Ta negozi costretti a fare i conti con bollette, inflazione e concorrenza dell’e-commerce, pensare di aumentare ancora la pressione fiscale locale significa rischiare di dare il colpo di grazia a chi è già in difficoltà. Perché le serrande non si abbassano soltanto per colpa delle piattaforme online o del calo dei consumi: anche tasse, tariffe e costi fuori controllo possono contribuire a svuotare le città. E quando un’attività chiude, il Comune perde molto più di un contribuente: perde un presidio, un servizio e un pezzo di vita urbana. Adesso la domanda è scomoda, ma inevitabile: i sindaci vogliono davvero salvare il commercio di vicinato o continueranno a celebrarne l’importanza mentre le condizioni per sopravvivere diventano sempre più difficili? È il paradosso che Confcommercio Vicenza mette sul tavolo dei sindaci in vista del 2027 che, lettera alla mano, niente nuove stangate su negozi, bar e imprese di servizi. Ma non solo. Sul tavolo sgravi Tari, agevolazioni Imu e tre anni di esenzioni per chi riapre un locale sfitto.
La lettera porta la firma del presidente Nicola Piccolo e del direttore Ernesto Boschiero e arriva in una fase delicata, quella in cui le amministrazioni cominciano a programmare i bilanci e a decidere chi dovrà sostenere il peso delle scelte finanziarie. Il messaggio, in sostanza, è questo: prima di aumentare aliquote e tariffe, i Comuni guardino a ciò che rischiano di perdere, perché un negozio che chiude non lascia soltanto una vetrina buia. Lascia una strada meno frequentata, un servizio in meno per i residenti, un presidio quotidiano che scompare. E spesso, dopo la serranda abbassata, arriva il cartello ‘affittasi’, destinato a restare appeso per mesi o anni.
Il paradosso delle città: chiedere più tasse a chi le tiene vive
Secondo Confcommercio, le attività di prossimità svolgono una funzione che va ben oltre la vendita di prodotti e servizi. Contribuiscono alla sicurezza, animano le strade, alimentano le relazioni sociali e rendono più attrattivi i centri storici e i quartieri periferici. In altre parole, fanno una parte del lavoro che le amministrazioni rivendicano quando parlano di rigenerazione urbana e qualità della vita. Ma se queste attività sono davvero così importanti, la domanda diventa inevitabile: ha senso aumentare il loro carico fiscale proprio mentre la loro sostenibilità economica è sotto pressione? “Abbiamo voluto sottolineare il ruolo svolto dai negozi e dalle altre attività di prossimità”, spiega Nicola Piccolo, chiedendo ai sindaci di orientare le politiche fiscali verso misure che evitino ulteriori incrementi del carico tributario e sostengano la competitività delle imprese. L’appello è ragionevole. La vera verifica, però, arriverà quando le dichiarazioni dovranno tradursi in numeri di bilancio. Perché riconoscere il valore del commercio di vicinato durante un incontro pubblico è relativamente semplice; rinunciare a una parte delle entrate o ridistribuire il carico fiscale quando si devono far quadrare i conti è un’altra faccenda.
Tari, tre anni di esenzione e agevolazioni IMU: le proposte sul tavolo
Confcommercio non si limita a chiedere uno stop agli aumenti. Nella lettera indica una serie di strumenti che i Comuni potrebbero valutare per alleggerire i costi delle imprese e incentivare il ritorno delle attività nelle aree commercialmente più fragili. Tra le proposte spicca l’esenzione totale dai tributi locali per tre anni per chi avvia o riapre un’attività in un locale precedentemente sfitto. Un incentivo che punta a trasformare gli immobili vuoti in nuove occasioni di lavoro e servizi, anziché lasciarli diventare elementi permanenti del paesaggio urbano. Sul fronte della Tari, l’associazione suggerisce l’esenzione per le prime tre annualità per i nuovi negozi al dettaglio, oltre ad agevolazioni specifiche per le aziende all’ingrosso che occupano grandi superfici ma producono quantità limitate di rifiuti. Richiama inoltre la possibilità di escludere dalla componente variabile della tariffa i rifiuti urbani avviati autonomamente a recupero o riciclo, nei casi previsti dalla normativa, e di utilizzare meccanismi graduali di copertura dei costi del servizio per contenere le oscillazioni tariffarie.
C’è poi il capitolo Imu.
L’associazione propone agevolazioni per i proprietari di immobili non abitativi destinati al commercio e al turismo che riducano i canoni di locazione, concedano in affitto locali sfitti da almeno un anno, utilizzino direttamente gli immobili per un’attività d’impresa o investano nella riqualificazione di spazi dismessi destinati a nuove attività di vicinato. Il principio è semplice: se un locale vuoto rappresenta un problema per la città, incentivare chi lo rimette in circolo può essere più utile che limitarsi a invocare la rigenerazione urbana nei documenti di programmazione. Naturalmente, gli sgravi non si finanziano da soli. I Comuni dovranno valutare la sostenibilità delle misure, le risorse disponibili e i possibili effetti sulle entrate: ma proprio qui si misurerà la differenza tra una politica fiscale pensata per amministrare l’esistente e una capace di investire sul futuro del territorio.
Turismo e plateatici: niente aumenti automatici
Confcommercio chiede anche di evitare aumenti dell’imposta di soggiorno e di destinare parte delle risorse a interventi di sostegno alle imprese ricettive, per esempio attraverso un bando dedicato. Un’altra proposta riguarda i plateatici: agevolazioni per gli operatori che partecipano a iniziative di valorizzazione e animazione del territorio. Anche in questo caso, il messaggio ai sindaci è diretto: chi contribuisce a rendere vivi piazze e strade non dovrebbe essere considerato soltanto una fonte di entrata, ma anche un alleato nella promozione della città. Resta da vedere quali amministrazioni saranno disposte a raccogliere l’invito e con quali strumenti. Perché tra il chiedere un sostegno e garantirlo esiste una differenza che, per un piccolo imprenditore, può valere la sopravvivenza dell’attività.
La partita vera comincia adesso
Ora la palla passa ai sindaci. Il 2027 dirà se le richieste dell’associazione troveranno spazio nei bilanci comunali oppure resteranno un elenco di buone intenzioni. ” Oltre a questi punti, che ci auguriamo vengano accolti dalle amministrazioni locali – dichiara il presidente di Confcommercio Vicenza – nella lettera abbiamo ribadito la piena disponibilità a collaborare in questa fase di programmazione, offrendo il nostro contributo di esperienza nei settori commercio, turismo e servizi, sia nella definizione degli indirizzi sia nella valutazione delle misure da adottare. L’obiettivo condiviso è quello di costruire un sistema di fiscalità locale più equo, sostenibile e coerente con le esigenze dei territori e delle comunità che li abitano”.
di Redazione AltovicentinOnline
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