Giovane, digitale e con le carte in regola: l’identikit italiano del Buy Now, Pay Later – Economia e Finanza


(Teleborsa) – Uno strumento ancora di nicchia, ma in ascesa: è questo il ritratto che emerge dallo studio della Banca d’Italia dedicato al “Buy Now, Pay Later” (BNPL), la formula di pagamento rateale senza interessi che negli ultimi anni ha conquistato l’e-commerce di mezzo mondo. L’analisi, che si basa sui dati granulari dell’indagine sui bilanci delle famiglie italiane del 2022, mostra che l’adozione del BNPL da parte delle famiglie italiane resta contenuta rispetto ad altre economie avanzate, e concentrata in un profilo ben preciso di utenti: giovani, finanziariamente solidi e a proprio agio con la tecnologia. Diversamente da quanto osservato in altri paesi, dove il BNPL comincia a essere associato a fenomeni di sovraindebitamento delle famiglie, in Italia non emergono per ora segnali di un utilizzo diffuso tra le fasce più fragili della popolazione.

Un mercato giovane ma in forte espansione

Il mercato italiano del BNPL ha vissuto un vero e proprio boom negli ultimi anni. Secondo i dati dell’Osservatorio Innovative Payments, tra il 2021 e il 2024 il numero di transazioni BNPL in Italia è salito da 3,9 a 32,4 milioni, mentre il valore complessivo è passato da 1 a 6,8 miliardi di euro, con un tasso di crescita medio annuo composto attorno al 130%. Oltre tre quarti di questo valore è stato generato attraverso i canali online, sebbene il BNPL abbia guadagnato terreno anche nei negozi fisici, dove lo scontrino medio (731 euro) risulta molto più alto rispetto a quello delle transazioni online (171 euro).

Nonostante questa crescita, l’Italia resta indietro nel confronto internazionale. Secondo il Global Payments Report di Worldpay, nel 2024 il BNPL rappresentava solo il 5% dei pagamenti online di tipo consumer-to-business in Italia, una quota paragonabile a quella di Francia e Spagna, ma molto distante da mercati più maturi come la Svezia (21%) e la Germania (20%). Il mercato italiano è oggi popolato da una pluralità di attori – fintech come Klarna e Scalapay, operatori come PayPal, intermediari del credito al consumo come Sella, Cofidis e Compass, fino a grandi piattaforme tecnologiche come Amazon, riconducibili sostanzialmente a due modelli di business: il “Pay in X”, basato su poche rate senza interessi per acquisti di importo contenuto, e il POS lending, riservato agli acquisti di valore più elevato con piani di rimborso più lunghi.

L’identikit della famiglia che usa il BNPL

I dati mostrano che il 4% delle famiglie italiane ha dichiarato di aver utilizzato servizi BNPL nel corso dell’anno, una quota ancora modesta. Il genere del capofamiglia incide poco: il 5% delle famiglie con capofamiglia uomo ha usato il BNPL, contro il 3% di quelle con capofamiglia donna. Molto più marcata è invece la differenza per età: l’utilizzo tocca il picco tra le famiglie con capofamiglia tra i 35 e i 44 anni (10%), seguite dagli under 35 (6%), per poi scendere progressivamente fino all’1% tra gli over 64.

Dal punto di vista geografico, l’Italia centrale guida la classifica con un 7% di famiglie utilizzatrici, contro il 4% del Nord e il 3% del Sud e delle Isole. Anche il livello di istruzione fa la differenza: solo il 2% delle famiglie con capofamiglia in possesso della sola licenza media ha usato il BNPL, contro il 6% dei diplomati e l’8% dei laureati.

Un dato che smentisce l’idea di un BNPL come strumento per famiglie in difficoltà economica è che l’utilizzo è più alto tra i dirigenti (11%) e gli impiegati (9%), mentre risulta più basso tra imprenditori e lavoratori autonomi (5%), operai (4%), disoccupati (3%) e pensionati (1%). Anche il reddito racconta una storia simile: l’adozione cresce fino a un certo livello, toccando il massimo (7%) tra le famiglie con reddito disponibile annuo tra 50 mila e 100 mila euro, per poi ridimensionarsi tra i redditi più alti. Non emergono differenze significative tra le famiglie che spendono più di quanto guadagnano e quelle che vivono entro i propri mezzi (in entrambi i casi il 4%).

