C’è un filo che lega Antonio Calabro a Padova ben prima del contratto firmato in questi giorni, ed è un filo fatto di fede, coincidenze e “vibrazioni”, come ama ripetere lui stesso. Il neo tecnico biancoscudato, alla sua presentazione ufficiale in sala stampa all’Euganeo, ha scelto di aprire il capitolo più personale della conferenza parlando della propria devozione a Sant’Antonio, di cui porta il nome: «Sono devoto a Sant’Antonio e il 13 giugno volevo spesso venire al Santo. Ci sono riuscito quest’anno. Sono molto credente e per me è un valore in più poter lavorare in questa città. Non vedo l’ora di andare a trovare il Santo in Basilica». Non è un dettaglio da poco: l’ufficialità del suo ingaggio da parte del Calcio Padova è arrivata infatti proprio il 13 giugno, giorno della festa del Santo patrono della città, un episodio che il tecnico salentino ha voluto sottolineare con particolare emozione.
Un segno, secondo Calabro, che si inserisce in un disegno più ampio: “Credo molto nel destino, e credo che il mio arrivo a Padova sia legato a un destino ben preciso — mi vengono i brividi solo a dirlo”. Il tecnico, 50 anni il prossimo 10 agosto, di Galatina, reduce dall’ottima esperienza alla Carrarese, ha ripercorso due episodi che lo legano al club patavino fin dai tempi da calciatore. Il primo risale al suo esordio in Serie B: «Il mio esordio in Serie B, Padova–Castel di Sangro 0-1 (stagione 1997-98), gol di Emanuele Tressoldi — partita che ricordo benissimo perché in quell’occasione ci fu il ritorno di Damiano Longhi, allora capitano storico del Padova, alla sua prima partita da ex. Vincemmo 1-0». Il secondo episodio, decisamente più doloroso per i colori biancoscudati, riguarda invece un drammatico playout di Serie C vissuto da avversario con la maglia del Lecco, nel 1999, che sancì la retrocessione del Padova in Serie C2: «Purtroppo ancora per il Padova, ci fu un playout di Serie C: io giocavo nel Lecco, nel famoso Padova-Lecco 0-1. All’andata pareggiammo 1-1 a Lecco, e l’unico gol che ho segnato in quella stagione lo feci proprio in quella partita; il ritorno lo vincemmo noi». Da allenatore, invece, il ricordo cambia segno: «Ho poi un ricordo bellissimo: per la finale playoff vinta contro il Vicenza il ritiro lo facemmo a Padova».
“Calabro day” all’Euganeo: la squadra oggi parte per il ritiro
Quello di ieri lo si può definire il “Calabro day” che di fatto dà inizio alla stagione 2026/27: il nuovo tecnico si è presentato alla piazza biancoscudata per la prima volta, accompagnato dal presidente Francesco Peghin e dal direttore sportivo Massimiliano Mirabelli.
Ad intervenire per primo è stato il presidente Peghin, che ha sottolineato la novità del ritiro a Pejo Terme: «Abbiamo fatto questa scelta perché probabilmente ci sarà la possibilità di un maggiore coinvolgimento sia del territorio locale sia dei tifosi». Peghin ha ripercorso il triennio appena concluso, tra promozione in Serie B e salvezza, sottolineando come questo rappresenti l’avvio di un nuovo ciclo per il club. Ha poi annunciato i lavori allo stadio, con l’aumento della capienza, il rifacimento della tribuna autorità e la realizzazione dei nuovi skybox, spiegando che “a inizio stagione potremmo quindi avere una capienza superiore ai 12.000 spettatori”. Peghin ha infine lanciato un appello alla piazza in vista della campagna abbonamenti, che verrà annunciata la settimana prossima, “puntando a fare il nuovo record degli ultimi anni per numero di abbonamenti”, ribadendo la linea della prudenza che da sempre contraddistingue la società: “obiettivi di crescita ma mantenendo i piedi per terra, con l’umiltà che da sempre ci contraddistingue”.
