ALESSANDRIA – Negli anni successivi alla pandemia, io e molti colleghi che insegniamo discipline di base nei corsi scientifici dell’Università del Piemonte Orientale abbiamo osservato un progressivo impoverimento delle competenze matematiche e logiche degli studenti che arrivano all’università.
È una constatazione ormai ricorrente: sempre più ragazzi mostrano fragilità nel ragionamento, nella capacità di affrontare problemi e nell’utilizzo degli strumenti matematici fondamentali. La tentazione di attribuire la responsabilità alla scuola, o ai docenti dei cicli precedenti, sarebbe facile. Ma lo “scaricabarile” non appartiene né al nostro approccio né ai nostri obiettivi.
La domanda che ci poniamo è più profonda: qual è l’origine culturale di questo fenomeno? Perché sembra diminuire la familiarità dei giovani con il pensiero logico e scientifico?
Eppure gli stimoli verso la matematica non sono mai stati così numerosi. Economia, finanza, scienze, programmazione, intelligenza artificiale: oggi il ragionamento matematico costituisce l’ossatura di moltissimi ambiti della conoscenza e del lavoro. È difficile non rimanere affascinati dalle sfide intellettuali che questi settori propongono.
Inoltre, viviamo in un’epoca in cui l’accesso alle conoscenze è praticamente illimitato. Enciclopedie online, motori di ricerca, piattaforme educative, software specialistici, strumenti di intelligenza artificiale: le possibilità di esplorare la matematica e le scienze sono enormemente superiori rispetto al passato. Se avessi avuto io, da studente, una tale disponibilità di risorse, probabilmente ne sarei stato travolto dalla curiosità.
Ed è proprio la curiosità il punto centrale. La curiosità è il motore della conoscenza: spinge a fare domande, a cercare connessioni, ad affrontare sfide intellettuali. Perché allora sembra sempre meno coltivata?
Oggi lo studio della matematica può assumere forme nuove. Esistono software che permettono di superare almeno in parte la difficoltà tecnica dei calcoli complessi, lasciando più spazio alla comprensione del problema e alla costruzione del ragionamento. Allo stesso modo, i chatbot basati su intelligenza artificiale consentono di esplorare procedure, verificare ipotesi, discutere strategie risolutive.
In questo scenario, forse il punto centrale non è più soltanto insegnare il calcolo, come avveniva tradizionalmente, ma sviluppare il ragionamento che conduce al calcolo. Naturalmente, delegare tutto alle macchine non sarebbe una scelta saggia: l’intuizione che nasce dal “fare”, dal confrontarsi direttamente con i passaggi e con gli errori, rimane fondamentale per comprendere davvero i problemi e imparare a risolverli.
Saper analizzare un problema, destrutturarlo, formulare le domande corrette e utilizzare in modo critico gli strumenti automatici rappresenta probabilmente una delle nuove frontiere dell’insegnamento della matematica e delle scienze.
E allora la domanda rimane aperta: perché molti ragazzi, anche quelli che scelgono percorsi universitari scientifici, sembrano privi di questo stimolo? In quale momento si perde la curiosità verso il ragionamento matematico e scientifico?
Ne ho parlato con la prof.ssa F. Martignone, matematica e ricercatrice dell’università del Piemonte Orientale nell’ambito della didattica della matematica, e abbiamo provato a individuare alcuni punti di riflessione.
• Quali sono le principali fragilità che osserviamo negli studenti che intraprendono il percorso universitario nelle discipline STEM?
• Quali strategie educative potrebbero contribuire a sviluppare le competenze matematiche e a supportare gli studenti e le studentesse nel loro percorso formativo?
Quali sono le principali fragilità che osserviamo negli studenti e nelle studentesse che intraprendono percorsi universitari nelle discipline STEM?
