Giorgia Meloni ed il centrodestra non ne erano convinti: il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza è una montagna di debiti sulle spalle dei cittadini. La norma parla chiaro: i soldi per rimodernare l’Italia vanno restituiti quasi tutti, solo un terzo è a fondo perduto. C’è chi li ha usati per rifare le reti e gli impianti energetici: il Pnrr se lo ripaga con i risparmi sulla bolletta. Altri hanno scelto asili e scuole in un territorio dove le culle sono sempre più vuote: dovranno inventarsi come restituirli. Non domani. Adesso che è arrivato il momento di fare i conti.
Nelle ore scorse è circolato il dato contenuto nel dossier per Camera e Senato elaborato sulla base della banca dati ReGis. Il dato del 17,3% emerso ieri racconta la performance di tutti gli enti pubblici e privati che operano sul territorio laziale: Comuni, ASL, Province, soggetti privati e Regione insieme. Ma come sta la Regione Lazio? A che punto sono i progetti gestiti dalla Giunta del presidente Francesco Rocca e governati dall’assessore al Bilancio Giancarlo Righini? (Leggi qui: PNRR, il Lazio è tra i peggiori d’Italia? Cosa dice in realtà la classifica).
Quello che emerge dallo scorporato sulla Regione come ente appaltante diretto è un’altra misurazione, complementare e non alternativa. Che racconta qualcosa di diverso: la capacità specifica della macchina regionale di gestire i fondi che le sono stati assegnati direttamente.
Il quadro: 57,7% ammesso, 86,3% impegnato
Alla data del 30 luglio 2026, sui 2 miliardi 4 milioni 274mila 675 euro di finanziamento PNRR assegnati alla Regione come soggetto attuatore diretto, il 57,7% (pari a 1,16 miliardi) risulta già ammesso a pagamento secondo la banca dati ReGiS. L’86,3% (cioè 1,73 miliardi) è impegnato nel sistema contabile SICER. Il 38,2% (pari a 764,8 milioni) è effettivamente pagato.
Tre numeri che raccontano tre fasi di una stessa storia: la Regione ha caricato la pipeline quasi completamente, ha ottenuto l’ammissione a pagamento di oltre metà delle risorse, ma il flusso di cassa effettivo è ancora a un terzo. Il motore è acceso e gira, ma non ha ancora trasferito tutta la potenza alle ruote.
La sanità pesa il 61,5% e performa al 68%
Il dato che spiega più di ogni altro la performance complessiva è la composizione del portafoglio. La Direzione Salute e Integrazione Sociosanitaria gestisce da sola 1,23 miliardi di euro: il 61,5% di tutto il PNRR regionale. E su queste risorse il 68,2% risulta già ammesso a pagamento, con 471 milioni effettivamente pagati.
Dentro questo miliardo e oltre convivono situazioni molto diverse. Le grandi apparecchiature ospedaliere (102 milioni) hanno raggiunto il 95,3% di pagamenti ammessi: praticamente tutto.
L’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI, quasi 395 milioni) è al 100% dei pagamenti ammessi.
Le Centrali Operative Territoriali al 90%. Questi tre interventi da soli valgono 600 milioni e sono quasi completamente a regime.
Il rallentamento viene altrove: la digitalizzazione del Fascicolo Sanitario Elettronico (55 milioni) è al 10,6% ammesso; la Telemedicina (42 milioni) al 4,6%. Sono progetti tecnologici complessi, con iter di implementazione più lunghi.
E le Case della Comunità (158 milioni) sono al 45,2%, con la nota che i pagamenti vengono inseriti dai sub-attuatori (le ASL) e la Regione eroga successivamente. È esattamente il meccanismo che spiega i ritardi apparenti: i cantieri ci sono, stanno concludendo, ma il flusso contabile segue con uno sfasamento fisiologico.
I trasporti quasi al 100%, la Direzione Generale oltre il 97%
Tra le performance eccellenti spiccano due direzioni. La Direzione Trasporti (che gestisce 75 milioni tra rinnovo flotte treni e parco ferroviario) ha il 96,5% dei fondi ammessi a pagamento.
La Direzione Generale, con i 26 milioni destinati agli esperti delle politiche attive, è al 97,7% ammesso e al 98,1% pagato.
La Direzione Agricoltura segna il 90,5% ammesso, anche se i pagamenti effettivi sono a zero perché le risorse non transitano nel bilancio regionale: è solo monitoraggio.
I punti deboli: Ambiente, Giubileo, Sistema Duale
Tre aree mostrano criticità reali. La Direzione Ambiente gestisce 65 milioni tra bonifica siti orfani e gestione del rischio alluvionale, ma i pagamenti ammessi si fermano al 15,2%. La Direzione Istruzione vale 454 milioni — il 22,7% del totale — ma è al 28,2% di pagamenti ammessi. Dentro questo dato c’è il caso più preoccupante: il Sistema Duale (35,9 milioni) ha pagamenti ammessi per soli 200mila euro, pari allo 0,5%. Un intervento praticamente fermo.
La Direzione Affari della Presidenza gestisce 1,7 milioni per i Percorsi Giubilari 2025 ma ha ammesso a pagamento appena 93mila euro, il 5,5%. Un cantiere di promozione turistica legato all’Anno Santo che sul fronte PNRR non sembra ancora ingranato.
Due misurazioni diverse, due storie diverse
Il quadro che emerge dallo scorporato regionale non si confronta direttamente con il 17,3% territoriale: sono due misurazioni diverse. Il primo fotografa tutti i soggetti attuatori sul territorio laziale; il secondo misura esclusivamente la macchina regionale. Detto questo, la Regione come ente ha impegnato quasi 9 euro su 10 del proprio portafoglio PNRR e ha ottenuto l’ammissione a pagamento di quasi 6 euro su 10.
Il collo di bottiglia non è l’avvio dei progetti (il pipeline è pieno) ma la velocità con cui i pagamenti effettivi seguono gli impegni. In un portafoglio dominato per il 61% dalla sanità, dove i sub-attuatori sono le ASL e i pagamenti regionali seguono quelli delle aziende, questo sfasamento è in parte strutturale e in parte fisiologico. Le inaugurazioni di questi giorni (Case della Comunità, ospedali di comunità, apparecchiature consegnate) stanno accelerando la chiusura di quel gap. I prossimi mesi diranno se la macchina regionale riuscirà a portare il tasso di pagamento effettivo dalla soglia attuale del 38% verso quella degli impegni, che è già oltre l’86%.
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