Le tendenze che stanno ridefinendo il mercato del GNL sono state al centro dell’evento di respiro internazionale organizzato da Vanzetti Engineering e culminato con il test della nuova pompa criogenica sommersa estraibile ESK-IMO
Vanzetti Engineering ha ospitato in giugno un evento internazionale dedicato alle tendenze di mercato nel GNL e, in particolare, allo sviluppo degli Small-Scale LNG Terminal/FSRU e bunkering. In questa occasione l’azienda ha finalizzato i test della nuova pompa criogenica sommersa estraibile ESK-IMO, una soluzione progettata per rispondere perfettamente alle sfide tecnologiche di questi segmenti.
L’evento
Organizzato tra le Langhe e la sede di Vanzetti Engineering, l’evento ha riunito partner industriali, clienti, associazioni e fondazioni nazionali ed internazionali focalizzate sul GNL come Assogasliquidi, IGU e EPRINC, ed esperti internazionali di ricerca di mercato in ambito navale come Clarksons Research, offrendo un’occasione di confronto sulle prospettive del gas naturale liquefatto e sulle tecnologie per l’evoluzione energetica.
“Dalla crescita del commercio globale di GNL e degli Small-Scale Terminal allo sviluppo del bunkering marittimo, fino alla diffusione del bioGNL, il messaggio emerso dall’evento è molto chiaro: il settore sta attraversando una fase di profonda evoluzione e richiede tecnologie sempre più efficienti, affidabili e orientate alla sostenibilità. In questo scenario, soluzioni come la pompa estraibile ESK-IMO svolgono un ruolo strategico nel supportare la prossima generazione di infrastrutture GNL a livello globale”, ha commentato Valeria Vanzetti Ghio, Amministratore Unico di Vanzetti Engineering.
Il GNL nello scenario energetico globale
I contributi e il confronto tra i partecipanti hanno delineato un quadro dettagliato dell’attuale scenario energetico, evidenziando come il mercato globale del gas ha subito una profonda trasformazione negli ultimi anni per rispondere alle crescenti esigenze di sicurezza energetica, diventando a pieno titolo il “Fuel della Transizione”.
In particolare, la rivoluzione dello shale gas ha ridefinito gli equilibri mondiali, posizionando gli Stati Uniti come il principale produttore globale di gas naturale e petrolio: l’efficienza produttiva è aumentata enormemente negli ultimi 10 anni, raddoppiando la produzione del GNL con una riduzione del numero dei pozzi in operazione (da 1500 a 100). La capacità di esportazione del GNL americana, oggi pari a circa 150 milioni di tonnellate annue, potrebbe raggiungere i 250-270 milioni di tonnellate entro il 2031.
Tutto questo avviene in un quadro di crescita esponenziale dei consumi, dove l’intelligenza artificiale si conferma il principale driver della domanda energetica. L’aumento dei data center richiede, infatti, quantità sempre maggiori di energia e sta spingendo gli operatori tecnologici a ricercare fonti di approvvigionamento dedicate e affidabili, aprendo nuove prospettive anche per il gas naturale.
Il gas naturale riveste dunque un ruolo cruciale nel garantire la sicurezza energetica, la continuità delle forniture e il supporto verso sistemi energetici a minori emissioni.
In quest’ottica, si esce dal concetto di Transizione Energetica per entrare in quello di Evoluzione del “Gas con la G maiuscola” in cui nuove fonti tra cui biometano, metano sintetico e idrogeno si integrano progressivamente a quelle esistenti per soddisfare la crescente domanda mondiale di energia guidando progressivamente la decarbonizzazione.
L’importanza di questo scenario è confermata dal commercio globale di GNL, passato da circa 240 milioni di tonnellate nel 2015 a oltre 440 milioni nel 2024, un dato che sottolinea la necessità di una pianificazione di lungo periodo per mitigare la volatilità del mercato.
Il ruolo strategico degli Small-Scale Terminal e FSRU
La grande quantità di GNL che avremo a disposizione dovrebbe favorire varie applicazioni, tra cui quella dei terminali GNL su piccola scala, infrastrutture sempre più strategiche per rendere il gas liquefatto accessibile a porti, industrie e aree non servite dalle grandi infrastrutture.
Durante l’evento è stato evidenziato come il numero di small-scale terminal continui a crescere in molte regioni del mondo, sostenuto dalla necessità di sviluppare sistemi energetici più flessibili e resilienti. In base ai dati illustrati dall’International Gas Union, circa il 40% degli impianti di liquefazione attualmente in costruzione nel mondo rientra nella categoria small-scale, con capacità fino a 3 milioni di tonnellate annue.
La crescita degli small-scale terminal è favorita non soltanto dai minori costi di investimento, ma anche da tempi di autorizzazione e realizzazione sensibilmente più rapidi rispetto ai terminal convenzionali. Le prospettive più interessanti riguardano mercati emergenti come India, Indonesia e diversi Paesi africani, dove urbanizzazione e crescita demografica stanno facendo aumentare rapidamente il fabbisogno energetico.
