Opzione donna rimane sempre una incognita mentre bonus mamma sar� potenziato in manovra finanziaria 2026-2027


La legge di bilancio porta con sè una buona notizia per le mamme lavoratrici e un punto interrogativo ancora aperto sul fronte previdenziale. Da un lato il bonus mamme viene confermato e rafforzato, passando da 40 a 60 euro mensili, con l’obiettivo dichiarato di renderlo strutturale anche per il 2027. Dall’altro lato resta sospesa la questione del possibile rilancio di opzione donna, la misura che per anni ha permesso alle lavoratrici di anticipare l’uscita dal lavoro e che, secondo il testo approvato dal governo, dovrebbe invece essere definitivamente archiviata. 

Bonus mamme lavoratrici: l’importo sale a 60 euro al mese

Il bonus mamme lavoratrici, introdotta dalla legge di bilancio 2025, era pensata originariamente come un esonero contributivo parziale, ma la sua attuazione tecnica si è rivelata più complessa del previsto. Per questo motivo il governo ha scelto, anche per il 2026, di erogare un contributo forfettario mensile in attesa di dare piena operatività al meccanismo strutturale. La legge di bilancio 2026 ha rafforzato il contributo introdotto l’anno precedente, portando l’importo dai 40 euro mensili el 2025 ai 60 euro del 2026, per un valore massimo teorico di 720 euro nell’arco di dodici mesi.

Si tratta di un incremento significativo, che punta a dare una risposta più concreta al sostegno della genitorialità in un contesto di forte calo demografico. Il bonus, come già accadeva nel 2025, sarà esente da imposizione fiscale e contributiva e verrà erogato dall’Inps in un’unica soluzione, presumibilmente entro il mese di dicembre, previa presentazione di apposita domanda da parte delle interessate.

A chi spetta il bonus: dipendenti e autonome, escluso il lavoro domestico

Uno degli aspetti più rilevanti riguarda la platea delle beneficiarie, che resta ampia e comprende sia le lavoratrici dipendenti sia le lavoratrici autonome. Il contributo è riconosciuto alle lavoratrici dipendenti, con esclusione del lavoro domestico, e alle lavoratrici autonome iscritte alle gestioni previdenziali obbligatorie, comprese la Gestione separata e le casse professionali.

In pratica, il beneficio, come altri diritti riservati mamme lavoratrici, non riguarda solo chi ha un contratto di lavoro subordinato nel settore privato o pubblico, ma si estende anche a professioniste e lavoratrici con partita Iva, purché versino i contributi in una delle casse previdenziali obbligatorie. Restano invece escluse le collaboratrici domestiche, categoria che la normativa individua espressamente come non rientrante nel perimetro della misura.

Precisiamo che l’inclusione alle lavoratrici autonome per il contributo non è una novità assoluta introdotta con la manovra 2026: questa categoria era già compresa nella disciplina del contributo da 40 euro prevista per il 2025. La nuova manovra ha confermato quella platea aumentando semplicemente l’ammontare mensile. 

I requisiti: almeno due figli e reddito entro 40mila euro

Per accedere al bonus mamme potenziato restano validi i requisiti già previsti dalle precedenti edizioni della misura. Il beneficio è riservato alle donne con almeno due figli, e spetta fino al mese in cui il figlio più piccolo compie 10 anni di età. Un limite temporale pensato per sostenere le famiglie nella fase più impegnativa della crescita dei figli, quando il costo dei servizi di cura e la difficoltà di conciliare lavoro e famiglia si fanno sentire maggiormente.

A questo si aggiunge un requisito reddituale: possono beneficiare del contributo soltanto le lavoratrici madri con un reddito da lavoro inferiore a 40mila euro annui. Una soglia pensata per indirizzare la misura verso i nuclei familiari con redditi medio bassi, escludendo le fasce di reddito più elevate.

