L’appuntamento da segnalare oggi dal fitto palinsesto del g8genova.it andando verso il venticinquennale, si intitola Contro l’oblio e succede alle 18.30 alla Brigata Alice (Vico Superiore di Pellicceria). L’incontro sarà con due giovani e bravissime ricercatrici che in quei giorni di Genova erano bambine: Giulia Carati che nel 2001 aveva solo 3 anni e Lisa Riccetti che ne aveva solo due di più.
Ed eccole ora insieme per questo dibattito sulla “manipolazione dell’informazione e la memoria delle vittime” promosso dal Comitato Piazza Carlo Giuliani insieme ad Amnesty International proprio a partire dai loro libri: quello di Giulia Carati dal titolo Sconvolgenti Analogie, una storia giudiziaria degli omicidi Lorusso e Giuliani, fresco di stampa per Derive e Approdi; mentre quello di Lisa Riccetti, Il linguaggio della tensione, la manipolazione mediatica del G8 di Genova è uscito nel 2023 per la casa editrice Cronache Ribelli con la prefazione di Mark Covell e resta più che mai attuale oggi.
Due libri e due tragitti personali che hanno in comune non poche cose, a cominciare dal fatto che entrambe le autrici hanno vinto in due diverse edizioni il Bando per la Miglior tesi di Laurea che il Comitato Piazza Carlo Giuliani mette in palio per elaborati “in tema”: la tesi di Giulia Carati è stata premiata l’anno scorso mentre Lisa Riccetti si era qualificata nell’anno precedente. E per entrambe immergersi in queste storie è stata un’esperienza sconvolgente: “è stato incredibile rileggere gli articoli e rivedere i filmati dell’epoca, da non credere che il nostro paese possa essere stato teatro di una tale macelleria nel caso del G8 e di una simile macchina repressiva e poi amnesia nel caso di Francesco Lorusso” è quanto, con parole più o meno simili, mi confermano per telefono.
L’altra circostanza che Giulia e Lisa hanno in comune è il “Centro di Documentazione dei Movimenti Francesco Lorusso e Carlo Giuliani”, meglio noto a Bologna come Vag 61 con sede in Via Paolo Fabbri, che in momenti diversi è stato per entrambe il punto di partenza, anzi il vero e proprio incubatore del loro percorso di ricerca.
“Nel mio caso il lavoro è iniziato con il tirocinio curriculare che mi è capitato di svolgere in quella sede nel 2021, che per il G8 era l’anno del 20ale e proprio In quel periodo il Centro si trovò a ricevere un’immensa mole di documentazione dopo che l’archivio genovese era stato costretto a chiudere” rievoca Lisa Riccetti.
“Fino a quel momento il G8 di Genova era stato per me solo una data, sebbene sapessi della morte di Carlo Giuliani e fossi consapevole del ruolo di spartiacque, tra un ‘prima’ e un ‘dopo’. Ma fu proprio grazie alle iniziative che il centro organizzò per il ventennale, film, dibattiti, presentazioni, che sentii l’esigenza di approfondire una serie di aspetti, in particolare le dinamiche legate alla comunicazione: come i media avevano contribuito a creare il linguaggio della tensione e di fatto partecipato al precipitare degli eventi.
In particolare il mio lavoro è incentrato sulla ricerca delle parole più utilizzate dalle principali testate italiane nei giorni precedenti, durante e successivi al G8, per elaborare una riflessione sulle ‘macrocategorie’ e i ‘personaggi’ che la stampa di volta in volta decise di mettere sotto i riflettori. E devo dire che passando in rassegna il copioso materiale e la rassegna stampa delle varie testate, sono rimasta colpita e in alcuni casi disgustata dalla campagna mediatica che si scatenò intorno al G8, con il chiaro obiettivo di screditare quell’enorme movimento che a Genova si era dato appuntamento per manifestare dissenso contro politiche liberiste e di sfruttamento, che erano già inaccettabili allora e lo sono più che mai oggi.
E infatti il mio lavoro non si limita a evidenziare gli allarmismi, le clamorose fake news, la tensione orchestrata dai media già da mesi prima del G8; ma cerca di rendere i tanti aspetti di complessità, dinamismo e anche innovazione, creatività, immaginazione che caratterizzarono quel mosaico di movimenti, e che rappresentano per me e per tanti giovani della mia generazione il lato più coinvolgente, una vera ispirazione. Il G8 di Genova è stato sì un trauma, strumentalizzazione mediatica, malagestione dell’ordine pubblico, violenza di Stato; ma è stato anche un momento di convergenza, solidarietà, condivisione, internazionalizzazione che sarebbe importante rimettere in moto e non solo rievocare.”

