Francia, la legge di bilancio iniqua e regressiva che aiuta Le Pen


In breve

  • La manovra del governo Lecornu prevede tagli a welfare e sanità per 54 miliardi di euro e un alleggerimento delle imposte sulle donazioni, cioè sulle eredità dei grandi patrimoni.
  • Per Gabriel Zucman il bilancio colpisce pensionati, malati e infortunati sul lavoro senza chiedere nulla ai miliardari: il governo potrebbe ricorrere all’articolo 49.3 per approvarlo senza voto.
  • Con debito e spread ai massimi e un governo di minoranza, il Rassemblement national di Marine Le Pen, primo nei sondaggi, diventa l’ago della bilancia in Parlamento.

La Francia è in piena crisi, economica e sociale. Ovunque continuano le proteste e le rivolte. Una marea che tiene in scacco il Paese da quasi un mese: innescata a metà settembre dalle manifestazioni degli studenti, ha presto coinvolto buona parte della popolazione. In tutto questo, come fosse una provocazione, il primo ministro Sébastien Lecornu ha presentato una legge di bilancio iniqua e regressiva per la maggioranza della popolazione, la stessa che è in piazza, mentre attraverso le imposte – in particolare sulla ricchezza e sulle donazioni, come sottolinea l’economista francese Gabriel Zucman – offre il consueto regalo ai padroni.

Da una parte infatti la legge di bilancio francese propone tagli per 54 miliardi di euro, concentrati nel welfare e nella spesa sociale, negli aiuti alle famiglie e nella sanità. Mentre dall’altra concede una serie di misure fiscali volte ad agevolare chi detiene la ricchezza, come l’abbassamento della tassazione sulle donazioni, ovvero le eredità dei ricchi e dei super ricchi. Per risanare le finanze pubbliche ormai fuori controllo, quindi, il governo Lecornu punta a colpire i poveri. Ma c’è un ulteriore problema. Tutto ciò avviene a pochi mesi dalle elezioni presidenziali su cui incombe lo spettro neofascista del Rassemblement national di Marine Le Pen.

Gabriel Zucman contro la legge di bilancio: nulla dai miliardari

Il disegno di legge di bilancio è stato smontato pezzo per pezzo da Gabriel Zucman. L’economista francese, allievo di Piketty, in un’intervista su Valori aveva raccontato come, in un’economia neoliberale, proprio il tema delle tasse sia decisivo per aumentare le disuguaglianze. E in questi giorni su Instagram ha scritto: «il bilancio appena presentato ha il pregio della chiarezza: è pronto a tutto (interrompere il rimborso dei farmaci, ridurre gli indennizzi per gli infortuni sul lavoro, tagliare le pensioni di oltre 2.000 euro…) piuttosto che chiedere un solo centesimo a Bernard Arnault e ai miliardari francesi».

Poi ha proseguito: «Invece di far pagare ai miliardari la loro giusta quota di tasse, il governo ha scelto di colpire prima i pensionati: 5 miliardi di euro di tagli al reddito per i nostri genitori e nonni. […] Ma non è tutto: tassazione degli indennizzi per malattie professionali e infortuni sul lavoro, nuove tasse su biscotti e barrette di cereali, riduzione dell’assegno per il rientro a scuola ecc. Bisogna riconoscere la creatività che il governo sta dimostrando nel difendere i privilegi fiscali degli ultra-ricchi. In questo bilancio non c’è alcuna misura che li includa nell’ambito della solidarietà nazionale. Nessuno». Ma il governo Lecornu sembra intenzionato ad andare incontro al suo destino. Qualsiasi esso sia.

Il governo Lecornu senza maggioranza tra articolo 49.3 e censura

I progetti di bilancio presentati da Sébastien Lecornu verranno ora esaminati dal Parlamento in sessioni che si annunciano molto tese. Il primo ministro è infatti a capo di un governo di minoranza. E in mancanza di un accordo potrebbe di nuovo fare ricorso all’articolo 49.3, che permette di fare passare la legge di bilancio senza sottoporla al voto dei deputati. I quali però possono a loro volta approvare a maggioranza una mozione di censura che fa cadere il governo. Il Rassemblement national, scosso dalle accuse di antisemitismo nei confronti di Bardella, sarà l’ago della bilancia del confronto.

Come ricorda l’Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi), nel corso della presidenza Macron il debito pubblico francese ha raggiunto i livelli più alti dal Dopoguerra. Ed è ogni giorno più insostenibile per colpa della lenta crescita economica e dei tassi d’interesse elevati. Lo spread è ai massimi dal 2012. I mercati sono in ansia, e i conti pubblici sono fuori controllo. Siamo alla vigilia di una tempesta perfetta, di cui con tutta probabilità si gioverà la reazione neofascista di Marine Le Pen, data in testa in tutti i sondaggi. In questo contesto la finanziaria lacrime e sangue di Lecornu non fa altro che gettare benzina sul fuoco.

Les Echos di Arnault minimizza, le sinistre preparano la censura, il popolo scende in piazza

Basta vedere Les Echos, quotidiano economico-finanziario di proprietà di Lvmh, e quindi di Bernard Arnault, uno dei beneficiari della legge di bilancio, i cui rapporti con Le Pen sono eccellenti soprattutto dopo una serie di cene di cui avevamo dato conto su Valori. Secondo Les Echos, «il governo ha previsto di coinvolgere moltissimi francesi nel risanamento delle finanze pubbliche». Il giornale transalpino scrive anche di «una serie di aumenti mirati delle imposte». Senza troppo sottolineare che si tratta più tasse per i lavoratori e meno per i ricchi, come il suo editore.

Intanto il Rassemblement national, che insieme ad Arnault gode delle difficoltà dell’attuale governo e si prepara all’incasso, non ha ancora chiarito cosa farà in Parlamento. Mentre La France Insoumise e Les Écologistes hanno già dichiarato che proporranno la mozione di censura per far cadere il governo. E il Parti Socialiste, come al solito, non sembra in grado di prendere alcuna posizione. Il prossimo 17 ottobre, a quasi otto anni di distanza dalla sollevazione dei gilet gialli, lavoratori, studenti e cittadini hanno già annunciato una mobilitazione nazionale sotto lo slogan Même combat, même colère, plus forts qu’avant. Stessa lotta, stessa rabbia, più forti di prima. La Francia brucia, i ricchi godono, e il mondo trema.




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