Un segnale che merita attenzione riguarda invece l’accesso al credito: le famiglie a cui è stata rifiutata, in tutto o in parte, una richiesta di credito al consumo mostrano un utilizzo del BNPL molto più elevato (12%) rispetto a quelle che hanno ottenuto il prestito (4%). Un indizio che il BNPL possa fungere da alternativa per chi trova le porte del credito tradizionale più chiuse.

Il fattore che più di tutti spiega l’adozione del BNPL, però, è la dimestichezza con il digitale. Nessuna famiglia priva di accesso a Internet ha dichiarato di usare il BNPL. L’utilizzo sale all’8% tra chi usa l’home banking e arriva addirittura al 26% tra le famiglie che in passato hanno richiesto un prestito online. Il quadro che ne emerge è quello di un utente già abituato a interagire con i servizi finanziari attraverso i canali digitali, per il quale il BNPL rappresenta un’estensione naturale delle proprie abitudini di pagamento, più che una scoperta.

Carte di credito e prepagate: gli alleati del BNPL

Il BNPL, per sua natura, si appoggia quasi sempre a un altro strumento di pagamento per essere attivato. I dati confermano un legame stretto con carte di credito e prepagate: il 35% delle transazioni BNPL avviene tramite carta di credito e il 33% tramite carta prepagata, contro il 27% delle carte di debito e appena l’8% di altri strumenti digitali come PayPal.

Anche guardando al possesso degli strumenti di pagamento, il quadro è coerente: chi ha una carta di credito usa il BNPL nel 7% dei casi, contro il 3% di chi non ce l’ha; chi possiede una prepagata arriva all’8% (contro il 2%); chi ha una carta di debito al 5% (contro l’1%). Il segnale più forte, però, arriva da chi utilizza la carta di credito revolving, cioè rimborsa il saldo a rate pagando interessi: in questo gruppo il 24% dichiara di usare anche il BNPL, contro appena il 4% di chi non ricorre a questa modalità di rimborso. Un’evidenza che suggerisce come il BNPL si affianchi, più che sostituirsi, agli strumenti di credito rateale già esistenti, in particolare proprio al revolving.

Infine, l’uso del contante racconta la stessa storia da un’altra angolazione: le famiglie che spendono meno di 200 euro al mese in contanti usano il BNPL nel 6% dei casi, mentre quelle che superano gli 800 euro mensili scendono al 2%. Meno contante in tasca, insomma, va di pari passo con una maggiore propensione al BNPL.

Un fenomeno da monitorare

Lo studio di Bankitalia arriva a una conclusione articolata. Nel 2022 il BNPL italiano era ancora agli albori: uno strumento di nicchia, usato soprattutto da famiglie giovani, residenti prevalentemente al Centro Italia, con condizioni economiche solide e, soprattutto, una spiccata propensione all’innovazione digitale. Il legame con le carte di credito revolving e la minore dipendenza dal contante disegnano il profilo di un utilizzatore già “digitalmente maturo”, che integra il BNPL nel proprio ventaglio di strumenti di pagamento rateale piuttosto che sostituirlo a quelli tradizionali.

A differenza di quanto riscontrato in mercati più maturi come Stati Uniti, Regno Unito e Australia – dove il BNPL è già associato a fenomeni di sovraindebitamento – in Italia, almeno sulla base dei dati 2022, non emergono evidenze robuste di un utilizzo concentrato tra le famiglie più vulnerabili sul piano economico. Resta però un segnale da non sottovalutare: la correlazione positiva tra rifiuto di richieste di credito al consumo e uso del BNPL, che apre uno spiraglio sull’ipotesi che questo strumento possa diventare, per alcune famiglie, una fonte di credito alternativa quando le vie tradizionali si chiudono.

Gli autori stessi avvertono che il quadro potrebbe essere già cambiato: i dati più recenti dell’Osservatorio Innovative Payments indicano una crescita ulteriore del fenomeno, mentre analisi più aggiornate condotte da Bankitalia suggeriscono che il BNPL si starebbe progressivamente allargando anche a fasce di popolazione più vulnerabili, sia per finanziare consumi sia per consolidare altri debiti. Proprio per questo, la vigilanza resta alta: con l’entrata in vigore della nuova direttiva europea sul credito al consumo (CCD2), che porta il BNPL sotto un ombrello regolamentare più stringente in termini di trasparenza e valutazione del merito creditizio, il tema è destinato a restare al centro dell’attenzione di regolatori e operatori del settore nei prossimi anni.


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