di repertorio, non lo siamo diventati nel tempo perché qualcosa non ha funzionato, abbiamo sempre ospitato questi artisti, abbiamo sempre dialogato in tal senso. La mia vocazione è continuare così, con coerenza, a fare le scelte giuste, che possono portare del bene, la capacità di essere presente a me stessa, sia in quelle artistiche che personali. Da un anno sono diventata mamma: la mole di lavoro cambia e cambia l’idea del tempo, tutte le scelte diventano veramente super oculate. Abbiamo iniziato semplicemente da un’idea: la voglia di avere in Puglia qualcosa che poteva respirare nell’internazionale.

Credo non sempre senza fatica…
Esatto, in maniera sempre estenuante. Parlavamo tempo addietro di come tutto sia nato, siamo stati in residenza a Orsolina28 Art Foundation per questo nuovo lavoro con Gianni Notarnicola. É stato uno dei nostri primi danzatori e adesso dopo quindici anni viene invitato come coreografo, è un ragazzo che ha continuato la sua carriera nella Batsheva Dance Company, adesso è un coreografo freelance: mi fa dire che abbiamo segnato, che qualcosa è stato fatto, con coerenza e soprattutto con capacità di mantenere i rapporti, non solo dialogo gestionale, economico, ma davvero anche personale. Se una persona che conosci da tanti anni e ha danzato per te, iniziato con te, torna in veste di coreografo in serata ci sono tanti valori dentro, come l’umiltà, la capacità di vedere oltre, di lasciare liberi, di avere tantissimi artisti che hanno iniziato con noi e poi sono ritornati. Antonello Sangirardi ad esempio, che ha lavorato in Rambert, adesso sarà docente ospite del Master: sono piccole cose che ci fanno capire il segno che abbiamo tracciato, sempre mantenendo l’educazione, un rapporto sano che ci sta tornando indietro. Facendo una disamina di tutto il percorso mi rendo conto che le relazioni che abbiamo avuto fin dall’inizio sono ritornate con una certa affezione, stima, rispetto, mi fa sorridere e dire che ho investito bene il mio tempo perché, lo devo ammettere, prima di mettere al mondo mio figlio mi sono completamente annullata per il mio lavoro. Non è importante solo vedere dove siamo arrivati, ma tutto quello che abbiamo tolto durante, in questo devo ringraziare anche persone che tuttora sono al mio fianco e che probabilmente in alcuni momenti della loro vita si sono annullate per far sì che si portassero in porto dei progetti. Equilibrio Dinamico mi piace vederlo così, come un porto aperto: puoi andare, venire, sostare, ritornare. Lo sentiamo, ci rendiamo conto che è uno dei motivi per cui abbiamo avuto la spinta di avere un nostro spazio, i danzatori, i colleghi hanno voglia di tornare. Questo ritrovarsi è bellissimo, ci vedo tutta la visione dell’arte, della danza che non è meramente estetica, ma qualcosa di molto più profondo. Sono felice di quello che è stato fatto fino adesso. La compagnia nelle scorse settimane era a Orsalina28 in residenza, uno dei posti massimi tra le fondazioni della danza deputate all’arte, e invece la nostra formazione a Leeds in Inghilterra, alla Northern School, per andare in scena con delle firme internazionali. Nello stesso momento, a livello di tempo, due cose importanti sul piano internazionale: vuol dire forse che abbiamo saputo lavorare, condurre e fare le scelte giuste. Abbiamo dovuto faticare di più, perché ci siamo sempre messi nella condizione, perché siamo anche al Sud, di dover dimostrare continuamente, non mostrare, dimostrare che è diverso. Delle cose potevano forse arrivare prima, ma non fa niente. Evidentemente doveva arrivare adesso tutto, con la nascita, con la presenza di mio figlio, probabilmente il karma e il tempo hanno voluto così.

