C’è qualcosa di politicamente surreale nel fatto che, a distanza di poche settimane, il Partito Democratico di Frosinone senta nuovamente il bisogno di certificare pubblicamente che il proprio candidato sindaco per le comunali del 2027 è Angelo Pizzutelli. Ca va sans dire.
La questione non riguarda dunque la legittimità della candidatura: quella, almeno nelle dichiarazioni ufficiali, appare chiarissima. Riguarda piuttosto la necessità di doverla riaffermare continuamente. E questo non è normale, perfino per il PD.
La liturgia che si ripete
Nei Dem del capoluogo si è aperta l’ennesima stagione kafkiana: ogni quindici giorni qualche voce autorevole del Partito deve ribadire ufficialmente che il candidato sindaco del PD per il 2027 è Angelo Pizzutelli. Ormai una liturgia che, a forza di essere ripetuta, finisce per diventare sospetta.
Prima era stato il presidente regionale del Partito Francesco De Angelis, dopo la sua discussa cena con l’ex sindaco Michele Marini, a mettere un punto alle indiscrezioni e a ribadire che l’unico nome sul tavolo del PD era quello di Pizzutelli. Più di qualcuno, sia dentro il PD che nel centrosinistra, aveva cominciato ad avere qualche pericolosa fibrillazione atriale. Da qui la necessità del chiarimento. (Leggi qui: Marini non dice no e i telefoni fondono: Schietroma chiama, Mastrangeli chiede. E anche qui: Il doppio binario: la cena che spacca a sinistra, i cantieri che blindano il sindaco).
Oggi, a distanza di poco tempo, sui giornali appare una dichiarazione del Segretario Provinciale Dem Achille Migliorelli. In cui ribadisce la stessa identica cosa: «Angelo Pizzutelli è una figura autorevole… la sua disponibilità trova tutto il mio sostegno». Parole nette, inequivocabili. Eppure ancora una volta necessarie, perché nel PD qualcuno continua puntualmente a nutrire dubbi, distinguo, ipotesi alternative.
Perché è stata necessaria una seconda certificazione?
Questa seconda, autorevolissima certificazione produce un effetto politico inevitabile: alimenta la domanda sul perché sia stata necessaria. In politica, se una candidatura è realmente condivisa, sedimentata e acquisita dall’intero Partito, normalmente non ha bisogno di essere riconfermata dai vertici, peraltro a intervalli così ravvicinati.
Una candidatura si annuncia, si costruisce intorno una squadra, si apre il confronto con gli alleati e si lavora al programma. A Frosinone, invece, accade qualcosa di diverso. E per certi versi incomprensibile.
Tre quesiti senza risposta
Il che genera tre domande senza risposta. La prima: c’è qualcuno dentro il PD che non considera ancora definitivamente chiusa la partita della candidatura a sindaco del capoluogo? Esiste un’area del partito che ritiene Pizzutelli una soluzione non sufficientemente funzionale ai propri equilibri?
La seconda: il problema è il timore che una candidatura dotata di una consistente forza elettorale personale possa modificare gli equilibri interni al centrosinistra e, soprattutto, dentro lo stesso Partito Democratico? Il capogruppo dem è da oltre dieci anni uno dei più votati del capoluogo. A chi farebbe ombra il sindaco Pizzutelli? Chi perderebbe peso, influenza, centralità nel partito? In politica si sa: «la luce non è mai gratis». Quando uno si illumina, qualcun altro finisce in controluce.
La terza: qualcuno nel partito ritiene sbagliata la strategia del Campo Largo e preferirebbe convergere sul socialista Vincenzo Iacovissi? Non è un mistero che nel PD ci siano sensibilità diverse e che il PSI abbia posto con decisione la candidatura del proprio Segretario Provinciale. Mentre il PD vuole costruire il Campo Largo attorno a Pizzutelli. Sono due impostazioni diverse e difficilmente conciliabili, se entrambe vengono considerate non negoziabili, come tutto lascia capire. Non è un caso che nei giorni scorsi una dirigente provinciale del livello di Barbara Caparrelli abbia detto con chiarezza che per lei l’appoggio alla candidatura di Iacovissi sarebbe la soluzione più naturale
Il paradosso: il perno del Campo Largo
Ed è qui che la partita diventa delicatissima. Perché se il centrosinistra vuole tornare competitivo a Frosinone e contendere Palazzo Munari al sindaco uscente Riccardo Mastrangeli, non può permettersi di arrivare al voto con due candidati alternativi. Né può costruire un’alleanza soltanto attraverso una sommatoria di sigle, senza una leadership riconosciuta e un percorso politico condiviso.
Il paradosso è che proprio mentre il PD prova a presentarsi come il perno del Campo Largo, continua a trasmettere all’esterno l’immagine di un Partito costretto periodicamente a rassicurare tutti sul proprio candidato sindaco. E questo, politicamente, non aiuta.
La tanto decantata «unità ritrovata» nella nuova segreteria provinciale assomiglia sempre più alla celebre pace di facciata descritta da Tacito: «Faciunt desertum et pacem appellant», fanno il deserto e lo chiamano pace. Sotto la cenere formale, la guerra tra le correnti sembra non trovare fine.
Pizzutelli fa opposizione da solo
In questo contesto surreale c’è un’ulteriore anomalia. Angelo Pizzutelli interviene nel dibattito cittadino con costanza e puntualità, fa opposizione al governo Mastrangeli, tiene la barra dritta. Ma lo fa in solitaria, senza un partito che lo accompagni, lo sostenga, lo amplifichi. Senza una Segreteria che dia sostanza, peso e cornice politica ai suoi rilievi all’amministrazione del capoluogo. Come si costruisce così l’alternativa di governo della città? (Leggi qui: Campo largo e idee strette: il vuoto del centrosinistra senza una visione).
Il drammaturgo e regista francese Alejandro Jodorowsky ha definito la fiducia «una danza senza ombrello sotto una pioggia di pugnali». Il PD rischia di arrivare alle comunali del 2027 con un candidato forte ma con un partito debole. E un candidato forte con un Partito debole è come un generale senza esercito: può essere bravo, stimato, competente. Ma non può vincere da solo.
Il problema non è Pizzutelli
Il PD ha davanti a sé mesi decisivi. Migliorelli lo ha detto chiaramente: tavoli provinciali, regionali, confronto con tutte le forze del Campo Largo. Ma prima ancora dei tavoli, servirebbe una cosa piuttosto semplice: smettere di mettere in discussione ciò che a Frosinone è già stato deciso. Peraltro, all’unanimità. Perché se ogni quindici giorni bisogna ribadire che il candidato sindaco è Pizzutelli, allora il problema non è Pizzutelli. Il problema è il PD.
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