“Dei fatti di Genova già sapevo dai miei genitori, che nel 2001 erano abbastanza vicini ai Movimenti NoGlobal e se non fosse stato per me che avevo solo tre anni sarebbero andati al GenoaSocialForum” è il racconto di Giulia. “Di Francesco Lorusso invece venni a sapere dal padre di una mia amica, che quei giorni, nella Bologna del ’77, li aveva vissuti. Fu lui a suscitare il mio interesse non solo per le circostanze dell’omicidio ma per ciò che ne seguì, il procedimento giudiziario, gli insabbiamenti, il non esito di giustizia, la totale amnesia. Una ricerca devo dire molto impegnativa emotivamente e per alcuni aspetti angosciante: vergognoso rendersi conto di come sono andate le cose sia nel caso di Lorusso che di Carlo Giuliani, ed è stato fondamentale per me l’incontro con la famiglia Giuliani, il loro sostegno.
Non meno fondamentale il sostegno dei compagni del ‘Centro di Documentazione’ di Bologna, e della mia stessa relatrice per la Tesi, che aveva partecipato ai giorni di Genova, coinvolta negli scontri di Via Tolemaide. L’idea di mettere a confronto i due casi nonostante i 24 anni che li separano, nasce proprio dall’analisi del procedimento giudiziario sul caso Lorusso: la decisione di ‘archiviare’ creò il precedente per l’analoga ‘soluzione’ sul caso di Carlo. La cosa sconvolgente è proprio la meccanicità di questa ‘logica’, adottata per liquidare entrambi i casi nonostante l’inaccettabilità in termini di giustizia.”
L’altro appuntamento di oggi e durante il week end:
Apre oggi e prosegue fino al 30 luglio al MAIIIM Lab di Genova (Calata Andalò Di Negro 15) la mostra Punti di Vista – Dal G8 di Genova alle pratiche forensi contemporanee. Sostenuto dal Comune di Genova e curato da Carlo A. Bachschmidt il progetto riflette sul fondamentale valore che la raccolta di foto, filmati e quant’altro anche amatoriali, può avere nei procedimenti giudiziari, come appunto è successo per il G8 di Genova che in certo senso inaugurò questo tipo di attivismo finalizzato alle indagini forensi, in difesa delle parti civili (nel caso di Genova i manifestanti pestati, torturati, o solo ingiustamente arrestati) e contro l’omertà.
A 25 anni di distanza da quel monumentale lavoro di controinchiesta ecco che “la memoria del G8 può diventare uno strumento di riflessione sul presente, per il ruolo davvero centrale delle immagini nella ricostruzione dei fatti, nei processi giudiziari e nel dibattito pubblico. Per la prima volta in modo sistematico, fotografie, video amatoriali e registrazioni audio furono raccolti, sincronizzati e analizzati all’interno di procedimenti giudiziari complessi. Da quell’esperienza emersero pratiche di controinchiesta visiva che, pur sviluppate in forma sperimentale, anticiparono alcune metodologie oggi utilizzate a livello internazionale nell’ambito delle investigazioni forensi con l’ausilio delle immagini.”
Un progetto che si articola in due parti concepite come un unico percorso:
- Frame G8 – Quattro punti di vista, un solo evento in cui si evidenza il ruolo delle immagini del G8 di Genova come origine delle pratiche di contro-inchiesta visiva;
- Video & Image Forensic – Casi di investigazione internazionali, che documenta lo straordinario lavoro di Forensic Architecture, gruppo di ricerca multidisciplinare con base alla Goldsmiths University di Londra, ultimamente molto impegnato sul fronte della pulizia etnica tra Gaza e Cisgiordania e infatti questa sezione presenterà alcuni ‘casi di studio’ tra cui ‘Cartografia di un Genocidio’ e ‘L’uccisione di Hind Rajab’.
In tema di Forensic investigation oggi, sempre al MAIIIM, segnaliamo il talk Lunedì 13 luglio h 21: con contributi di Davide Piscitelli ricercatore di Forensic Architecture, Enrico Zucca che fu il pm del processo per la scuola Diaz, Christian Vittorio Maria Garavello, critico e ricercatore, che presenterà il libro Estetiche Investigative di Eyal Weizman, tra i fondatori di ‘Forensic Architecture’. Nel ruolo di moderatore il giornalista di Repubblica Marco Preve.
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