Senza medicine e carburante ma la solidarietà in Tigray non si ferma


Le luci puntate sul Medioriente sono talmente accecanti da oscurare ciò che sta succedendo in altre parti del mondo. Se è vero che il battito di ali di una farfalla può scatenare uno tsunami, le ricadute di questa guerra a pezzi in Iran, Libano, Gaza e Cisgiordania stanno, in silenzio, preoccupando altrove intere comunità, con i loro servizi e la loro economia. Ce ne accorgiamo noi, seppur convinti di vivere sotto uno speciale scudo al riparo da tutto, figuriamoci cosa succede ad esempio in Africa. Ho sempre a cuore il Tigray, in Etiopia, al quale mi legano storie vissute, osservate e raccontate da alcuni protagonisti della vita di Adwa, con cui ho un aggiornamento costante, e dall’attività dei medici, dei volontari e degli operatori sanitari di Aspos (Associazione solidale padovana operatori sanitari, nata a Padova nel 2009 con lo scopo di erogare servizi e prestazioni sanitarie solidali senza scopo di lucro in cooperazione con istituzioni religiose cattoliche in varie parti del mondo) che in Etiopia prestano il loro servizio.

Shewit Welemhret è nato e cresciuto ad Adwa. Ha studiato fin da piccolo alla missione Kidane Mehret e, attualmente, è, tra le altre mansioni, il driver dell’ospedale. Si occupa del trasporto dei malati all’ospedale pubblico di Axum, qualora avessero bisogno di particolari esami diagnostici, ma talvolta si reca a casa dei pazienti stessi. Ci spiega la crisi del gasolio e l’inaudito innalzamento dei prezzi. «Il carburante è ormai introvabile e ha raggiunto costi insostenibili. Qui lo stipendio medio è di circa 60 euro al mese. Il gasolio è arrivato a costare 1.000 birr al litro (5,3 euro al litro) e perciò le persone rinunciano alle visite e alle cure. Le stazioni di servizio sono quasi tutte chiuse. Se  fino a qualche mese fa il tragitto Adwa-Axum e ritorno con il bajaji (il risciò a tre ruote, ndr.) costava 30 birr, ora ne costa 300. Nei villaggi qualcuno si è organizzato trasportando i malati a mano, adagiandoli su una tavola di legno». Secondo i dati ufficiali della Tigray Trade and Export Agency, storicamente la regione necessitava di una quota mensile compresa tra i 12 e i 15 milioni di litri di carburante per mantenere attivi i servizi pubblici, i trasporti e le industrie locali. Dalla fine di gennaio, l’afflusso di carburante nel Tigray è pari a zero. L’amministrazione ad interim della regione ha denunciato il blocco totale come una decisione deliberata da parte del governo centrale volta a indebolire e contenere politicamente l’area.
Maebel Tesfay, vicedirettore sanitario dell’ospedale e specializzando in radiologia all’ospedale di Modena, afferma che la situazione ad Adwa è estremamente complicata. «Sono ad Adwa dal 2020, ho passato tutto il periodo della guerra. Pensavo di aver visto il peggio, ma in questo momento, dopo esserci illusi in una pace duratura, soffiano di nuovo venti di conflitto. Le medicine sono ormai irreperibili e infezioni comuni, problemi respiratori e di malnutrizione sono difficilissimi da curare. Le donne rinunciano a partorire in un luogo sicuro come è il nostro ospedale».
Attualmente è fortemente sconsigliato dal ministero degli Affari Esteri recarsi in Tigray, pertanto il lavoro sul campo dei volontari di Aspos è costretto a un rallentamento, ma non per tutti. Alberto Villacara, neurologo, assieme alla moglie Stefania Lelli, presta il suo operato in Etiopia e in Kenya. Quando cominciò, nel ’97 all’ospedale di North Kinangop, portò con sé un vecchio apparecchio per effettuare l’elettroencefalogramma a inchiostro che, seppur lacunoso, diede il via a una serie di diagnosi in precedenza impossibili nell’area. Il progresso delle attrezzature e l’avvento di internet migliorarono considerevolmente il tempo di risposta tra il tracciato e la lettura dello stesso. All’ospedale Kidane Merhet di Adwa, invece, Villacara aggiunse il servizio di elettroencefalografia all’unico presente a Makallè, capitale del Tigray. Due soli servizi per coprire le necessità di decine di milioni di abitanti. Il dato che più colpisce è il doppio di casi di epilessia rispetto all’Europa: uno su mille abitanti contro lo 0,5 su mille abitanti. Su 100 tracciati esaminati dal medico, specializzato in neurologia dell’adulto, 80 sono di bambini ed è per questo che lo stesso medico rivolge un appello a neurologi specializzati nell’infanzia, affinché possano aiutarlo ad assistere i malati africani che sempre più numerosi chiedono una cura.
Negli anni scorsi, Villacara ha formato numerosi medici africani che eseguono tracciati quotidianamente, inviati immediatamente in Italia. «La consulenza è svolta da remoto in giornata – spiega il medico – è sempre attiva e risposte benché minimali sono sufficienti per intraprendere terapia e per controllo nel tempo degli episodi. I periodi in presenza sono necessari per fare il punto periodico e migliorare quanto è già avviato. Il problema più grande resta tuttavia la carenza di medicinali, ancor più in tempi di conflitto come adesso». Finora, nel solo 2025, sono stati esaminati 240 elettroencefalogramma provenienti da Adwa e 130 da North Kinangop.
Il dott. Giuseppe Marinaro è il presidente di Aspos e tra i primi fondatori dell’associazione assieme al dott. Giampaolo Fasolo, che è stato primario del pronto soccorso all’ospedale di Camposampiero, a cui va un commosso pensiero a tre anni dalla scomparsa proprio in questi giorni, e ricorda come «l’idea dell’ospedale nacque dall’incontro di Giampaolo con suor Laura Girotto e dall’esigenza di assistere finalmente le donne partorienti in uno dei luoghi più poveri del pianeta». Era il 2008 e di fatto esisteva solo il terreno adiacente alla missione di suor Laura. Ora, a distanza di 18 anni, l’ospedale ha all’attivo i reparti di ginecologia-ostetricia, terapia intensiva neonatale, medicina, chirurgia, pediatria, radiologia, tre sale operatorie, due sale parto, il pronto soccorso e il laboratorio di analisi. Sono disponibili 42 posti letto che, una volta completati i lavori, arriveranno a 177 totali. Inoltre è presente un poliambulatorio di odontoiatria, oculistica e fisioterapia.
Il bacino di utenza comprende la città di Adwa e i villaggi vicini, rispondendo anche ai bisogni delle decine di migliaia di sfollati che vivono accampati in zona, a causa dell’occupazione militare dei territori di provenienza al confine con Eritrea e regione Amhara. Durante la sanguinosa guerra in Tigray, il progetto è stato provvidenziale per la popolazione civile, isolata da tutti i servizi, provata da fame e violenze, privata di tutti i beni di prima necessità dalle milizie occupanti e dall’amministrazione federale in conflitto.
«A causa delle difficoltà dovute a conflitti e carestie, le richieste di cura sia in Etiopia che in Kenya sono in costante aumento – spiega Marinaro – pertanto rivolgiamo un appello a tutti coloro che hanno del tempo da dedicare agli altri: nuovi medici, chirurghi o semplicemente chi vuole dare una mano, contattateci. La nostra filosofia rispetta appieno la cultura dei luoghi, aprendo sempre un dialogo senza mai imporre nulla. È l’unico modo per una sana collaborazione tra persone».