A prendere la parola è stato quindi il nuovo tecnico, che ha aperto il suo intervento con un ringraziamento a tutto l’organigramma biancoscudato: «Ringrazio di cuore la società Calcio Padova per la fiducia che ho avvertito nei miei confronti: da parte del patron Banzato, del presidente Peghin, dei direttori Mirabelli e Porchia, della dirigente Bianchi. Mi inorgoglisce». Calabro ha voluto sottolineare anche la sensibilità mostrata dal club nell’attendere i suoi tempi per lo scioglimento del rapporto con la Carrarese: «Apprezzo che il Padova abbia avuto la sensibilità di aspettare i miei tempi. Arrivo con molto entusiasmo: ho avuto vibrazioni importanti, e io vivo di vibrazioni. Spero di trasmettervi emozioni». Sul metodo di lavoro, il tecnico ha ribadito la propria visione a tutto tondo: «Non lavoro solo sul campo da calcio, io lavoro sulla struttura a 360 gradi, l’importante sarà porre le basi per crescere e fare un lavoro importante. Non sarà un percorso semplice ma sappiamo come affrontare le difficoltà perché ci siamo già passati. Per me le difficoltà sono manna dal cielo per crescere».
Interrogato sui motivi che lo hanno spinto ad accettare la panchina biancoscudata, Calabro ha raccontato di essere stato conquistato in primo luogo dall’entusiasmo del direttore Mirabelli: «È lui il più convinto di tutti, e quando uno è così convinto riesce a persuadere chi ha davanti: mi ha convinto in pochi secondi. Lavorare con un direttore come Mirabelli, per me, è anche un’occasione di crescita professionale». A questo, ha aggiunto, si è unito l’entusiasmo di presidente e patron, ma il fattore decisivo sono state le immagini delle ultime partite casalinghe del Padova: «La goccia che ha fatto traboccare il vaso sono state le ultime partite casalinghe del Padova: l’ambiente, la curva. Mi riconosco in quei valori, in quell’atteggiamento, in quella ‘fame’ dell’ambiente».
Sul piano tecnico, il nuovo allenatore ha poi delineato l’identità che vuole dare alla squadra: «Voglio un Padova aggressivo, determinato, che sappia leggere le transizioni — sia positive che negative — e che abbia la gamba per ribaltare il campo. Vivo di tattica ma non è quella la cosa più importante. Bisogna saper soffrire, andare oltre l’ostacolo. La mia certezza è questa». Sul modulo ha spiegato: «Costruiremo con indicazioni di una difesa a tre e un centrocampo che può variare a seconda delle esigenze di partita — a quattro o a cinque», precisando poi come questo assetto possa trasformarsi in corsa: la difesa quindi costruisce sempre a tre, con la possibilità di passare a quattro tramite l’abbassamento di un centrocampista con giocatori funzionali, questi moduli si possono adattare sempre». Ha inoltre sottolineato l’importanza del gruppo storico della rosa: «Ho un gruppo storico a disposizione: mi piace molto la mentalità che ha ed è un gruppo forte tecnicamente. Conto sulla vecchia guardia per infondere sui nuovi cosa bisogna mentalmente stare in campo». Sui giocatori attualmente presenti in rosa ha aggiunto: «Ho visto idee chiare e squadra ben segnata: non li ho allenati in precedenza ma il direttore mi assicura che sono tutti ragazzi disponibili e forti, ma nell’ottica di un nuovo ciclo qualcuno non parteciperà al nuovo percorso che per me è l’anno zero”.

