Parliamo della riqualificazione dell’area attrezzata lungo la Fiumara La Terra, a Calvello, dove insistono piscine e spazi destinati alla fruizione pubblica. Un progetto nato nell’ambito delle misure regionali di compensazione e mitigazione ambientale e passato, nel corso degli anni, attraverso diversi finanziamenti e diverse configurazioni.
E anche qui ritroviamo una caratteristica già vista sulla Sellata-Pierfaone: progetti confezionati in tempi strettissimi, verifiche che dovrebbero certificare la cantierabilità, quadri economici che cambiano strada facendo, nuove lavorazioni che compaiono quando la gara è già conclusa e poi le autorizzazioni.
A GARA CONCLUSA COMPAIONO ALTRI 60 MILA EURO
Il progetto esecutivo del Geoparco approvato nel novembre 2024 vale 435 mila euro. Partecipano sette imprese e l’appalto viene aggiudicato a Integra Appalti S.r.l., con un ribasso del 3,8%. Proprio nell’atto con il quale viene individuato il vincitore, però, nel quadro economico compaiono quasi 60 mila euro di ulteriori lavori, già indicati come da affidare allo stesso aggiudicatario. Il progetto passa così, nell’atto di aggiudicazione, da 435 mila a 500 mila euro. Il problema è abbastanza intuitivo anche per chi non mastica appalti.
Sette imprese hanno partecipato alla gara sulla base di un determinato progetto e di un determinato importo. Una volta conosciuto il vincitore, vengono aggiunti altri lavori per quasi 60 mila euro. Da dove nascono queste opere aggiuntive? Chi le ha progettate, quantificate e verificate? E perché non sono state inserite nel progetto sul quale tutti i concorrenti hanno formulato la propria offerta?
Si può ampliare il perimetro economico di 60 mila euro verso chi ha appena vinto una gara? È difficile immaginare un esempio più chiaro di “alterazione” ex post delle condizioni economiche sulle quali si è svolta la competizione. Perché sotto il profilo della concorrenza la differenza non è irrilevante: tutti gareggiano su una torta, ma soltanto chi vince scopre che la torta era più grande.
COTTO E MANGIATO, SENZA L’AUTORIZZAZIONE PAESAGGISTICA
Torniamo indietro di qualche settimana. Il 7 novembre 2024 il noto Rup Fellone affida all’architetto Gerardo Antonio Leon progettazione esecutiva, coordinamento della sicurezza e direzione lavori. L’8 novembre il progetto risulta già verificato e validato. La velocità dei progettisti scelti da Fellone è già storia. Il 14 novembre, la Giunta approva il progetto esecutivo. Il 15 novembre, il giorno successivo, parte la gara.
La velocità dei progettisti scelti da Fellone comincia a diventare una costante delle nostre letture. Peccato che quel progetto insistesse su un’area sottoposta a tutela paesaggistica, lungo la Fiumara La Terra. E l’autorizzazione paesaggistica non c’era. Possibile che nessuno se ne sia accorto? Il progettista? Il Rup? Il verificatore esterno pagato proprio per controllare il progetto?
RETI SRL VERIFICA, MA L’AUTORIZZAZIONE NON C’È
Qui ricompare Reti S.r.l., la società che abbiamo già incontrato. Per la verifica del Geoparco le viene riconosciuto un compenso di 9.749,56 euro, nonostante lo stesso Fellone avesse già verificato precedenti versioni dell’intervento. (vedi puntata 2)
La verifica di un progetto pubblico ha una funzione precisa. Tra le cose da accertare c’è anche l’acquisizione delle approvazioni e delle autorizzazioni previste per il livello progettuale sottoposto a controllo. Eppure il Geoparco viene verificato, validato, approvato, messo in gara, aggiudicato e infine consegnato all’impresa senza che l’autorizzazione paesaggistica sia stata acquisita. Quindi la domanda è: com’è possibile? che cosa è stato verificato?
Tra l’altro dagli atti pubblici pare che la stessa verifica e lo stesso importo ricompaiano più di una volta tra le liquidazioni. Il meccanismo dell’accordo quadro consente di attivare Reti srl progetto per progetto con una procedura molto snella, che non necessita di impegni preventivi. Sarà stata, dunque, semplicemente una svista, magari dentro un rapporto amministrativo tra Fellone e Reti srl diventato ormai così frequente?
PARTONO I LAVORI E SI SCOPRE CHE MANCA L’AUTORIZZAZIONE
Il 4 aprile 2025 i lavori del Geoparco risultano formalmente avviati. Il 7 aprile il gruppo consiliare Porte Aperte segnala alla Regione Basilicata che si sta intervenendo in un’area vincolata e chiede se esista l’autorizzazione paesaggistica. La risposta è netta: l’area è sottoposta a tutela paesaggistica, gli interventi non rientrano tra quelli esonerati e non risulta presentata alcuna richiesta di autorizzazione per il Geoparco. I lavori vengono sospesi.
Realizzare opere su un bene paesaggisticamente tutelato senza la prescritta autorizzazione non è una semplice irregolarità amministrativa. L’esecuzione di lavori su beni paesaggisticamente tutelati senza la prescritta autorizzazione può integrare il reato previsto dall’articolo 181 del Codice dei beni culturali e del paesaggio. Non siamo naturalmente noi a stabilire se nel caso concreto si sia consumato un reato. Ma è difficile non chiedersi come si sia potuti arrivare fino agli scavi con un progetto pubblico già verificato, validato e appaltato.