In parallelo, le Floating Storage and Regasification Unit (FSRU) stanno assumendo un ruolo sempre più strategico nel garantire flessibilità e sicurezza energetica, soprattutto in Europa dove hanno contribuito a diversificare gli approvvigionamenti dopo la riduzione dei flussi provenienti dalla Russia. Tra gli aspetti tecnologici più innovativi emersi durante l’evento vi è il crescente interesse verso il recupero della cosiddetta “cold energy” generata durante i processi di rigassificazione del GNL. Questa energia può essere valorizzata in diverse applicazioni industriali, dalla produzione di ghiaccio secco alla separazione dell’aria, fino al raffreddamento di data center situati in prossimità dei terminali.
La crescita del bunkering GNL
Un altro tema centrale del confronto è stato il futuro del bunkering GNL, considerato da molti operatori uno dei principali fattori di crescita della domanda di gas liquefatto nel prossimo decennio. Circa il 60% delle nuove ordinazioni di navi alimentate con carburanti alternativi riguarda soluzioni GNL, confermando il ruolo centrale di questo combustibile nel percorso di decarbonizzazione del trasporto marittimo, favorito anche dall’evoluzione del quadro normativo internazionale e dagli obiettivi di riduzione delle emissioni imposti dall’IMO (International Maritime Organization) e dalle politiche europee.
Le analisi presentate evidenziano il consolidamento del GNL come combustibile marittimo:
a oggi, oltre 1.500 navi sono già compatibili con il GNL (LNG fuel capable), con una proiezione che supera le 3.500 unità entro il 2030, mentre la flotta dedicata al bunkering è destinata a raggiungere le 80 unità entro il 2028.
L’adozione delle nuove linee guida per il bunkering e il completamento delle infrastrutture dedicate sono destinati a favorire ulteriormente la diffusione del GNL nel trasporto marittimo. Non mancano tuttavia elementi di incertezza, legati sia alle future politiche globali sul prezzo del carbonio che alle tensioni geopolitiche che interessano aree strategiche come lo Stretto di Hormuz, capaci di influenzare le rotte commerciali e i costi di trasporto.
Trasporto pesante e bioGNL
Nel contesto italiano, il mercato sta beneficiando dell’espansione delle infrastrutture costiere e dei depositi, con il settore del trasporto pesante che si pone come il driver principale per l’implementazione degli Small-Scale LNG Terminal. Questo comparto, che assorbe circa il 70% dei consumi del settore attraverso una flotta di 5.300 mezzi e 177 stazioni di rifornimento, rappresenta oggi il cuore pulsante di tale applicazione.
Il vero game changer per la sostenibilità del settore è rappresentato dal bioGNL:
una soluzione chiave per la decarbonizzazione del trasporto merci che abbatte le emissioni mantenendo la piena compatibilità con le infrastrutture attuali. L’efficacia di questa transizione dipende però da un quadro normativo europeo più armonizzato; in tal senso, il modello tedesco rappresenta un benchmark fondamentale, avendo già implementato incentivi mirati che stanno accelerando l’adozione di veicoli alimentati a bioGNL.
ESK-IMO: la risposta tecnologica di Vanzetti Engineering
La crescita dei terminali small-scale, delle unità FSRU e delle attività di bunkering richiede tecnologie in grado di garantire continuità operativa, efficienza e semplicità di manutenzione.
Per rispondere a queste esigenze, Vanzetti Engineering ha sviluppato la pompa sommersa estraibile della serie ESK-IMO e il 9 giugno ha invitato gli ospiti dell’evento nella propria sede di Cavallerleone per assistere ad un test dimostrativo del nuovo prodotto.
La serie ESK-IMO nasce dall’esperienza maturata dall’azienda con la pompa criogenica sommersa ARTIKA, che conta oltre 1.500 unità installate in applicazioni marine, ereditando quindi l’affidabilità e la qualità di un prodotto già riconosciuto e consolidato sul mercato.
La pompa ESK-IMO è stata progettata per rispondere alle esigenze operative di terminali di piccola taglia o per l’utilizzo in ambito navale come Cargo/Stripping pump per lo svuotamento dei serbatoi in caso di malfunzionamento e/o necessaria manutenzione sulle pompe principali.
La gamma comprende i modelli ESK-IMO 230, ESK-IMO 300 ed ESK-IMO 400, con capacità che raggiungono rispettivamente 85, 300 e 550 m³/h, coprendo le esigenze delle principali applicazioni GNL emergenti.
ll valore distintivo della serie ESK-IMO risiede nell’integrazione di un processo di validazione avanzato, basato su un bench-test progettato e sviluppato ad hoc per questa specifica gamma, a garanzia di prestazioni costanti e certificate.
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