In una foto scattata il 16 maggio scorso all’Oic-Opera Immacolata Concezione della Mandria, istituto di cui era ospite da qualche tempo, Mariella Mazzetto appare seduta su una carrozzina, mentre stringe tra le mani una copia, fresca di stampa, del mio libro, sugli ottant’anni del Consiglio comunale di Padova. Ad attorniarla con grande affetto i vertici dell’Associazione delle consigliere e dei consiglieri emeriti di Palazzo Moroni: due ex comuniste come Tosca Cecchinato e Milvia Boselli, un’ex democristiana come Silvana Bortolami, due eletti nel centrodestra come Ivano Foch e Filippo Marchioro. Sì, perché l’onorevole Mazzetto, leghista di lunghissimo corso, scomparsa a 83 anni, martedì 21 luglio, aveva saputo farsi amare dall’intero quadro politico.
Così come ha meritato unanime rispetto, per la passione e l’umanità che ha sempre messo nel suo impegno professionale e politico, Aurora D’Agostino, “l’avvocata degli ultimi”, co-presidente nazionale dei Giuristi democratici e coordinatrice del comitato di garanzia di Coalizione civica, che si è spenta sempre il 21 luglio, giorno del suo sessantaseiesimo compleanno. Emblematico il cordoglio che di Aurora, nata a Catania nel 1960, hanno espresso, ricordandola, il Centro di ateneo per i diritti “Antonio Papisca” e la cattedra Unesco diritti umani, democrazia e pace del Bo: «È stata protagonista della prima realizzazione in Italia di un progetto di accoglienza di difensori dei diritti umani. È stata attiva per la tutela dei diritti umani in Turchia, Siria e Iraq, partecipando a missioni internazionali e mobilitazioni per i colleghi turchi perseguitati”.
Nella foto del profilo, pubblicata sulla Navicella parlamentare del 1992, l’ultima edizione della Prima Repubblica, Mariella Mazzetto, del Gruppo della Lega Nord, esibisce la sua proverbiale criniera da “leonessa” della politica padovana e veneta. Recita la scarna biografia dell’epoca: è nata il 31 marzo 1943 a Padova, ove risiede. Laureata (in pedagogia), insegnante presso le scuole superiori (era docente all’istituto Marconi); eletta deputato per la prima volta nelle elezioni politiche del 5-6 aprile, nella Circoscrizione Verona-Padova-Vicenza-Rovigo, con 5.942 preferenze Faceva parte della Commissione cultura, scienza e istruzione. Il 26 settembre 1992 viene pure eletta in consiglio comunale a Montagnana. All’inizio della legislatura non è facile “agganciare” lei e i parlamentari del Carroccio (all’epoca non esistevano i cellulari, si lavorava con gli elenchi telefonici, sperando che qualcuno, all’altro capo del filo, alzasse la cornetta). G interlocutori propongono orari inusuali per le conferenze stampa: «Ci vediamo dopo cena, prima noi leghisti abbiamo da lavorare». Poi anche i bossiani si adegueranno alle regole non scritte della comunicazione.
Della “pasionaria leghista”, ci dirà qualcosa di più, due anni dopo, il volume Il nuovo Parlamento Italiano, che anticipa la Navicella per dare un volto ai tanti nuovi inquilini Montecitorio e a Palazzo Madama e dare conto delle nuove appartenenze partitiche in seguito alla prima, rivoluzionaria, vittoria di Silvio Berlusconi, che dà il via alla Seconda Repubblica. Il 27-28 marzo 1994 Mazzetto, esponente del Polo della Libertà (Forza Italia e Lega Nord), s’impone nel collegio maggioritario di Padova Centro, il numero 15, dove la votano 40.163 elettori. Quando torna in Parlamento aderisce al gruppo del Carroccio. Iscritta da 16 anni all’Ucim, l’Unione degli insegnanti medi, per il 1993 aveva dichiarato un reddito di 90 milioni di lire. Tra i suoi interessi la lettura, la musica di Johann Sebastian Bach, le vacanze in montagna e il nuoto. Al varo del primo governo Berlusconi, viene nominata sottosegretario alla Pubblica istruzione: il ministro era Francesco D’Onofrio, allievo di Francesco Cossiga, tra i fondatori del Centro Cristiano Democratico (con Pier Ferdinando Casini e Clemente Mastella).
