Dal 2028 il bollo auto seguirà il mese di immatricolazione: cambiano scadenze, noleggio e fermo amministrativo, non gli importi dovuti
Un’auto immatricolata il 12 marzo 2028 avrà il primo bollo da pagare entro il 30 aprile. Dall’anno successivo, marzo diventerà il suo mese di riferimento per i rinnovi. È la novità più visibile della riforma del bollo auto approvata in esame definitivo dal Consiglio dei ministri nella riunione del 4 agosto e comunicata il giorno successivo. Gli importi restano legati a potenza, classe ambientale e disciplina regionale. Il portafoglio, insomma, rimane al suo posto. A cambiare è soprattutto il calendario.
Il provvedimento rientra nel decreto legislativo sui tributi regionali e locali e sul federalismo fiscale regionale, già passato al vaglio del Parlamento come Atto del Governo n. 276. Nel parere reso il 3 agosto 2026, la Commissione Finanze del Senato ha chiesto di differire al 1° gennaio 2028 le nuove regole sulla tassa automobilistica, rinviando quindi una riforma che nelle versioni precedenti avrebbe dovuto partire prima.
Il mese di immatricolazione diventa la data da ricordare
Oggi il sistema è meno uniforme di quanto possa sembrare. In molte Regioni il primo bollo di un veicolo nuovo va pagato entro la fine del mese di immatricolazione; se la targa arriva negli ultimi dieci giorni, il termine può slittare alla fine del mese successivo. Lombardia e Piemonte applicano già una regola diversa: il primo versamento può essere effettuato entro l’ultimo giorno del mese seguente. Lo riepiloga anche ACI nella guida alle scadenze 2026.
Dal 2028 la nuova disciplina porta questo meccanismo verso una regola comune: il primo pagamento sarà dovuto entro l’ultimo giorno del mese successivo a quello di immatricolazione. Per i rinnovi, invece, il termine cadrà nell’ultimo giorno del mese in cui il mezzo è stato immatricolato. Una macchina targata a marzo, quindi, avrà il primo appuntamento entro aprile e poi tornerà a fare i conti con il bollo ogni marzo. Lo schema era già descritto nella documentazione parlamentare dell’Atto del Governo n. 276; nell’agosto 2026 il Senato ne ha chiesto lo slittamento temporale al 2028.
Per le auto già in circolazione non scatterà quindi un grande rimescolamento collettivo delle scadenze. Continueranno a pesare le regole già applicabili e l’autonomia regionale. È un dettaglio abbastanza importante, visto che il bollo rimane un tributo regionale e basta spostarsi da una Regione all’altra per trovare differenze su tariffe, agevolazioni e calendari.
Il decreto mantiene inoltre uno spazio per i pagamenti quadrimestrali: le Regioni potranno prevederli per determinate categorie di veicoli, facendo comunque partire il conteggio dal mese di immatricolazione. La semplificazione, evidentemente, conserva qualche cassetto regionale.
Fermo amministrativo, il bollo continua a maturare
Una delle precisazioni più rilevanti riguarda i veicoli sottoposti a fermo amministrativo fiscale. Il decreto stabilisce che il fermo disposto dall’agente della riscossione non sospende l’obbligo tributario: il mezzo può restare bloccato, la tassa continua a correre. La disposizione era già contenuta nello schema esaminato dal Senato, dove veniva chiarito espressamente che il fermo amministrativo fiscale non interrompe il pagamento del bollo.
Questo passaggio merita attenzione perché bollo e possibilità materiale di usare l’automobile seguono due binari diversi. Il tributo è legato al possesso e alla posizione registrata del veicolo; avere l’auto ferma per una procedura di riscossione non equivale automaticamente a far sparire l’obbligazione fiscale. Una macchina che non si muove può quindi continuare ad avere una vita tributaria piuttosto attiva.
Noleggio a lungo termine, cambia la Regione che incassa
La riforma mette mano anche al noleggio a lungo termine e alle flotte aziendali. Per le persone giuridiche, quando la sede legale è diversa da quella in cui viene svolta la gestione ordinaria in via principale dell’attività, sarà quest’ultima a determinare la Regione cui spetta il gettito della tassa automobilistica. La norma riguarda quindi l’organizzazione effettiva dell’impresa; non significa inseguire la singola automobile sulla cartina per scoprire dove abbia trascorso più chilometri. La formulazione compare nella documentazione parlamentare del provvedimento.
Un passaggio arriverà prima del resto. Dal 1° gennaio 2027 i contratti di locazione a lungo termine senza conducente dovranno essere annotati anche al Pubblico Registro Automobilistico. La Commissione Finanze del Senato ha richiamato espressamente questa nuova registrazione nel parere sul decreto.
Cambia anche la gestione delle auto acquistate dai commercianti per la rivendita: l’interruzione dell’obbligo di versare il bollo viene collegata alla corretta trascrizione del trasferimento al PRA entro i termini previsti. L’obiettivo dell’intero pacchetto è rendere più lineare il passaggio delle informazioni tra registri, contribuenti e Regioni, terreno sul quale per decenni la tassa automobilistica ha coltivato una discreta collezione di eccezioni.
Quanto si pagherà, invece, resta un’altra storia. La riforma non cancella il bollo, non elimina il superbollo e non introduce uno sconto generalizzato. Nel 2028, per molti automobilisti, la novità più concreta sarà molto meno spettacolare: guardare il mese scritto sulla prima immatricolazione e ricordarselo una volta l’anno. Per il fisco italiano, quasi minimalismo.
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Ilaria Rosella Pagliaro
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