Il rialzo dei tassi deciso dalla Bce il 10 settembre 2026 ha spinto verso l’alto i rendimenti di tutti i Btp, dai più brevi ai più lunghi. Per chi ha 10.000 euro da investire oggi, questo si traduce in un guadagno più alto rispetto a poche settimane fa. Ma la stessa cifra, se era già investita prima del rialzo in un titolo di Stato con scadenza medio-lunga, sta subendo l’effetto opposto: il valore di mercato del Btp scende quando i rendimenti salgono. Stessa somma, stesso strumento, due risultati diametralmente diversi a seconda del momento in cui è stata investita. Vediamo i calcoli su tre scadenze diverse, a tre, sette e dieci anni.
Il rialzo della Bce del 10 settembre porta i rendimenti dei nuovi Btp ai livelli più alti da fine 2023
Il Consiglio direttivo ha alzato di 25 punti base il tasso sui depositi, portandolo al 2,50%, la seconda stretta dell’anno dopo quella di giugno. L’effetto sul mercato obbligazionario è stato immediato: nella stessa giornata il Tesoro ha collocato in asta 7,75 miliardi di euro di Btp su tre scadenze, con rendimenti in forte aumento rispetto a luglio. Il Btp a 3 anni (scadenza settembre 2029) è stato assegnato al 3,43%, in rialzo di 45 punti base. Il Btp a 7 anni (scadenza settembre 2033) al 3,98%, +48 punti base. Sul mercato secondario, il rendimento del Btp decennale di riferimento è salito nella stessa seduta dal 4,26% al 4,35%, il livello più alto da novembre 2023. La domanda alle aste è rimasta comunque solida, con un rapporto di copertura tra 1,52 e 1,79, segno che gli investitori istituzionali continuano ad assorbire debito italiano nonostante i rendimenti più alti.
Chi investe oggi 10.000 euro in un Btp a tre anni guadagna circa 935 euro netti alla scadenza
Partiamo dalla scadenza più corta tra quelle in asta. Investendo 10.000 euro in un Btp triennale al rendimento del 3,43%, e mantenendolo fino alla scadenza del 2029, il capitale finale lordo si aggira sui 11.069 euro, per un guadagno lordo di circa 1.069 euro in tre anni. Applicando la tassazione agevolata del 12,5% sui titoli di Stato, il guadagno netto scende a circa 935 euro, per un capitale finale di poco meno di 10.935 euro. Su base annua, si tratta di circa 310 euro netti l’anno, un rendimento nettamente più alto rispetto a quanto lo stesso Btp offriva in asta a luglio.
Il Btp Valore 2026 viene collocato alla pari, cioè al prezzo nominale di 100. L’investimento minimo è di 1.000 euro e non è previsto un limite massimo agli ordini. Le cedole arrivano ogni trimestre; il loro calcolo annuale viene comunque effettuato sul capitale nominale.
La simulazione considera 10.000 euro mantenuti fino alla scadenza, senza reinvestire le cedole.
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Periodo
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Tasso lordo annuo
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Cedola lorda annua
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Cedola netta annua
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Primo-secondo anno
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2,50%
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250 euro
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218,75 euro
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Terzo-quarto anno
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2,80%
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280 euro
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245 euro
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Quinto-sesto anno
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3,50%
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350 euro
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306,25 euro
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Con la tassazione del 12,5%, le cedole complessive scendono da 1.760 a circa 1.540 euro netti. Anche il premio fedeltà è soggetto alla stessa imposta: dagli 80 euro lordi restano circa 70 euro. Tra interessi e premio, il guadagno netto raggiunge quindi circa 1.610 euro, oltre ai 10.000 euro nominali restituiti alla scadenza.
Considerando tutti i flussi senza attualizzare il denaro e senza reinvestire le cedole, il totale è di circa 11.610 euro netti. Il pagamento trimestrale distribuisce l’importo annuo in quattro rate: nei primi due anni circa 62,50 euro lordi, pari a 54,69 euro netti, per ciascun trimestre; nel terzo e quarto anno circa 70 euro lordi e 61,25 euro netti; negli ultimi due anni circa 87,50 euro lordi e 76,56 euro netti.
Il premio fedeltà non è una cedola ordinaria. Ne ha diritto soltanto chi ha comprato il titolo durante il collocamento e lo conserva fino alla scadenza prevista.
