Una situazione di grave sovraffollamento da risolvere riducendo il ricorso alla detenzione, problemi nella gestione delle sofferenze psichiatriche e delle persone con dipendenze e criticità diffuse sul fronte della sanità penitenziaria. È il quadro tracciato da Fabio Sommovigo, presidente della Camera penale della Spezia, al termine della visita effettuata questa mattina alla casa circondariale di Villa Andreino nell’ambito di “Ristretti in agosto”, l’iniziativa promossa per il terzo anno consecutivo dall’Unione delle Camere penali italiane.
L’iniziativa punta a mantenere alta l’attenzione sulle condizioni di vita negli istituti penitenziari anche durante i mesi estivi, quando il tema rischia di passare in secondo piano, e a sollecitare politica, istituzioni e opinione pubblica sul rispetto dei principi costituzionali in materia di detenzione. Le visite, alle quali possono partecipare anche parlamentari e consiglieri regionali, proseguiranno fino a metà settembre coinvolgendo le Camere penali territoriali in tutta Italia.
La delegazione della Camera penale della Spezia ha incontrato la direzione e verificato le condizioni della struttura. Sommovigo riconosce innanzitutto il lavoro svolto all’interno dell’istituto. “Abbiamo verificato che anche la Casa circondariale della Spezia, pur avendo una direzione particolarmente illuminata, strutture educative e anche nella Polizia penitenziaria una guida molto attenta alle condizioni di detenzione, però si trova in una situazione di grave sovraffollamento, come quello di quasi tutti gli altri istituti italiani”.
I numeri, spiega, variano a seconda dei criteri utilizzati per calcolare la capienza e la presenza effettiva. “Siamo, a seconda dei conti che il ministero fa, ci sono 50 detenuti su 200 o in più, o secondo altri conti anche 80 detenuti: siamo oltre i 220, quando dovrebbero essere 150 o 180”. Una situazione che, secondo il presidente della Camera penale, “condiziona tutte le modalità di vita all’interno del carcere”.
Il sovraffollamento si somma ad altre problematiche. “Un altro problema significativo che c’è in questo carcere come negli altri è la presenza di sofferenze psichiatriche da gestire, la presenza di tossicodipendenti che non dovrebbero stare dentro un carcere ma altrove”. Per Sommovigo le misure adottate finora dal Governo non sono sufficienti: “Sono del tutto insufficienti, quasi risibili e la situazione continua costantemente a peggiorare”.
Il riferimento è anche al tema dei suicidi in carcere. “Continuano ad aumentare i suicidi, per fortuna in questo periodo no, ma la situazione è molto grave”, afferma Sommovigo, secondo il quale manca una risposta politica adeguata. “La scelta politica del Governo, ma devo dire anche un po’ delle opposizioni, è evidentemente quella di non far nulla di veramente significativo per risolvere il problema”.
Per il presidente della Camera penale, la strada non passa semplicemente dall’ampliamento delle strutture. “Concretamente bisogna liberare le carceri di tutte le persone che non è assolutamente indispensabile ci stiano”. Da qui la richiesta di una drastica riduzione del ricorso alla custodia cautelare e di interventi sulle modalità di esecuzione della pena. Sommovigo cita “indulto, amnistie” e soprattutto una riorganizzazione delle misure alternative alla detenzione.
“Più della metà delle persone che sono qui dentro potrebbero più utilmente eseguire la pena con misure alternative fuori dal carcere, più utili alla risocializzazione”, sostiene. E richiama i dati sulla recidiva: “Le statistiche ci dicono che le misure alternative eliminano o riducono molto significativamente la recidiva, il carcere la mantiene o la decuplica”.
A margine della visita si è parlato anche dei lavori nell’ala della struttura detentiva interessata da interventi da anni. Una parte degli spazi è già stata nuovamente utilizzata, ma questo non ha risolto il problema del sovraffollamento. Anzi, sostiene Sommovigo, “via via che si aggiunge una stanza il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria manda il doppio o il triplo dei detenuti che ci stanno”.
L’aumento degli spazi, quindi, rischia di non produrre un miglioramento delle condizioni se non viene accompagnato da una riduzione della popolazione detenuta. “È chiaro che il sovraffollamento fa sì che non siano mai adeguate, che ci siano più detenuti nelle stanze, che ci siano problemi per il mantenimento e il funzionamento adeguato dei reparti protetti, dei reparti separati e quindi dell’infermeria”, spiega.
Un capitolo particolarmente delicato è quello della sanità. “C’è un problema sanitario importante perché c’è una disponibilità non sufficiente di medici che sono a contratto e quindi che devono dividersi fra il loro studio fuori e il carcere”. Per Sommovigo manca “una vera, seria e definitiva amministrazione della sanità detentiva come sanità detentiva”, che continua invece a essere “sempre promiscua”.
La situazione, secondo il presidente della Camera penale, potrebbe essere leggermente migliorata rispetto all’anno scorso, ma il sovraffollamento rende comunque più difficile garantire i turni dei medici. Il risultato è la necessità di ricorrere “al 118 o alla medicina sul territorio con gravi disfunzioni e chiaramente con problemi anche di costi maggiori”.
Da qui la convinzione che la soluzione non possa essere semplicemente quella di costruire o rendere disponibili nuovi spazi. “L’aumento dello spazio non può essere la soluzione”, afferma Sommovigo. “La soluzione deve essere riservare l’ingresso in carcere sia nella fase del processo che nella fase dell’esecuzione solo a quei detenuti per i quali nessun’altra possibilità è al momento possibile”. Una condizione che, secondo il presidente, riguarda “un’esigua minoranza” dei detenuti, perché nel corso dell’esecuzione della pena “quel momento arriva quasi sempre”.
Il tema si scontra però con un’opinione pubblica che appare oggi maggiormente orientata verso posizioni giustizialiste. “Il giustizialismo culturale è uno dei problemi di questo Paese e riguarda purtroppo la destra, la sinistra con prospettive diverse ma unite nella richiesta di maggiore giustizialismo”.
Per il presidente della Camera penale, tuttavia, l’inasprimento delle pene non rappresenta una risposta efficace alla criminalità. “Il giustizialismo produce più crimini, produce più problemi e mai è la soluzione. Le pene alte non diminuiscono i crimini, il numero di azioni criminali diminuisce con una buona misura di misure alternative e di un trattamento adeguato”.
Sommovigo conclude richiamando anche l’andamento generale della criminalità in Italia: “Noi siamo un Paese in cui i crimini sono in decrescita costante, in crollo, siamo uno dei Paesi più sicuri al mondo e ci poniamo il falso problema di maggiori pene e di maggiori detenzioni”.
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Thomas De Luca
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