Alle Comunali di Padova del 1995, che si svolgono dopo poche settimane dal disimpegno di Umberto Bossi nei confronti dell’esecutivo, che aprirà la strada al governo Dini, la Lega Nord sostiene al primo turno il popolare Luigi Mariani, il quale al ballottaggio del 7 maggio si apparenta con Flavio Zanonato (Pds) nella sfida contro Francesco Gentile, candidato del centrodestra. La Lega non formalizza il disco verde per Zanonato ma c’è motivo di credere che lo abbia sostenuto. Nello stesso giorno Renzo Sacco, classe 1944, braccio destro di Mariella Mazzetto, diventa presidente della Provincia alla testa di una coalizione eterogenea di cui fanno parte la Lega Nord, i Popolari, il PDS, i Verdi e il Patto dei Democratici. Lo sconfitto, al ballottaggio per Palazzo Santo Stefano, è Pier Luigi Ancilotto, alfiere di Forza Italia-Ccd-Cdu-Alleanza Nazionale.
Aurora D’Agostino, avvocata penalista, si iscrive invece all’Ordine il 6 settembre 1993. Collabora con i Centri antiviolenza e difende le donne vittime di violenza; interviene a Radio Sherwood; è al fianco degli antagonisti Alle elezioni comunali di Padova del 1999, che vedranno Aurora D’Agostino sostenere la candidatura a sindaco di Luca Casarini, che capeggia la lista “Non solo Verdi non solo Rossi”. L’esito non è eclatante (1.807 voti, l’1,4 per cento, a Casarini; 1.721, l’1,55 per cento alla lista). Aurora, candidata consigliera, raccoglie la bellezza di 215 preferenze ed è la più votata della lista. Ben distanziata la professoressa Alisa Del Re (61 preferenze). Dopo il G8 di Genova difenderà per otto lunghi anni Luca Casarini nel processo per cospirazione politica contro lo Stato e associazione sovversiva.
Nel frattempo l’avvocata vigila anche sulla stampa e un bel giorno, legge un articolo in cui Franco Perlasca, per due volte consigliere di An e poi assessore della giunta Destro, attacca Luca Casarini e le iniziative dei centri sociali. Così, insieme al figlio di Giorgio, giusto delle Nazioni, viene querelato anche il sottoscritto, che ha firmato il pezzo sul Mattino di Padova. Per carità, il rinvio a giudizio del giornalista è prassi, ma quando devi presentarti tre-quattro volte in tribunale un po’ ti rompe le scatole. Udienza dopo udienza l’avvocata mi fa capire che le dispiace il mio coinvolgimento e per fortuna trova un accordo con l’avvocato del giornale, il mitico Luigi Pasini, per la remissione della querela.
Nel 2004, quando Zanonato torna sindaco, D’Agostino si candida nella lista dei Verdi per la pace, che ottengono 4.027 voti (il 3,42 per cento) a sostegno dell’alfiere del centrosinistra. L’eletto è Renzo Scortegagna, in virtù di un pacchetto di 407 preferenze, che viene nominato assessore alla Partecipazione e alla Politiche di pace. In consiglio comunale gli subentra pertanto proprio D’Agostino, forte di 264 preferenze. Mariella Mazzetto, che già lo era stata ad Abano Terme dal 1997 al 2001, diventerà consigliera comunale a Padova un anno dopo, il 21 maggio 2005. Ed è nell’aula di Palazzo Moroni daranno politicamente il meglio di sé. Scortegagna rompe con i Verdi per la pace, tanto che nell’aprile 2007 si dimetterà da assessore. Diventano frequenti in aula gli scontri verbali tra D’Agostino e Zanonato; l’avvocata-consigliera non le manda a dire, nel senso che spesso si presenta davanti ai banchi della giunta: alla presidente Milvia Boselli tocca l’ingrato compito di calmare gli animi. Così pure non passa inosservato lo “spinello” che Aurora si accende in aula.
Nel novembre 2007 insieme a Fabrizio Boron e Maurizio Conte la consigliera Mazzetto (che sarà anche consigliera comunale di maggioranza dal 2014 al 2016 con il sindaco Bitonci e consigliera provinciale dal 2014 al 2017) porta un maialino a passeggiare sul terreno di via Longhin che il sindaco Zanonato ha indicato come futura sede della moschea di Padova. È una “benedizione” alla rovescia, una provocazione di cui parla tutta l’Italia. Zanonato infatti lo definirà un «comportamento indegno di Padova». Però, al di là della politica, resta l’umanità: e proprio Flavio è stato tra quelli che, in privato, negli ultimi anni, sono andati a far visita a Mariella.
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