Apprendere attraverso la nonviolenza – Centro Studi Sereno Regis



Alfredo Panerai, Pio Castagna, Apprendere attraverso la nonviolenza. Vivere, educare, insegnare nella società di oggi, La Meridiana, Molfetta (BA) 2023, pp. 208, € 18,50

Hannah Arendt ci ricorda, nel suo testo La crisi dell’istruzione, che di fronte a un’emergenza è necessario «tornare alle domande», le quali esigono da noi «risposte nuove o vecchie, purché scaturite da un esame diretto». Inoltre, afferma che tale emergenza «si trasforma in catastrofe solo quando noi cerchiamo di farvi fronte con giudizi preconcetti, ossia pregiudizi […] rinunciando a vivere quell’esperienza della realtà, a utilizzare quell’occasione per riflettere» (Arendt, 2017).

È proprio in questa prospettiva che, nel volume Apprendere attraverso la nonviolenza. Vivere, educare, insegnare nella società di oggi, Pio Castagna e Alfredo Panerai affrontano la «crisi» della violenza che permea la vita sociale, dalla dimensione intrapersonale a quella sovranazionale, come un’opportunità. I due autori si confrontano con un tema di grande attualità, proponendo una riflessione articolata sul significato dell’educazione nella società contemporanea.

Il libro si rivolge non soltanto a educatori e insegnanti, ma a tutti coloro che sono interessati a comprendere come le relazioni, il conflitto e la comunicazione possano diventare occasioni di apprendimento e di crescita personale. La nonviolenza, lungi dall’essere presentata come un principio astratto o esclusivamente morale, viene proposta come una pratica concreta, quotidiana e apprendibile.

Il volume accompagna il lettore attraverso un percorso lineare: una prima parte di carattere concettuale richiama i fondamenti del metodo nonviolento; segue una sezione esemplificativa, nella quale vengono descritti tre modi di fare educazione nonviolenta, messi in dialogo con differenti approcci formativi, dalla comunicazione ecologica al Teatro dell’Oppresso, e con diversi contesti di applicazione.

Infine, gli autori propongono una guida operativa composta da esercizi, giochi e strumenti pratici, pensati per essere sperimentati non solo in percorsi formativi sulla nonviolenza, ma anche in contesti di lavoro educativo, attivismo e riflessione collettiva.

Fin dalle prime pagine, gli autori chiariscono che la nonviolenza non va intesa come semplice assenza di violenza o come rinuncia al conflitto. Al contrario, essa è descritta come una scelta attiva e responsabile, che richiede consapevolezza, impegno e capacità di mettersi in relazione con l’altro. In questa prospettiva, il testo si colloca idealmente nel solco del pensiero di Gandhi, per il quale la nonviolenza rappresentava una forza trasformativa capace di incidere non solo sulla dimensione politica, ma anche sulla vita quotidiana e sulle relazioni interpersonali (Gandhi, 2023).

Uno dei nuclei centrali del volume è la riflessione sul conflitto. Castagna e Panerai invitano il lettore a rivedere una concezione diffusa che associa il conflitto esclusivamente a qualcosa di negativo o da evitare. Il conflitto viene invece riconosciuto come una componente inevitabile della convivenza umana e, se affrontato in modo consapevole, come una possibile occasione di apprendimento. In questa direzione, gli autori mostrano come l’educazione possa fornire strumenti per leggere il conflitto, comprenderne le cause e trasformarlo in un momento di crescita individuale e collettiva.

Questa impostazione trova riscontro, ad esempio, nelle riflessioni di Johan Galtung, che distingue tra violenza diretta, strutturale e culturale, evidenziando come molte forme di violenza siano radicate nei modelli sociali e culturali condivisi (Galtung, 2000). L’educazione, secondo questa prospettiva, assume un ruolo fondamentale nel contrastare tali dinamiche, promuovendo una cultura della pace fondata sul rispetto, sulla giustizia e sulla responsabilità.

Ampio spazio è inoltre dedicato al tema della comunicazione. Gli autori sottolineano come l’apprendimento autentico non possa prescindere dal confronto e dall’ascolto reciproco. Educare attraverso la nonviolenza significa, in questo senso, creare spazi di parola e di ascolto nei quali ciascuno possa esprimere il proprio punto di vista e sentirsi riconosciuto. Tale visione richiama il pensiero di Paulo Freire, per il quale il dialogo rappresenta il fondamento di ogni processo educativo orientato alla libertà e alla responsabilità (Freire, 2022).

Allo stesso tempo, nel testo emergono evidenti affinità con la riflessione di Maria Montessori, che attribuiva all’educazione un ruolo centrale nella costruzione della pace. Per Montessori, educare significava accompagnare la crescita della persona nella sua interezza, promuovendo autonomia, rispetto e senso di responsabilità verso gli altri e verso il mondo (Montessori, 2023). Castagna e Panerai riprendono questa visione, declinandola alla luce delle sfide contemporanee.