Sul Btp a sette anni il guadagno netto sale a quasi 2.750 euro in sette anni
Allungando l’orizzonte, il guadagno cresce in misura più che proporzionale. Un Btp a 7 anni sottoscritto oggi al rendimento del 3,98% porta 10.000 euro a circa 13.142 euro lordi alla scadenza del 2033, un guadagno lordo di 3.142 euro. Al netto della tassazione del 12,5%, il guadagno scende a circa 2.749 euro, per un capitale finale intorno ai 12.749 euro. In termini di media annua, si superano i 390 euro netti l’anno, contro i circa 310 euro del triennale: la scadenza più lunga premia con un rendimento medio annuo più alto, ma blocca la somma per un periodo quasi doppio.
Il Btp decennale porta il guadagno netto sopra i 4.600 euro ma con un vincolo più lungo
Sul decennale, comprato oggi sul mercato secondario al rendimento del 4,35%, la stessa cifra di 10.000 euro arriverebbe a circa 15.310 euro lordi dopo dieci anni, un guadagno lordo di 5.310 euro. Applicando la tassazione agevolata, il guadagno netto si attesta intorno ai 4.646 euro, per un capitale finale vicino ai 14.646 euro. È il rendimento assoluto più alto tra le tre scadenze considerate, ma è anche l’impegno più lungo: chi sceglie il decennale rinuncia alla liquidità della somma per un decennio intero, ed è esposto per più tempo al rischio che i tassi salgano ulteriormente rendendo, con il senno di poi, più conveniente aver aspettato.
Chi aveva già investito 10.000 euro prima del rialzo vede scendere il valore di mercato del titolo
Qui si inverte la prospettiva. Chi possedeva già un Btp acquistato prima del rialzo di settembre, con lo stesso importo nominale di 10.000 euro, non ha perso nulla nel senso stretto del termine, ma il valore di mercato del suo titolo è sceso, perché i nuovi Btp offrono ora un rendimento più alto e per il vecchio titolo il mercato pretende un prezzo più basso in cambio. Usando la sensibilità approssimata dei prezzi obbligazionari alle variazioni dei tassi, la cosiddetta duration, si può stimare l’entità della perdita di mercato su ciascuna scadenza.
Chi aveva un Btp a 3 anni comprato a inizio estate intorno al 3,00% vede oggi il valore di mercato del titolo scendere di circa 120 euro, un calo dell’1,2% circa. Chi aveva un Btp a 7 anni comprato a giugno al 3,48% subisce una perdita di mercato più marcata, circa 295 euro, quasi il 3% del capitale. Chi infine deteneva un Btp decennale comprato a fine giugno al 3,60%, prima che il rendimento salisse fino al 4,35% di oggi, vede il valore di mercato del titolo scendere di circa 600 euro, portando idealmente 10.000 euro a un controvalore di circa 9.400 euro.
Vendere o mantenere: il calcolo da fare
La decisione dipende dal tempo per cui si intende investire e dalla necessità di disporre del capitale. Mantenere il titolo permette di conoscere le cedole contrattuali e, in assenza di insolvenza, di attendere il rimborso del nominale. Vendere prima può fissare una perdita, ma anche generare una plusvalenza se nel frattempo i tassi diminuiscono e il prezzo sale oltre quello di acquisto.
Per stimare il rendimento effettivo bisogna mettere insieme:
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il prezzo pagato, compreso il rateo quando previsto; -
le cedole incassate durante il periodo di detenzione, al lordo e al netto delle imposte; -
la differenza tra il prezzo di acquisto e quello di rimborso o di vendita; -
la tassazione del 12,5% applicata ai proventi dei titoli di Stato; -
le commissioni e l’imposta di bollo relative al rapporto.
Una cedola più alta sul nuovo Btp può rendere poco conveniente vendere subito un vecchio titolo che ha perso valore. La vendita renderebbe infatti effettiva la minusvalenza, mentre il nuovo acquisto comporterebbe costi e un’esposizione a una durata diversa. Se il capitale serve prima della scadenza, però, il prezzo di mercato diventa un dato da considerare senza rinvii.
Dott. Luca Rossoni
Il dott. Luca Rossi � un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l’Universit� Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e societ� di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli …
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