Va ricordato che per le lavoratrici madri con tre o più figli la normativa prevede un meccanismo differente e più favorevole, con la decontribuzione riconosciuta fino a un tetto massimo annuo e senza il vincolo del limite reddituale, oltre a una finestra temporale più ampia che arriva fino al compimento del diciottesimo anno di età del figlio più piccolo.

Bonus mamme 2027: verso la conferma della misura potenziata

Il tema più discusso nelle ultime settimane riguarda la prosecuzione del bonus anche nel 2027. L’ipotesi allo studio del governo sarebbe quella di prorogare per un altro anno la formula del contributo forfettario, mantenendo l’importo di 60 euro mensili anche per il 2027, prima di passare definitivamente al meccanismo della decontribuzione vera e propria, come era stata originariamente pensata la misura, Tra le ipotesi c’è, infatti, quella di rendere la misura strutturale anche nel 2027, prevedendo uno stanziamento dedicato, una scelta che indicherebbe la volontà di trasformare il bonus mamma da intervento temporaneo a strumento stabile di politica familiare. 

Questa soluzione avrebbe il vantaggio di garantire continuità e semplicità gestionale, evitando i ritardi attuativi che negli ultimi due anni hanno costretto l’Inps a ricorrere comunque a un pagamento forfettario in attesa del decreto attuativo definitivo. Non è escluso, però, che nel corso dell’iter parlamentare possano emergere modifiche sia sull’importo sia sui requisiti di accesso, per cui sarà necessario attendere il testo definitivo della legge di bilancio per avere certezze.

Opzione donna, il nodo ancora irrisolto delle pensioni

Se sul bonus mamme il quadro appare ormai delineato, molto più incerta resta la situazione di opzione donna, la misura pensionistica che dal 2004 consentiva alle lavoratrici di andare in pensione anticipatamente, con il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno. Il testo della manovra elimina Opzione Donna, che permetteva l’uscita anticipata alle lavoratrici con 61 anni di età e 35 anni di contribuzione e la scelta ha suscitato non poche polemiche, considerato che si tratta dell’unico strumento di flessibilità in uscita pensato specificamente per le donne.

Proprio per questo motivo, nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli emendamenti presentati sia dalla maggioranza sia dalle opposizioni per chiedere una proroga della misura, insieme a quella di Quota 103. Entrambe le misure prevedono il ricalcolo interamente contributivo dell’assegno previdenziale, riguardano una platea limitata di potenziali beneficiari e richiederebbero pertanto coperture finanziarie non eccessivamente onerose, cosa che, secondo diversi osservatori, potrebbe favorire una loro proroga ancora per il prossimo anno.

Cosa cambia per le pensioni dal 2027

Al netto dell’incognita opzione donna, la manovra conferma alcune linee guida già delineate sul fronte previdenziale. Per il 2026 resta bloccato l’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita, con la soglia ferma a 67 anni, mentre dal 2027 tornerà in vigore il meccanismo automatico che lega l’uscita dal lavoro all’allungamento della vita media. L’incremento previsto sarà distribuito su due anni: nel 2027 l’età pensionabile salirebbe di un solo mese, mentre dal 2028 aumeterebbe ancora di ulteriori due mesi.

La manovra finanziaria 2026-2027 conferma, dunque un doppio binario sul fronte delle politiche a sostegno delle donne lavoratrici. Da una parte il bonus mamme, che vede un potenziamento concreto e immediato, con l’importo che sale da 40 a 60 euro mensili e la prospettiva di una conferma anche per l’anno successivo, in attesa del passaggio definitivo al meccanismo della decontribuzione strutturale.

Dall’altra parte resta aperta la partita di opzione donna, sospesa tra la volontà del governo di archiviarla definitivamente e le pressioni parlamentari trasversali che chiedono invece una sua proroga. Solo con l’approvazione definitiva del testo di bilancio, atteso entro la fine dell’anno, sarà possibile avere certezza su entrambe le misure e sul reale impatto per le famiglie e le lavoratrici italiane.

Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l’Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell’ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche …


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