Un altro aspetto rilevante del volume riguarda il ruolo dell’adulto. Che si tratti di educatori, insegnanti o genitori, l’adulto è chiamato a essere non solo guida, ma anche modello. La nonviolenza non può essere insegnata esclusivamente attraverso regole o prescrizioni, ma deve essere incarnata nei comportamenti quotidiani. In questa prospettiva, il testo dialoga con i principi della Comunicazione Nonviolenta elaborati da Marshall B. Rosenberg, che pone al centro delle relazioni l’empatia, l’ascolto dei bisogni e l’espressione chiara e responsabile delle emozioni (Rosenberg, 2017).

A questo proposito, grande spazio è dedicato anche al tema della corporeità: l’adulto di riferimento, che sia educatore, insegnante, facilitatore o genitore, deve essere presente a sé stesso e avere coscienza di sé, adottando un approccio globale. È fondamentale, inoltre, che egli sia «persuaso» e non semplicemente convinto o istruito dei metodi della nonviolenza. Questo passaggio richiama le parole di Maria Zambrano (2021), la quale scriveva:

«Non avere maestro è come non avere a chi domandare e, ancora più profondamente, non avere colui davanti al quale domandare sé stessi. […] La presenza del maestro che non ha rinunciato – né si è dimesso – segna un punto verso il quale l’attenzione può indirizzarsi. L’allievo si irrigidisce. Ed è in questo momento che il maestro, con la sua tranquillità, ha da dare quello che gli sembra possibile, ha da trasmettere, prima ancora di un sapere, un tempo, uno spazio di tempo, un cammino di tempo. Il maestro deve giungere, come l’autore poetico, per dare tempo e luce, elementi essenziali di ogni mediazione».

Le figure educative, quindi, hanno un ruolo fondamentale nel creare, attraverso la propria presenza, un ambiente sicuro, capacitante e generativo.

Nel corso del volume emerge con forza l’idea che l’educazione non sia un processo neutro, ma una pratica che implica scelte di valore. Educare attraverso la nonviolenza significa assumersi la responsabilità di costruire relazioni fondate sul rispetto, sulla cooperazione e sulla cura. In questo senso, il libro invita il lettore a interrogarsi non solo sul modo di educare gli altri, ma anche sul proprio modo di stare in relazione con il mondo.

Un ulteriore punto di forza del libro risiede nella capacità di coniugare riflessione teorica e dimensione pratica. Pur affrontando temi complessi, gli autori adottano uno stile chiaro e lineare, evitando un linguaggio eccessivamente tecnico. Gli esempi e le situazioni richiamate aiutano il lettore a collegare i contenuti del testo alla propria esperienza quotidiana, rendendo la lettura accessibile anche a chi non possiede una formazione specifica in ambito educativo. Inoltre, la terza parte del volume offre una «cassetta degli attrezzi» ricca, dettagliata e pronta all’uso: uno strumento di grande utilità per chi desideri avvicinarsi alla metodologia dell’educazione non formale nell’ambito dell’educazione alla pace e alla nonviolenza.

In conclusione, Apprendere attraverso la nonviolenza si presenta come un’opera capace di parlare a un pubblico ampio, offrendo strumenti di riflessione utili per comprendere e affrontare le dinamiche relazionali della vita quotidiana. Il volume propone una visione dell’educazione come pratica di trasformazione personale, sociale e politica, suggerendo che la nonviolenza non è un ideale irraggiungibile, ma una competenza che può essere appresa, coltivata e praticata nel tempo.

Gli autori accompagnano il lettore alla scoperta della pratica della nonviolenza, liberandola da letture preconcette e ingenue. La nonviolenza non può essere spontaneistica: richiede metodo, pratica e riflessività, ed è quando la si attua al massimo delle sue possibilità che se ne scopre la capacità trasformativa. Riprendendo le parole di Danilo Dolci, la nonviolenza aiuta a ridurre il divario tra «la realtà così com’è e la realtà come potrebbe essere», poiché «se è vero che dipendiamo dalle strutture, è altrettanto vero che le strutture dipendono da noi» (Dolci, 1985). Questo libro può dunque costituire una guida preziosa per far emergere «le forze creative capaci di soverchiare quelle distruttive», invitando il lettore a porsi nuove domande generative e ad assumere un agire sociale e politico orientato alla trasformazione.

Libri citati

  • Hannah Arendt, Tra passato e futuro, Garzanti, Milano 2017
  • Danilo Dolci, Palpitare di nessi, Armando, Roma 1985
  • Paulo Freire, Pedagogia degli oppressi, Gruppo Abele, Torino 2022
  • Johan Galtung, Pace con mezzi pacifici, Esperia, Milano 2000
  • Mohandas Karamchand Gandhi, Teoria e pratica della non-violenza, a cura di Giuliano Pontara, Einaudi, Torino 2023
  • Maria Montessori, Educazione e pace, Xenia, Pavia 2023
  • Marshall B. Rosenberg, Le parole sono finestre (oppure muri). Introduzione alla comunicazione nonviolenta, Esserci, Reggio Emilia 2017
  • Maria Zambrano, Per amore e per libertà. Scritti sulla filosofia e sull’educazione, Marietti 1820, Bologna 2021

 


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