“Un capolavoro medievale lungo 70 metri merita un’accoglienza davvero spettacolare”.
Si apre con queste parole un post che il British Museum ha pubblicato in questi giorni sul suo account Ig.
Ed è stata davvero un’accoglienza spettacolare quella che uno dei più grandi e importanti musei della storia del mondo – dove sono custoditi la Stele di Rosetta, i marmi del Partenone, mummie e sarcofagi egizi e gli iconici Scacchi di Lewis e il Moai dell’isola di Pasqua – ha riservato ad un’opera patrimonio dell’umanità Unesco.
Stiamo parlando dell’Arazzo di Bayeux. “Un ricamo monumentale – scrive il British Museum su Ig – che racconta la storia drammatica di un momento che ha cambiato per sempre l’Inghilterra”.
Per ringraziare i cugini d’Oltremanica, è stato proiettato un “grazie” lungo 200 metri. Dove? Sulle bianche scogliere di Dover, quelle immortalate da poeti e cantanti, quelle che “occupano un posto speciale nella storia nazionale inglese”. Affacciate sul Canale della Manica, con una vista che spazia fino alla costa francese, “queste iconiche scogliere di gesso, – scrive il British Museum su Ig – che hanno svolto un ruolo fondamentale nella difesa della Gran Bretagna durante entrambe le guerre mondiali e ora sono custodite dal National Trust come sito del patrimonio culturale di grande valore, hanno fornito lo sfondo perfetto per un messaggio di ringraziamento ai nostri partner francesi”.
Alimentati in buona parte da batterie a energia solare, quattro proiettori a 35K hanno generato un flusso luminoso pari a 120mila lumen – paragonabile alla luce dei riflettori da stadio – proiettando sulla bianca parete della scogliera un gigantesco ricamo di luci, alto 63 metri e lungo 200, così nitido che il “merci beaucoup” (‘molte grazie’) lo si è potuto leggere chiaramente anche dalle coste francesi.
Un gigantesco ricamo di luci, come gigantesco è il ricamo di lana su lino dell’Arazzo di Bayeux.
A dispetto del suo nome, l’Arazzo di Bayeux (noto anche come ‘arazzo della regina Matilde’), è un tessuto ricamato che si pensa essere stato ricamato in Inghilterra nella seconda metà del XI secolo, in cui sono descritti per immagini gli avvenimenti chiave riguardanti la conquista normanna dell’Inghilterra nel 1066, culminati con la battaglia di Hastings.
Un arazzo che non nasce come opera celebrativa di una vittoria, ma come strumento per promuovere la convivenza pacifica tra normanni e anglosassoni. Ne è la prova il fatto che l’opera è espressione di settori del regno anglo-normanno che cercano di elaborare il trauma dell’invasione, di sanare i conflitti e di avviare un processo di integrazione tra normanni e inglesi. Come? Attraverso il linguaggio dell’epoca: le immagini. In questo caso non dipinte, ma ricamate.
L’Arazzo è costituito dalla giustapposizione di nove pezze di lino di lunghezza compresa tra 2,43 e 13,90 metri e larghe circa 50 centimetri, ricamate con filo di lana in nove tinte naturali, il tutto per una lunghezza complessiva di 68,30 metri. È andata persa l’ultima parte, che doveva essere lunga 90-200 centimetri, nella quale probabilmente veniva rappresentata l’incoronazione di Guglielmo il Conquistatore, duca di Normandia dal 1035 e re d’Inghilterra dal 1066 fino alla morte.
Si tratta di un lungo “reel” – per dirla con il moderno linguaggio di Ig – articolato in azioni concatenate che vedono in scena un totale di 126 personaggi diversi. Ogni scena è corredata da un breve commento in lingua latina. Sull’Arazzo di Bayeux sono raffigurate 626 persone, 202 cavalli e muli, 505 animali di altro genere, 37 edifici, 49 alberi. C’è anche una cometa. Nella scena 33, infatti, è “ritratta” quella che qualche secolo più tardi sarebbe stata identificata come la Cometa di Halley, osservabile dall’Inghilterra alla fine di aprile 1066. Pochissime le donne raffigurate. Solo una è citata con il suo nome: Aelfgyva (nome usato da diverse regine che deriva dall’antico sassone e significa ‘dono degli elfi’).
Lungo i 70 metri dell’Arazzo sono stati ricamati 1.515 soggetti che forniscono una miniera di informazioni visive sulla vita nel XI secolo. Per la storia navale, ad esempio, possiamo scoprire dalla forma delle vele che le navi utilizzate erano di tipo vichingo e che le armi utilizzate da entrambe le parti era di origine scandinava. Non solo. Per quanto concerne l’araldica, registriamo il primo uso in battaglia di insegne allo scopo di distinguere l’amico dal nemico.
