Pogacar dominerà finché non si stancherà. Merlier il velocista migliore, ho ancora dei sassolini da togliermi – #Finsubito – Finsubito – #Adessonews – Adessonews – #Retefin – #Finsubito – Finsubito – #Adessonews – Adessonews – #Retefin – #Finsubito – Finsubito – #Adessonews – Adessonews – #Retefin


Dopo un avvio di stagione complicato, segnato da alcune cadute e problemi fisici, Alberto Dainese guarda con fiducia alla seconda parte del 2026. Il velocista veneto della Soudal-QuickStep, arrivato quest’anno nella formazione belga con un contratto valido anche per il 2027, è tornato in gruppo al Tour de Suisse e ai Campionati Italiani, dove una sfortunata caduta della catena gli ha probabilmente negato un posto sul podio. Ora è in ritiro a Tignes per preparare un finale di stagione che potrebbe culminare con la Vuelta a España, la corsa che gli ha regalato la sua ultima vittoria in un Grande Giro.

Quest’anno hai corso abbastanza nella prima parte di stagione. Come stai preparando il finale?
“Adesso sono a Tignes in ritiro con la squadra fino al 26 luglio. Poi andrò direttamente al Tour de l’Ain, al Czech Tour e, probabilmente, alla Vuelta. Spero che questa seconda parte di stagione possa girare meglio.”

Ti saresti aspettato qualcosa in più sinora dalla tua avventura alla Soudal-QuickStep?
“Ho avuto un po’ di sfortuna, tra cadute e qualche problema fisico che mi ha rallentato. Non è stato l’inizio che speravo, ma adesso guardo avanti. Spero che nella seconda parte di stagione tutto possa iniziare a funzionare meglio e di riuscire a ottenere qualche risultato importante.”

Come ti trovi con il treno della Soudal-QuickStep?
“Molto bene. Nelle gare che ho disputato ho corso spesso con compagni diversi, ma sono tutti corridori esperti. Mi piacerebbe, però, riuscire anche a finalizzare il lavoro. In Ungheria, ad esempio, aiutare Tim Merlier è stato davvero bello. Lui non ama avere un vero e proprio treno, preferisce essere accompagnato da un paio di compagni per poi rimontare da solo sfruttando le scie, senza dover affrontare la volata già in testa. Lo sto seguendo anche al Tour e credo sia un corridore straordinario, da cui c’è davvero tanto da imparare.”

Era un obiettivo essere al via del Giro d’Italia?
“No. L’idea della squadra è sempre stata quella di puntare su Paul Magnier e direi che la scelta ha dato i suoi frutti. Il mio obiettivo, invece, è tornare a vincere entro la fine dell’anno. Se avrò la possibilità di correre la Vuelta ne sarò felicissimo: è una corsa che mi si addice e che porto nel cuore. Proprio lì è arrivata la mia ultima vittoria in un Grande Giro e conservo ricordi bellissimi.”

Non vinci dal 2024, quando correvi con la Tudor. Una vittoria potrebbe rappresentare una svolta?
“Può essere. Più che altro mi piacerebbe tornare a vincere per me stesso, per dimostrare prima di tutto a me che ci sono ancora e che non sono arrivato agli sgoccioli della mia carriera. Le ultime due stagioni non sono state semplici e questo inevitabilmente pesa sui risultati. Io continuo a dare tutto ogni giorno e mi piacerebbe tornare ad alzare le braccia al cielo per affrontare il futuro con maggiore serenità.”

Cosa ti ha lasciato il settimo posto ai Campionati Italiani?
“Credo che avrei potuto fare meglio. Ai 150 metri dall’arrivo mi è caduta la catena: vincere sarebbe stato difficile, ma il podio era sicuramente alla portata. Avevo gestito bene la corsa fino a quel momento, poi è arrivato quell’imprevisto che mi ha fatto perdere diverse posizioni. Resta comunque una buona prestazione, su un percorso impegnativo e con un caldo davvero intenso. Sono soddisfatto di come ho corso, ma dispiaciuto per non essere riuscito a salire sul podio.”

Hai conquistato due tappe al Giro e una alla Vuelta. Sei soddisfatto della tua carriera finora?
“Sì e no. Dopo la prima vittoria al Giro nel 2022 avevo alzato molto le mie aspettative, ma le cose non sono andate come speravo. Ho ancora qualche sassolino da togliermi dalle scarpe e vorrei riuscirci prima della fine della mia carriera. Allo stesso tempo sono grato per quello che ho ottenuto. So che qualche errore l’ho commesso anch’io, sia nella preparazione sia sotto l’aspetto fisico e mentale. Però, se dovessi smettere domani, non mi sentirei soddisfatto: avrei la sensazione di aver lasciato qualcosa di incompiuto.”

Vita dura per i velocisti, con sempre meno tappe adatte nei Grandi Giri. Qual è il tuo punto di vista?
“Le occasioni per gli sprinter ci sono ancora, anche se il livello è altissimo e ogni giorno rischi di tornare a casa. Oggi si va fortissimo fin dalle prime tappe e serve una grande resistenza. Si dice spesso che le tappe di montagna offrano più spettacolo, ma condivido quello che ha detto Girmay: tante volte si vede un corridore andare via da lontano e arrivare da solo, quindi lo spettacolo viene meno. Personalmente preferisco guardare una tappa interlocutoria che si decide in volata, piuttosto che una frazione in cui il risultato sembra già scritto. Con tutto il rispetto per Pogacar.”

Per quanti anni pensi possa durare ancora il dominio di Pogacar?
“O si stanca lui, oppure molto dipenderà da come crescerà Seixas. Vingegaard, secondo me, è un gradino sotto Tadej. Per il bene del ciclismo spero comunque che questa rivalità possa continuare ancora a lungo. Alla fine dipenderà soprattutto da Pogacar.”

Oggi chi è, secondo te, il miglior velocista al mondo?
“Per me è Tim Merlier. Per il modo in cui vince le volate, spesso facendo anche la differenza, credo sia lui il numero uno.”

E tu, invece, per quanti anni ti vedi ancora in gruppo in questo ciclismo sempre più giovane?
“Lo capirò in base a come starò, alla voglia che avrò ancora di fare fatica e ai risultati che arriveranno. Nel ciclismo di oggi non puoi permetterti di sbagliare nulla, altrimenti rischi di compromettere un’intera stagione. Arrivare a correre fino ai 35 anni, con questi ritmi, è già un ottimo traguardo. Io sono sereno perché so che, una volta smesso, qualcosa mi inventerò. Questo mi spaventa molto meno rispetto a qualche anno fa. Non so ancora cosa farò, ma preferisco concentrarmi sul presente.”

C’è un successo che sogni di conquistare nella seconda parte della tua carriera?
“Mi piacerebbe vincere una tappa al Tour de France, dopo esserci riuscito sia al Giro sia alla Vuelta. E poi vorrei tornare a correre il Giro d’Italia e riuscire di nuovo a vincere sulle strade di casa. I Grandi Giri hanno un significato speciale per me e sarebbe bellissimo regalarmi ancora una soddisfazione in quelle corse.”

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 Francesca Cazzaniga



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