Sul primo grappolo c’è un fiore che sembra aver preso parecchio spazio rispetto ai fratelli. È largo, schiacciato, ha troppi petali e al centro, al posto del solito pistillo sottile, mostra una struttura appiattita e disordinata. Lasciatelo lì e potreste ritrovarvi qualche settimana dopo con uno di quei pomodori enormi, costoluti e pieni di pieghe che richiedono una foto accanto alla bilancia prima ancora di finire nell’insalata.
Tra gli appassionati vengono chiamati megabloom. Il nome fa molto orto competitivo americano, il fenomeno però è botanica: dietro quei fiori esagerati ci sono anomalie nello sviluppo del meristema fiorale, predisposizione genetica e, in alcuni casi, temperature basse durante la formazione dei boccioli.
Il pomodoro gigante, insomma, comincia a diventare strano quando è ancora un fiore. Concimi miracolosi e segreti custoditi dal nonno possono accomodarsi un attimo.
Il pomodoro gigante nasce con troppe “stanze”
Tagliando un pomodoro si vedono le logge, le cavità interne che contengono semi e gelatina. Quante saranno viene deciso molto presto, quando il fiore è ancora in formazione. Ed è qui che alcune varietà partono avvantaggiate. Uno studio pubblicato su Plant Direct ha ricostruito il ruolo dei loci genetici lc e fas, selezionati durante la domesticazione del pomodoro e associati a un maggior numero di logge e a frutti più grandi. Un altro lavoro, pubblicato su PNAS, ha individuato nel gene ENO un ulteriore regolatore delle dimensioni del meristema fiorale. Più grande è questa piccola fabbrica di organi vegetali, più complessa può diventare l’architettura del fiore e del frutto.
Ecco perché il fenomeno si osserva più facilmente nelle varietà che producono già pomodori grandi, carnosi e molto costoluti. Un ciliegino parte da un altro progetto edilizio. Questo non significa che ogni Cuore di bue sia destinato a produrre un megabloom, né che ogni fiore deforme regalerà automaticamente un pomodoro da un chilo. La genetica prepara il terreno. Poi interviene l’ambiente.
Le notti fredde possono rendere il fiore ancora più strano
Nel 2019 alcuni ricercatori hanno coltivato una linea di pomodoro predisposta a produrre molti loculi sottoponendo le piante, durante diverse fasi della formazione dei boccioli, a temperature notturne di 10, 15 oppure 20 °C.
Dopo venti giorni, le piante esposte alle notti da 10 °C sviluppavano mediamente più logge e mostravano più anomalie nei fiori e nei frutti. Gli autori hanno collegato l’effetto all’accumulo di gibberelline, ormoni vegetali coinvolti nella crescita e nello sviluppo degli organi fiorali. Lo studio è stato pubblicato sull’International Journal of Molecular Sciences.
Qui conviene tenere il termometro lontano dalle ricette facili. L’esperimento riguardava una specifica linea multiloculare e condizioni controllate. Non significa che basti mettere le piantine al freddo per ordinare al pomodoro di superare il chilo.
Il rapporto tra basse temperature e deformazioni dei primi frutti è comunque ben conosciuto. La University of Maryland Extension segnala, per esempio, che il catfacing – la deformazione con profonde scanalature e cicatrici nella zona del fiore – compare soprattutto nelle cultivar a frutto grosso ed è favorito dall’esposizione a temperature inferiori a circa 10 °C dopo il trapianto. Non è quindi così strano trovare il campione di famiglia proprio tra i primi grappoli. Quel pomodoro si porta dietro le notti fredde vissute quando era poco più di un abbozzo.
Come riconoscere un megabloom
Bisogna guardare i boccioli prima ancora dei pomodori. Un possibile megabloom tende a essere molto più grosso degli altri fiori dello stesso grappolo, largo e appiattito. Quando si apre può mostrare un numero elevato di petali, sepali disposti in maniera irregolare e organi fiorali deformati o parzialmente fusi. Anche il centro del fiore può apparire molto più largo del normale.
Descriverlo semplicemente come “quattro o cinque fiori incollati insieme”, però, rischia di essere troppo comodo. L’aspetto può effettivamente ricordare una fusione di più fiori e possono esserci organi saldati, ma gli studi indicano alterazioni più profonde nello sviluppo del meristema e nella formazione delle strutture fiorali. Se l’impollinazione riesce, da quella geometria un po’ ubriaca può svilupparsi un frutto altrettanto irregolare: largo, schiacciato, costoluto, con molte logge e parecchie cicatrici. Il risultato può diventare enorme. Il “può” rimane fondamentale.
Vale la pena lasciarlo crescere?
Qui decide il proprietario dell’orto. Chi cerca una produzione regolare può eliminare i frutti molto deformati. La University of Maryland segnala che quelli pesantemente interessati dal catfacing possono maturare male e continuare nel frattempo a utilizzare risorse della pianta. Chi invece vuole vedere cosa succede può tranquillamente lasciarlo crescere. Quando il peso aumenta può essere utile sostenere il frutto e soprattutto il peduncolo, evitando che si spezzi.
Serve anche un po’ di disciplina con l’acqua. I pomodori grandi e irregolari possono essere particolarmente fastidiosi quando arrivano le spaccature: due settimane di terreno secco, poi una bella annaffiata o un temporale, e quella buccia già tesa riceve un pessimo aggiornamento.
La University of Minnesota Extension indica proprio la rapida disponibilità d’acqua dopo periodi asciutti tra le condizioni che favoriscono il cracking. Irrigazioni più regolari e pacciamatura aiutano a limitare gli sbalzi di umidità.
Le deformazioni, da sole, non rendono il pomodoro pericoloso da mangiare. Un frutto con catfacing lieve può essere consumato eliminando le zone rovinate, purché non siano comparsi marciumi o infezioni secondarie. La faccia può essere discutibile. Il sugo raramente se ne accorge.
I semi conserveranno il superpotere?
Solo in parte. Se il pomodoro appartiene a una varietà stabile, conservare i semi di un frutto grosso può avere senso perché alcuni caratteri legati alle dimensioni e al numero delle logge hanno una forte componente genetica. I lavori su lc, fas ed ENO lo mostrano piuttosto chiaramente.
Il singolo megabloom, però, dipende anche dalle condizioni nelle quali quel preciso fiore si è formato. Conservare i semi non garantisce di ritrovare lo stesso fiore gigante l’anno successivo. E se il pomodoro proveniva da una varietà ibrida, la discendenza può presentare caratteristiche parecchio diverse dalla pianta madre.
Resta quindi quel bocciolo sproporzionato che compare tra fiori perfettamente normali. Si può tagliare e continuare a coltivare pomodori più ordinati. Oppure lasciarlo lì. Se diventerà un mostro da un chilo lo scopriremo settimane dopo. Lui, però, aveva cominciato a prepararsi molto prima.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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