Dentiere, casa e stipendi: la piccola manovra dei bonus. Il taglio Irpef resta senza soldi


ROMA — Un aiuto per la dentiera, uno sconto sui lavori in casa, meno tasse sugli aumenti di stipendio. La manovra da 23,5 miliardi prende forma soprattutto attraverso bonus e agevolazioni mirate. Il taglio dell’Irpef per il ceto medio, invece, sembra allontanarsi: nelle tabelle del governo non c’è uno stanziamento specifico e i soldi destinati all’intero capitolo fiscale non bastano a finanziare la promessa. Per il resto, i documenti ufficiali fissano le somme e lasciano aperte le scelte. Il Dpfp rinviava al Documento programmatico di bilancio per conoscere gli interventi. Il Dpb rinvia ancora, questa volta al confronto con Bruxelles sul perimetro delle spese energetiche ammesse alla flessibilità. In mezzo, le proposte dei partiti e dei ministri.

Famiglie: cinque miliardi, dal bonus mamme agli aiuti per gli studenti

È il capitolo più consistente: circa cinque miliardi nel 2027 per «politiche per la famiglia e spesa sociale». Il Dpb promette di tutelare il potere d’acquisto, soprattutto dei nuclei più fragili, senza precisare come saranno distribuite le risorse.

Tra le ipotesi c’è la conferma del bonus per le mamme lavoratrici: nella versione del 2026 vale 60 euro al mese, fino a 720 euro l’anno. La proroga dovrà essere coordinata con l’esonero contributivo previsto dal 2027. Sul tavolo anche il rinnovo degli incentivi alle assunzioni di giovani, donne e lavoratori svantaggiati.

La relazione sullo scostamento aggiunge un altro possibile tassello: agevolazioni per favorire l’utilizzo dei mezzi pubblici da parte degli studenti. Nessun importo individuale, nessuna soglia di accesso. La formula usata per gli aiuti energetici alle famiglie è ancora più generica: un contributo per interventi conformi alle indicazioni europee. La carta alimentare «Dedicata a te», invece, ha già risorse stanziate anche per il 2027: la sua prosecuzione non sarebbe una novità di questa manovra.

Stipendi: meno tasse sugli aumenti contrattuali

Uno degli interventi più probabili è la prosecuzione della tassazione agevolata sugli aumenti riconosciuti dai rinnovi contrattuali. Giorgetti ha indicato questa strada per sostenere il potere d’acquisto: lasciare una quota maggiore degli incrementi nelle buste paga.

L’ipotesi è confermare il prelievo al 5%, valutando anche un ampliamento della platea rispetto all’attuale limite di reddito di 33 mila euro per i dipendenti privati. Nel confronto entrano inoltre le agevolazioni per il lavoro notturno, festivo e su turni. Resta da capire quali interventi saranno rifinanziati e con quali requisiti.

Giovani: tassa ridotta sugli aumenti o primo lavoro senza Irpef

Le proposte sono diverse. Una riguarda una flat tax al 5% sugli incrementi salariali dei giovani: lo sconto si applicherebbe alla crescita dello stipendio, non all’intera retribuzione. È una delle ipotesi circolate per gli under 35, con l’obiettivo dichiarato di rendere più conveniente restare a lavorare in Italia.

Forza Italia chiede invece una no tax area per chi entra nel mercato del lavoro. Tajani ha parlato di agevolazioni fino a 35 anni, mentre altre formulazioni della proposta indicano gli under 30. Età, durata e soglie non sono ancora definite. Anche questa misura va distinta dagli sgravi contributivi alle imprese che assumono: la prima riduce le tasse del lavoratore, i secondi il costo dell’assunzione per l’azienda.

Fisco: il taglio Irpef non trova copertura

Alle misure fiscali il Dpb assegna circa 2,2 miliardi nel 2027. L’estensione dell’aliquota Irpef del 33% dai redditi di 50 mila euro a quelli di 60 mila, promessa soprattutto da Forza Italia, costerebbe da sola circa 2,6 miliardi. Lo stanziamento complessivo è dunque inferiore al fabbisogno della singola misura.

Nelle tabelle non compare una voce dedicata. Il taglio non è formalmente cancellato, ma allo stato non ha una copertura riconoscibile. Anche la detassazione delle tredicesime, sostenuta dagli azzurri per i redditi più bassi e per i pensionati, resta una richiesta politica senza finanziamento definito.