In virtù di tutto questo, ci sono delle cose che sono, credo, rimaste uguali, mentre altre invece sono cambiate. Ci sono forse delle differenze tra l’Italia e l’estero, tra il Sud e il non Sud…
É un po’ cambiata la scelta oculata delle persone che ospitiamo in Equilibrio Dinamico, dai danzatori agli artisti, siamo ancora in una fase di costruzione, e non si smette mai, di una realtà che è sana, e quindi pretendo che all’interno ci siano delle persone sane, negli anni abbiamo avuto anche presenze di scellerati, è chiaro che non può essere stato tutto idilliaco. Adesso le persone con cui io collaboro, di cui mi circondo, dai danzatori agli artisti, vengono da una scelta davvero oculata. Quando parlo di educazione sono molto seria, a maggior ragione all’interno di un programma di formazione, è una cosa in cui credo fortemente. Anche all’interno di questa parola c’è il termine azione, l’azione deve essere di mettere al mondo delle persone educate. Manca molto: si sta perdendo l’umiltà, anche la fatica di stare in studio, di credere in qualcosa, la necessità. Sta diventando forse un po’ troppo business, e a me non piace, se lo dovessi fare così cambierai lavoro, non mi interesserebbe, non starei bene, sono una persona molto sensibile, quindi essere all’interno di una realtà che io stessa ho creato, ma che non mi fa star bene, sarebbe una cosa da eliminare. La scelta è quella tra le persone, arriva anche con l’esperienza, con l’età, è normale anche questo, adesso fiuto subito se si può dialogare oppure no. In questo posso dire che siamo elitari, d’animo, cerchiamo un certo tipo di sensibilità, anche di conoscenza, ti dirò, allora sì, possiamo entrare in dialogo. Per quanto riguarda l’estero: di base noi italiani siamo esterofili, siamo convinti che quello che succede fuori sia sempre meglio, però anche all’estero ci sono dinamiche negative e di difficoltà. Certo, meno – sappiamo come funziona la cultura purtroppo in Italia –, ma ci sono diversi tipi di sofferenza. Quello che ci manca è la maggiore attenzione rispetto ai teatri e anche l’abituare il pubblico ad andarci, all’estero andare a teatro è come andare al cinema, in Italia adesso non si fa più nemmeno quello. Mi fa molto male e nel mio piccolo cercherò di agire; agli studenti, ai danzatori, ai giovani, in fase di studio dico sempre di andare a teatro, al cinema, a sentire una conferenza, in un museo, a un concerto, altrimenti da dove arriva l’ispirazione e come si fa ad entrare nel processo creativo senza parametri, mi domando. Dovremmo avere un pubblico maggiormente innamorato, mi chiedo se siano poche le azioni di audience development, che cerchiamo di fare, sempre in collaborazione con Puglia Culture; il direttore generale di Equilibrio Dinamico è Vincenzo Losito, si occupa maggiormente e davvero di questo ramo. Se avessimo un pubblico più affamato “esisteremmo” di più? Non lo so, non ho una risposta. Per il resto negli ultimi anni la Puglia è cambiata e lo sento. Certo, i cambiamenti hanno bisogno di tempo, non può essere tutto così radicale, negli ultimi anni i ragazzi che abbiamo ospitato per i nostri programmi erano felicissimi, per loro è un posto totalmente nuovo, la stessa Bari Vecchia per una persona che viene dalla Corea, che abita a Seul che è fatta di grattacieli significa vedere quel piccolo mondo antico, suscita qualcosa, ovviamente se non hai sensibilità diventa il piccolo mondo antico senza cuore. Secondo me ha una sua identità e una sua bellezza che continuano comunque a farla crescere. La differenza tra Sud e Nord è che alle volte veniamo dimenticati, seppure le grandi imprese e le grandi conquiste le facciamo nel Sud. Molti pensano che le grandi rivoluzioni siano nelle grandi città e allora mi domando “il talento è geograficamente gestibile?”. Non è geolocalizzato, non è solo in alcuni punti. Abbiamo fatto parte anni fa di questo festival bellissimo in Virginia, il clame era troppo forte, “small city and big art”, come per dire la città è piccola ma l’arte che arriva è tanta, come Orsolina28 di cui parlavo prima, a Moncalvo, eppure hanno avuto l’intelligenza di creare un paradiso, dove arrivano tutti gli artisti più importanti a livello internazionale. Basta con l’Italia sempre dietro, e il Sud peggio. Vorrei essere positiva, ho iniziato a studiare danza a sei anni, ho investito i miei ultimi quindici anni e tutta la mia vita su questo. Se perdo la positività è la fine con tutti gli investimenti personali, di salute ed economici che ho fatto e ancora oggi faccio per quello che abbiamo. Ci credo, è un atto di coraggio.
