Traccia un netto confine, Mahmoud Sabra, quando racconta la storia della sua vita, e individua la linea di demarcazione nello scoppio della guerra in Palestina, dell’ottobre del 2023. Professore universitario di economia a Gaza, Sabra è costretto a evacuare, nell’ottobre 2025, dalla zona in cui vive, per trovare rifugio in Italia, a Padova. Ora, a sette mesi dal suo arrivo, ha ottenuto i visti per il ricongiungimento familiare con la moglie e sei dei suoi otto figli, momentaneamente rifugiati al Cairo, dove hanno trovato protezione per motivi sanitari.
«I miei familiari – spiega – arriveranno qui a Padova il 20 luglio, ma non abbiamo ancora trovato una sistemazione e per questo rivolgiamo un appello a chiunque abbia la disponibilità e la possibilità di aiutarci a individuare un alloggio: saremo in otto persone, ma non avremo esigenze particolari. Non chiediamo una soluzione definitiva, né spazi particolarmente ampi, solo un alloggio dignitoso e temporaneo che permetta alla famiglia di restare unita: un’abitazione con almeno due o tre camere da letto e un bagno, in cui poter stare, nell’attesa di una collocazione più adeguata».
A oggi il professore è alloggiato presso il collegio universitario Don Nicola Mazza, che tuttavia non ha le possibilità strutturali per garantire ospitalità all’intera famiglia, che in questi giorni si ricongiungerà, almeno parzialmente, dopo mesi di lontananza. E si commuove, Sabra, ripensando a quant’era diversa la vita prima di quell’ottobre del 2023: la ricerca e l’insegnamento come professore, le iniziative e gli interventi a sostegno della società civile palestinese, all’interno della quale è sempre stato molto attivo e impegnato. «Nonostante vivessi per alcuni periodi dell’anno all’estero, per lavoro, anche in Italia o in Francia, alla fine tornavo sempre a Gaza: dalla mia famiglia, dai miei amici, nella mia università. Con lo scoppio della guerra, tutto ciò non è più stato possibile, perché tutto è stato distrutto e cancellato: non solo gli edifici, ma anche le persone e le relazioni che ci tenevano legati». Nel 2023, infatti, l’area della Palestina in cui Sabra vive con la propria famiglia viene dichiarata immediatamente zona di guerra e nell’ottobre 2025 si predispone l’evacuazione delle persone che abitano lì.
Il professore coglie l’occasione che il suo incarico universitario gli offre per sfruttare il corridoio umanitario e rifugiarsi in Europa, mentre la sua famiglia fugge al Cairo, in Egitto. «Davanti a me – ricorda – si presentavano diverse opportunità: la Svizzera, l’Irlanda, la Francia, e anche l’Italia, che infine ho scelto grazie alla bella impressione che mi avevano trasmesso i miei amici che vivono qui. Ho avuto come la sensazione che gli italiani avessero una buona considerazione dei palestinesi, anche solo per il modo in cui parlano della Terra Santa e per quanto sono legati a quei territori, alla loro storia e alla loro spiritualità».
Il professore giunge dunque in Italia nell’ottobre 2025 e sceglie Padova per la possibilità che l’Università gli offre di protezione e sostegno economico. Coglie, infatti, le opportunità del progetto Sar (Scholars at Risk), una rete internazionale di università fondata nel 1999, per promuovere la libertà accademica e proteggere studiosi e studiose in pericolo di vita o il cui lavoro è severamente compromesso. A oggi comprende oltre 600 università membri in oltre 40 paesi, tra cui anche, dal 2019, 40 università, associazioni e istituzioni di ricerca italiane.
Nella città del Santo trova anche ospitalità presso il collegio universitario Don Mazza, «per propria vocazione impegnato – spiega Caterina Avezzù, direttrice della residenza Tosi – nell’accoglienza di studenti e ricercatori che necessitano di aiuto. Nella maggior parte dei casi ci occupiamo di garantire rette agevolate a studenti meritevoli, ma in questi anni si è ampliato lo spettro dei bisogni delle persone che accogliamo, che non sono più solo di natura economica. Ecco perché, quando ci è stato proposto di accogliere il prof. Sabra, non abbiamo esitato a dargli il benvenuto».
E anche il professore racconta con grande riconoscenza dell’accoglienza riservatagli, sottolineando la gentilezza degli studenti che ha conosciuto e l’organizzazione della struttura che l’ha ospitato e che gli ha permesso di continuare a lavorare in questi mesi, anche collaborando con il dipartimento di Economia dell’Università di Padova e ricevendo dei finanziamenti dalla Fondazione Cariparo. «Il mio desiderio – sottolinea però – è di riuscire ora a portare a termine quanto mi è stato permesso di ottenere, con il riconoscimento dell’asilo politico in Italia e del diritto alla protezione internazionale e al ricongiungimento familiare. Sono grato della possibilità che mi è stata concessa di riunirmi alla mia famiglia, adesso però chiedo un sostegno completo, affinché si possa portare a compimento quanto fatto finora, individuando un alloggio per noi, anche solo provvisorio e temporaneo».
Sua moglie e sei dei suoi figli giungeranno a Padova il 20 luglio, lasciando Il Cairo, dove sono stati alloggiati finora e dove anche Sabra è riuscito a incontrarli nei mesi scorsi. Un’altra delle sue figlie è momentaneamente ospitata a Roma, mentre il più grande, di 20 anni, è tuttora bloccato a Gaza, dove gli è impedita ogni possibilità di uscita e di contatto con l’esterno. E l’appello che il professor Sabra lancia è il più ampio possibile: rivolto ai privati e alle associazioni, ma anche e soprattutto alle istituzioni, ai Comuni e alle parrocchie, affinché possano fare il possibile per individuare una prima sistemazione alla sua famiglia e permetterle di ritrovare anche solo un barlume della pace perduta.
In cerca di un alloggio per otto persone
Il prof. Sabra è alla ricerca di un alloggio per sé, per la propria moglie e per i suoi sei figli minorenni, che si ricongiungeranno a lui il 20 luglio. Non necessitano di una soluzione definitiva, ma solo temporanea e provvisoria: due o tre camere da letto e un bagno, in attesa di trovare un alloggio adeguato alle loro esigenze.
Chi avesse a disposizione a alloggio – privati cittadini, parrocchie, associazioni, Comuni… – può scrivere a questo indirizzo mail: mmsabra@gmail.com
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