Molta attenzione anche all’aspetto mentale del gruppo, tema su cui Calabro si è soffermato a lungo raccontando la propria evoluzione professionale: «Dieci anni fa non ero come ora. Andavo allo scontro, dicevo ai giocatori che era come dicevo io. Non va bene. Siamo cambiati, i giovani sono cambiati. Dobbiamo cambiare noi il modo di comunicare. Ho studiato anche sulla mia pelle, facendo errori. Ho fatto mea culpa per aprire spiragli di miglioramento: dare la colpa al gol sbagliato, al passaggio sbagliato, significa trovare alibi, non soluzioni». Ha aggiunto: «Il mio staff si occuperà molto di allenare i giocatori ‘dal collo in giù’; io mi occuperò soprattutto di allenarli ‘dal collo in su’». Alla domanda su eventuali richieste specifiche sul mercato, il tecnico ha preferito non sbilanciarsi: «L’allenatore deve allenare e far rendere al meglio i giocatori che la società mette a disposizione, fare dei nomi in questa fase di mercato sarebbe una mancanza di rispetto verso il lavoro del direttore e verso i giocatori già presenti in rosa”.
Spazio anche al concetto di “pazienza”: «Io so che devo avere pazienza. Quella che non avevo a inizio carriera. Quando andavo a pescare e se non raccoglievo in cinque minuti buttavo la canna. Ci vuole pazienza, non posso costruire una casa dal tetto e non posso raccogliere il frutto se prima non semino». Ha spiegato ancora la filosofia con cui intende affrontare la stagione: «Per ogni obiettivo c’è un percorso obbligato da seguire, in questo ‘anno zero’ non si può già parlare di determinati risultati, c’è da arare, da seminare, da prendersi cura del lavoro e del terreno».
Sul campionato che verrà, Calabro ha usato parole di rispetto e cautela, definendolo “subdolo”: «Ti ammalia. Ti prende e appena ti deconcentri… ti pugnala alle spalle. Va affrontato con gamba e con mentalità». Tra le favorite, il tecnico ha indicato “per forza di cose. le tre retrocesse, la finalista dei playoff… e poi il Palermo, la Sampdoria”, pur invitando alla cautela: «È presto per fare analisi, anche perché sappiamo quanto a fine stagione sarà minima la differenza tra le prime posizioni dei playoff e i playout». Da qui la scelta di concentrarsi sul presente: «Ci dobbiamo preoccupare su cosa posso incidere oggi. Non posso pensare a tra 10 mesi».
Calabro ha infine presentato il proprio staff, composto dal vice Giuseppe Padovano, dai collaboratori tecnici Mimmo De Simone e dal prof. Renzo Ricci, dal match analyst Alessandro Imbrogno, dal preparatore dei portieri Adriano Zancopè e dall’aiuto preparatore atletico Matteo Zambello e Luigi Posenato, annunciando un ritiro impostato sui primi giorni di sola osservazione: « Come avete visto dalle date partiamo in anticipo: volutamente i primi tre giorni saranno di osservazione, di testa, e per sentire a livello epidermico i giocatori. Non abbiamo fissato amichevoli nella prima settimana. Poi inizieremo con il lavoro vero e proprio, ma senza forzare eccessivamente per non incappare in infortuni».
Il capitolo mercato: le parole di Mirabelli
Prima di entrare nel dettaglio del mercato, Mirabelli ha voluto spiegare le ragioni che hanno portato alla scelta di Calabro, sottolineando come la decisione sia legata a un progetto ben preciso: «Tanti volevano venire da noi, ma Calabro rappresenta i valori tecnici e umani che cercavamo. Sarò più esplicito del presidente, questo Padova ha passato momenti abbastanza delicati. Volevamo una persona con le giuste ambizioni». Il direttore sportivo non ha nascosto l’obiettivo di fondo della nuova gestione tecnica: «Dobbiamo portare questa squadra in A attraverso la costruzione di una mentalità vincente. Dobbiamo pian pianino costruire le basi su quello che è il nostro obiettivo principale. Non dobbiamo avere paura di indicare un obiettivo, quello della Serie A. Dobbiamo avere la giusta umiltà, dobbiamo costruire un percorso mattone dopo mattone. Non so fra quanti anni». Sul caso Gomez, Mirabelli ha ribadito la posizione della società: «Gomez non farà parte del nostro progetto, speriamo che si trovi una soluzione. Non sarà inserito in lista, sì allenerà con la squadra ma non farà parte del progetto. Vogliamo abbassare l’età media».
