Alla vigilia dell’International Space Summit di Parigi le tre associazioni industriali che rappresentano le aziende dell’aerospazio e della difesa di Francia, Germania e Italia hanno firmato una Dichiarazione congiunta sul futuro dell’industria spaziale europea. GIFAS, AIAD e BDLI consegnano ai responsabili politici che nei prossimi mesi dovranno chiudere il negoziato sul Quadro finanziario pluriennale 2028-2034, sul Fondo europeo per la competitività e sullo Space Act cinque priorità per il futuro del comparto.
I tre firmatari
Messi insieme, i tre Paesi ospitano le maggiori industrie spaziali del continente e la quasi totalità della capacità europea di progettare, costruire e lanciare sistemi spaziali complessi. La francese GIFAS, con 546 aziende e oltre 220mila occupati diretti, è il primo contributore alla bilancia commerciale transalpina. La tedesca BDLI rappresenta più di trecento imprese per circa sessanta miliardi di fatturato annuo e 130mila addetti. AIAD federa oltre 250 aziende, dai grandi gruppi alle start-up, più due associazioni di categoria nazionali. Il testo rivendica una partnership stretta e costruttiva costruita nel corso di molti anni e una cooperazione che le tre associazioni si impegnano a intensificare, anche coordinando le attività di rappresentanza a Bruxelles.
La finestra temporale
La Commissione ha presentato nel luglio 2025 la proposta di bilancio pluriennale da circa duemila miliardi di euro, con un Fondo europeo per la competitività che accorpa quattordici strumenti esistenti e prevede una finestra dedicata a difesa e spazio da 131 miliardi. Il mese precedente era arrivata la proposta di Space Act, il primo tentativo organico di regolare l’accesso e le attività spaziali nel mercato interno. Entrambi i testi sono ora in discussione tra Parlamento e Consiglio, e per le tre associazioni quei quadri normativi “definiranno le condizioni in cui le nostre industrie opereranno per un’intera generazione”.
I cinque punti
La prima richiesta è di riconoscere pienamente lo spazio come infrastruttura critica e pilastro della sovranità europea. Nella terminologia dell’Unione, la qualificazione di infrastruttura critica attiva obblighi di protezione, priorità di finanziamento e margini di manovra sulle regole di mercato interno che altrimenti non sarebbero disponibili. A questa premessa, le tre associazioni avanzano la richiesta di un bilancio dedicato “di almeno sessanta miliardi di euro” per la componente spaziale del Fondo europeo per la competitività. Rispetto ai 131 miliardi che la proposta della Commissione assegna congiuntamente a difesa e spazio, GIFAS, BDLI e AIAD chiedono che poco meno della metà sia vincolata allo spazio, e che finanzi “sia i programmi faro sia la catena del valore industriale che ne costituisce il fondamento”. Per le tre associazioni, quel livello di investimento è “la condizione” perché il riconoscimento dello spazio come infrastruttura critica si traduca in capacità industriale reale e non resti un’etichetta.
Preferenza europea, con il freno a mano
Le tre associazioni sostengono, poi, la preferenza europea negli appalti istituzionali per le attività e le tecnologie critiche alla base dell’autonomia strategica, ma ne circoscrivono il perimetro: applicazione “mirata, proporzionata e caso per caso”, nessuna esclusione automatica dei partner affidabili di Paesi terzi, cooperazione che resta possibile quando rafforza capacità europee, interoperabilità, sicurezza dell’approvvigionamento e accesso reciproco al mercato. È una posizione di equilibrio che riflette la struttura dell’industria dei tre Paesi, integrata con partner statunitensi, britannici e giapponesi, e che prende le distanze tanto da un protezionismo indiscriminato quanto dalla neutralità totale del mercato.
Interoperabilità e regole leggere
Agli Stati membri si chiede di promuovere interoperabilità e coordinamento volontario tra capacità nazionali ed europee, compatibilità con partner terzi affidabili inclusa, preservando però “la concorrenza, la libertà di scelta tecnologica e la necessaria ridondanza”. L’integrazione europea non deve tradursi in monopoli tecnologici o in un’unica catena di fornitura. Al legislatore si chiede infine che lo Space Act resti proporzionato e favorevole all’innovazione, senza “oneri superflui” per un’industria che compete su scala globale.
Il Summit di Parigi
La dichiarazione arriva nel quadro della prima edizione dell’International Space Summit, in corso il 9 e 10 settembre al Grand Palais di Parigi. Copresieduto da Francia e Germania, il vertice riunisce quasi 120 delegazioni straniere e rappresentanti dell’industria e della ricerca attorno a quattro temi – sicurezza, sviluppo della space economy, uso responsabile ed esplorazione – con l’autonomia e la competitività europea al centro di cinque delle sette dichiarazioni presentate. L’Italia è rappresentata dal ministro delle Imprese e del Made in Italy e Autorità delegata alle politiche spaziali Adolfo Urso, accompagnato dal generale Franco Federici, consigliere militare di Palazzo Chigi e segretario del COMINT, e dall’ambasciatore Mario Cospito, commissario straordinario dell’ASI. La filiera nazionale è presente ai lavori con Leonardo, Avio, Thales Alenia Space Italia e Leaf Space. Nel suo intervento sulla New Space Economy, Urso ha invocato una competitività che diventi “principio strutturale della politica spaziale europea” e mettendo in guardia dal sostituire “dipendenze esterne con dipendenze interne da un unico operatore o da un solo consorzio dominante”, con un riferimento esplicito a IRIS². Fitta l’agenda bilaterale: la sessione ESA-UE con il commissario Andrius Kubilius e l’incontro con il direttore generale dell’ESA Josef Aschbacher, in vista della ministeriale di medio periodo di Roma del 15 dicembre; i colloqui con i ministri di Germania, Norvegia, Ungheria e Giappone; e, con il francese Philippe Baptiste, la firma di due accordi industriali che coinvolgono imprese italiane, ultimo passaggio di un dialogo che tra i due ministri conta già sette incontri in pochi mesi e che ha al centro IRIS², la complementarità tra Ariane e Vega, l’osservazione della Terra e l’esplorazione. Domani la sessione di alto livello con i capi di Stato e di governo, aperta da Emmanuel Macron e Ursula von der Leyen.
#Adessonews seleziona nella rete articoli di particolare interesse.
Se vuoi leggere l’articolo completo clicca sul seguente link