Mi hai detto di essere diventata mamma. In quest’ottica di bilanci, di cornici, cosa speri e cosa temi di più?
Spero di più di poter avere all’interno del mio team più persone a lavorare al mio fianco, mi rendo conto che il lavoro è davvero estenuante per un team di cinque persone, la macchina sta crescendo e alle volte mi viene il senso di colpa di finire di lavorare alle due di notte e svegliarsi alle otto; il credo è comune, però vorrei più personale, più soldi, al momento non possiamo permettercelo, stiamo lavorando a denti stretti; non posso dirti che il mio credo è superiore rispetto ai miei colleghi, assolutamente, lavorano intensamente anche loro, ed è molto bello, sono persone che conosco da una vita, ci piace il passaggio di chi è stato con noi poi in qualche modo ha fatto la sua esperienza personale ed è tornato, portando la sua esperienza. C’è l’attaccamento personale, ma anche il consolidamento dell’esperienza extra che si fa, ne sono una fan, anche ai danzatori cerco dico uno o due anni poi via, cambio, riciclo di energia, chi staziona stagna l’energia e non va bene. Il riciclo fa bene, ovviamente nel team è diverso, c’è bisogno di solidità e di fiducia, devi conoscerti da una vita. Il timore è che l’Italia poi non sia veramente tanto pronta a tutto questo e là mi aggrappo alla speranza e alla positività. Quando diventi madre ti arriva questa energia, questa forza di cui parlano i greci, per cui vai, credi, fai, predisponi tutto. Basarci maggiormente su Bari nasce anche dal fatto che, avendo messo al mondo un figlio, consideriamo questi primi cinque anni di vita più liberi, una volta che inizia la scuola mi piacerebbe anche essere una mamma presente. Spero quindi di stare costruendo un’isola felice, dove le persone possano venire, stare, rigenerarsi, condividere idee, pratiche. Sto cercando di costruire la realtà dei miei sogni. La vita è una, almeno provo a fare ciò che mi piace. Non bisogna perdere l’entusiasmo, lo slancio, ci sono momenti down, sono parte della vita, li metti in conto, non può essere tutto sempre idilliaco e perfetto, è giusto che ci siano momenti in cui arranchi, ci sono stati anche in Equilibrio Dinamico, ma con le persone con cui lavoro siamo molto stretti e positivi e crediamo veramente in quello che stiamo facendo, tanto. Quello che non vorrei mai è finire in una situazione per cui fare delle scelte forzate, non riuscirò mai, mi conosco caratterialmente, piuttosto smetto e mi dedico solo all’insegnamento, come freelance, adoro insegnare. Se la compagnia deve viaggiare, lo deve fare in questo senso, con questa visione, sennò muore tutto, dentro, intorno. Dico sempre ai miei ragazzi di credere nei sogni. Non deve mancare la motivazione, ma per averla devi sapere quello che vuoi, alle volte la lamentela è sterile, dipende semplicemente dal fatto che non abbiamo trovato il nostro posto nel mondo o non sappiamo cosa fare.
Marianna Masselli
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