Non meno intenso il fronte mercato vero e proprio, con il direttore sportivo che ha già dovuto fare i conti con un discreto turnover in rosa. Con Belli, Perrotta e Crisetig, a cui non sono stati rinnovati i contratti, con Fortin di ritorno al Lens, Villa alla Juventus, Di Maggio che, rientrato all’Inter, si accaserà all’Avellino, e Jonathan Silva, tornato al Torino e già passato al Mantova, il direttore sportivo ha molto lavoro da fare per consegnare a mister Calabro le pedine necessarie per lo scacchiere biancoscudato. In uscita figurano inoltre Favale, Barreca, Buonaiuto oltre al Papu Gómez.

Interpellato sullo stato di avanzamento delle trattative, Mirabelli non ha usato giri di parole: «Mercato? Non abbiamo fatto nulla per adesso, dobbiamo ancora fare tutto». Sul fronte entrate, i volti nuovi sono al momento Marcolini dal Trapani e Silletti dall’Altamura, acquistati nello scorso mercato di gennaio e lasciati in prestito, il giovane difensore Tommaso Bordoni dalla Primavera della Lazio e Luca Zanimacchia, esterno di fascia reduce dalla buona stagione al Modena, acquistato a titolo definitivo dalla Cremonese con contratto fino a giugno 2029. Proprio su Zanimacchia si è soffermato Mirabelli: « Abbiamo la necessità di rinnovare molto la rosa, e lui è un giocatore importante, che ha vinto più volte questo campionato, con caratteristiche che il nostro mister ci chiedeva esplicitamente. È gradito sia dalla parte societaria che direttamente dal mister». Il ds ha aggiunto: «Vogliamo rinnovare tanto i quinti di centrocampo. Aveva le caratteristiche che ci chiedeva Calabro, ci auguriamo che sia nel pieno delle sue potenzialità. Ci mancano altri due quinti da prendere». Sul fronte rinnovi, Mirabelli ha confermato quello di Capelli: “Teniamo Capelli che ha rinnovato proprio oggi”, come poi confermato in serata, contratto fino al 2029.
Sul mercato in entrata restano aperte diverse piste: si sta provando a trattare con la Fiorentina per il ritorno di Jonas Harder e con l’Inter per il giovane Issiaka Kamaté, centrocampista francese classe 2004. In difesa, oltre all’obiettivo numero uno Giorgini della Juve Stabia, vengono registrati contatti con il Venezia per Michael Venturi, classe ’99, reduce dall’ultima stagione proprio in laguna. Su questo reparto Mirabelli è stato chiaro, pur senza sbilanciarsi sui nomi: «In difesa dobbiamo intervenire con due giocatori importanti, non posso fare nomi». Altro profilo che piace molto al dirigente di Rende è Nicola Mosti, centrocampista della Juve Stabia, per il cui cartellino la società campana ha chiesto una cifra elevata — si parla di circa 750 mila euro — alta per un giocatore con contratto in scadenza a giugno 2027. Per l’attacco il ds rimane abbottonato:« Il mercato ci dice già che è difficile, bisogna prima attendere i movimenti dalla serie A. Per l’attaccante ci sarà tempo». Il nome nuovo — che sarebbe un ritorno — è quello di Luca Moro, nativo di Monselice, cresciuto nella cantera biancoscudata e in uscita dal Sassuolo.
Il direttore sportivo ha comunque invitato tutti alla pazienza, respingendo la fretta di annunciare colpi a effetto: «Il Palermo si è presentato con dieci acquisti prima del ritiro; noi potremmo farne anche venti, visto quanti vogliono venire a Padova, ma abbiamo idee chiare, tempi nostri». Sulla pressione mediatica attorno alle trattative ha aggiunto: «Dobbiamo avere pazienza, preferisco avere questa pressione: quando chiedevamo coraggio per raggiungere gli obiettivi volevamo proprio questa situazione. Quando hai una proprietà come la nostra, ambiziosa, che ti mette nelle condizioni di lavorare bene, è giusto prendersi la pressione e le responsabilità che ne derivano».
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Andrea Canton
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