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Per la head of EMEA della società, la sfida è rendere più semplice l’accesso ai mercati dei capitali e aiutare i risparmiatori a investire davvero per il lungo periodo. “L’Italia è un modello per i mercati in cui domina la distribuzione di reti e banche”. Per Cosmo Schinaia nuove responsabilità su Europa centrale e orientale, oltre a Italia e Iberia
In Europa la sfida non è soltanto convincere i risparmiatori a investire di più. È rendere l’investimento meno distante, meno complicato, meno incerto. Per Samantha Ricciardi, da marzo head of EMEA di Fidelity International, il punto di partenza è qui: se il Vecchio Continente vuole trasformare una parte dell’enorme massa di liquidità ferma sui conti corrente in capitale per la crescita e per il futuro previdenziale dei cittadini, non bastano nuovi prodotti. Servono semplicità, fiducia, strumenti comprensibili e una distribuzione capace di accompagnare il cliente nel tempo. “In Europa c’è un tema di percezione del mondo finanziario e una necessità di costruire sicurezza psicologica intorno al mondo degli investimenti, senza la quale sarà sempre molto difficile spostare la liquidità verso i mercati”. Il riferimento è anche al peso della regolamentazione e alla stratificazione tra norme europee e locali che portano ad una proliferazione di documentazione molto spesso focalizzata su scenari negativi. “Se l’obiettivo è costruire un’unione europea dei mercati dei capitali, bisogna pensare anche a come renderla operativa, semplice e accessibile”, afferma Ricciardi.
Il rischio di non investire
Il nodo culturale resta però la percezione del rischio. In Europa, dice Ricciardi, la relazione con i mercati dei capitali è ancora molto diversa da quella statunitense. “Negli Stati Uniti la quota di ricchezza delle famiglie in liquidità e depositi è molto più bassa che in Europa. Da noi c’è ancora una forte avversione al rischio e troppo denaro resta fermo”. Ma il rischio, insiste, non è solo la volatilità di mercato. È anche l’erosione silenziosa del potere d’acquisto. Su questo punto, la comunicazione diventa decisiva. Le oscillazioni dei mercati azionari sono visibili e spaventano. L’inflazione, invece, agisce in modo meno immediato ma più certo. “Se il denaro resta sul conto e l’inflazione sale, stai ottenendo rendimenti reali negativi. Molte persone non lo sanno o non lo percepiscono”. Ed è qui che educazione finanziaria, prodotti semplici in termini di composizione e accesso e consulenza devono lavorare insieme.
Retirement, la priorità europea
Il tema si fa ancora più urgente quando messo in relazione ai crescenti bisogni previdenziali della popolazione europea, per Ricciardi uno dei driver fondamentali per lo sviluppo dell’industria dell’asset & wealth management. “Fidelity è una realtà in cui si respira davvero questo tema e una parte importante del successo della società è stata costruita proprio sulla costruzione di soluzioni di lungo e lunghissimo periodo per chi deve costruire il proprio futuro finanziario. “La previdenza”, spiega la head of EMEA della società, “resta un terreno profondamente locale. Ogni Paese decide regole, incentivi e architettura del proprio sistema”. Per questo, secondo Ricciardi, il ruolo di un gestore globale non può essere quello di replicare ovunque lo stesso modello, ma di adattare competenze e soluzioni ai bisogni nazionali. “In Germania, per esempio, sono stati lanciati recentemente gli Altervorsorgedepot che possono rappresentare un modello molto interessante, perché responsabilizzano il cittadino ma allo stesso tempo lo accompagnano: il governo contribuisce finanziariamente e rende il prodotto fiscalmente efficiente”, afferma. In Italia, invece, il dibattito è ancora aperto, ma Ricciardi vede già una maggiore attenzione da parte dei grandi distributori. “Banche e reti stanno mettendo le soluzioni previdenziali in focus e avranno certamente bisogno di partner d’eccellenza lato asset management per metterle in campo”.
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L’Italia come laboratorio per il Sud Europa
Se il retirement è una priorità strategica ovunque, l’Italia è uno dei mercati in cui Fidelity vede un modello da valorizzare, perché rappresenta un caso di successo in un contesto con caratteristiche comuni a molti Paesi del Sud Europa: forte peso della distribuzione, clienti più orientati a liquidità e obbligazioni, maggiore avversione al rischio e centralità della relazione con banche, reti e consulenti. “Il Sud Europa, e direi anche l’Est Europa, continuano a essere mercati molto guidati dalla distribuzione”, afferma Ricciardi. “Quello che vediamo come trend dell’industria è che banche e reti vogliono lavorare con meno provider, chiedendo però di più a ciascuno di loro. Per questo dobbiamo essere in grado di costruire partnership strategiche e coprire uno spettro più ampio di bisogni”. In questo contesto, il lavoro fatto in Italia diventa un riferimento interno.

“Il nostro business italiano ha costruito relazioni molto forti con i distributori ed è riuscito a sviluppare un vero modello di partnership”, sottolinea. È anche per questo che Ricciardi ha scelto di ampliare il perimetro di responsabilità di Cosmo Schinaia, già alla guida di Italia e Iberia, includendo anche Europa centrale e orientale. “Credo che dobbiamo guardare a questi mercati attraverso la lente di come sono organizzati e di come si comportano i clienti. Quello che abbiamo fatto bene in Italia dobbiamo provare a replicarlo altrove”.
Active ETF e investimento per obiettivi
Tra le direttrici di crescita lato prodotti c’è anche l’evoluzione dei veicoli d’investimento. Per Ricciardi, la contrapposizione tra attivo e passivo, fondo comune o ETF, appartiene sempre meno al presente. La vera domanda riguarda il modo in cui i clienti vogliono accedere alle strategie.Da qui l’attenzione agli active ETF, una delle priorità di Fidelity. “Vogliamo accelerare in questo comparto perché questi strumenti combinano le caratteristiche di un veicolo trasparente, liquido e sempre negoziabile con la ricerca e la gestione attiva che Fidelity può offrire”, spiega. Il rischio di cannibalizzazione dei fondi tradizionali, secondo Ricciardi, è secondario. “Penso il mercato nel complesso diventerà più grande. Ci saranno casi in cui un cliente sceglierà l’active ETF invece del fondo, ma nel complesso l’effetto sarà dare accesso agli investimenti attraverso un ulteriore strumento”.
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Un ruolo più ampio per l’asset manager
Le trasformazioni in atto sono molte e, in ultima analisi, porteranno anche ad un’evoluzione del ruolo dell’asset manager. Non più solo fabbrica prodotto, ma partner di lungo periodo per distributori, consulenti e clienti finali. Questo significa ampiezza di offerta, capacità di supporto, contenuti, strumenti, educazione e soluzioni adatte ai singoli mercati. È anche il motivo per cui Fidelity guarda al futuro europeo partendo da alcuni pilastri: previdenza, active ETF, partnership con la distribuzione, semplicità di accesso e maggiore consapevolezza del rischio reale. Un rischio che, in un mondo di inflazione persistente e maggiore longevità, non coincide solo con la volatilità dei mercati. Coincide soprattutto con il rischio di non investire abbastanza, non investire per tempo o non capire che cosa il proprio risparmio potrà davvero garantire domani. “Bisogna aiutare le persone a mettere il denaro al lavoro in modo semplice e con fiducia”, conclude Ricciardi. Per l’Europa è probabilmente questa la sfida più importante: trasformare la prudenza in progettualità, la liquidità in investimento e il retirement da tema lontano a componente naturale della pianificazione finanziaria.
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