POI ARRIVA L’AUTORIZZAZIONE. MA C’È UN PROBLEMA
Dopo la sospensione il Comune presenta la richiesta di autorizzazione paesaggistica. Il provvedimento arriverà nel luglio 2025. Peccato che l’autorizzazione paesaggistica ordinaria dovrebbe precedere i lavori. La legge dice espressamente che chi interviene su un’area tutelata deve attendere il rilascio dell’autorizzazione e stabilisce inoltre che, fuori dai casi tassativi previsti dalla normativa, questa non può essere rilasciata in sanatoria dopo la realizzazione anche parziale delle opere. Quando il Comune presenta la domanda, però, il cantiere era già stato aperto ed erano già cominciate opere di sicurezza e primi scavi. Se i lavori erano già materialmente iniziati, come è stata sanata la situazione?
MA SOPRATTUTTO: QUALE PROGETTO È STATO AUTORIZZATO?
Poi arriva un’altra stranezza. L’autorizzazione ottenuta successivamente riguarda formalmente il Geoparco, ma contiene una prescrizione precisa sulla pensilina fotovoltaica, imponendo che i pannelli siano integrati nella struttura. Peccato che nel progetto esecutivo pubblico posto in gara non risulti nessuna pensilina. Quindi la domanda diventa molto semplice: quale progetto è stato effettivamente trasmesso per ottenere l’autorizzazione paesaggistica? Quello pubblico già andato in gara, approvato e validato? Se sì, perché l’autorizzazione contiene prescrizioni su un’opera che lì non compare? Oppure alla Regione è stata inviata una versione diversa?
LA VARIANTE: LAVORI DA 435 MILA A 735 MILA EURO
La storia, naturalmente, non finisce qui. Successivamente viene approvata una variante e il costo dell’intervento sale fino a 735 mila euro. Dalla delibera pubblica di approvazione della variante si apprende che tra gli elaborati figurano il “Particolare spogliatoio” e i “Particolari pensiline fotovoltaico”.
L’aumento dell’appalto è considerevole, si passa da 435 della gara iniziale a 735 mila euro. Quali esigenze sopravvenute hanno giustificato questa variante? Perché è stato ritenuto impraticabile ricorrere ad altro operatore per le lavorazioni supplementari affidate all’appaltatore originario? Ma c’è un altro aspetto da considerare.
L’autorizzazione del 2025 contiene una frase inequivocabile: «Eventuale variante dovrà essere preventivamente sottoposta ad autorizzazione paesaggistica». Quindi chiediamo: la variante da 735 mila euro è stata nuovamente autorizzata? Se sì, con quale relativo provvedimento?
E LE ALTRE AUTORIZZAZIONI?
L’autorizzazione paesaggistica acquisita a luglio 2025 dice anche un’altra cosa importante: vale sotto il profilo paesaggistico e lascia impregiudicati gli altri titoli eventualmente necessari. Il Geoparco è realizzato immediatamente a ridosso della Fiumara La Terra. È stata acquisita una specifica autorizzazione idraulica? È stato fatto uno studio sul deflusso delle acque meteoriche, sul drenaggio e sulla sicurezza idraulica dell’area? Quali presìdi vengono realizzati per evitare nuovi rischi? Dopo quanto già accaduto con il paesaggio, sembrano domande più che ragionevoli.
Infine c’è il nuovo spogliatoio a servizio delle piscine. Anche qui chiediamo soltanto di sapere se siano stati acquisiti tutti i pareri necessari per poter utilizzare realmente la struttura. L’Asp ha espresso il preventivo parere igienico-sanitario? La legge regionale lucana sulle piscine prevede, per nuovi impianti natatori e per ristrutturazioni o ampliamenti di quelli esistenti che comportino variazioni distributive o funzionali, il preventivo parere igienico-sanitario dell’Azienda sanitaria competente. È stata valutata la necessità del parere tecnico-sportivo del Coni? Sono state rispettate le prescrizioni impartite per gli scavi e per la sorveglianza archeologica? Perché costruire è soltanto metà del problema. L’altra metà è poter aprire.
RIEPOLOGHIAMO E CHIEDIAMO ALLA SINDACA
Per questo rivolgiamo direttamente alla sindaca di Calvello alcune domande alle quali sarebbe opportuno rispondere con protocolli, date e documenti. E siamo certi che lo farà.
Quale progetto è stato realmente allegato alla richiesta di autorizzazione paesaggistica? Era lo stesso progetto esecutivo posto a gara oppure no? Come ha potuto Reti srl verificare positivamente il progetto e come ha potuto il Rup validarlo e metterlo in gara senza il titolo paesaggistico? E perché lo stesso compenso di 9.749,56 euro pare ricomparire in più atti di liquidazione? La variante è stata preventivamente sottoposta alla nuova autorizzazione paesaggistica espressamente richiesta dal precedente provvedimento? È stata verificata la necessità dell’autorizzazione idraulica per le opere realizzate a ridosso della Fiumara La Terra e sono state rispettate le relative distanze e prescrizioni? Per lo spogliatoio e la rifunzionalizzazione delle piscine sono stati acquisiti, ove dovuti, il preventivo parere igienico-sanitario dell’Asp e quello tecnico-sportivo del Coni?
Si possono spendere 735 mila euro e arrivare persino alla conclusione dei lavori. Tuttavia, se domani, o magari tra qualche anno, dovessero emergere la mancanza di un’autorizzazione preventiva necessaria o una difformità tra quanto realizzato e quanto effettivamente assentito, il Comune potrebbe ritrovarsi con una struttura finita ma inutilizzabile. E a quel punto non parleremmo più di semplici anomalia procedurali e amministrative. Parleremmo di un danno enorme per l’Ente e per l’intera comunità. FINE SECONDA PARTE
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link
Michele Finizio
Source link