Casa e investimenti: ecobonus al 65%, contributi al fotovoltaico

Tra le ipotesi più discusse c’è l’aumento al 65% dell’ecobonus per i lavori di risparmio energetico sull’abitazione principale. Un’alternativa meno costosa sarebbe confermare le agevolazioni attuali, evitando la riduzione prevista dal prossimo anno. Ma il 65% non è ancora una misura approvata: condizioni, interventi ammessi e limiti di spesa dovrebbero essere scritti nella legge di bilancio.

Qui pesa il negoziato europeo. La relazione sullo scostamento prevede fino a 14,4 miliardi nel biennio 2027-2028 per la sicurezza energetica. Il Dpfp indica tra gli interventi ammissibili l’efficienza degli edifici, le pompe di calore, gli accumuli e le rinnovabili. Sono ambiti possibili, non bonus già assegnati.

Nel Dpb ci sono circa 3,4 miliardi per il sostegno alle imprese e 3,1 per le infrastrutture. Il governo indica contributi al fotovoltaico, promozione del biometano, riconversione degli impianti a biogas e sostegno al costo dell’elettricità per una parte dei consumi. Per gli investimenti pubblici elenca ferrovie, scuole, ospedali, università, impianti sportivi e bacini idroelettrici. Queste risorse sono già comprese nei 23,5 miliardi: la flessibilità energetica non è un tesoretto da aggiungere al totale.

Sanità: 2,4 miliardi e l’ipotesi bonus dentiere

Alla sanità sono destinati circa 2,4 miliardi nel 2027. Il Dpb non ne dettaglia la ripartizione. Tra le proposte circolate avanza un contributo per le persone fragili, rivolto ad anziani e famiglie con figli a carico, per sostenere spese di dispositivi e prestazioni non coperte dal Servizio sanitario nazionale: dentiere e protesi tra gli esempi. Mancano ancora importo, requisiti e platea.

Il bonus non esaurirebbe il capitolo sanitario. Resta da conoscere quanta parte delle risorse andrà al finanziamento dei servizi e quanta agli aiuti individuali. Su un altro piano, quello degli investimenti energetici, il governo prevede interventi anche sugli edifici del Servizio sanitario nazionale: efficientare un ospedale e finanziare le cure sono destinazioni diverse.

Sentenze: 1,9 miliardi, sullo sfondo il Tfs degli statali

Il Dpb accantona circa 1,9 miliardi una tantum per il “fondo sentenze”, senza indicare i casi da finanziare. Uno dei dossier aperti è quello della liquidazione degli statali, pagata con anni di attesa e a rate. Repubblica aveva raccontato dell’intenzione del governo di intervenire solo con 500-600 milioni.

La Consulta tornerà sulla questione il 14 gennaio 2027. Ha chiesto al legislatore un percorso, anche graduale ma con tempi definiti, per eliminare differimento e rateizzazione. La riduzione da dodici a nove mesi prevista dal 2027 per alcune cessazioni è stata giudicata una risposta soltanto parziale.

Le dimensioni del problema superano il fondo: nelle stime Inps richiamate dalla Corte, riferite al maggiore esborso di cassa nel 2025, cancellare il solo differimento avrebbe richiesto 4,2 miliardi, eliminare le sole rate 11,6 miliardi, rimuovere entrambi i meccanismi 15,6 miliardi. Il Dpb non dice ancora se e quanto del fondo sentenze sarà utilizzato per il Tfs.

Difesa e coperture: 4,6 miliardi ai militari, cinque dal settore finanziario

Alla difesa vanno circa 4,6 miliardi aggiuntivi nel 2027. La relazione sullo scostamento indica personale, esigenze operative e programmi pluriennali di investimento, senza una ripartizione puntuale.

Per finanziare l’insieme degli interventi il governo mette in conto circa cinque miliardi dal settore finanziario, 1,2 miliardi dalla revisione della spesa dei ministeri e circa 700 milioni dai giochi, oltre ad altre coperture ancora generiche. Circa 13 miliardi arrivano dal maggiore deficit. Secondo le stime del governo, la spinta alla crescita del prossimo anno sarà di due decimi: dallo 0,6% senza manovra allo 0,8% con gli interventi.


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