Le magliette bianche sono uno dei capi più semplici e versatili del guardaroba, si abbinano praticamente con tutto, sono leggere e comode e, proprio per questo, finiscono spesso in lavatrice. Ma non tutte le t-shirt bianche sono uguali quando si tratta di resistere nel tempo. Alcune possono restringersi, deformarsi, perdere il loro aspetto originale o riempirsi rapidamente di antiestetici pallini.
A mettere alla prova la qualità delle magliette bianche è stata la rivista svizzera K-Tipp, che ha preso a campione 16 modelli in cotone, 8 da donna e 8 da uomo.
Il test è stato realizzato dai Laboratori Hohenstein di Bönnigheim, in Germania, specializzati nel settore tessile. Gli esperti hanno sottoposto tutte le magliette a diverse prove per verificare non soltanto il loro aspetto iniziale, ma soprattutto come cambiano con l’uso e i lavaggi.
Il risultato non è particolarmente incoraggiante: solo 4 magliette hanno ottenuto una valutazione complessivamente positiva, mentre 10 non hanno convinto i tester.
Scopriamo subito la classifica.
La classifica delle magliette bianche
Per il test, K-Tipp ha preso in considerazione magliette bianche vendute in Svizzera (ma alcuni brand sono popolari anche in Italia), valutandone diversi aspetti legati alla durata e alla capacità di mantenere nel tempo forma e aspetto.
Tra le magliette da donna, i risultati migliori sono stati ottenuti da Zara e C&A. La t-shirt Zara, che costava poco meno di 10 franchi svizzeri, si è distinta per la capacità di mantenere la propria forma dopo i lavaggi, per la scarsa formazione di pelucchi e per la buona resistenza del tessuto. Anche il modello C&A ha ottenuto una valutazione positiva.
Tra gli uomini, invece, Nike e Jack & Jones sono stati i modelli con le prestazioni migliori. La maglietta Jack & Jones aveva però un prezzo pari a circa un terzo di quella Nike.
Non è andata altrettanto bene per diversi marchi più costosi. La t-shirt da uomo di Calvin Klein, venduta a circa 40 franchi svizzeri, dopo dieci lavaggi era passata da 75 a soli 67 centimetri di lunghezza. Anche i modelli maschili di H&M e Manor hanno mostrato un restringimento significativo.
Tra le t-shirt da donna, invece, Mango e Massimo Dutti sono state quelle che si sono ristrette maggiormente. Male anche alcuni prodotti più costosi: la maglietta Boss, dal prezzo di quasi 70 franchi, ha mostrato una cucitura laterale fortemente deformata, mentre quella di Massimo Dutti è uscita dalla lavatrice con una tonalità tendente al grigio.
Nelle seguenti infografiche potete vedere tutte le magliette testate da uomo e da donna, con relativi punteggi.
I problemi riscontrati nelle magliette
Il laboratorio ha osservato come cambiava l’aspetto delle t-shirt dopo 10 e 20 lavaggi. La differenza tra i vari modelli è risultata particolarmente evidente dopo 20 cicli. Quasi tutte le magliette da uomo, con l’eccezione della Nike, apparivano sensibilmente peggiorate: in alcuni casi le cuciture laterali erano deformate, mentre le stampe sul collo avevano perso alcune lettere o erano completamente scomparse. Anche le etichette di lavaggio erano diventate così sbiadite da risultare difficili, o impossibili, da leggere.
Al contrario, le quattro magliette da donna più economiche tra quelle esaminate, C&A, Mango, Zara e Migros, apparivano ancora in condizioni molto buone dopo 20 lavaggi.
Un risultato interessante, dato che il prezzo non sembra essere una garanzia di maggiore durata.
Un’altra prova ha riguardato il cosiddetto pilling, cioè la formazione dei piccoli pallini di fibre sulla superficie del tessuto, uno dei segnali più evidenti dell’usura di una maglietta.
Per simulare l’utilizzo ripetuto, i tecnici hanno sottoposto i tessuti a 7.000 cicli di sfregamento. Dopo 5.000 cicli, le magliette di Coop, Manor e Migros erano già ricoperte di pallini. Al contrario, i tessuti di Nike, Boss e Marc O’Polo sono rimasti quasi intatti sotto questo aspetto.
Ma il test ha verificato anche qualcosa di più importante del semplice aspetto estetico: quanto velocemente il tessuto arrivasse a consumarsi fino a rompersi. Le magliette di Boss e Marc O’Polo si sono usurate quasi il doppio più rapidamente rispetto ai modelli Zara e Manor.
Le magliette bianche possono anche andare incontro a cambiamenti di colore quando vengono utilizzate frequentemente e sottoposte contemporaneamente all’azione del sudore e della luce.
Per verificare la resistenza a questo fenomeno, i tecnici hanno esposto i tessuti a due diverse soluzioni di sudore e a luce solare artificiale. In questo caso, però, il risultato è stato positivo: tutte le magliette hanno superato la prova senza evidenziare problemi rilevanti.
Le repliche dei produttori
Di fronte ai risultati, alcuni produttori hanno fornito spiegazioni o precisazioni. Coop ha collegato la maggiore formazione di pallini della propria maglietta alla presenza di cotone biologico, spiegando che l’utilizzo di fibre più corte può favorire il pilling e rappresentare una sorta di compromesso legato alla sostenibilità.
Manor ha invece sottolineato che il modello testato dovrebbe essere lavato con un programma delicato e non con il ciclo per cotone utilizzato nel test. Secondo l’azienda, il programma più lungo e l’azione meccanica maggiore potrebbero favorire variazioni dimensionali più marcate.
Anche Boss ha ricordato che le proprie istruzioni di lavaggio raccomandano un programma delicato a 30 °C con detergente delicato. H&M ha dichiarato che approfondirà il problema del restringimento, mentre Marc O’Polo ha fatto sapere di voler verificare internamente i risultati relativi alla resistenza all’abrasione.
Migros, dal canto suo, ha precisato che la propria maglietta non era ancora stata sottoposta a un test specifico sul pilling e che, alla luce dei risultati insoddisfacenti, sono previste ulteriori verifiche.
Fonte: K-Tipp
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Francesca Biagioli
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