Tra il 7 ottobre 2023 e il 7 ottobre 2025 almeno 20.179 minori sono stati uccisi nella Striscia, pari a circa il 30% delle vittime complessive. È il dato drammatico contenuto nel rapporto della Commissione d’inchiesta indipendente dell’Onu sui Territori palestinesi occupati, Gerusalemme Est, e Israele, che accusa quest’ultimo di gravi e sistematiche violazioni dei diritti dei bambini palestinesi, arrivando a sostenere che essi non siano solo vittime del conflitto ma “bersagli diretti”. La Commissione è composta da tre esperti indipendenti di diritto internazionale, nominati dal Consiglio per i diritti umani dell’Onu. Ne fanno parte, il presidente Srinivasan Muralidhar, ex giudice della Corte suprema indiana, Florence Mumba, giudice internazionale dello Zambia, già attiva in tribunali penali internazionali e su temi di giustizia e diritti fondamentali e l’australiano Chris Sidoti, esperto di diritti umani, già commissario e con precedenti incarichi Onu.
I numeri. I dati raccolti dalla Commissione, che si basano su analisi mediche, referti, immagini, testimonianze e documentazione raccolta sul campo, parlano – nella sola Striscia di Gaza – di almeno 44.143 bambini feriti. Tra i minori uccisi, oltre 5.000 avevano meno di cinque anni e più di mille non avevano ancora compiuto un anno. Il cessate il fuoco dell’ottobre 2025 non ha fermato le violenze: secondo l’Unicef, in quella fase sono morti più di 260 bambini, con una media di circa un decesso al giorno. Le modalità degli attacchi, secondo il rapporto, hanno visto l’uso di droni e cecchini, insieme a bombardamenti su obiettivi civili come case, scuole e campi profughi popolati. Nello stesso periodo, in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, le vittime minorenni palestinesi sarebbero state 213.
“Presi di mira”. Secondo il presidente Muralidhar “Le prove dimostrano che i bambini palestinesi sono stati deliberatamente presi di mira e uccisi dalle forze di sicurezza israeliane”. Così facendo, ha aggiunto,
“Israele attacca la capacità stessa del popolo palestinese di esistere e di determinare il proprio futuro. La distruzione della loro salute, della loro istruzione e del loro sviluppo è irreversibile”.
In questo modo, ha concluso il presidente, “I bambini palestinesi non si riprenderanno dall’oggi al domani”. Valutazioni che si inseriscono nella più ampia accusa di genocidio, che – secondo la Commissione – sarebbe proseguito anche dopo il cessate il fuoco del 10 ottobre 2025. Il rapporto dedica un capitolo anche alle strutture sanitarie denunciando attacchi contro ospedali, reparti di maternità e neonatologia, con conseguenze dirette sulla sopravvivenza dei neonati. Gli esperti parlano di aumento degli aborti spontanei e di malformazioni, con effetti sulla “continuità della popolazione”. A questo si aggiunge la “carestia provocata dal blocco” israeliano, che avrebbe aggravato le condizioni di salute dei minori, fino a provocarne la morte per denutrizione. Chi sopravvive si trova spesso ad affrontare “una vita di disabilità”, ormai descritta come “una realtà demografica determinante”.
Cisgiordania. Le violazioni non si limitano a Gaza. In Cisgiordania e a Gerusalemme Est, la Commissione registra un aumento delle violenze contro i minori, con oltre 200 bambini uccisi in operazioni militari. Il rapporto documenta inoltre numerosi casi di arresto e detenzione di minorenni, evidenziando un quadro di maltrattamenti sistematici: tra le pratiche denunciate figurano “denudazioni forzate, percosse e privazione di cibo”, oltre a episodi di violenza sessuale e di genere. Gli esperti sottolineano come tali abusi, spesso accompagnati da interrogatori senza adeguate garanzie legali, abbiano provocato traumi fisici e psicologici profondi, contribuendo a una condizione diffusa di insicurezza e vulnerabilità tra i bambini palestinesi.
Accuse ad Hamas. Il report accusa anche Hamas e altri gruppi armati palestinesi, di “crimini di guerra e crimini contro l’umanità” per gli attacchi del 7 ottobre 2023, inclusi omicidi di minori, sequestri e uso propagandistico di bambini. La Commissione documenta inoltre maltrattamenti durante la prigionia, violenze fisiche e psicologiche e casi di violenza sessuale anche nei confronti di ostaggi. Tali atti, secondo il rapporto, configurano gravi violazioni del diritto internazionale umanitario, includendo omicidi deliberati, torture e trattamenti disumani nei confronti di civili, compresi i minori.
Reazione di Israele. Dura la risposta del ministero degli Esteri israeliano che ha definito il documento “una farsa calunniosa”, rimarcando che il rapporto ignora “le brutali tattiche di Hamas”, accusato di “attaccare spietatamente i bambini israeliani e di usare i bambini palestinesi come scudi umani”. Israele ribadisce che il movimento islamista opererebbe sistematicamente all’interno di aree civili, infiltrando infrastrutture militari in case, scuole, ospedali e moschee, e che ciò contribuirebbe all’elevato numero di vittime civili. Tel Aviv rimarca inoltre che il rapporto non riporta l’impegno di Israele nel facilitare campagne vaccinali, l’ingresso di personale sanitario e l’allestimento di ospedali da campo, e accusa Hamas di aver dirottato aiuti umanitari e carburante destinati alle strutture mediche. Secondo Israele, i civili – compresi i minori – sarebbero rimasti coinvolti in operazioni militari rese più complesse dall’uso sistematico di scudi umani.
Pressione diplomatica. Il rapporto della Commissione Onu non ha valore vincolante, ma costituisce una base probatoria autorevole sul piano internazionale. Può essere utilizzato dalla Corte penale internazionale per rafforzare indagini e procedimenti su crimini di guerra, contro l’umanità e genocidio. Allo stesso tempo, può sostenere le cause tra Stati davanti alla Corte internazionale di giustizia. Le sue conclusioni aumentano anche la pressione diplomatica, con possibili ricadute in termini di sanzioni e isolamento. Le implicazioni riguardano sia Israele, per eventuali responsabilità statali e individuali, sia Hamas per i crimini commessi contro civili.
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Andrea Canton
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