Sebbene verso il 1100 il cronista francese Balderico di Bourgueil abbia composto per Adele di Normandia, figlia di Guglielmo il Conquistatore, un poema nel quale descriveva un arazzo intessuto di seta, oro e argento, il primo riferimento diretto all’arazzo è un inventario dei beni della cattedrale di Bayeux, raccolto nel 1476, che ne menziona l’esistenza. Salvato più volte da possibili danneggiamenti e saccheggi, l’arazzo era conservato arrotolato su una sorta di rullo e custodito nella cattedrale, nel palazzo arcivescovile o nella biblioteca cittadina. Veniva svolto in alcune occasioni, come la visita di persone illustri, la festa delle reliquie e l’ottava di san Giovanni nel mese di luglio, durante la quale era appeso lungo il perimetro della navata della cattedrale. Nel 1794 l’arazzo è stato dichiarato bene pubblico, posto sotto la tutela della Commissione nazionale per le arti e custodito in un deposito nazionale. Progettando l’invasione dell’Inghilterra, nel novembre 1803 Napoleone lo volle a Parigi e ne ordinò l’esposizione al Museée Napoléon. Pare che Napoleone studiò a fondo l’arazzo trovandovi una coincidenza. Il 6 dicembre 1803, nel pieno dei preparativi dell’invasione, su Dover era comparso un corpo celeste luminoso (probabilmente un bolide) con traiettoria sud-nord, che era stato letto come un segno beneagurante in collegamento con la cometa apparsa nel 1066 e raffigurata sull’Arazzo. L’arazzo – che ormai era divenuto famoso non solo in Francia, ma anche fuori dai confini nazionali – fece ritorno a Bayeux nel febbraio del 1804. Dal 1842 fu spostato in una sala della biblioteca pubblica, srotolato dal suo supporto e esposto al pubblico coperto da una lastra di vetro. Nella seconda metà del XIX secolo, Elisabeth Wardle, moglie di un ricco commerciante inglese, ha finanziato la creazione di una copia, conservata oggi al museo di Reading in Gran Bretagna.
Restaurato tra il 1982 e il 1983, l’Arazzo è stato esposto, fino a poche settimane fa al museo di Bayeux, ora chiuso per lavori di ristrutturazione. Riaprirà, secondo i programmi, nell’autunno del prossimo anno. Nel frattempo, la Francia ha deciso di prestare l’Arazzo al British Museum, un’operazione che ha visto il sostegno economico di Igor Tulchinsky, imprenditore, investitore e filantropo, che ha sponsorizzato il trasporto e l’allestimento dell’Arazzo a Londra.
L’Arazzo, inserito nell’agosto 2007 nel Registro della memoria del mondo dell’Unesco, è un’opera estremamente fragile, che non è sempre stata conservata nel modo ideale. Con i suoi quasi mille anni di età e i suoi 350 chilogrammi di peso, ha più di 24mila macchie, 16.445 pieghe, quasi 10mila difetti e 30 strappi “non stabilizzabili”, che cioè non possono essere “messi in sicurezza” durante interventi di restauro. Per questo motivo durante il trasporto sono state adottate misure eccezionali.
Per evitare gli sbalzi di temperatura o le vibrazioni di un viaggio in aereo, l’arazzo è stato trasportato su un camion, arrotolato all’interno di una cassa climatizzata e sospesa, con un apposito meccanismo per limitare ulteriormente le vibrazioni. Il camion è transitato dal tunnel sottomarino della Manica, scortato dalla polizia, nella notte tra il 9 e il 10 luglio (data tenuta segreta fino all’ultimo).
Sarà esposto a partire dal 10 settembre e fino all’11 luglio 2027.
Il 1° luglio è partita la prevendita dei biglietti e nel giro di pochi giorni tutti i biglietti sono andati esauriti. Ma gli organizzatori promettono che ne saranno disponibili altri.
In cambio dell’Arazzo il British Museum manderà in Francia alcuni importanti manufatti medievali e gli scacchi di Lewis.
“Il ritorno, dopo mille anni, dell’Arazzo di Bayeux in Inghilterra, offre un’opportunità unica per riflettere sulla lunga storia condivisa tra Gran Bretagna e Francia – scrive il British Museum su Ig –. È un onore per il British Museum vedersi affidare uno dei tesori culturali più cari alla Francia, un gesto che va oltre la diplomazia e celebra i legami culturali duraturi tra le nostre due nazioni”.
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Andrea Canton
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