Le fragilità che spesso si osservano negli studenti e nelle studentesse che si iscrivono a corsi universitari STEM non sono semplici lacune su singoli argomenti, ma sono di natura strutturale e multidimensionale. Per lungo tempo, nel passaggio dalla scuola secondaria di secondo grado all’università, è stata adottata una prospettiva riduzionista, limitando l’analisi alla rilevazione di “lacune nei contenuti” e delegando la risoluzione del problema a interventi di mero recupero nozionistico con i cosiddetti corsi di azzeramento o precorsi. La ricerca contemporanea ha tuttavia scardinato questo paradigma, dimostrando che le difficoltà riscontrate dagli studenti e dalle studentesse non si esauriscono nella mancata conoscenza di specifiche nozioni o procedure. Dati analitici recenti (come quelli presentati dal CISIA nel maggio 2026 sulle prove TOLC) evidenziano una chiara flessione generalizzata sia nella matematica di base, sia nella comprensione della lingua italiana. Questo ci dice che le fragilità possono essere anche legate ai processi di interpretazione dei testi dei problemi e delle relazioni tra dati e informazioni. Molto spesso gli studenti e le studentesse affrontano lo studio sviluppando sistemi di convinzioni distorti, legati all’idea che l’apprendimento sia essenzialmente una mera memorizzazione procedurale. I metodi di studio basati sulla memoria falliscono di fronte a una matematica relazionale, assiomatico-deduttiva e incentrata sull’interpretazione e sull’argomentazione che viene proposta nei corsi universitari. Per questo molti studenti e studentesse perdono la motivazione e il loro senso di autoefficacia, portando a rallentamenti della carriera o all’abbandono precoce. Un altro aspetto da non sottovalutare è che gli studenti e le studentesse mostrano sempre più forti carenze nelle capacità di autoregolazione e quindi faticano a gestire autonomamente il tempo e i ritmi dei processi di insegnamento- apprendimento universitari.
Quali strategie educative potrebbero contribuire a sviluppare le competenze matematiche e a supportare gli studenti e le studentesse nel loro percorso formativo?
La ricerca in didattica ci mostra che lo sviluppo delle competenze non riguarda solo le conoscenze e le abilità, ma anche gli aspetti metacognitivi. Il punto chiave è che gli studenti e le studentesse non solo dovrebbero saper agire, ma soprattutto dovrebbero voler agire quando si trovano di fronte a situazioni problematiche aperte, complesse e sfidanti. Le convinzioni sull’apprendimento delle diverse materie si sviluppano fin dai primi anni di scuola. Per quanto riguarda la matematica è importante centrare i processi di insegnamento-apprendimento sullo sviluppo dell’esplorazione, la generazione di congetture e la produzione di argomentazioni. In tutti i cicli scolastici la matematica non deve essere ridotta a una collezione di formule e algoritmi da applicare meccanicamente nella falsa convinzione di facilitare l’apprendimento per tutti; la vera inclusione consiste nel proporre e discutere situazioni problematiche complesse in cui è fondamentale comprendere le relazioni e gli invarianti, utilizzando gli strumenti matematici come risorse per affrontare e risolvere questi problemi. Le strategie educative consigliate sono quindi quelle che si focalizzano sullo sviluppo del problem solving e dell’argomentazione. Le attività che si propongono e si valutano sono quindi fondamentali. Non dobbiamo insegnare a ricordare e applicare formule, ma a interpretare i problemi, ad affrontarli con gli strumenti e i modelli che ci fornisce la matematica e ad argomentare le proprie scelte e affermazioni. Inoltre, è indispensabile inserire azioni strutturate a supporto delle competenze metacognitive e affettive, aiutando gli studenti e le studentesse a adattarsi alle regole dei diversi contesti istituzionali, a sviluppare sempre più il proprio metodo di studio e a costruire il proprio senso di autoefficacia di fronte ai problemi. Speriamo di aver dato degli stimoli di riflessione sulla domanda iniziale motivando i ragazzi e i loro insegnanti ad un approccio più costruttivo nei confronti della matematica. Come evidenziato nel ‘600 da Galileo Galilei, l’universo è un grande libro scritto in lingua matematica, i cui caratteri sono triangoli, cerchi e altre figure geometriche. Senza questi strumenti è impossibile capire la natura e ci si aggira in un labirinto oscuro. Oggi come allora, possedere questi strumenti è una leva in più per affrontare le sfide moderne nella conoscenza e nel mondo del lavoro anche a partire da una laurea in materie scientifiche.
(in copertina immagine di repertorio tratta dal sito Unsplash)
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Tatiana Gagliano
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