Nella prima parte di quest’inchiesta abbiamo visto che all’Itrec ci sono problemi sui serbatoi di stoccaggio di rifiuti radioattivi, ma dalle indagini dell’Autorità Giudiziaria emerge molto altro

Nella prima parte di quest’inchiesta abbiamo visto che all’Itrec di Rotodella ci sono problemi sui serbatoi di stoccaggio di rifiuti radioattivi, ma dalle indagini dell’Autorità Giudiziaria emerge molto altro

Quel degrado delle Istituzioni che allarma più dell’inquinamento

Leggendo le carte dell’ultima inchiesta sull’Itrec sembra che le istituzioni abbiano continuato per decenni a praticare comportamenti omissivi su problemi gravissimi all’ambiente e alla salute pubblica. Si scrive nel seguito dell’informativa di reato depositata alla Direzione Distrettuale Antimafia,  che qualora la contaminazione di acqua di falda non fosse solo da sostanze chimiche (Cromo esavalente – Cr VI, Trielina, n.d.r.) per la presenza in falda di radioattività, vi sarebbe la “reiterazione della mancata denuncia di emergenze nucleari” e implicazioni di pericolo per la pubblica incolumità come avvenuto in passato quando il sito era di proprietà Enea. “I responsabili Sogin – continua – non hanno comunicato nulla, soprattutto con la complicità di coloro che devono effettuare i controlli e le verifiche stabilite per legge”. Per l’Autorità giudiziaria Enti Locali, Enti di tutela sanitaria e di Protezione Civile, e Organi di Governo dello Stato Italiano non hanno comunicato questa grave situazione e “il motivo del perché coloro che sapevano (dell’inquinamento della falda, ecc. n.d.r.) abbiano taciuto è un dato che allarma più dell’inquinamento. Denota il grado di compromissione della pubblica amministrazione e fa emergere le modalità con le qualifunzionari pubblici coprono le responsabilità e le mancanze di altri funzionari pubblici a discapito della verità e della giustizia”.

Corrosioni e percolamenti in falda?

Il cedimento dei contenitori della zona Waste dell’impianto per l’autorità giudiziaria potrebbe essere stato aggravato da attività di movimento terra eseguiti all’Itrec. Riprese in elicottero testimoniano perforazioni e asportazioni di terreni depositati senza cautela sul suolo fuori l’area Sogin e a ridosso dell’ex impianto di fabbricazioni della Combustibili Nucleari, società che abbiamo raccontato dalle pagine di questo giornale, e potrebbero aver comportato “interferenze fatalial già precario stato di conservazione dei contenitori, dei manufatti di pipeline all’interno del centro”. Ma l’informativa contiene anche informazioni che sconcertano. Da analisi pervenute – si riporta – l’acqua di falda ècontaminata oltre che da sostanze chimiche anche da sostanze radioattive e ciò “significa che è in atto una probabilecatastrofe nuclearemediante inondazione radioattiva di proporzioni gravicon possibile lesione della pubblica incolumità e dell’ambiente. Gli eventuali incidenti di corrosione dei contenitori interratie pipeline presenti nel centro, già provati, hanno probabilmente contaminato la falda”. E proseguono, riportando che “se l’acqua di drenaggio, emunta ed allontanata per non entrare in contatto con le infrastrutture interrate, contenenti rifiuti radioattivi, risulta contaminata da sostanze antropiche chimico-radioattive, come dimostrato dalle analisi pervenute, dimostra che vi è stato il probabile percolamento verso l’esterno dei rifiuti liquidi radioattivi precipitati eventualmente sul fondo delle celle dai contenitori vetusti”.

