Dai rifiuti elettronici a una nuova fonte di materie prime strategiche per l’industria europea.
È questa la sfida di RarEarth, startup innovativa che ha conquistato l’Italian Master Startup Award (IMSA) 2026 grazie a una tecnologia proprietaria per il riciclo diretto dei magneti permanenti. La soluzione punta a ridurre la dipendenza dalle importazioni di terre rare e a rafforzare l’autonomia industriale europea, trasformando componenti destinati allo smaltimento in nuove risorse ad alto valore aggiunto.
Il riconoscimento è stato assegnato a Torino nell’ambito della ventesima edizione di IMSA, la competizione promossa dalla rete PNICube e organizzata in collaborazione con I3P, l’Incubatore di Imprese Innovative del Politecnico di Torino. L’iniziativa si distingue nel panorama nazionale perché premia le performance di mercato delle giovani imprese nate dalla ricerca scientifica, valorizzando i risultati raggiunti almeno due anni dopo la costituzione.
L’edizione 2026 segna inoltre una novità: per la prima volta, accanto al premio assoluto, sono stati assegnati tre riconoscimenti speciali in denaro dedicati ad altrettante categorie di innovazione. I premi sono andati a Small Pixels per l’ICT, FieldRobotics per l’Industrial e Lemons in the Room per le Life Sciences-MEDTech.
Le quattro startup vincitrici sono state selezionate tra le 19 finaliste in gara. Il premio assoluto prevede un contributo di 10.000 euro, cofinanziato da PNICube e I3P, mentre le imprese possono beneficiare anche di opportunità di sviluppo, visibilità e confronto con investitori e operatori industriali attraverso le collaborazioni attivate dalla competizione.
RarEarth, il riciclo come leva per l’autonomia industriale europea
Fondata nel 2023 e proveniente dalla Start Cup Lombardia, nella categoria Cleantech & Energy, RarEarth ha sviluppato un processo per recuperare e rigenerare i magneti permanenti in neodimio-ferro-boro (NdFeB), componenti fondamentali per numerosi settori industriali. Dalla mobilità elettrica alle energie rinnovabili, dalla robotica all’elettronica, questi materiali sono essenziali per applicazioni tecnologiche avanzate, ma il loro approvvigionamento rimane una questione strategica per l’Europa.
La tecnologia sviluppata dalla startup adotta un approccio magnet-to-magnet: i magneti vengono recuperati da motori e apparecchiature a fine vita, sottoposti a trattamenti meccanico-chimici per rigenerarne le leghe e trasformati in nuovi magneti con prestazioni equivalenti a quelli ottenuti da materie prime vergini. Il risultato è un processo di riciclo diretto che punta a preservare il valore dei materiali, ridurre gli sprechi e favorire la creazione di una filiera più circolare e resiliente.
Il progetto si inserisce in un contesto europeo caratterizzato dalla necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento delle materie prime critiche e sviluppare capacità produttive interne, in linea con gli obiettivi del Critical Raw Materials Act. Per un Paese come l’Italia, privo di risorse significative di terre rare, il recupero dai rifiuti può rappresentare un’opportunità per rafforzare la sicurezza degli approvvigionamenti e ridurre l’esposizione alle importazioni.
RarEarth ha già raccolto circa 10 milioni di euro di finanziamenti e beneficia del sostegno dell’European Innovation Council attraverso il programma EIC Accelerator. L’azienda sta lavorando al passaggio dalla fase pilota alla realizzazione del primo impianto industriale, con l’obiettivo di portare la propria tecnologia a una scala produttiva più ampia.
Un ulteriore passo avanti è arrivato nel giugno 2026, quando la startup è stata selezionata dall’EIC Accelerator come unica impresa italiana tra le 38 realtà europee ammesse al round. Il risultato le ha consentito di ottenere un contributo a fondo perduto di 2,5 milioni di euro e la possibilità di negoziare un investimento in equity fino a 6 milioni.
«Il premio IMSA è per noi un’importante opportunità per rafforzare le collaborazioni con industrie, operatori della gestione dei rifiuti, centri di ricerca e istituzioni, indispensabili per portare le tecnologie che stiamo sviluppando verso applicazioni concrete», afferma Lorenzo Ghettini, Business Developer di RarEarth. «In un Paese come l’Italia, che non dispone di risorse significative di terre rare, i rifiuti rappresentano una vera e propria miniera da valorizzare. Vogliamo contribuire all’autonomia di approvvigionamento dell’Italia e dell’Europa, trasformando materiali oggi considerati scarti in risorse strategiche per la competitività e lo sviluppo industriale».
Dalla ricerca al mercato: la sfida delle startup deep tech
Il successo di RarEarth conferma il ruolo delle startup nate dalla ricerca scientifica nello sviluppo di tecnologie in grado di rispondere a esigenze industriali concrete. Il trasferimento tecnologico, tuttavia, non si esaurisce nella realizzazione di un’innovazione: richiede capitali, competenze manageriali, partnership industriali e accesso al mercato per trasformare i risultati della ricerca in attività economiche sostenibili.
È questo l’obiettivo dell’Italian Master Startup Award, che punta a valorizzare le imprese capaci di superare la fase iniziale di sviluppo e dimostrare la propria efficacia sul mercato.
«IMSA conferma che la ricerca italiana è capace di generare startup deep tech di alta qualità. La missione di PNICube è accompagnarle oltre la fase di avvio, creando le condizioni perché possano crescere, attrarre investimenti e competere sui mercati internazionali generando impatto per la società», sottolinea Paola Paniccia, presidente di PNICube e delegata allo Sviluppo di Imprese, Start-up e Spin-off dell’Università di Roma Tor Vergata.
Sulla stessa linea Giuseppe Scellato, presidente di I3P, che evidenzia il valore concreto delle soluzioni presentate durante la competizione e il percorso di crescita di RarEarth, già distintasi per impatto, sostenibilità e potenziale economico.
Per Riccardo Di Stefano, vicepresidente per l’Education e l’Open Innovation di Confindustria, il passaggio decisivo consiste nel consolidare il rapporto tra innovazione e sistema produttivo. Le startup, osserva, hanno bisogno non soltanto di capitali, ma anche di imprese con cui sviluppare e validare le proprie soluzioni, filiere in cui crescere e mercati da raggiungere. Costruire un ecosistema stabile tra ricerca e industria significa quindi favorire la nascita di nuove imprese, occupazione qualificata e capacità produttiva.
L’edizione 2026 dell’Italian Master Startup Award ha previsto ulteriori premi e menzioni per sostenere le imprese con maggiori prospettive di sviluppo: il Premio Speciale Invitalia è stato assegnato a Lemons in the Room e Harmonic V, mentre la Menzione Speciale della Fondazione Marisa Bellisario, assegnata in collaborazione con l’Osservatorio Scientifico Imprese Femminili (OSIF) dell’Università di Roma Tor Vergata alla migliore startup femminile, è stata conferita a Kazaam Lab, proveniente dalla Start Cup Sicilia.
L’IMSA 2026 conferma così la capacità della ricerca italiana di alimentare progetti imprenditoriali in settori strategici, dalla sostenibilità ambientale alla robotica, dall’intelligenza artificiale alla medicina. La sfida, adesso, è trasformare queste innovazioni in attività industriali scalabili, capaci di attrarre investimenti, conquistare nuovi mercati e contribuire alla competitività del sistema produttivo nazionale ed europeo.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link