L’associazione. Cura nel rispetto della cultura locale

Aspos, Associazione solidale padovana operatori sanitari, nasce a Padova nell’aprile del 2009 con l’obiettivo di erogare servizi sanitari in varie parti del mondo con la collaborazione di istituzioni religiose cattoliche. Medici di tutte le specialità, infermieri e volontari contribuiscono alle attività, prestando servizio specialmente all’ospedale Kidane Mehret di Adwa in Etiopia e all’ospedale di North Kinangop, in Kenya.
L’associazione contribuisce anche alla formazione del personale locale, con meeting costanti e il coinvolgimento nelle diagnosi, consapevoli del rispetto delle altrui culture. La mancanza, talvolta, di un’anagrafe sanitaria indispensabile per lo storico del paziente ha visto l’associazione promotrice del progetto “6TU”, un software per l’identificazione e la registrazione dei pazienti, realizzato con il contributo della Regione Veneto, che grazie all’impronta digitale comincia a restituire una fedele lettura delle condizioni del paziente. Il progetto è tuttora attivo all’ospedale Kidane Mehret, ma è un’idea che può benissimo essere applicata in altri luoghi.
Info associazione: www.asposonlus.it

Andrea Signori: fotografie e storie da tanti Paesi

Fotografo documentarista, i suoi lavori, realizzati in tutto il mondo, sono pubblicati nei più importanti magazines italiani e internazionali. Collabora con Ong per reportage editoriali in ambito cooperazione. Info: www.andreasignori.it


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 Andrea Canton

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