Una disdicevole verità di oltre mezzo secolo

E cosa dicono le analisi? Quelle “acque di falda che si volevano esenti da radioattività, perché emunte per non entrare in contatto con i rifiuti radioattivi stipati nel sottosuolo dell’Itrec” mostrano che tra i risultati più alti in termini di Stronzio90 (St-90) vi è il pozzo 2che riguarda il Parco Waste 1, che “è quello che prova l’inquinamento antropico facendo emergere una disdicevole verità che nessuno ha mai reso noto”. “La presenza di emissioni radioattive – continua l’Autorità giudiziaria – nelle acque di falda, per definizione esenti da qualsiasi inquinante ed emunte proprio per non interferire con i depositi di rifiuti nucleari interrati, è sintomo di incidenti recenti o del passato che hanno avuto risvolti imprecisati nelle metrici naturali ed ambientali”. Una “prova di contaminazione della falda” si scrive ancora, “deve essere messa in correlazione proprio con l’incremento di sostanze presenti in falda sotto il Parco rifiuti liquidi di due elementi cancerogeni come Cr VI, e Trielina, più alti in termini di concentrazione”. “I due picchi, sia in termini di inquinamento convenzionale (Cr VI e trielina) con quelli radioattivi Sr-90 e beta totale coincidono con i Pozzi P2 e P3”, ossia i pozzi del Parco Waste 1 con vari serbatoi tra cui il W120 che abbiamo già raccontato. È il presidente dell’Associazione Cova Contro, Giorgio Santoriello, a dirci che durante un Open Day all’Itrec era stato lo stesso Isin (Ispettorato Nazionale Sicurezza Nucleare e la Radioprotezione) a confermare il degrado del serbatoio W120.

Ma quanto durano i serbatoi?

Prima della consulenza tecnica del 1996 per la Procura della Repubblica di Matera, c’era stata un’altra relazione. Da essa sappiamo che nei serbatoi W120 e W100, cilindri di acciaio inox di capacità di 9.5 metri cubi, ci sono residui liquidi ad alta attività. È questa Relazione a informarci che “i locali del Waste 1, ove sono installati i serbatoi, in quanto interrati, non sono ispezionabili”. Ci dice inoltre che l’Anpa, l’organismo ispettivo Enea, in un documento aveva riportato l’urgenza di procedere alla solidificazione in “considerazione dell’ormai raggiunto termine del periodo di vita utile dei serbatoi che li contengono” e che si trattava di una conservazione di rifiuti di quel tipo che rappresentava una “violazione grave” nella gestione di rifiuti radioattivi. Si legge che dopo il danneggiamento di uno dei serbatoi di rifiuti liquidi a bassa intensità l’Anpa aveva avvisato il Ministero dell’Industria che “l’ulteriore procrastinarsi, per tempi lunghi, dell’attuale situazione, in cui rifiuti liquidi sono contenuti dacirca vent’anni in serbatoi per i quali in sede di progetto era stata assunta una vita utile del medesimo arco temporale, non può che far diminuire i livelli di sicurezza sino a portarli a valori del tutto inaccettabili”.

Vecchi pericoli, consulenze e contraddizioni

I consulenti si dicono allarmati dallo stato dei serbatoi dei residui liquidiad alta attività, assieme a quelli di rifiuti a bassa intensità rappresentavano un pericolo per l’ambiente come dimostravano lo “sforamento per corrosione del serbatoio W140”, che nel primo pezzo abbiamo visto contenere rifiuti a bassa attività, e il “probabile degrado del contenimento di uno dei serbatoi contenenti rifiuti liquidi ad alta attività”. Quei contenitori, di cui avevano previsto una durata ventennale, già allora erano quasi vent’anni che “contenevano ininterrottamente i residui liquidi prodotti”. L’ultimo documento che parla dello stato dei serbatoi, almeno del W120 del Prodotto Finito, è la Relazione del consulente Alessandro Dodaro (ne abbiamo parlato nel precedente articolo) di cui bisognerebbe fidarsi nonostante sia di Enea, che da tempo è parte dei problemi in Itrec, nonostante sia lo scienziato del Ministero che non riferisce ai Carabinieri problemi gravi, e nonostante il suo operato faccia mettere in dubbio la sua stessa Relazione per l’Autorità giudiziaria. Un consulente che pare contraddirsi quando scrive di tenuta e corrosione dei serbatoi, affermando in uno dei punti conclusivi delle sue considerazioni che la registrazione video dell’ultima ispezione del serbatoio fatta con telecamera remotizzata non ha evidenziato “presenza di crepe nella pavimentazione o di evidenti segni di corrosione generalizzata sulle pareti del serbatoio”, ma introducendo le considerazioni afferma che “visti i tanti anni di esercizio del serbatoio (W120, n.d.r.) e non potendo procedere con ispezioni approfondite sullo stato di conservazione, non è possibile escludere la presenza di punti in cui la corrosione dell’acciaio sia tale da permettere lente perdite di liquido”. Un’ispezione scrive Sogin, in grado di “tendere al serbatoio W120” (foto). Cosa significa tendere? Si è visionato anche sotto il serbatoio? Intanto sono passati quasi cinquant’anni in cui quei rifiuti sono parcheggiati in serbatoi che già nel ’95 avevano raggiunto valori inaccettabili di contenimento.

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Redazione Basilicata24

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